Arte di strada

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando Questa voce tratta le forme di espressione artistiche; se stai cercando la voce sulle esibizioni in strada, vedi Artista di strada.
Arte adesiva a Berlino
Arte urbana a Melbourne

Arte di strada o arte urbana (in inglese "street art") è riferito a quelle forme di arte che si manifestano in luoghi pubblici, spesso illegalmente (senza esplicito permesso), nelle tecniche più disparate: bombolette spray, adesivi artistici, arte normografica, proiezioni video, sculture ecc. La sostanziale differenza tra l'arte di strada e i graffiti si riscontra nella tecnica non per forza vincolata all'uso di vernice spray e al soggetto non obbligatoriamente legato allo studio della lettera, mentre il punto di incontro che spesso fa omologare le due discipline rimane il luogo e alle volte alcune modalità di esecuzione, oltre all'origine mediatica della terminologia (originariamente nota come graffitismo o writing). L'arte urbana non è da confondere con i graffiti perché, questi ultimi, sono da considerarsi una categoria a sè stante o sorta di sotto categoria visulamente e concettualmente differente, facente capo alla cultura hip hop.

Il termine inglese "street art" e il suo omologo italiano "arte urbana" rimangono tuttavia piuttosto vaghi e discussi, specie all'interno dell'arte stessa. Il termine ha varie accezioni, sia inclusive che esclusive e non è chiaro il confine dell'arte urbana stessa (quando per esempio questa "migra" su tela). Uno dei pionieri di quest'arte, l'americano John Fekner, descrive la street art come "tutto quello che sta in strada che non siano graffiti".

Ogni artista che pratica l'arte di strada ha le proprie motivazioni personali, che possono essere molto varie. Alcuni la praticano come forma di critica o come tentativo di denunciare la proprietà privata, rivendicando le strade e le piazze; molto frequentemente, nell'arte di strada, si fa una contestazione contro la società o contro la politica. Altri più semplicemente vedono le città come un posto in cui poter esporre liberamente. L'arte di strada offre infatti la possibilità di avere un pubblico potenzialmente vastissimo, spesso molto maggiore di quello di una tradizionale galleria d'arte.

Storia dell'arte di strada[modifica | modifica wikitesto]

Bologna, murales sotto i portici via Zamboni

Varie forme d'arte non autorizzate hanno da sempre caratterizzato i muri e gli spazi pubblici delle città, ma da circa tre decenni questi segni espressivi sono notevolmente aumentati di numero, dando vita a qualcosa di effettivamente nuovo, anche mediaticamente. Questo fenomeno socio-culturale ha ormai guadagnato, tramite le sue influenze sulle arti visive e sulla pubblicità, una rilevanza unica sul panorama della creatività contemporanea.

Intorno al 2000, tra Francia, Inghilterra, Spagna, Germania e Italia, si assiste a qualcosa di differente per le strade; numerosi creativi (artisti, fotografi, poeti, graffitari) abbandonano l'etnocentricità del movimento del graffitismo e, proponendo lavori su manifesti, con stencil o vernice traducono la loro esigenza d'espressione in una tensione costante verso la comunicazione di massa e la partecipazione del pubblico al senso dei propri interventi.

Milano, street art con i ritratti dei Beatles

Banksy, attivo già a Londra nei primi anni del 2000, ha estrapolato e diffuso più di chiunque il concetto di arte in luogo urbano: stencil a spray immediatamente traducibili e trasversali rispetto alla società che comunicano tematiche sociali quali la necessità di libertà d'espressione, il pacifismo, la brutalità della repressione poliziesca, la conformità della morale a regole di sola facciata, l'antiproibizionismo e il rispetto della libertà sessuale e di coscienza.

Questo tipo di arte ha evidenti legami con la pop art, il graffitismo e la subcultura punk, ponendosi però in un nuovo panorama a cavallo tra comunità sociale e mondo dell'arte, verso chi più propriamente artista propone i suoi lavori o chi, diversamente, utilizza la strada come luogo ribalta e vettore comunicativo.

L'arte urbana italiana ha raggiunto una notorietà europea dai primi anni duemila, con l'emersione di tre scuole riconducibili a Milano, Bologna e Roma[1]. L'ascesa di Torino tra le città italiane più attive è di poco successiva.

Tra i primi milanesi protagonisti di tale movimento, intesi per la loro rilevanza sul pubblico ampio e non necessariamente addetto ai lavori, sono l'artista pop Bros, il poeta di strada Ivan Tresoldi[2], Ozmo (i suoi primi interventi a livello nazionale risalgono al 1999), Pao ed i suoi panettoni a pinguino[3], l'illustrarocker Tvboy[4]. Della scuola bolognese, nonché particolarmente indicativi rispetto alle esperienze stilistiche e pratiche sopracitate, sono Blu, artista di strada e videoautore ormai di fama mondiale, Ericailcane, il cui immaginario che ibrida uomo e animale l'ha portato ad essere anch'esso uno dei più noti artisti di strada italiani nel mondo ed Eron, attivo dagli anni novanta tra Rimini e Bologna. Verso la fine degli anni 2000, il movimento ha preso strade diverse e si è ormai in parte istituzionalizzato nella relazione con le municipalità in collaborazione con le quali spesso coopera, con musei, gallerie e grandi corporations[5].

