Baby boomer

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Le etichette usate in sociologia per indicare le diverse generazioni (in inglese)
Tasso di natalità negli Stati Uniti nel XX secolo: il baby boom è evidenziato in blu

Con il termine baby boomer (dall'inglese "appartenente al boom dei bebè") viene comunemente indicata una persona, di sesso sia maschile che femminile, nata in Nordamerica o in Europa tra il 1946 e il 1964, ovvero durante il periodo del notevole aumento demografico avvenuto in quegli anni, noto con il termine inglese di baby boom,[1] che proseguì parallelo al boom economico registrato in questi paesi nel secondo dopoguerra.

La generazione dei baby boomer segue la "Generazione silenziosa" ed è seguita dalla "Generazione X".

Con il tempo, il termine "baby boomer", insieme ai suoi sinonimi come “boomie” o semplicemente “boomer”, è stato utilizzato per indicare coloro che sono nati tra il 1946 e il 1964 anche in paesi diversi da quelli nordamericani o europei e che quindi non furono parte del boom demografico da cui appunto deriva il termine. Di conseguenza oggigiorno è abbastanza invalso l'uso di identificare come "boomer" una persona nata grosso modo intorno agli anni '50, indipendentemente dalla provenienza geografica (anche qualora, paradossalmente, fosse nato in un paese che negli anni '50 attraversasse un calo demografico).

Utilizzo del termine nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

In ambito giornalistico, mediatico e dei social network, si tende quindi talvolta a commettere l'errore, dal punto di vista storico-sociologico, di identificare come "boomers" quanti presentino determinate caratteristiche di usi, costumi e pensiero, rendendo di fatto "l'essere un boomer" una categoria antropologica.

Lo stereotipo vuole il boomer come una persona interessata alla tecnologia ed ai social network - talvolta anche più delle persone giovani - ma simpaticamente maldestra nel loro utilizzo, ad esempio commettendo errori madornali per colpa dei correttori ortografici, condividendo materiale privato sulle bacheche pubbliche o sbagliando destinatario di alcuni testi. Il boomer avrebbe idee semplicistiche, conservatrici o anacronistiche su questioni attuali, e sarebbe molto nostalgico dei ritmi e modi di vita degli anni 1980 e 1990 dove, a loro detta, vi era maggior contatto umano, educazione e rispetto.

Nel novembre del 2019 acquisì improvvisa e vasta notorietà mediatica l'espressione "OK boomer":[2] nata nel mondo dei social network, nell'immaginario collettivo dei giovani, "boomer" si riferisce ad un individuo nato nell'era del baby boom, che parla ai giovani contrapponendo la realtà di quegli anni a quella di oggi.

Contesto storico: piano Marshall e boom economico[modifica | modifica wikitesto]

Superata da poco la seconda guerra mondiale, il piano Marshall diede un impulso eccezionale all'economia europea. L'ondata di ottimismo si rifletté in un aumento demografico, chiamato appunto baby boom. A sua volta la presenza di più persone contribuì all'aumento di domanda per beni di consumo, stimolando la crescita economica registrata in quel periodo.[3] Di conseguenza, in ambito giornalistico e mediatico, si è soliti considerare i boomers come individui cresciuti in un'epoca di grande sviluppo e benessere economico. In Italia si parlò della crescita come di un "miracolo economico italiano".

Demografia: baby boom[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Demografia d'Italia.

Dal 1922 al 1945 la popolazione italiana crebbe di 7,8 milioni di abitanti, passando da 38,19 a 44,94 milioni. Tra il 1946 e il 1964 si verificò il baby boom. L'incremento naturale annuo andava dalle 366.000 unità del 1953 alle 526.000 del 1964. In quattro anni sono nati più di un milione di bambini, 1946, 1947, 1948 e 1964. Dopo il 1976, il Paese scese sotto la linea di rimpiazzo di popolazione e negli anni ottanta l'Italia entrò nella fase di crescita zero: la popolazione cresceva solo di poche decine di migliaia di persone l'anno[4].

