Castello di Masnago

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Castello di Masnago
Masnago 0817.JPG
Localizzazione
StatoItalia Italia
Coordinate45°49′44.46″N 8°48′09.04″E / 45.829018°N 8.802512°E45.829018; 8.802512Coordinate: 45°49′44.46″N 8°48′09.04″E / 45.829018°N 8.802512°E45.829018; 8.802512
Informazioni generali
Condizioniin uso
CostruzioneXII secolo - XV secolo
Inaugurazione1995
Usomuseo
Realizzazione
ProprietarioVarese
Committentefamiglia Castiglioni
Museo Civico d'Arte Moderna e Contemporanea
Castello di Masnago 0705.JPG
Affreschi tardo-gotici nella Sala dei Vizi e delle Virtù
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàMasnago
IndirizzoVia Cola di Rienzo, 42
Caratteristiche
Tipoarte
Apertura1995

Il Castello di Masnago (detto anche "Castello Castiglioni-Mantegazza"), è una fortificazione medioevale, trasformata in villa dalla famiglia Castiglioni nel XV sec., e abbellito con un importante ciclo di affreschi profani in stile gotico cortese.Sito su un'altura, in posizione dominante, all'interno del parco omonimo in via Cola di Rienzo 12, è oggi di proprietà del Comune di Varese e ospita il Museo Civico d'Arte Moderna e Contemporanea.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale castello ha origine da una torre di avvistamento, risalente al XII secolo, ancor oggi esistente, attorno alla quale la famiglia Castiglioni fece erigere una villa. Nel Settecento il marchese Giuseppe Castiglioni e la moglie Paola Litta lo trasformarono in villa di delizia, aggiungendo l’ala ovest e il parco all'italiana.

La famiglia Castiglioni Stampa, cedette il castello nel 1934 al varesino Angelo Mantegazza, che durante i lavori di ristrutturazione scoprì il celebre ciclo di affreschi.

Nel 1981 fu acquistato dal Comune di Varese, e dal 1995 è aperto al pubblico quale sede del Museo Civico d'Arte Moderna e Contemporanea,[1] che ospita opere di autori come Giuseppe Pelizza da Volpedo, Fontana e Balla.[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Affreschi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1937 furono scoperti i due cicli di affreschi del pian terreno e del secondo piano, che costituiscono uno dei più importanti cicli pittorici profani del gotico cortese in Italia. L'autore ne resta ignoto; è stato accostato, per affinità, dai critici, agli affreschi di Jacquerio nel Castello di Fenis, e al Maestro dei Giochi Borromeo di Palazzo Borromeo a Milano[3].

La Sala degli Svaghi, collocata al piano terra, secondo la critica fu affrescata verso la metà del Quattrocento, quando il castello fu abitato da Maria Lampugnani, vedova di Giovanni Castiglioni[4]. Presenta una serie di scene di vita cortese medioevale:

  • la partenza per la caccia con il falcone
  • la gita in barca di tre dame, intente a scambiarsi dei fiori
  • la colazione sull'erba di un gruppo di gentiluomini
  • la partita ai tarocchi di un gruppo di dame su una piccola imbarcazione;
  • una dama intenta a suonare l'organo sotto una tenda riccamente decorata, che reca in cima gli stemmi delle famiglie Castiglioni e Lampugnani.

La Sala dei Vizi e delle Virtù è collocata al piano superiore del Castello, le pareti sono rigorosamente scandite da pilastrini dipinti, che formano una serie di riquadri architettonici, ciascuno dei quali occupato da gruppi di tre figure allegoriche, due Vizi e una Virtù. Fra le figure identificate vi sono

  • la "Liberalità" tra l'"Avarizia" e della "Prodigalità", che sperpera le sue monete;
  • la "Castità", con la "Lussuria" e la "Vanità" che si guarda allo specchio,
  • l'"Ira",
  • l'"Umiltà", con "Superbia" e "Arroganza",
  • la "Carità", tra l'"Ipocrisita" e l'"Invidia";
  • la "Sollecitudine", tra la "Pigrizia" e l'"Accidia";
  • la "Temperanza", tra "Gola" e "Maldicenza",
  • la "Fede", con il calice,
  • la "Speranza" con un'ancora.

Quali fonti letterarie per il ciclo pittorico, che non ha immediati paralleli in nessun'altra opera, sono stati indicati da L'Acerba di Cecco d'Ascoli, all'ideale della virtù nel mezzo di derivazione aristotelica[5][6].

Nella cappella privata del castello, decorata a motivi geometrici, è affrescata una piccola Crocefissione con santi.[7]

La Collezione del Civico Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Varese[modifica | modifica wikitesto]

La collezione del museo comprende opere di pittura, scultura e grafica che vanno dal Cinquecento al Novecento, provenienti dal territorio lombardo. La provenienza comprende donazioni, fra cui spicca la donazione della collezione dei coniugi Luigi De Grandi e Amelia Bolchini[8] oltre ad acquisti grazie anche al lavoro del celebre critico d'arte Giovanni Testori[9]. Fra le opere più importanti vi sono:

Il parco[modifica | modifica wikitesto]

Parco all'inglese

Il castello è oggi circondato da un parco all'inglese, esteso per quasi tre ettari. Sono rimaste poche tracce dell'antico giardino settecentesco, di cui si conservano a testimonianza due leoni in pietra, simbolo dei Castiglioni, in cima ai pilastri d’ingresso. All'interno sono ospitate oltre cento differenti varietà di alberi e arbusti: nella parte inferiore del giardino troviamo distese di prati con latifoglie, invece nella parte alta faggi, ippocastani, querce, carpini e cedri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ CASTELLO DI MASNAGO E PARCO MANTEGAZZA, su natureurbane.it.
  2. ^ Associazione castelli & ville aperti in Lombardia, 2001, p. 7.
  3. ^ Perogalli, p.78.
  4. ^ Dame e cavalieri in costume quattrocentesco, su lombardiabeniculturali.it.
  5. ^ Castello Castiglioni Mantegazza - Varese (VA), su lombardiabeniculturali.it.
  6. ^ Limido, p.385-404.
  7. ^ Perogalli, p.81.
  8. ^ LA MECENATE, su varesemese.it.
  9. ^ Civico Museo d'Arte Moderna e Contemporanea - Castello di Masnago, su lombardiabeniculturali.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Perogalli, Gli affreschi della Sala dei Vizi e delle Virtù nel «Castello» di Masnago, in Arte Lombarda, No. 80/81/82 (1-2-3), 1987, pp. 73-83.
  • G. Limido, Il ciclo dei vizi e delle virtù nel castello di Masnago, in Arte Cristiana, n. 73, 1985, pp. 385-404.

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