Zara (incrociatore)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Zara
Zara1.jpg
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipoincrociatore pesante
ClasseZara
In servizio conRegia Marina
CostruttoriOTO
CantiereCantiere navale del Muggiano, La Spezia
Impostazione4 luglio 1929
Varo27 aprile 1930
Entrata in servizio20 ottobre 1930
Destino finaleaffondato nella battaglia di Capo Matapan il 29 marzo 1941
Caratteristiche generali
Dislocamentostandard: 13.580 t
14.530 t (pieno carico)
Lunghezza182,8 m
Larghezza20,6 m
Pescaggio7,2 m
Propulsione8 caldaie
2 turbine Parsons
2 eliche
Potenza: 95.000 hp
Velocità32 nodi (circa km/h)
Autonomia5.367 mn
Equipaggio31 ufficiali ed 810 marinai
Armamento
Artiglieriaalla costruzione:
Corazzaturaverticale: 70 mm
orizzontale: 70 mm
torrette : 150 mm
Mezzi aerei2 idrovolanti Piaggio P6bis, poi sostituiti da Macchi M.41, CANT 25AR, CMASA M.F.6 ed alla fine (1938) IMAM Ro.43; una catapulta a prua
Note
MottoTenacemente

dati tratti da [1]

voci di incrociatori presenti su Wikipedia

Lo Zara fu un incrociatore pesante della Regia Marina, che diede il nome alla omonima classe, evoluzione della classe Trento e che comprendeva anche le navi Fiume, Pola e Gorizia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Costruito presso il cantiere OTO della Spezia, fu varato il 27 aprile 1930 ed entrò in servizio il 20 ottobre 1931. All'inizio della seconda guerra mondiale era inquadrato nella Iª Divisione Incrociatori della Iª Squadra di base a Taranto quale ammiraglia di Divisione con insegna dell'Ammiraglio Pellegrino Matteucci con in dotazione gli idrovolanti IMAM Ro.43. Lo Zara partecipò alle principali missioni belliche della Regia Marina nel conflitto come la battaglia di Punta Stilo (9 luglio 1940) e la battaglia di Gaudo (28 marzo 1941) che fu il preludio alla battaglia di Capo Matapan (29 marzo 1941): in tale occasione la Zara fu affondato assieme al Fiume, al Pola e ai cacciatorpediniere Alfieri e Carducci.

La perdita[modifica | modifica wikitesto]

Lo Zara, nave di bandiera dell'ammiraglio Carlo Cattaneo, comandante la I Divisione, venne inviato in soccorso del Pola, colpito da un siluro di uno Swordfish britannico e immobilizzato dalla totale mancanza di energia elettrica e forza motrice. Con esso, il gemello Fiume e la IX Squadriglia cacciatorpediniere, composta dai caccia Oriani, Alfieri, Carducci e Gioberti.

Arrivate nella zona dove si aspettavano di trovare il Pola, prive di radar e quindi impossibilitate a rilevare minacce nell'oscurità che nel frattempo era calata[2], la squadra italiana (che giunse in prossimità del Pola addirittura con i calibri "chiusi" dai tappi previsti per la normale navigazione notturna in acque non ostili) fu cannoneggiata, a sorpresa e alla distanza estremamente ridotta di circa 6 miglia, dalle corazzate inglesi Barham, Valiant e Warspite. Lo Zara, che procedeva in testa alla formazione, fu centrato da numerose salve di grosso calibro incendiandosi e finendo fuori combattimento in circa quattro minuti, senza avere la possibilità di allontanarsi o rispondere al fuoco. Il comandante ordinò l'autoaffondamento; mentre l'ordine veniva eseguito da un gruppo di volontari guidati dal ten. col del genio navale Domenico Bastianini[3], sopraggiunse il cacciatorpediniere Jervis, che lanciò quattro siluri contro l'incrociatore. Centrato da due di essi, lo Zara saltò in aria[4]. Morirono 782 dei 1098 uomini a bordo[5], fra cui l'ammiraglio Cattaneo[6] ed il comandante della nave, c.v. Luigi Corsi, che avevano deciso di affondare con la nave[7]. Dei sopravvissuti, 279 furono catturati dagli inglesi.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Zara - Incrociatore pesante, su marina.difesa.it. URL consultato il 29 giugno 2014.
  2. ^ Malgrado la mancanza del radar la distruzione della divisione incrociatori pesanti va imputato all'errore del Cattaneo che non procedette quella notte secondo le tassative norme di navigazione notturna della Marina Italiana in quanto non fece precedere gli incrociatori pesanti dallo schermo caccia dei quattro cacciatorpediniere che pure aveva di scorta. Se fosse stato seguito il protocollo previsto vi sarebbero state le condizioni per cui lo schermo caccia avrebbe potuto 1) allertare la divisione circa la presenza di una flotta non identificata 2) reagire con un attacco silurante di superficie per consentire lo sganciamento della divisione incrociatori pesanti. Secondo il protocollo non attuato, questo avrebbe permesso alle navi pesanti un preavviso con possibilità di scelta in merito all'ingaggio in combattimento o in merito alla ritirata
  3. ^ [1](per questo decorato con la medaglia d'oro al valor militare)
  4. ^ Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul Mare. La marina italiana fra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 313
  5. ^ Vittime
  6. ^ [2]
  7. ^ [3]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]