Basilica di Santa Maria dei Servi

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Basilica di Santa Maria dei Servi
Santa Maria dei Servi, bologna.JPG
La facciata della Basilica
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
LocalitàBologna-Stemma.png Bologna
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareMaria
Arcidiocesi Bologna
Consacrazione1346
ArchitettoAndrea Manfredi da Faenza
Stile architettonicogotico
Inizio costruzione1º novembre 1345
CompletamentoXVI secolo

Coordinate: 44°29′30.56″N 11°21′07.88″E / 44.491822°N 11.35219°E44.491822; 11.35219

La basilica di Santa Maria dei Servi è una chiesa di Bologna, situata in via dei Bersaglieri. Fondata nel 1346 come chiesa dell'ordine dei Servi di Maria, dal 1386 ne iniziarono i lavori di ampliamento su disegno di padre Andrea Manfredi da Faenza, generale dell'ordine. Nel marzo del 1954 venne elevata alla dignità di basilica minore da Papa Pio XII.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata, dal semplice paramento in muratura laterizia, presenta un oculo circolare per un rosone mai realizzato; l'arioso quadriportico antistante, sostenuto da eleganti colonne marmoree e nel quale lavorò anche il giovane pittore forlivese Filippo Pasquali, risulta il completamento (secoli XV-XIX), di un portico adiacente alla chiesa iniziato da Antonio di Vincenzo verso il 1393, e venne terminato nel 1846 dal Marchesini. Le lunette del portico lungo il fianco della chiesa furono affrescate da con Storie della vita di san Filippo Benizzi (secolo XVI), oggi molto sbiadite.

Il campanile fu eretto nel 1453. L'esterno dell'abside, risalente al 1437, è un bell'esempio di gotico bolognese.

L'interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno della Basilica

La chiesa ha impianto basilicale a tre navate, le volte a crociera sono sorrette da archi acuti con costoloni in cotto: singolare l'alternanza di colonne circolari e pilastri ottagonali.

La chiesa è articolata in cappelle laterali poco profonde, ricche di opere d'arte. Sul lato destro:

  • Prima cappella: La Vergine dona l'abito ai sette Santi Fondatori dell'Ordine dei Servi di Maria (Marcantonio Franceschini, 1727); in alto, Padre Eterno del Guercino; Presentazione al tempio (Giulio Morina, 1594) e San Francesco prega per le anime del purgatorio (Bernardino Baldi); a destra, busto di Domenico Landinelli (1603);
  • Terza cappella: Morte di santa Giuliana Falconieri (Ercole Graziani, 1737 circa);
  • Quarta cappella: Paradiso (Dionisio Calvaert, 1602); sottoquadro San Giuseppe col Bambino Gesù (Luigi Crespi); nell'ancona in legno, le statue della Fede e della Carità (Giovanni Lamberti, sec. XVII, su disegno di Calvaert);
  • Sesta cappella: Crocifisso (Giov. Battista Bolognoni Seniore, 1665); nel pilastro, Santa Teresa del Bambin Gesù (Bartolomeo Cesi); nel pilastro, affresco frammentario di Sposalizio mistico di santa Caterina (Lippo di Dalmasio); tomba del Beato fra' Venanzio M. Quadri.
  • Ottava cappella: Trinità (Jacopo Alessandro Calvi)

Segue l'ingresso alla Sagrestia, dove si conservano tre Storie del Battista (Mastelletta, 1620-23). Nel convento: la Madonna del Santuario di Mondovì in gloria e santi (Alessandro Tiarini); San Carlo Borromeo e angeli (Guido Reni, 1613); una Madonna col Bambino (Giovanni da Modena).

Il coro è circondato da un deambulatorio sul quale si aprono tre cappelle radiali; all'inizio del peribolo, sulle pareti si vedono tracce interessanti di affreschi di Vitale da Bologna. Ancona in terracotta policroma con la Vergine col Bambino e i santi Lorenzo e Eustachio (Vincenzo Onofri, 1503) e originale polittico ad affresco con incorniciature in terracotta, opera di Lippo di Dalmasio.

La Maestà di Cimabue

All'altare maggiore tabernacolo marmoreo con Cristo risorto tra la Vergine e san Giovanni Battista, con i santi Pietro e Paolo di Giovanni Angelo Montorsoli. Dietro gli stalli lignei del coro (XIV secolo).

Nella navata sinistra, partendo dalla facciata:

  • Prima cappella: Addolorata (Angelo Piò).
  • Seconda cappella: Noli me tangere (Francesco Albani, 1644).
  • Terza cappella: ingresso laterale, contornato dal Monumento a Ludovico Gozzadini (Giovanni Zacchi, 1540 circa).
  • Quinta cappella: Sant'Andrea apostolo (Francesco Albani, 1641).
  • Sesta cappella: Assunta (Pietro Faccini).
  • Settima cappella: Annunciazione (Innocenzo da Imola).
  • Ottava cappella: Cristo crocifisso che guarisce Pellegrino Laziosi (Domenico Viani e Pier Francesco Cavazza). Nel pilastro: Ecce Homo (B. Sirani sec. XVII).

Agli inizi del peribolo: Presentazione di Maria al tempio (Alessandro Tiarini); più avanti la Lastra tombale di Andrea da Faenza (m. 1396), fondatore della chiesa; resti di affreschi trecenteschi; Monumento a Gian Giacomo e Andrea Grati, capolavoro di Vincenzo Onofri. Nella prima cappella radiale, preziosa tavola Madonna col Bambino e angeli di Cimabue e alla parete, Madonna col Bambino e i santi Cosma e Damiano di Lippo di Dalmasio.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

La Basilica è da sempre al centro della tradizione musicale della città. All'interno della chiesa nel Seicento erano ospitati quattro organi: a testimonianza di questo troviamo una cappella musicale accanto alla sagrestia.

Nella chiesa si tengono spesso, durante tutto l'anno, concerti di musica classica di elevata qualità.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Nel braccio sinistro del transetto, si trova l'organo a canne Tamburini opus 544, costruito nel 1968 su progetto di Luigi Ferdinando Tagliavini ed inaugurato il giorno 1º aprile dello stesso anno. Lo strumento, a trasmissione mista, meccanica per i manuali e il pedale, elettropneumatica per i registri. Possiede tre tastiere di 61 note (Do1-Do6) ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32 (Do1-Sol3), per un totale di circa 5000 canne suddivise in 60 registri.

Persone legate alla Basilica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Vignali. Dall'antica perduta cattedrale al San Petronio: l'evoluzione dell'architettura sacra a Bologna, Zola Predosa: BTF, 2002

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Il Portico dei Servi è citato nella canzone Eskimo dell'album Amerigo di Francesco Guccini

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]