Banksy

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Banksy (Bristol, 1974) è un artista e writer inglese, considerato uno dei maggiori esponenti della street art, la cui vera identità rimane ancora sconosciuta.

Le sue opere sono spesso a sfondo satirico e riguardano argomenti come la politica, la cultura e l'etica.

Sono note anche le sue attività di attivista, politico e regista.[1] La street art di Banksy è di natura satirica e sovversiva. Le sue opere combinano un umorismo oscuro con graffiti eseguiti con la tecnica dello stencil. I suoi murales di critica politica e sociale sono apparsi su strade, mura e ponti di città in tutto il mondo.[2] Il lavoro di Banksy è nato nella scena underground di Bristol, che ha visto collaborare artisti e musicisti.[3] Banksy afferma di essersi ispirato a 3D, un artista di graffiti che in seguito divenne membro fondatore del gruppo musicale inglese Massive Attack.[4] Banksy mostra la propria arte su superfici pubblicamente visibili. Non vende fotografie o riproduzioni dei suoi graffiti di strada, ma è noto che i banditori d'aste cercano di vendere la sua arte di strada sul posto e lasciano il problema della sua rimozione nelle mani dell'offerente vincitore.[5]

Attività artistica[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica[modifica | modifica wikitesto]

No Ball Games
Sweeper
Falling Shopper

Banksy è considerato uno dei maggiori esponenti della street art (anche nota come post-graffiti e guerrilla art). L'arte di Banksy, infatti, trova espressione nella dimensione stradale e pubblica dello spazio urbano, realizzando pezzi che documentano la povertà della condizione umana. Le sue opere con un taglio ironico e satirico trattano tematiche quali le assurdità della società occidentale, la manipolazione mediatica, l'omologazione, le atrocità della guerra, l'inquinamento, lo sfruttamento minorile, la brutalità della repressione poliziesca e il maltrattamento degli animali. Per veicolare questo messaggio viene fatto ricorso a un'ampia gamma di soggetti, quali scimmie, topi (celebri ormai i suoi rats), poliziotti, ma anche bambini, gatti e membri della famiglia reale.

Manipolando abilmente i codici comunicativi della cultura di massa, Banksy traspone questi temi atroci in opere piacevoli e brillanti, in grado di sensibilizzare i destinatari sulle problematiche proposte e di trasformare il tessuto urbanistico delle città occidentali in luogo di riflessione. In tal senso, gli stencil di Banksy sono permeati di un'estetica diretta e intelligibile «come quella di un manifesto pubblicitario» che li sottrae alla marginalità e li restituisce alla fruizione di chiunque; la forte incidenza sociale del suo stile, infatti, rende le sue opere leggibili anche da bambini, come riportato dallo scrittore Paul Goghi in un aneddoto:[6]

(EN)

«The Banksy work at the bottom of Park Street is a source of fascination for my five year old son and we pass it on the way to school and on the way back. He has multiple questions mainly starting with the word 'why...?' [...] My observation is that public art has the opportunity to provoke a reaction in all of us, regardless of age»

(IT)

«L'opera di Banksy in fondo a Park Street affascina molto mio figlio di cinque anni e ci passiamo davanti quando andiamo a scuola e al ritorno. Ha tante domande, soprattutto che iniziano con la parola 'perché...?' [...] La mia opinione è che l'arte di strada ha la capacità di suscitare una reazione in tutti noi, indipendentemente dall'età»

Altra originalità dello stile di Banksy, inoltre, è la sua capacità di giocare sull'esito non scontato dei presupposti narrativi: la linearità delle sue figure, infatti, è sovvertita dalla presenza di elementi di dissonanza, che non invalidano la comprensibilità del messaggio, bensì ne rinforzano il sapore sarcastico e sovversivo. A titolo di esempio, nel murale No Ball Games sono raffigurati due bambini mentre si lanciano un cartello che vieta loro di giocare con la palla, ma che paradossalmente qui assume il valore della palla; è giocando con le contraddizioni impreviste e imprevedibili che si palesa l'ironia di Banksy, e che l'opera si carica di forti connotazioni artistiche.[7]

Intervento in Cisgiordania[modifica | modifica wikitesto]

Pezzo di Banksy sulla barriera di separazione israeliana
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Barriera di separazione israeliana.

