Vittorio Veneto (nave da battaglia)

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RN Vittorio Veneto
RN Vittorio Veneto.jpg
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo nave da battaglia
Classe Littorio
Proprietario/a Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
Costruttori C.R.D.A.
Cantiere San Marco Trieste
Impostata 28 ottobre 1934
Varata 25 luglio 1937
Completata 28 aprile 1940
Entrata in servizio 2 agosto 1940
Destino finale Demolita 1948
Caratteristiche generali
Dislocamento 43.624
Stazza lorda 45.752 tsl
Lunghezza 237,8 m
Larghezza 32,9 m
Pescaggio 9,6-10,5 m
Propulsione Vapore:
Velocità 30 nodi  (55,5 km/h)
Autonomia 3.920 miglia a 20 nodi (7.260 km a 37 km/h)
4.000 t di nafta
Equipaggio 1.830 uomini (1.910 come nave ammiraglia)
Armamento
Armamento Artiglieria:
Corazzatura 350mm (verticale)
207mm (orizzontale)
350mm (artiglierie)
260mm (torre di comando)
Mezzi aerei catapulta con 2-3 aerei (IMAM Ro.43 e Reggiane Re.2000)

Marina Militare.it

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La nave da battaglia Vittorio Veneto fu una nave della Regia Marina italiana appartenente alla classe Littorio e rappresentò il meglio della produzione navale bellica italiana della seconda guerra mondiale. Pur essendo considerata la seconda unità della Classe Littorio fu la prima ad essere consegnata, tanto che la classe, a volte viene anche chiamata Classe Vittorio Veneto.

Costruzione ed entrata in servizio[modifica | modifica sorgente]

La Vittorio Veneto venne progettata dal generale Umberto Pugliese e dall' ingegnere Francesco Mazzullo. Fu la prima nave da battaglia che superò i limiti delle 35.000 tonnellate di dislocamento del Trattato Navale di Washington.

Lo scafo della Vittorio Veneto venne impostato il 28 ottobre 1934 nei Cantieri Riuniti dell'Adriatico di Trieste, lo stesso in cui qualche anno dopo sarebbe stata costruita la gemella Roma, venne varata il 25 luglio 1937 e la sua costruzione venne completata il 28 aprile 1940, entrando in servizio solamente il successivo 2 agosto dopo l'ingresso in guerra dell'Italia contro la Francia ed il Regno Unito, inquadrata nella IXª Divisione Corazzate della Iª Squadra di base a Taranto.

Le azioni durante la seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Durante la guerra nel mare Mediterraneo la Vittorio Veneto partecipò in totale a 56 missioni di guerra, undici delle quali avevano come obiettivo la caccia di navi nemiche.

Il 31 agosto 1940, assieme alla Littorio e a gran parte della I e della II Squadra Navale,uscì in mare per attaccare la flotta britannica impegnata nell'operazione “Hats”. L'uscita si concluse però con un nulla di fatto,in quanto le unità italiane, non avendo trovato il nemico ed essendo peggiorate le condizioni meteo-marine, rientrarono alle basi.

Durante l'attacco aerosilurante inglese a Taranto, la Vittorio Veneto fu fatta oggetto del lancio di un siluro, che tuttavia esplose prima di colpire la nave. Il 29 settembre l'unità prese parte all'operazione MB 5.

La corazzata sotto il comando del capitano di vascello Giuseppe Sparzani dovette attendere sino alla battaglia di Capo Teulada per poter sperimentare i propri pezzi in combattimento: in quell'occasione la Vittorio Veneto fu la nave di bandiera dell'ammiraglio Inigo Campioni, comandante della I Squadra Navale. Nel corso della battaglia la nave sparò in tutto 19 colpi da 381 con la torre poppiera, in sette salve, ad una distanza compresa fra i 29.000 ed i 32.000 metri, inducendo uno squadrone di sette incrociatori britannici ad accostare per portarsi fuori tiro.

L'8 gennaio 1941, a Napoli, la corazzata fu nuovamente attaccata dall'aviazione britannica, non venendo comunque colpita; per allontanarla dal rischio di danneggiamento, fu trasferita a La Spezia. Tre giorni dopo uscì in mare per tentare di attaccare le unità inglesi che avrebbero dovuto soccorrere la portaerei britannica Illustrious, gravemente danneggiata dall'aviazione italo-tedesca; fu fatta rientrare dopo poche ore, essendo evidente l'impossibilità di raggiungere tale intento.

L'8 febbraio dello stesso anno la Vittorio Veneto uscì nuovamente in mare senza riuscire a prendere contatto con le forze inglesi che avevano bombardato Genova, che sfuggirono indenni a causa dei ritardi e delle imprecisioni nella ricognizione aerea.

Il 26 marzo 1941 la nave salpò da Napoli come nave di bandiera dell'ammiraglio Angelo Iachino, comandante della potente forza navale che avrebbe dovuto attaccare il traffico inglese nel Mediterraneo orientale, operazione che sarebbe poi sfociata nella battaglia di Capo Matapan.

Nel corso della battaglia, il 28 marzo, la Vittorio Veneto prese parte allo scontro di Gaudo, durante il quale appoggiò, con le sue artiglierie, l'attacco degli incrociatori italiani contro quelli inglesi della 7ª Divisione (amm. Pridham-Wippell), colpendo gli incrociatori leggeri Orion e Gloucester, che riportarono danni comunque non gravi.

