Francesco Maugeri

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Francesco Maugeri
AMM Maugeri.jpg
L'ammiraglio Maugeri
14 ottobre 1898 – 8 settembre 1978
Nato a Gela
Morto a Torino
Dati militari
Paese servito Italia Italia
Italia Italia
Forza armata Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
Naval Ensign of Italy.svg Marina Militare
Anni di servizio 1911 - 1955
Grado ammiraglio di squadra
Guerre seconda guerra mondiale
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Francesco o Franco Maugeri (Gela, 14 ottobre 1898Torino, 8 settembre 1978) è stato un ammiraglio italiano che all'apice della sua carriera ricoprì l'incarico di capo di stato maggiore della Marina.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Entrato all'Accademia Navale di Livorno nel novembre 1911, conseguì la nomina a guardiamarina il 14 ottobre 1915, e la promozione a tenente di vascello nel 1918. Nel 1927 venne nominato capitano di corvetta, nel 1932 capitano di fregata e nel 1937 capitano di vascello comandando con tale grado gli incrociatori Giovanni dalle Bande Nere e Bolzano, al cui comando ha preso parte alla battaglia di Punta Stilo.

Conseguita nel 1941 la promozione a contrammiraglio, fu destinato allo stato maggiore della Marina, dove andò a ricoprire l'incarico di Servizio Informazioni Militare Segrete, rimanendo nella capitale anche dopo lo scioglimento degli organi operativi della Marina, avvenuto in seguito alle vicende armistiziali, mantenendo ai suoi ordini un certo numero di ufficiali appartenenti al SIS e, in collegamento con l'organizzazione informativa della V Armata americana e con il Servizio Informazioni del Comando Supremo nazionale[1], ha operato nella clandestinità fino alla liberazione di Roma (giugno '44)[2].

Conseguita la promozione ad ammiraglio di divisione all'inizio del 1945, ricoprì a La Spezia l'incarico di comandante in capo del Dipartimento Marittimo dell'Alto Tirreno, e dopo la promozione ad ammiraglio di squadra dal 1º gennaio 1947 al 4 novembre 1948 quello di capo di stato maggiore della Marina Militare[3] sostituendo in tale incarico l'ammiraglio De Courten, che era stato l'ultimo capo di stato maggiore della Regia Marina e primo capo di stato maggiore della Marina repubblicana.

Tra gli altri incarichi ricoperti con il grado di ammiraglio di squadra, quelli di Comandante in Capo del Dipartimento Marittimo del Basso Tirreno, di vicepresidente della Sezione Marina del Consiglio Superiore delle Forze Armate e di consigliere militare presso la rappresentanza italiana al Consiglio Atlantico.

Collocato in ausiliaria nell'aprile 1955, morì a Torino l'8 settembre 1978 proprio nell'anniversario della proclamazione dell'armistizio.

L'ammiraglio Maugeri è stato insignito di quattro medaglie d'argento al valor militare, quattro medaglie di bronzo al valor militare, due croci al merito di guerra e dei titoli di cavaliere dell'Ordine militare d'Italia, di Grand'ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia e di Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

L'ammiraglio Maugeri venne anche insignito della Legion of Merit.

L'ammiraglio Maugeri ha scritto due libri: il primo, intitolato From the ashes of disgrace (Dalle ceneri della disgrazia), scritto in inglese nel 1948, pubblicato a New York e mai tradotto in Italia racconta le vicende belliche esprimendo simpatie per gli alleati e avversione alla causa dell'Asse; il secondo, scritto alla fine degli anni settanta per l'editore Mursia, intitolato Ricordi di un marinaio è la sua autobiografia che per buona parte ricalca From the ashes of disgrace.

