Chiesa di San Lorenzo (Vicenza)

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Chiesa di San Lorenzo
Chiesa di San Lorenzo a Vicenza - Facade.jpg
L'esterno
StatoItalia Italia
RegioneVeneto
LocalitàVicenza
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareLorenzo martire
Diocesi Vicenza
Stile architettonicogotico
Inizio costruzione1280
Completamento1300 ca.

Coordinate: 45°32′55.72″N 11°32′30.48″E / 45.54881°N 11.5418°E45.54881; 11.5418

La chiesa di San Lorenzo è un luogo di culto cattolico di Vicenza, costruito alla fine del XIII secolo in stile gotico, nella sua versione lombardo-padana del Duecento. Si colloca nella centrale piazza San Lorenzo, lungo corso Fogazzaro, ed è stata officiata dai francescani conventuali fino al 2017.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I Francescani a Vicenza[modifica | modifica wikitesto]

La presenza dei francescani a Vicenza risale, molto probabilmente, al tempo in cui il loro fondatore era ancora vivente: forse al 1216[1]; il suo passaggio in città però non è documentato[2]. Pare che nel 1222 essi officiassero presso la chiesa di San Salvatore[3], della quale non è chiaro quale fosse l'ubicazione, se in contrà Carpagnon o nella contrà in seguito rinominata San Francesco Vecchio[4] vicino all'episcopio, dove nel 1232 essi rinnovarono o costruirono una loro chiesa.

È certo invece che nel 1280 essi permutarono quest'ultima chiesa con la cappella di San Lorenzo in Portanova - costruita 40 anni prima a ridosso delle mura altomedievali - e con un terreno adiacente.[5]

Il 13 luglio 1280 i canonici della cattedrale permutarono un'antica cappella di loro proprietà, risalente ad almeno a un paio di secoli prima[6] - con tutti i suoi edifici e appendici, cimitero, piazza e con le stanze delle case in detta contrada di spettanza della Chiesa medesima[7] - con i frati francescani, ricevendone in cambio la chiesa di San Francesco Vecchio, con tutto il cimitero, la piazza compresa tra i muri e gli stessi muri delle dimore, o meglio stalle, con il coro e gli ornamenti pendenti sugli altari[8].

La fondazione della chiesa[modifica | modifica wikitesto]

La nuova chiesa, molto ampia e con un vasto sagrato davanti alla facciata per poter accogliere masse di popolo che accorrevano per la predicazione, fu costruita in vent'anni[9] con il favore delle autorità cittadine - a quel tempo il Comune era sotto la dominazione padovana, favorevole ai francescani - che contribuirono in maniera cospicua alla costruzione, destinando ad essa un terzo di quanto ricavato dalla confisca dei beni agli eretici. A questo finanziamento si aggiunsero le donazioni e i lasciti di molte famiglie signorili della città. Contemporanea fu la costruzione dell'annesso convento, che nel XV secolo fu completato con un primo chiostro e nel XVII secolo con un secondo adiacente al primo (mentre il primo chiostro conserva ancora l'aspetto originario, del secondo restano solo poche tracce, inglobate in una scuola di recente costruzione).

Per tutto il Trecento furono apportate modifiche e aggiunte esterne, come l'Oratorio della Concezione sul fianco occidentale (demolito nel 1909 durante i lavori di restauro), il portale e la ristrutturazione delle absidi. Nei secoli seguenti l'interno fu impreziosito da numerose opere d'arte, donate da famiglie patrizie vicentine, in particolare dalla famiglia dei da Porto.

