Castello di Sammezzano

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Castello di Sammezzano
Castello di Sammezzano01.JPG
Facciata principale
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Leccio (Reggello)
Indirizzo Località Sammezzano, 50066 Leccio (FI)
Coordinate 43°42′10.88″N 11°28′18.33″E / 43.703023°N 11.471757°E43.703023; 11.471757Coordinate: 43°42′10.88″N 11°28′18.33″E / 43.703023°N 11.471757°E43.703023; 11.471757
Informazioni
Condizioni in attesa d'uso
Costruzione 1605 - 1889
Stile eclettico
Realizzazione
Proprietario storico Ferdinando Panciatichi Ximenes d'Aragona
La facciata posteriore
La sala dei Pavoni, all'interno
Un soffitto
Decorazioni

Il castello di Sammezzano, circondato da un ampio parco, si trova nell'omonima località nei pressi di Leccio, nel comune di Reggello in provincia di Firenze.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio principale è una costruzione eclettica in stile moresco ed è stata edificata nel 1605 per volere della famiglia Ximenes D'Aragona. La storia del luogo è però più antica e viene fatta risalire all'epoca romana. Lo storico Robert Davidsohn, nella sua Storia di Firenze, afferma che nel 780 potrebbe esserci passato Carlo Magno di ritorno da Roma, dove aveva fatto battezzare il figlio dal Papa.

La tenuta di cui fa parte il castello appartenne nei secoli a diverse importanti famiglie: gli Altoviti, poi, per volere del Duca Cosimo, a Giovanni Jacopo de' Medici, che infine la vendette a Sebastiano Ximenes. Tali beni restarono alla famiglia Ximenes d'Aragona fino all'ultimo erede, Ferdinando, che morì nel 1816.

In un cabreo redatto dall'ingegnere Giuseppe Faldi nel 1818 il castello appare come una struttura di consistente volumetria, con bastione e scalinata d'entrata, nella parte opposta a quella delle attuali scale di accesso e di cui oggi non c'è più traccia. Poi, in seguito ad un lungo processo relativo al testamento di Ferdinando Ximenes, i beni, il nome, lo stemma ed i titoli della famiglia Ximenes d'Aragona, nonché la vasta tenuta di Sammezzano passarono al primogenito di Vittoria, sorella di Ferdinando, e moglie di Niccolò Panciatichi.

La riprogettazione dell'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente passò in eredità a Ferdinando Panciatichi Ximenes d'Aragona che lo riprogettò tra il 1853 e il 1889. In circa quaranta anni il marchese progettò, finanziò e fece realizzare il parco e il castello di Sammezzano, il più importante esempio di architettura orientalista in Italia. Tutti i mattoni, gli stucchi, le piastrelle furono realizzate “in loco” con mano d'opera locale adeguatamente istruita. Sull'onda della corrente culturale definita “Orientalismo” che si diffuse in tutta Europa dall'inizio dell'Ottocento e che vide in Firenze uno dei principali centri, Ferdinando iniziò a modificare la struttura esistente e realizzare nuove sale: la Sala d'ingresso nel 1853, nel 1862 il Corridoio delle Stalattiti, la Sala da Ballo nel 1867 fino alla Torre centrale che riporta scolpita la data del 1889.

Nel corso del 1878 ospitò anche il re d'Italia Umberto I.

Nel dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel dopoguerra è stato adibito a hotel di lusso. Nonostante la vendita all'asta del 1999 e alcuni urgenti lavori di restauro, è in stato di abbandono[1]. Nell'aprile 2012 si è costituito un comitato che ha tra le proprie finalità quella di promuovere e valorizzare il castello di Sammezzano. Nell'ottobre 2015 il castello è stato nuovamente messo all'asta a causa del fallimento della società italo-inglese che lo acquistò nel 1999[2]; questa, con base di 20 milioni di euro è andata due volte deserta[3].

Nel 2015 è stato ambientazione d'interni per il film Il racconto dei racconti - Tale of Tales, diretto da Matteo Garrone e interpretato da Vincent Cassel e Salma Hayek.

In esso vi è stato girato il video della canzone "Ora o mai più (Le cose cambiano)" di Dolcenera, giunta quindicesima al Festival di Sanremo 2016.

Il parco[modifica | modifica wikitesto]

Il parco, tra i più vasti della Toscana, venne fatto costruire a metà dell'Ottocento da Ferdinando Panciatichi, sfruttando terreni agricoli attorno alla sua proprietà e una ragnaia di lecci. Vi fece piantare una grande quantità di specie arboree esotiche, come sequoie e altre resinose americane, mentre l'arredamento architettonico fu realizzato con elementi in stile moresco quali un ponte, una grotta artificiale (con statua di Venere), vasche, fontane e altre creazioni decorative in cotto.

Il castello ed il suo parco storico costituiscono un “unicum” di notevole valore storico-architettonico e ambientale. Il parco vi contribuisce considerevolmente con un patrimonio botanico inestimabile formato non solo dalle specie arboree introdotte ma anche da quelle indigene. Solo una piccola parte delle piante ottocentesche è giunta ai giorni nostri: già nel 1890 delle 134 specie botaniche diverse piantate alcuni decenni prima, ne erano sopravvissute solo 37. Solo recentemente si è iniziato a rimettere in dimora alcune delle essenze andate perdute in un progetto di restauro che valorizzi la ricchezza botanica originale: sono presenti oggi esemplari di araucaria, tuja, tasso, cipresso, pino, abete, palma, yucca, querce, aceri, cedro dell'Atlante, cedro del Libano, bagolaro, frassino, ginepro, acacia, tiglio e numerose piante di interesse floriculturale. Nel parco si trova il più numeroso gruppo di sequoie giganti in Italia, con ben 57 esemplari adulti, tutti oltre i 35 metri; fra queste la cosiddetta "sequoia gemella", alta più di 50 metri e con uno circonferenza di 8,4 metri, che fa parte della ristretta cerchia dei 150 alberi di "eccezionale valore ambientale o monumentale".

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Castello di Sammezzano, un edificio secentesco in stato d'abbandono, www.ilreporter.it.
  2. ^ Glenda Venturini, Il Castello di Sammezzano finisce all'asta: 20 milioni di euro per l'intero complesso che comprende altri dodici immobili, in Valdarnopost, 11 settembre 2015. URL consultato il 15-09-2015.
  3. ^ Deborah Macchiavelli, Reggello, nessuna offerta per il Castello di Sammezzano: l’asta salta ancora, in FirenzeToday, 28 ottobre 2015. URL consultato il 29 novembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M.Cristina Tonelli, “Alhambra Anastatica”, FMR Franco Maria Ricci, n. 4 giugno 1982
  • Giardini di Toscana, a cura della Regione Toscana, Edifir, Firenze 2001.
  • Ferdinando Panciatichi Ximenes d'Aragona. Sammezzano e il sogno d'oriente 1813-2013, Atti del Convegno 31 maggio-1º giugno 2013, Sillabe, Città di Castello 2014.
  • Silvano Guerrini, Sammezzano e l'epigrafe funeraria di Publio Alfio Erasto (CIL XI.I 1620), in Corrispondenza, periodico della Diocesi di Fiesole, anno XXXV, 2, Natale 2015, n. 68, pp. 26–29.

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