Accuse di tradimento[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Seconda guerra mondiale fu a capo del reparto informazioni dello stato maggiore della Marina, il SIS (Servizio Informazioni Segrete). Nel dopoguerra una campagna stampa condotta giornale satirico di destra Asso di Bastoni,[4] lo accusò di aver tradito la patria[5], ben prima che venisse resa nota l'esistenza di Ultra, il sistema di decrittazione inglese attivo durante la seconda guerra mondiale alla base di molte azioni alleate. In realtà secondo alcune fonti "Lo spunto per l'attacco calunnioso viene fornito da una infelice frase dell'estensore di un libro comparso negli Stati Uniti (From the ashes of disgrace, «Dalle ceneri della disfatta» scritto sulla base delle memorie dell'Ammiraglio) e dal fatto che Maugeri era stato decorato dagli americani il 4 luglio 1948 per "servizi resi al governo degli Stati Uniti"[6].

La Legion of Merit, ottenuta dagli USA, recitava infatti come motivazione "per la condotta eccezionalmente meritevole nel compimento di superiori servizi resi al governo degli Stati Uniti, in qualità di capo del servizio informazioni navali, come comandante della base navale di La Spezia e come capo di stato maggiore della marina militare italiana durante e dopo la seconda guerra mondiale"[5].

Inoltre nel suo libro From the Ashes of Disgrace[7] Maugeri scrisse: "L'inverno del '42-'43 trovò molti di noi, che speravano in un'Italia libera, di fronte a questa dura, amara e dolorosa verità: non ci saremmo mai potuti liberare delle nostre catene, se l'Asse fosse stato vittorioso"; "Più uno amava il suo Paese, più doveva pregare per la sua sconfitta nel campo di battaglia... Finire la guerra, non importa come, a qualsiasi costo"[5].

La questione provocò diverse polemiche con accuse più o meno esplicite sul ruolo di Maugeri. Venne ordinata una commissione d'inchiesta parlamentare ed una interna della marina militare con a capo Randolfo Pacciardi (ministro della Difesa dal 1948 al 1953). Quest'ultima pur discolpando Maugeri dall'accusa esplicita di tradimento ne criticò fortemente i comportamenti: «Questa grave manchevolezza ha provocato la pubblicazione nel libro di alcune frasi che hanno avuto la più deplorevole ripercussione in Italia e specie nell'ambiente della marina. Pur tenendo conto della sua buona fede, delle sue lodevoli intenzioni e delle attenuanti che indubbiamente V. S. ha, come risulta principalmente dalla pubblica dichiarazione del signor Rosen, non posso che fortemente deplorare quando è avvenuto. Mi limito a infliggere a V. S. un rimprovero»[5],[8].

La cosa costò a Maugeri il posto di capo di stato maggiore e così l'ammiraglio venne comandato presso il dipartimento marittimo di Napoli.

Tra i principali detrattori di Maugeri vi fu Filippo Nicolò Mancuso, redattore presso il settimanale satirico Asso di Bastoni che accusava l'ammiraglio di aver tradito per "fini di lucro mentre l'Italia era in guerra con gli Alleati". Maugeri lo querelò ed ebbe ragione sia in primo grado e sia in appello.[4]

La corte di appello, però, riformò piuttosto pesantemente la condanna per il Mancuso (inizialmente di 10 mesi di reclusione e 80.000 lire di multa) con la seguente motivazione: «il collegio deve riconoscere che sussistono sufficienti prove per ritenere che il Maugeri, anche anteriormente all'8 settembre 1943, aveva intelligenze con le potenze, contro le quali l'Italia era allora in guerra»[5],[6].

Secondo una tesi[6] Maugeri fu "vittima di una polemica giornalistica, promossa da ambienti di destra, con l'obiettivo di dimostrare che la nostra sconfitta militare era stata provocata dal tradimento. Pur di non ammettere che il Duce e il Fuhrer avessero sbagliato i piani, accusavano sia Supermarina, sia i singoli comandanti di aver venduto, per denaro o per ideologia, segreti militari navali all'Inghilterra o agli USA[6].