Il tempio cittadino in età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

A seguito dell'invasione napoleonica, la chiesa e il convento furono saccheggiati e utilizzati dapprima come ospedale militare, poi per l'acquartieramento delle truppe. Con il decreto di Compiègne del 1810, che sciolse gli Ordini religiosi, i pochi francescani rimasti a Vicenza furono dispersi. Gli edifici rimasero in stato di abbandono, finché nel 1836 il Comune li acquistò per effettuare il restauro.[10]

Il tempio di San Lorenzo - così chiamato perché al momento del restauro vi furono trasportati monumenti e tombe provenienti da altre chiese cittadine - venne riaperto al culto nel 1839 ma, nel corso del tempo, fu nuovamente chiuso nel 1859 e nel 1866, durante le guerre d'indipendenza, utilizzato per necessità belliche. Nonostante continui lavori di restauro, nel 1903 esso fu dichiarato pericolante per lesioni strutturali e nuovamente chiuso per un radicale intervento. Riaperto nell'aprile del 1914, dopo quasi dieci anni di lavori, fu nuovamente chiuso un anno più tardi in seguito allo scoppio della prima guerra mondiale, ancora una volta per essere adibito a magazzino di approvvigionamento alimentare.

Riaperto definitivamente al culto il 29 ottobre 1927, fu riaffidato ai francescani conventuali.

Del 1930 sono le 10 campane in scala di Do3, suonate tutt'oggi secondo la tecnica dei concerti di campane alla veronese; nel 1933 fu sistemato l'organo, nel 1935 fu rifatto il pavimento.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Facciata e portale[modifica | modifica wikitesto]

In accordo con lo stile delle chiese costruite dagli ordini mendicanti in Italia nel XIII secolo - il gotico lombardo che non abbandona del tutto le forme del romanico - la facciata presenta nella metà superiore il tipico profilo a capanna e nella metà inferiore sette alte arcate ogivali, elementi caratteristici dell'architettura veneta, che si ritrovano anche nelle più importanti chiese padovane del Duecento.

L'elemento di maggiore spicco è il portale, realizzato negli anni quaranta del XIV secolo dallo scultore e architetto veneziano Andriolo de Santi e finanziato con un lascito testamentario di un consigliere di Cangrande della Scala, Pietro da Marano detto il Nano, che sperava con questo atto munifico di liberarsi dal fardello di una vita vissuta praticando l'usura. Egli viene raffigurato nella splendida lunetta del portale, inginocchiato in atteggiamento di penitente davanti a Maria e al Bambino, con a fianco i santi Francesco e Lorenzo. Attorno, tra l'acanto, cinque busti di profeti a sinistra, di patriarchi a destra.

Lungo gli stipiti stanno i busti di san Paolo e degli apostoli. Il Cristo benedicente è al centro dell'architrave. Alla sua destra stanno i santi Vincenzo, Lodovico, Francesco e Giovanni Evangelista, a sinistra Lorenzo, Antonio, Chiara e Stefano, quattro figure della tradizione, quattro del repertorio francescano. Alle estremità inferiore e superiore degli stipiti sono i simboli degli Evangelisti (il tetramorfo). Sulle colonne sopra i leoni stilofori ci sono l'Angelo nunziante e la Vergine annunziata.[11].

Quattro sarcofaghi trecenteschi, posti su mensoloni e coperti da baldacchini in pietra, sono incastonati nelle arcate laterali e racchiudono le spoglie di uomini illustri del tempo. Nell'ordine, da sinistra a destra, sono quelli di Benvenuto da Porto, Marco da Marano, Lapo degli Uberti e Perdono Repeta.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Le alte colonne che conducono lo sguardo verso le volte del soffitto e i fasci di luce che penetrando dagli alti finestroni e dal rosone pervadono l'interno - tutti elementi schiettamente gotici - rendono l'ambiente uno dei più grandiosi e suggestivi della città.

Dividono le tre navate poderosi pilastri cilindrici su basi quadrate e a blocchi lapidei. I capitelli hanno foglie chiuse in due fasce sfalsate e abaco ottagonale. Sui capitelli poggiano gli archi trasversali delle crociere laterali e a loro volta si innalzano da essi lesene su cui si insistono gli archi trasversali delle crociere mediane; il forte profilo delle doppie ghiere e dei costoloni in cotto accentua lo slancio delle volte. Collega gli archi una fitta trama di travi orizzontali.

