Isole Kerkenna

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isole Kerkenna
جزر قرقنة
isole Cercara
Kerkennah Islands NASA.jpg
Le isole Kerkenna viste dallo spazio
Geografia fisica
LocalizzazioneGolfo di Gabès
Coordinate34°39′29″N 11°04′07″E / 34.658056°N 11.068611°E34.658056; 11.068611
Superficie160 km²
Numero isole7
Isole principaliChergui e Gharbi
Altitudine massima13 m s.l.m.
Geografia politica
StatoTunisia Tunisia
GovernatoratoSfax
DelegazioneKerkenna
Centro principaleRemla (2623)
Porti principaliSidi Youssef, Kraten, El Ataya
Demografia
Abitanti15 501 (2014[1])
Densità90 ab./km²
Cartografia
Golfe gabes carte.jpg
Mappa di localizzazione: Tunisia
isole Kerkenna
isole Kerkenna
voci di isole della Tunisia presenti su Wikipedia

Le isole Kerkenna, talvolta Kerkennah, (in arabo: جزر قرقنة‎, Juzur Qarqana; in italiano Cercara o Cercina) sono un arcipelago situato al largo di Sfax, sulla costa orientale della Tunisia, nel Golfo di Gabès.

L'arcipelago dista 17,9 km da Sfax e 120 km dall'isola italiana di Lampedusa.

Un marabutto - dall'arabo murābiṭ, che indica la tomba di un santo sufi vissuto in un eremo (ribāṭ) - a Kerkenna

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente abitate da popolazioni libico-berbere, sulle isole fu costruito un porto dai romani, che fungesse da centro di smistamento del commercio e da punto di controllo. I Romani denominarono l'arcipelago col nome di Cercina.

Durante l'era romana fu luogo di esilio di Annibale e di Sempronio Gracco. Il condottiero cartaginese Annibale, sconfitto nel 202 a.C. nella battaglia di Zama, scelse per non patteggiare con i romani l'esilio nelle isole Kerkenna.[2] Sempronio Gracco, amante di Giulia, progettò nel 2 a.C. una congiura contro Augusto; l'imperatore, scoperta la congiura, allontanò Sempronio da Roma, esiliandolo nelle Kerkenna.

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, le isole tornarono ai nativi.

Nel 1941, durante la seconda guerra mondiale, presso le sue coste fu combattuta la Battaglia del Convoglio Tarigo, tra Regno Unito e Regno D'Italia.

Nel "Campo Cercinia", al largo delle coste, a causa della rottura della tubazione nel pozzo petrolifero, si è registrato nel 2016 un riversamento del petrolio nelle acque.[3]Tale disastro ha condizionato l'occupazione di una popolazione già condizionata da un alto tasso di disoccupazione giovanile al 35% e da una situazione sanitaria precaria.[4]

Le coste del porto di El Ataya (in prossimità delle acque territoriali maltesi) sono diventate recentemente da scalo di arrivo di turisti a scalo di partenze di migranti. Molte di queste partenze hanno avuto un approdo infausto[5][6][7]: nel 2017 in particolare si è registrata una collisione tra una nave della Marina tunisina e un'imbarcazione carica di migranti.[8]

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Le isole sono pianeggianti e la loro altitudine non supera mai i 12 m sopra il livello del mare.

Il terreno è secco ed in stato di desertificazione. La vegetazione è prevalentemente costituita da palme, xerofite e da esemplari di alofite.

Nell'arcipelago vive la specie autoctona del dipodillo delle isole Kerkennah.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima è secco e temperato, con forti venti periodici dovuti alla posizione delle isole nel Golfo di Gabès, che le espone ai venti, detti gharbi (occidentali) provenienti per l'appunto dal Sahara.

Il sito è classificato come zona umida di importanza internazionale dalla Convenzione di Ramsar.[9]

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

L'arcipelago si compone di 7 isole[10], ma solo 2 di esse sono abitate: Chergui (110 km²) e Gharbi (69 km²). La città principale delle isole è Remla (su Chergui), la cui popolazione è, al censimento del 2014, di 2623 persone.