Ideologie culturali e politiche[modifica | modifica wikitesto]

Movimenti giovanili anti-sistema: beat, hippy, provo[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni Cinquanta si erano diffusi nuovi modi di pensare, nuovi valori, nuove visioni della società, nuovi stili di vita nella società occidentale. Si trattava di un movimento di netta rottura col passato e con la cultura dominante, e di un impulso innovativo proiettato verso l’esterno e verso il futuro. Queste trasformazioni investirono sia l’arte, sia la cultura, sia il costume, con continui interscambi fra questi ambiti. Il fenomeno beat balzò all’evidenza, inizialmente, nel mondo della cultura, soprattutto nella letteratura, per opera di figure come Jack Kerouac, Lawrence Ferlinghetti, Lucien Carr, Allen Ginsberg, William S. Burroughs, Neal Cassady, Gary Snyder. Ci fu un processo di aggregazioni giovanili attorno a happening letterari incentrati su questi personaggi, ma in realtà tali poeti e scrittori descrivevano una realtà già esistente da alcuni anni, la Beat generation, caratterizzata da stili di vita giovanili alternativi. I nuovi orientamenti e interessi spaziavano fra misticismo, approfondimenti di diverse culture (come le filosofie orientali), avvicinamento alla natura e allontanamento dalla società industriale avanzata, nuove forme di percezione ed esperienze psichedeliche, scelte di vita caratterizzate da rottura con la famiglia tradizionale, ricerca di esperienze comunitarie, liberazione sessuale. Gruppi di beat sorsero rapidamente anche in Europa e altrove.

A partire dalla metà degli anni Sessanta, le aggregazioni giovanili di questo tipo presero il nome di hippy (mentre il termine beat si spostò principalmente a denotare un particolare tipo di musica a esse collegata, che ebbe come principali riferimenti i Beatles e i Rolling Stones). Si distinsero per costumi molto liberi e ampio uso di sostanze stupefacenti, soprattutto LSD, un allucinogeno che proprio in quegli anni fu immesso sul mercato con rapida diffusione e di cui si teorizzavano le doti di espansione della mente. Gli hippy non solo si aggregarono in realtà alternative (comuni), ma si proiettarono fortemente all’esterno in forme di protesta sociale e politica, principalmente contro la guerra in Vietnam, il maschilismo e il razzismo. Il Festival di Woodstock del 1969, in cui mezzo milione di persone assistettero a un concerto rock per tre giorni senza incidenti, diventò l'emblema della cultura hippy[5].

I provo furono un movimento di controcultura sorto nei Paesi Bassi intorno al 1965. La loro battaglia era incentrata contro il consumismo e in difesa dell’ambiente, anticipando fortemente l’ambientalismo che diverrà un tema centrale nei movimenti giovanili solo diversi anni dopo. Attuavano manifestazioni, sempre nonviolente, di grande visibilità e spesso molto provocatorie. Avevano come simbolo le biciclette bianche[6], sulle quali giravano in enormi gruppi per le città. Avanzavano una precisa proposta politica costituita dai Progetti bianchi: chiedevano la socializzazione dei mezzi di trasporto e delle abitazioni (segnalavano pubblicamente gli appartamenti sfitti da occupare - anticipando di molti anni il fenomeno degli squatter, organizzavano momenti di informazione popolare sui metodi contraccettivi. Il principale loro progetto politico era il Piano delle Biciclette Bianche, che prevedeva di abolire progressivamente il traffico motorizzato sostituendolo con quello ciclistico, utilizzando biciclette di proprietà pubblica (anticipando di molti anni le successive iniziative di car-sharing).

Maggio 1968 e la "contestazione generale"[modifica | modifica wikitesto]

Praga, agosto 1968. Carri armati sovietici circondati dalla folla

Nel 1964 a nell'Università americana di Berkley scoppiò una rivolta senza precedenti. Il contagio fu immediato. Nei campus americani la protesta giovanile mise insieme classi, ceti, gruppi, investì la morale e i rapporti umani. Gli studenti si schierarono contro la guerra del Vietnam, a favore delle battaglie per i diritti civili e alle filosofie che esprimevano il rifiuto radicale verso un certo stile di vita[7].

Al contempo, alcune popolazioni del blocco orientale si sollevarono per denunciare la mancanza di libertà e l'invadenza della burocrazia di partito, gravissimo problema sia dell'Unione Sovietica sia dei Paesi legati a essa. Le manifestazioni chiedevano più libertà di espressione e una maggiore considerazione delle opinioni e della volontà della popolazione sulle scelte politiche. La più alta delle manifestazioni di protesta fu la rivolta studentesca in Cecoslovacchia, che condusse alla svolta politica chiamata «Primavera di Praga»: questo movimento portò a un progetto riformatore che prevedeva l'allargamento della partecipazione politica dei cittadini e la ristrutturazione dell'economia, con la rinuncia del potere assoluto da parte dello Stato. L'avvento al potere di Leonid Il'ič Brežnev significò per la società sovietica la fine di ogni spinta riformatrice. L'URSS decise di soffocare con la forza il movimento di riforma.