Al termine delle navate si allarga il transetto. La chiesa ripropone in sostanza lo schema a croce latina di derivazione cistercense[12].

Controfacciata[modifica | modifica wikitesto]

È dominata dal monumento, grandiosa composizione di stucchi che incornicia e sormonta la porta, di Giambattista da Porto, prefetto generale della Repubblica di Venezia e governatore di Candia, che egli volle nel 1661 per accoglierne, dopo la morte, l'immagine e alcune tele glorificatorie mai realizzate.

A destra della porta è murato un altorilievo in pietra con la Madonna e il Bambino tra i santi Sebastiano e Sant'Antonio abate, opera databile intorno al 1475-1480, con evidenti influssi lombardi. A sinistra il monumento a Vincenzo Scamozzi, ricomposto durante i restauri del 1837-1839, dopo che era stato demolito durante il periodo napoleonico. A lato del monumento, una lapide corrosa in memoria di Giambattista e Girolamo Albanese, già nella loro casa di Pedemuro San Biagio[13].

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

L'altare della famiglia Gualdo occupa la prima campata destra. Costruito nella prima metà del Cinquecento, presenta una raffinata decorazione con festoni di medaglie e strumenti militari, esuberante apparato decorativo di matrice lombarda. Danneggiato dal terremoto del 1695, fu rinnovato nella seconda metà del Settecento ed ora incornicia un dipinto Madonna col Bambino appare a San Pio V di Gian Antonio Fumiani 1674.

Sulla parete della seconda campata vi è il sepolcro del letterato e storico vicentino Ferreto dei Ferreti, tumulato in un'arca forse duecentesca, qui portata nel 1642 dalla facciata della chiesa, dove è ora quella di Perdono Repeta.

Nella terza campata vi è l'altare fatto erigere nel 1605 da Odorico Capra. Esso incornicia la pala di Giovanni Busato, raffigurante San Luigi in estasi, qui collocata nell'Ottocento quando l'altare fu restaurato. La struttura architettonica rimanda a quella tipica degli altari della bottega degli Albanese e in particolare di Giambattista, al quale sicuramente appartengono gli angeli e le figure femminili della cimasa. Addossata al vicino pilastro, una elegante acquasantiera.

In una cornice intagliata e dorata, è appesa nella quarta campata una tela del 1564 di Giovanni Demio, raffigurante l'Adorazione dei Magi.

Nella quinta campata campeggia la grande tela con la Deposizione, copia di una simile che Luca Giordano dipinse per la chiesa veneziana di Santa Maria del Pianto nel 1652[14].

Braccio destro del transetto e Cappella del Santissimo[modifica | modifica wikitesto]

Dedicata a San Francesco dal 1324; l'altare barocco L'altare del XVII secolo, proviene dalla chiesa di Santa Maria Nova e sormontata da una statua di marmo di Carrara santo di Vittorio Guelfi (1934). Sulla parete destra del sarcofago Guilielmo Pagello (1362) proveniente dalla chiesa di Sant Corona e fu collocata qui nel 1839. Sulla parete di sinistra, il monumento funebre di Isabella Alidosio (1571).

Cappella maggiore[modifica | modifica wikitesto]

L'abside principale, sollevata da quattro gradini, ospita il coro liturgico, con l'altare maggiore al centro. Il coro è illuminato da cinque finestre oblunghe e ha un perimetro esterno poligonale.