La Cisgiordania e lo stato d'Israele sono separati da un muro di 70 km e di 670 km di recinzione con ferro spinato, costruito come misura cautelare contro il proliferare di attentati nel territorio nazionale. Questa struttura, come sancito nel 2004 dalla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia, è contraria al diritto internazionale, e ciò ha spinto Banksy a intervenire fisicamente sul muro.[8]

Vi sono un totale di nove opere di Banksy lungo il perimetro della struttura. I soggetti effigiati sono per la maggiore bambini che non vogliono soggiacere alla barriera, e che tentano di aggirarla in volo aggrappati a dei palloncini, o di forarla con paletta e secchiello; se ciò non è possibile, si limitano a guardare i paradisi terrestri presenti al di là del muro attraverso degli squarci resi magistralmente con la tecnica del trompe l'oeil.[8]

(EN)

«Old man: You paint the wall, you make it looks beautiful.
Banksy: Thanks
Old man: We don’t want it to be beautiful, we hate this wall, go home»

(IT)

«Anziano: Dipingi il muro, lo fai sembrare bello.
Banksy: Grazie
Anziano: Non vogliamo che sia bello, odiamo questo muro, vattene.»

Incursioni nei musei[modifica | modifica wikitesto]

Insofferente ai sistemi di diffusione e di produzione usuali, Banksy è un fiero detrattore della mercificazione dell'arte e del feticismo collezionistico:

(EN)

«The Art we look at is made by only a select few. A small group create, promote, purchase, exhibit and decide the success of Art. Only a few hundred people in the world have any real say. When you go to an Art gallery you are simply a tourist looking at the trophy cabinet of a few millionaires»

(IT)

«L'arte che guardiamo è fatta da solo pochi eletti. Un piccolo gruppo crea, promuove, acquista, mostra e decide il successo dell'Arte. Solo poche centinaia di persone nel mondo hanno realmente voce in capitolo. Quando vai in una galleria d'arte sei semplicemente un turista che guarda la bacheca dei trofei di un ristretto numero di milionari»

(Banksy[9])
Show me the Monet

In segno di protesta, quindi, Banksy spesso si reca nelle gallerie d'arte più blasonate e ivi appende clandestinamente opere realizzate in perfetto «stile» ma con particolari assolutamente anacronistici.[10] In questo filone si inscrivono:

  • Show me the Monet, dove un paesaggio tipico del maestro francese è invaso da due carrelli della spesa e un cono stradale;
  • Ritratto, dove un gentiluomo settecentesco lascia sullo sfondo delle scritte spray contro gli orrori dei conflitti bellici (installato nel Brooklyn Museum e rimosso dopo otto giorni);
  • Madama con maschera antigas, dove una donna dell'Ottocento ha il volto coperto con una maschera antigas (installato nel Metropolitan Museum of Art e rimosso dopo due ore);
  • Arte murale, disegnato su un frammento pietroso alla maniera degli uomini primitivi, ma effigiante un uomo che traina un carrello della spesa (installato nel British Museum, scoperto dopo otto giorni e infine acquistato[senza fonte] da quest'ultimo);
  • Tesco Value Tomato Soup, dove è raffigurata alla maniera warholiana una lattina di zuppa di pomodoro dei supermercati Tesco (installato negli ascensori del Museum of Modern Art).

L'estate veneziana[modifica | modifica wikitesto]

Naufrago Bambino - Banksy
L'opera di Banksy a Venezia, ritratta durante un suggestivo picco di alta marea nel novembre 2019.