L'occupazione della Facoltà di Sociologia a Trento del gennaio 1966, e la pubblicazione di un'inchiesta sulla sessualità nei giovani sul giornale studentesco La Zanzara a Milano nel febbraio dello stesso anno, furono gli eventi che segnarono l'inizio del Sessantotto italiano. Di particolare rilevanza per il costume italiano fu la "questione femminile" con la fondazione nel 1969 del Fronte Italiano di Liberazione Femminile (FILF) e il Movimento per la Liberazione della Donna (MLD).

Movimento del 1977[modifica | modifica wikitesto]

Corteo di femministe nel 1977

Il Movimento del '77 è stato un movimento politico spontaneo extra-parlamentare nato in Italia nel 1977 come sviluppo e trasformazione dei movimenti giovanili e operai ancora esistenti nel paese dopo il Sessantotto. Nato principalmente nell'area dei gruppi della sinistra extraparlamentare, diversamente dai precedenti movimenti studenteschi, non solo contestava il sistema dominante dei partiti e dei sindacati, ma metteva in discussione la tipologia delle organizzazioni che gli stessi studenti si erano dati fino ad allora, e portando avanti anche alcune tematiche fino ad allora inedite[8].

Rappresentazione nei media[modifica | modifica wikitesto]

Katharine Hepburn e Spencer Tracy in una scena del film "Indovina chi viene a cena"

Uno dei canali per rappresentare il conflitto generazionale fra i baby boomer e le generazioni precedenti (e successive) furono ovviamente i film. Uno dei più rilevanti per la tematica di "rottura" fu il film americano Indovina chi viene a cena? del 1967, in cui si trattava dell'abolizione del divieto al matrimonio interrazziale. I genitori, membri della Greatest Generation, vengono messi di fronte alla possibilità che la loro figlia sposi un uomo di colore. In particolare il film mostra una scena in cui un giovane lattaio bianco va a prendere la figlia della domestica nera e i due vanno a ballare, ostentando indifferenza verso i pregiudizi di quegli anni, che li avrebbero voluti separati.

Un altro canale sono state le serie televisive, in particolare le serie tv americane.

Parte del cast della serie "Arcibaldo" (1973)

Negli anni Settanta la sitcom "Arcibaldo" aprì la strada alla raffigurazione televisiva di temi precedentemente considerati non idonei per le commedie televisive, come il razzismo, il sesso, l'omosessualità, il ruolo delle donne, lo stupro, l'aborto, il cancro, la guerra del Vietnam, la menopausa e l'impotenza. Il protagonista Arcibaldo Bunker, che dà il nome alla serie, è un membro della Generazione silenziosa ed è rappresentato come bigotto, razzista, pieno di pregiudizi nei confronti di tutti coloro che non sono simili a lui. Passa il tempo a discutere con la figlia e il genero - immigrato di origine polacca - che sono invece progressisti e femministi. La moglie di Arcibaldo ha come migliore amica Louise Jefferson, una vicina di casa nera. Invece i rispettivi mariti, Arcibaldo e George Jefferson, si odiano cordialmente essendo praticamente identici. La serie "Arcibaldo" avrà come spin-off I Jefferson, sitcom dedicata ai vicini di casa e proporrà in tv per la prima volta un matrimonio interrazziale al pubblico americano (i matrimoni interrazziali furono illegali negli Stati Uniti fino al 1967).

Un'immagine della serie "Casa Keaton" trasmessa su Canale 5

Negli anni Ottanta la sitcom "Casa Keaton" rappresenta invece la situazione inversa: i genitori, Steven e Elyse Keaton, appartengono alla generazione hippy mentre i figli appartengono alla Generazione X e sono completamente a loro agio nel consumismo di quel decennio. In particolare il primogenito Alex Keaton (Michael J. Fox) è un futuro yuppie ed è rappresentato come un conservatore grande fan di Ronald Reagan.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) The baby boom (article), su Khan Academy. URL consultato il 16 maggio 2020.
  2. ^ Cosa vuol dire “Ok, boomer”, per chi se lo è chiesto, su ilpost.it. URL consultato il 7 giugno 2020.
  3. ^ (EN) Baby Boomer, in investopedia.com.
  4. ^ La crescita perduta: passato, presente e futuro della popolazione italiana.
  5. ^ James Ridgeway, Woodstock and the New York Times, MotherJones, Aug 2009
  6. ^ Vi si riferisce la canzone beat italiana Biciclette bianche, del 1965, scritta da Francesco Guccini ma firmata da Franco Monaldi (musica) e Gino Ingrosso (testo), interpretata da Caterina Caselli
  7. ^ Sergio Zavoli, La notte della Repubblica, Roma, Nuova Eri, 1992.
  8. ^ Per una ricerca sul movimento del Settantasette, in vag61.info. URL consultato il 2 maggio 2007.

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