L'altare maggiore
L'altare è un'opera del XVIII secolo. L'altare originale del 1269 fu demolito nel 1731 per ricostruirlo in maniera più moderna per rendere la Chiesa più luminosa. Nel 1938 fu costruito un tabernacolo del XVII secolo, inizialmente a San Giovanni in Bragora a Venezia. Sopra l'altare vi è un crocifisso ligneo della seconda metà del XV secolo (qui posto nel 1960).
Sulla parete destra vi sono due grandi tele
Presentazione di Maria nel tempio e Gesù risorto apparso a Maria. Queste due opere sono firmate dallo stesso autore Francesco Pittoni (zio del più famoso Giambattista).
Sulla parete sinistra vi sono due monumenti funerari
Il monumento a Leonardo Porto e ai suoi figli Pietro e Ludovico. Spostato nel coro nel 1914, inizialmente era collocato nella terza campata sinistra, dove è stato scoperto l'affresco trecentesco ora visibile.
Fu ordinato per via testamentaria nel 1545 da Leonardo Porto e fu eretto nel 1564 dai figli sopravvissuti, secondo le disposizioni che volevano le urne separate Al centro, sopra, è l'urna del padre, la più importante; più in basse sono collocate le tombe dei figli che poggiano su un grande zoccolo con la scritta: Paulus Ioannes Camillus Symon Fratres patri. Ac fratribus moestissimi chiedere Klendis ianuarii M.D.LXIII. Le armi della famiglia Porto, con l'aquila bicefala, sono visibili nel centro.
L'attribuzione di questo monumento è controversa: alcuni pensano a Palladio, altri a Michele Sanmicheli.
Monumento funerario a Ippolito Porto, nobile di Vicenza, deceduto nel 1572. Celebra la sua gloriosa impresa: la cattura, nella battaglia di Mühlberg, di Federico di Sassonia, grande nemico dell'imperatore Carlo V. L'autore delle sculture sarebbe Lorenzo Rubini.
Originariamente collocato nel coro, il monumento fu trasportato nella quarta campata destra nel 1839 per tornare nel coro nel 1914.

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

La prima campata è occupata dal grande altare Piovene, un assemblaggio di elementi diversi per epoca e caratteri. La cornice di pilastri e lesene, ornati di frasche e festoni di strumenti bellici (a ricordare i membri della famiglia che militarono per la Serenissima e altri stati europei), appartiene al primitivo altare del 1528. I fastosi capitelli corinzi, la trabeazione e la cornice, lo stemma e il cartiglio sono aggiunte della fine del secolo, mentre il basamento e i piedistalli sono della metà del Settecento. La tela con il Padre eterno sollevato dagli angeli è di Matteo Ingoli.

Segue, nella seconda campata, il monumento con il busto e l'arca di Brunoro Volpe, quest'ultima forse opera del Palladio[15]; sopra di esso l'arca trecentesca di Trevisano Volpe; entrambe portate qui a metà dell'Ottocento dalla chiesa di Santa Corona.

Nella terza campata vi è una larga nicchia con un ampio frammento del Compianto sul Cristo deposto, probabilmente dei primissimi anni del Quattrocento e riportato alla luce nel 1914. Il Cristo deposto, andato perduto, è sostituito da una scultura moderna in terracotta. Alla sua sinistra, un'altra nicchia con la statua bronzea di San Massimiliano Maria Kolbe, dello scultore Nereo Quagliato del 1983. Alla destra, invece, una grande tela raffigurante raffigurante l'Estasi di San Giuseppe da Copertino, del veronese Felice Boscarati realizzato intorno al 1762 par l'altare Gualdo. Un altare di fine Quattrocento, che incornicia una tela cinquecentesca con San Lorenzo e la graticola, occupa la quarta campata. Opera di grande raffinatezza, probabilmente dei maestri lapicidi comaschi venuti a Vicenza nella bottega di Pedemuro San Biagio. A destra e a sinistra dell'altare due lapidi ricordano i Trissino, che qui avevano un altare dedicato a san Lorenzo, scomparso nel 1615.

Nella quinta campata, l'altare fatto costruire nel 1486 da Giovanni Magrè - in sostituzione di uno più antico già esistente nel 1288, cioè a chiesa non ancora ultimata - in cui risalta l'originaria doratura dell'intradosso e del catino, occupato dalla simbolica conchiglia. Incornicia una catena di Giulio Carpioni, raffigurante la Madonna che offre il bambino all'adorazione di Sant'Antonio da Padova[16].