Luigi Sansonetti successe a Inigo Campioni nella carica di sottocapo di stato maggiore. Egli riferi' a Cavallero che a suo parere gli affondamenti del naviglio mercantile non dipendevano da eventuali spie nei porti da cui partivano e arrivavano i piroscafi ma da Roma. La risposta di Cavallero fu: “Ordino che non si telefoni più in materia di traffico marittimo”[9],[10]. L’ammiraglio Jachino disse: “Anche a Roma le notizie trapelavano con grande facilità e, durante il mio comando, ebbi più volte l’occasione di segnalare l’avvenuta diffusione di una informazione che quasi certamente era trapelata per opera, sia pure involontaria, di elementi del ministero. Supermarina e l’Ufficio informazioni[11] non hanno mai voluto ammettere che la loro organizzazione fosse difettosa per quanto riguarda la riservatezza e tendevano ad attribuire la colpa ad elementi periferici”[10].

Successivamente, nel suo libro Maugeri scrisse «L'Italia era piena di inglesi e di italiani amici e simpatizzanti per la Gran Bretagna, soprattutto per l'aristocrazia. Io dubito che esistessero molte spie in Italia: essi non ne avevano davvero bisogno. L'ammiragliato britannico aveva abbondanti amici tra i nostri ammiragli anziani e nello stesso Ministero Marina. Sospetto che gli inglesi fossero in grado di ottenere genuine informazioni direttamente alla fonte. In questo caso non c'era bisogno di spendere denaro e sforzi per avere un esercito di agenti segreti scorazzanti per i fronti a mare di Napoli, Genova, Taranto e La Spezia»[12].

L'articolo 16 del trattato di pace firmato a Parigi il 10 febbraio 1947 e pubblicato poi sul supplemento alla Gazzetta Ufficiale del 24 dicembre 1947 n. 295 recita “L'Italia non incriminerà né in altro modo molesterà i cittadini italiani compresi i componenti delle Forze Armate (nel testo ufficiale in francese è scritto: “soprattutto i componenti delle Forze Armate”) per il solo fatto di aver espresso simpatia per la causa delle potenze Alleate o Associate o di aver svolto azione a favore della causa stessa durante il periodo tra il 10 giugno 1940 e la data di entrata in vigore del presente trattato"[13].

La Procura militare, investita dalla questione dichiarò «non doversi promuovere alcuna azione nei confronti di Maugeri per mancanza di ogni elemento di prova in ordine dei fatti»[6]. Decisiva la testimonianza dell'ammiraglio Luigi Sansonetti (vicecapo di stato maggiore) che disse «Tutte le volte in cui lo spostamento di unità navali era a conoscenza soltanto di pochi e alti ufficiali compreso il SIS, esso rimaneva perfettamente segreto»[6].

La consegna della flotta[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Consegna della flotta italiana agli Alleati.

Una delle condizioni dell'armistizio di Cassibile firmato dall'Italia prevedeva la consegna della flotta.

Secondo alcune ricostruzioni Maugeri fu uno dei principali attori della trattativa di resa dell'Italia verso gli Alleati per la parte riguardante la flotta. Secondo le memorie dell'allora addetto navale a Stoccolma il comandante H. Denham vi erano state delle trattative “per acquisire unità da guerra italiane” e un ”tentativo di comprare navi da guerra italiane” relativo al “riferito desiderio italiano per una resa navale[14].