Manu Invisible - Piazza Schiavone, Milano

Non sono mancate sentenze e capitoli giudiziari a favore dell'arte di strada: nel 2016 Manu Invisible viene assolto in primo e secondo grado e in seguito dalla Corte di cassazione per mancanza di reato, segnando un precedente in Italia riguardo al riconoscimento artistico della street art in ambito istituzionale.

Festival e mostre[modifica | modifica wikitesto]

Sten Lex - Biblioteca del Pilastro, Bologna, Cheap Festival 2013

Dagli anni 2000 vi è stato un continuo crescendo di mostre ed eventi tematici, occasioni per gli artisti e il pubblico di venire facilemente in contatto anche in luoghi istituzionali. Una mostra sicuramente emblematica fu "Street Art Sweet Art" al PAC di Milano, 2007. In quegli anni prese piede anche uno tra i festivali italiani più conosciuti all'estero, il Fame di Grottaglie.

Dal 2012 a Bologna si svolge il festival Frontier, un progetto che prevede la realizzazione di murales di grande formato su muri concessi dai proprietari o dal Comune, che ha visto nel corso degli anni la partecipazione di importanti street artist internazionali.[6]

Nel 2013 è nato, sempre a Bologna, un festival dedicato interamente alla Poster Art, l'arte di strada su supporto cartaceo, di cui il più noto esponente è Shepard Fairey meglio conosciuto come Obey, il Cheap Festival. Oltre ad ospitare artisti noti nel panorama della street poster art, il Cheap Festival propone ogni anno una Open Call for Artist per raccogliere lavori da ogni parte del mondo, che vengono selezionati e affissi sulle bacheche comunali dismesse disseminate in tutto il centro storico della città, riutilizzando spazi urbani abbandonati ma sotto gli occhi di tutti per dare spazio a nuovi artisti emergenti.[7]

Nel 2014 l'arte di strada italiana è stata tema di una mostra allestita presso l'Italian Cultural Institute di New York. La mostra ha presentato il lavoro e il percorso creativo autoriale e personale di una generazione di artisti caratterizzati da una forte presenza urbana e dal tentativo di stabilire un dialogo tra avanguardie artistiche: Agostino Iacurci, Aris, BR1, Cyop&Kaf, Dem, Eron, Hitnes, Sten & Lex, Ufo5, 2501.[8]

Tipi di arte di strada[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alessandro Riva, Street Art Sweet Art, 2007, Skira
  2. ^ Jacopo Perfetti, Vittorio Sgarbi, testi critici di corredo a Bros20e20, Skira, 2007 + Filippo Penati, Jacopo Perfetti, Daniela Benelli, testi critici di corredo a ivan PoesiaViva, Skira, 2009
  3. ^ testi critici Mondo Tondo, Skira, 2010
  4. ^ TvBoy Mash Up, Skira, 2010
  5. ^ Alessandro Riva, Street Art Sweet Art, Skira 2007 + cit. Gianluca Marziani, Scala Mercalli, Drago, 2008
  6. ^ http://www.darsmagazine.it/frontier-la-street-art-a-bologna/#.VuQ6RRhEBBU
  7. ^ http://www.italiaartmagazine.it/fuck-cheap-tre-anni-di-carta-e-colla-festival-di-street-art-a-bologna/
  8. ^ http://www.iicnewyork.esteri.it/IIC_NewYork/webform/SchedaEvento.aspx?id=762&citta=NewYork

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Do the right wall-Fai il muro giusto, Naldi Fabiola; Lollini Fabrizio; Caliri Gaspare, editore Mambo.
  • "http://www.postmediabooks.it/AP/Bmilano.htm" Ozmo & Abbominevole: Milano una guida alternativa, Postmedia Books, 2005"
  • Street artists, Paperback, 2009
  • Street Art Sweet Art, Skira, 2007
  • Street Art Village, Skira, 2008
  • Banksy, Wall and Piece, Random House, 2007
  • Blu 2004-2007, Studiocromie, 2008
  • I graffiti del Leoncavallo, Skira, 2007
  • Banksy, Il terrorista dell'arte, di Sabina de Gregori, Castelvecchi, 2010
  • "Shepard Fairey in arte Obey. La vita e le opere del re della Poster Art", di Sabina de Gregori, Castelvecchi, 2011
  • Bros 20e20, Skira, 2007
  • Ivan, Poesia Viva, Skira, 2009
  • La nuova Configurazione Italiana, Silvana Editore, 2007
  • Mondo Tondo, Skira, 2010
  • Mash Up, Skira, 2010
  • Carlo McCormick, Marc & Sara Schiller, Ethel Seno, Trespass. A History of Uncommissioned Urban Art, Taschen, New York 2010
  • Street Art, Duccio Dogheria, fascicolo allegato ad "Art e dossier", novembre 2014
  • Street Art. Storia e controstoria, tecniche e protagonisti, Duccio Dogheria; ;  Giunti, 2015
  • La Street Art è illegale?", Roberto Colantonio; ;  Iemme Edizioni, 2017

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]