Braccio sinistro del transetto e cappella della Madonna[modifica | modifica wikitesto]

Nel transetto sinistro si trovano strutture architettoniche ancora romaniche, forse materiale di riporto o parti dell'antica cappella di san Lorenzo. In basso vi è la porta del campanile, sormontata da una lunetta affrescata intorno al 1320, con San Francesco che mostra le stimmate[17]. Sopra la porta, una prima bifora che nella colonnina ha un capitello dell'XI secolo e una seconda, il cui capitello si sviluppa in filari di foglie sovrapposte.

In fondo alla navata si apre la cappella della Madonna, con abside e arco acuto di separazione dal transetto aggiunti nel 1443, quando la cappella passò in patronato dal Comune di Vicenza alla famiglia da Porto. Sopra ad un gradino con al centro lo stemma del Comune, l'altare con il gruppo della Madonna con il bambino e santi Pietro e Paolo, opera di Antonino da Venezia analoga a quella, più celebre e di maggior qualità, della Madonna in Santa Maria delle Grazie, sullo sfondo di un drappeggio in pietra ricoperto da stelle dorate, ricadente in pieghe e sorretto da tre angeli.

A destra dell'altare un piccolo tabernacolo, grazioso lavoro del tardo Quattrocento, e, in alto sulla parete sinistra, la bella Arca di Bartolomeo da Porto, opera scultorea realizzata intorno al 1404 nella bottega di Pierpaolo dalle Masegne. Ai lati della bocca dopo, le due figure dei Santi Pietro e Paolo, affreschi già attribuiti a Bartolomeo Montagna, ma forse di Giovanni Buonconsiglio, come il vicino affresco con la Decollazione di San Paolo, strappato e riportato su tela.[16].

Il braccio sinistro del transetto consente il passaggio della chiesa verso i due chiostri e la sacrestia attraverso l'altare di Caldogno risalente al 1576. Il timpano, anziché l'altare scomparso, che mostrava l'Apparizione dell'ancora Michele su Castel Sant'Angelo San Gregorio Papa ", oggi mostra l'" Instituzione del Terz'Ordine francescano "di Ina Barbieri. Su entrambi i lati dell'altare sono due oli su tela di un pittore veneziano della fine del XVII secolo, che rappresenta "Il matrimonio della Vergine" e "La Santa Famiglia" Sopra l'organo moderno.

Organo

Il grande organo Mascioni opus. 456 è uno strumento di pregevole fattura risalente al 1933, le sue sonorità sono caratteristicamente ceciliane. Nel corso degli anni ha subito modifiche, mantenendo tuttavia, l'impostazione originale. Dispone di 38 registri nominali divisi su tre tastiere con base di principale 16'. I 38 registri sono così suddivisi: 32 (G.O., ped, rec.) in cantoria, 6 (positivo) nel corpo corale, posto dietro l'altare maggiore. Lo strumento è senza alcun dubbio uno tra i migliori esempi della corrente ceciliana.

Sacrestia e sala capitolare[modifica | modifica wikitesto]

Campanile e chiostro[modifica | modifica wikitesto]

L'alto campanile, costruito contemporaneamente alla chiesa in angolo tra la cappella della Madonna e il braccio sinistro del transetto, è nettamente in stile romanico, con lesene verticali e sei brevi cornici orizzontali a dente di sega su archetti ciechi a tutto sesto. La cella campanaria mostra su ogni lato una bifora con archi, anch'essi a tutto sesto.

Il primitivo chiostro, costruito già nella prima metà del Trecento, è andato perduto ed è stato sostituito dall'attuale alla fine del Quattrocento, in eleganti forme classico-rinascimentali. Al centro del cortile è stata collocata nel secolo scorso una vera da pozzo gotica, della seconda metà del Trecento, che porta sui quattro lati lo stemma della famiglia Loschi.