Secondo quanto riportato da Trizzino e Caruso «Nella capitale portoghese si precipita un fidato emissario di Maugeri, il capitano Mario Vespa, il quale consegna all'addetto navale statunitense la totale adesione dei nostri ammiragli. Ed è un sì pesante, quello di Vespa: Maugeri ha coinvolto anche Luigi Sansonetti e Raffaele De Courten, il nuovo Ministro della Marina, che assomma pure la carica di capo di stato maggiore. In quella prima settimana di agosto i giochi sono talmente scoperti da indurre il presidente del Portogallo Salazar a telegrafare al suo ambasciatore a Londra incaricandolo di prospettare che la flotta italiana venga internata nei porti lusitani». "Tutto ciò accade non soltanto prima della richiesta italiana di resa, ma anche prima della partenza dall'Italia del plenipotenziario del generale Castellano, che avviene il 12 agosto"[15][16].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
— 4 conferimenti
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
— 4 conferimenti
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra
— 2 conferimenti
Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia
Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Legion of Merit (Stati Uniti) - nastrino per uniforme ordinaria Legion of Merit (Stati Uniti)
«Per i servizi resi alla V Armata americana[17], "Per la condotta eccezionalmente meritoria nella esecuzione di altissimi servizi resi al governo degli Stati Uniti come capo dello spionaggio italiano e come capo dello Stato Maggiore della flotta italiana durante e dopo la Seconda guerra mondiale"[18]»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.cestra.eu/franco/ffnnbb_capitolo8.htm Brevi note sul contributo della Marina italiana alla Guerra di Liberazione
  2. ^ «L'11 settembre 1943, in seguito allo scioglimento degli organi operativi della Marina, l'ammiraglio Maugeri rimase nella capitale, mantenendo ai suoi ordini un certo numero di ufficiali già appartenenti al SIS ed iniziando, in collegamento con l'organizzazione informativa della V Armata americana e con il Servizio Informazioni del Comando Supremo nazionale, un'attività clandestina che durerà fino alla liberazione di Roma (giugno '44)», http://www.marina.difesa.it/storiacultura/csmm/Pagine/FrancescoMAUGERI.aspx
  3. ^ http://www.marina.difesa.it/storiacultura/csmm/Pagine/default2.aspx I capi di stato maggiore della Mraina Militare - dal sito istituzionale - accesso il 6 aprile 2011
  4. ^ a b L'amm. Maugeri assolto dall'Istruttoria militare, La Stampa, 21 novembre, 1950, pp.1 .
  5. ^ a b c d e Navi e Poltrone di Antonino Trizzino
  6. ^ a b c d e f Corriere di Gela | L'Ammiraglio Maugeri di Gela. Traditore o fedele servitore?
  7. ^ "From the Ashes of Disgrace", di Franco Maugeri e Victor Rosen - Reynal & Hitchcock, New York 1948
  8. ^ Da Atti parlamentari DISCUSSIONI - SEDUTA ANTIMERIDlANA DEL 20/6/1950 Camera Deputati, Commissione inchiesta Maugeri
  9. ^ Annota Cavallero nel suo diario il 9 ottobre 1942: Nella riunione sui trasporti l’ammiraglio Sansonetti afferma che le navi che partono d’improvviso non vengono attaccate, il che fa pensare allo spionaggio. Esclude che le notizie partano dai porti ed afferma che partono invece da Roma. Ordino che non si telefoni più in materia di traffico.
  10. ^ a b Navi e poltrone, Antonino Trizzino pag 224 segg.
  11. ^ Diretto da Maugeri
  12. ^ Franco Maugeri e Victor Rosen, From the Ashes of Disgrace, Reynal & Hitchcock, New York 1948
  13. ^ s:Trattato di pace fra l'Italia e le Potenze Alleate ed Associate - Parigi, 10 febbraio 1947
  14. ^ "Inside The Nazi Ring”, da pag. 132 a pag 140, edito a Londra nel 1984
  15. ^ Alfio Caruso, Arrivano i nostri - 10 luglio 1943: gli Alleati sbarcano in Sicilia, pag.279
  16. ^ Antonino Trizzino, Settembre Nero, Longanesi
  17. ^ Marina Militare
  18. ^ Gianni Ferraro, L. Oliva, Enciclopedia dello spionaggio nella seconda guerra mondiale, Sandro Teti Editore, 2010, pag 490-491

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alfio Caruso, Arrivano i nostri - 10 luglio 1943: gli Alleati sbarcano in Sicilia, Longanesi.
  • Antonino Trizzino, Settembre Nero, Longanesi.
  • Antonino Trizzino, Navi e poltrone, Longanesi.
  • Franco Maugeri e Victor Rosen, From the Ashes of Disgrace, Reynal & Hitchcock, New York 1948.
  • H.M. Denham, Inside the Nazi Ring: Naval Attache in Sweden, 1940-45.
  • Santoni, Da Lissa alle Falkland, Mursia, 1987.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Capo di stato maggiore della Marina Successore Flag of the chief of staff of the Marina Militare.svg
Raffaele de Courten dal 1947 al 1948 Emilio Ferreri
Controllo di autorità VIAF: (EN115742043 · LCCN: (ENn80081711