La poppa della Vittorio Veneto dopo il siluramento a Capo Matapan

Più tardi, durante una serie di attacchi aerei, la corazzata fu immobilizzata, alle 15.30, da un aerosilurante britannico; colpita in prossimità dell'elica sinistra, si appoppò, imbarcando circa 4000 tonnellate d'acqua. Dopo sei minuti fu possibile rimettere in funzione le macchine, mantenendo comunque una velocità piuttosto ridotta, compresa fra 16 e 19 nodi. Le altre unità furono disposte attorno alla Vittorio Veneto in ritirata, e durante un altro attacco aereo l'incrociatore pesante Pola fu immobilizzato da un altro aerosilurante: la decisione di mandare in suo soccorso l'intera I Divisione causò il noto disastro di Capo Matapan, con due incrociatori – oltre al Pola – e due cacciatorpediniere affondati dal tiro delle corazzate inglesi.

La Vittorio Veneto dovette subire circa quattro mesi di riparazioni, rientrando in servizio solo a fine luglio 1941.

In agosto fece parte della formazione inviata a contrastare l'operazione britannica “Mincemeat”, ma anche in questo caso, come già con l'operazione “Hats”, le unità italiane rientrarono senza aver stabilito il contatto.

Il 27 settembre 1941 partì assieme alla Littorio per attaccare il convoglio britannico “Halberd”, diretto a Malta; anche questa uscita terminò come la precedente.

Il 14 dicembre uscì in mare nell'ambito dell'operazione M. 41, che prevedeva l'invio di alcuni importanti convogli di rifornimento in Libia; la Vittorio Veneto, assieme alla Littorio e alla XIII Squadriglia Cacciatorpediniere, fu inviata come scorta indiretta. Tuttavia, verso le 10 del giorno, la corazzata fu silurata dal sommergibile britannico HMS Urge, a centro nave; sbandata sul lato sinistro, riuscì a rientrare in porto senza troppi problemi; le controcarene Pugliese avevano assorbito gran parte della forza dell'esplosione, ma la nave dovette passare un periodo in riparazione.

Nel 1942 fu la prima nave da battaglia italiana ad essere equipaggiata con un impianto radar, un "Gufo" E.C. 4.

Il 14 giugno 1942, infine, lasciò Taranto assieme alla Littorio e ad un nutrito gruppo di incrociatori, per intercettare e distruggere il convoglio britannico “Vigorous” diretto a Malta, nell'ambito della battaglia di mezzo giugno; anche in quest'occasione la squadra navale non raggiunse la formazione britannica, che però, proprio a causa della presenza delle due supercorazzate italiane (contro le quali non avrebbe potuto schierare che otto incrociatori), nonché di ripetuti attacchi aerei, fu costretto a rientrare alla base senza raggiungere la destinazione.

La battaglia di mezzo giugno fu l'ultima azione della Vittorio Veneto: dopo quella battaglia la corazzata non prese più il mare, a causa della penuria di carburante e del rischio di attacchi aerei e subacquei.

A partire dall'inizio del 1943 le incursioni si intensificarono anche nell'Italia settentrionale. Nella notte tra il 18 e il 19 aprile la Littorio venne leggermente danneggiata da un bombardamento aereo su La Spezia. Nel corso dell'incursione venne affondato il cacciatorpediniere Alpino.

Il successivo bombardamento sulla base di La Spezia del 5 giugno vennero danneggiate Roma e Vittorio Veneto, riducendo così la squadra da battaglia alla sola Littorio. Mente la Vittorio Veneto poté essere riparata in arsenale, rientrando in squadra in poco più di un mese, per la corazzata Roma, colpita nuovamente in un bombardamento nella notte del 24 giugno fu necessario l'entrata in bacino e il trasferimento a Genova, rientrando in squadra solamente il 13 agosto.

Dopo l'armistizio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Roma (nave da battaglia 1940)#L'affondamento.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 la Vittorio Veneto raggiunse Malta. Durante il trasferimento a Malta la corazzata Roma venne affondata da un aereo tedesco. Successivamente la nave, insieme alla gemella Italia ex Littorio venne internata ai laghi Amari, nel canale di Suez in Egitto, dopo alterne vicende diplomatiche nelle quali era stato proposto di permetterle di combattere a fianco degli Alleati nella Francia meridionale e nel Pacifico. La proposta non venne accettata a causa di considerazioni sia politiche che operative.

Al termine della seconda guerra mondiale rientrò in Italia e venne demolita, dopo varie vicende diplomatiche, a partire dal 1948, causa le imposizioni del trattato di pace, condividendo la sorte della gemella Littorio. Le lettere di ottone che componevano il nome scritto sulla poppa, sono adesso in mostra presso il Museo navale di Venezia.

Nome[modifica | modifica sorgente]

Il nome dell'unità rievoca la battaglia di Vittorio Veneto, combattuta tra il 24 ottobre ed il 3 novembre 1918, presso la città di Vittorio Veneto, sul fronte italiano della prima guerra mondiale che segnò la fine delle ostilità sul fronte italiano e la resa dell'Austria-Ungheria.

Successivamente il nome Vittorio Veneto sarebbe stato assegnato nella Marina Militare Italiana a un incrociatore portaelicotteri in servizio dal 1969 al 2003 e in disarmo dal 2006, che dal 1971 al 1987 avrebbe anche ricoperto il ruolo di Nave ammiraglia della flotta della Marina Militare. Durante la seconda guerra mondiale sulla nave da battaglia aveva prestato servizio in qualità di ufficiale Vittorio Marulli[1] che con il grado di capitano di vascello sarebbe stato il primo comandante del nuovo incrociatore dirigendone, sin dal 1966, l'allestimento e che con il grado di ammiraglio di squadra sarebbe stato dal settembre 1981 al gennaio 1984 Comandante in Capo della Squadra Navale e dal 7 febbraio 1984 al 15 ottobre 1985 Capo di Stato Maggiore della Marina.[1] .

Immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Storia dei Capi di Stato Maggiore Marina

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]