Nel lato settentrionale, sotto il portico sormontato dalle celle del convento, si apre la sala del capitolo, affiancata da due belle bifore del tardo Duecento con eleganti colonnine in marmo bianco, inserite in archi gotici a sesto acuto. Sempre sotto il portico, nei lati orientale e occidentale, numerose lapidi, statue e urne funerarie appartenenti a secoli diversi, collezionate quando si volle, nell'Ottocento, fare di San Lorenzo il tempio cittadino.[18].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo Francesco Barbarano de' Mironi, nella sua Historia ecclesiastica della città, Territorio e Diocese di Vicenza, Vol. I, editore Rosio, Vicenza 1649.
  2. ^ Il sito San Lorenzo - Speri, su sanlorenzosperi.altervista.org. URL consultato il 7 settembre 2012 (archiviato dall'url originale il 21 febbraio 2014). riporta cenni storici e cita documenti sul primo periodo di presenza dei francescani in città e sulla costruzione del Tempio di San Lorenzo.
  3. ^ Attestato da un documento del 1224: Vicenza, Archivio di Stato - S. Lorenzo B. 848, n. 1
  4. ^ San Francesco Vecchio, su sanlorenzosperi.altervista.org (archiviato dall'url originale il 21 febbraio 2014).
  5. ^ La permuta avvenne con il Comune, oppure con il Capitolo della cattedrale, cui era stata donata nel 1185 dal vescovo Pistore, secondo il Barbarano citato.
  6. ^ Questa chiesa esisteva già nell'XI secolo, perché viene citata in un documento del 1104 - riportato da Tommaso Riccardi, Storia dei vescovi vicentini, Bologna, 1975 - in cui, parlando di una casa, si dice: "Posita in civitate Vicentiae in porta Sancti Petri, juxta oratorium Sancti Laurentii". Viene anche citata nel Privilegium di papa Urbano III tra le chiese urbane confermate ai canonici della cattedrale e in un analogo documento di papa Innocenzo III del 1206.
  7. ^ Ecclesiam seu cappellam Sancti Laurentii cum omnibus aedificis suis et appendicis, coemeterio, platea et cassibus domorum in dicta contrata ipsi ecclesiae spectantibus
  8. ^ Ecclesiam Santi Francisci cum toto coemeterio, platea secundum quod trahunt muri et cum ipsis muris sedibus sive stallis chori et ornamentis pendentibus super altaribus
  9. ^ Nell'anno 1300 il Maggior Consiglio della città deliberò che il podestà, la Curia, gli Anziani e le Arti visitassero il tempio. www.vicenzanews.it - Gli ordini mendicanti a Vicenza, su vicenzanews.it. URL consultato l'8 settembre 2012.
  10. ^ restauro [collegamento interrotto], su sanlorenzosperi.altervista.org.
  11. ^ Barbieri, 2004,  pp. 332-34.
  12. ^ Barbieri, 2004,  p. 334.
  13. ^ Barbieri, 2004,  pp. 334-36.
  14. ^ Barbieri, 2004,  pp. 336-37.
  15. ^ Eseguita come parte di più articolato progetto, mai realizzato, di Andrea Palladio, che aveva molti contatti con Brunoro, deputato ad utilia del Comune, per la costruzione delle logge della Basilica. Barbieri, 2004,  p. 343
  16. ^ a b Barbieri, 2004,  pp. 342-44.
  17. ^ Forse l'espressione più precoce e qualitativamente rilevante dell'influenza esercitata nel vicentino dalla presenza padovana di Giotto, Barbieri, 2004,  p. 341
  18. ^ Barbieri, 2004,  pp. 345-46.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti utilizzate
  • Franco Barbieri e Renato Cevese, Vicenza, ritratto di una città, Vicenza, Angelo Colla editore, 2004, ISBN 88-900990-7-0
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, II, Dal Mille al Milletrecento, Vicenza, Accademia Olimpica, 1954
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, III/1, Il Trecento Vicenza, Accademia Olimpica, 1958
Approfondimenti
  • Bortolo Brogliato, 750 anni di presenza francescana nel Vicentino, Vicenza, Ed. Lief, 1982

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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