La popolazione delle isole è calata drasticamente dopo il 1980, a causa della siccità. Moltissime persone, impossibilitate a irrigare i campi o a bere per la mancanza di acqua potabile, furono costrette all'emigrazione, diretta in particolar modo verso la vicina Sfax. In estate la popolazione delle isole decuplica, per il ritorno stagionale degli emigranti dalla Tunisia continentale (soprattutto Sfax e Tunisi), ma anche dall'estero (Francia o Italia): allora l'arcipelago conta più di 15 000 abitanti[11].

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Così come nel resto della Tunisia, anche nelle Kerkenna la popolazione si professa di culto musulmano.

Il santo patrono delle isole Kerkenna è Sidi Ali Khanfir.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Settore primario[modifica | modifica wikitesto]

Non essendoci presupposti per aprire industrie o coltivazioni, gli abitanti delle isole vivono del proprio bestiame (capre e pollame) o della pesca (in particolare di polpo, muggine, vongole e spugne), il cui prodotto viene per la massima parte esportato.

Degna di nota è, in tal senso, la città di Kraten (a nord-est nell'isola di Chergui), principale porto dell'arcipelago rinominato per la pesca del polpo.

Viene praticata anche una modesta agricoltura di sussistenza a base di cereali (orzo), ulivi, viti e fichi, molto vincolata dal clima e insufficiente a soddisfare il fabbisogno interno. Le palme e le vegetazioni di alfa vengono impiegati per reti e cappelli. La produzione di vino di palma, un tempo fiorente, oggi è molto limitata.

Sono presenti alcuni modesti giacimenti petroliferi.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Il turismo internazionale non ha toccato le isole, tuttavia esse sono meta delle vacanze di molti tunisini, che qui spesso costruiscono una seconda casa.

L'area turistica più sviluppata è quella del Sidi Fredj sulla costa nord-occidentale dell'isola di Chargui, con una rete di alberghi e ristoranti.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

L'unica strada asfaltata (le altre strade sono solo sterrate) è quella che attraversa l'arcipelago, tra Sidi Youssef (all'estremità occidentale) ed El Attaya (all'estremità orientale). Il suo percorso è lungo 35 km.

L'isola più occidentale, Ghabri, è collegata tramite traghetto dal suo porto di Sidi Youssef al porto Sidi Mansour di Sfax.

Vista del porto di Sidi Youssef

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musei e monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio insulare sono presenti 25 marabutti (tombe) dei santi locali, i cui nomi compaiono anche nella toponomastica del territorio. Uno di questi marabutti è di Sidi Youssef, che dà il nome al porto più occidentale dell'arcipelago.

Nel 2006 è stato inaugurato nel villaggio di El Abbassia il Museo del patrimonio insulare delle Kerkenna, che conserva alcuni reperti legati alla storia dell'arcipelago. Tra i vari reperti ve ne sono alcuni riconducibili all'era romana e a quella vandala.

Folklore[modifica | modifica wikitesto]

È ancora viva la tradizionale esibizione di gruppi folkloristici, caratterizzati da una tunica bianca e una stola rossa portata al livello del collo.

Gruppo folkloristico delle Kerkenna

I balletti sono accompagnati dalla voce e da strumenti musicali (tra cui la zurna).

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1999 è stato costruito a Remla, la città più popolosa, uno stadio di calcio. Lo stadio attualmente viene usato da club amatoriali; il club più prestigioso dell'arcipelago, l'Océano Club de Kerkennah, gioca in casa a Sfax e milita nella seconda divisione del calcio tunisino.

Recentemente l'arcipelago è stato luogo di manifestazioni internazionali di triathlon.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Su una delle isole è stata registrata la miniserie televisiva L'ombra del destino con Romina Mondello, Adriano Giannini e Marco Leonardi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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