Banksy decide di colpire a Venezia nel momento migliore per amplificare al massimo la cassa di risonanza dei suoi interventi: l’inaugurazione della 58ª Biennale Internazionale d’Arte. La notte dell'8 Maggio 2019 sceglie di gridare al mondo intero il suo messaggio a sostegno dei migranti che vengono bloccati in mare da una politica di chiusura dei porti molto discussa dal governo in carica in Italia in quei mesi così come in Europa e nel mondo intero, rappresentando un Naufrago Bambino che, con i piedi che ancora sfiorano l’acqua, indossa un giubbotto di salvataggio e alza verso il cielo un razzo segnaletico che emana un fumo denso e rosa, colore della speranza. Lo realizza su un muro scrostato che si affaccia sul Rio di San Pantalon - RioNovo - il canale che costeggiando la sede di Ca’ Foscari (l’Università cittadina) sfocia in Canal Grande. L’edificio è a due passi da Campo Santa Margherita, è privato e disabitato da tempo e non è di rilievo storico-artistico: Banksy dimostra di avere rispetto dei Beni Culturali e non deturpa nulla di irrecuperabile, anzi, lo carica di interesse e rende meta dei tour guidati. La Sovrintendenza, come atto dovuto, ha subito presentato una denuncia penale a carico di ignoti per violazione del decreto 42/2004 che impone la richiesta di autorizzazione a intervenire con decorazioni pittoriche sulle pareti dei palazzi vincolati (e Venezia è vincolata per intero!) ma ha anche evidenziato che il Naufrago Bambino è indiscutibilmente un’opera d’arte e perciò va conservato per garantirne la fruizione nel luogo scelto dall’artista e nel caso in cui il muro dovesse essere ricostruito, il proprietario dell’immobile sarà tenuto a staccarlo per conservarlo. Banksy rispetta Venezia e lo dimostra realizzando anche una performance in evidente sostegno dei comitati che chiedono la fine del passaggio delle Grandi Navi nel bacino di San Marco e il Canale della Giudecca e lo intitola Venice in Oil. In Oil, perché quelli sono i colori usati per rappresentare Venezia, In Oil perché le grandi navi inquinano, Oil come il peggior modo di arricchirsi. Si finge un pittore ambulante e sul suo cavalletto espone nove tele ad olio che rappresentano in stile Settecentesco una nave da crociera che con le sue gigantesche e mostruose dimensioni blocca la vista dei monumenti della fragile città. Chiaramente ispirate ai dipinti del Canaletto sono incorniciate da legno dorato in stile barocco. Il venditore, in impermeabile lungo e con un gran cappello che gli copre il viso, tenta di esporre in tre diverse zone della città, puntualmente allontanato dai Vigili Urbani perché sprovvisto di licenza e perché pare non essere un ospite gradito della Biennale. Il 22 Maggio 2019, pubblicherà il video del suo intervento sul suo profilo Instagram con questa didascalia: Settin out my stall at the Venice Biennale. Despite being the largest and most prestigious art event in the world, for some reason I’ve never been invited. Espone in Piazza San Marco, sotto i portici delle Prigioni del palazzo Ducale e in Via Garibaldi, vicinissimo alle due sedi in cui si sta svolgendo la vernice della kermesse internazionale.

Si viene a sapere che sono tre le persone coinvolte nella performance, parlano in inglese, due sulla trentina e uno sui cinquanta. Si muovono in barca, si muovono in fretta e sono organizzati al dettaglio, sanno esattamente dove colpire, hanno costruito tutto su misura, uno filma, uno intrattiene gli altri ambulanti che sul posto non vogliono lasciare loro lo spazio di esporre e il terzo interpreta il ruolo del pittore. In linea con il mistero voluto sulla sua identità, non è dato sapere se l’artista fosse presente durante le riprese, il pittore in Piazza San Marco e alle Prigioni, a detta dei vigili urbani intervenuti, parlava in francese ed era sui 40/50 anni, mentre quello di Via Garibaldi sembrerebbe essere un pensionato ottantenne veneziano (noto attore) che però intervistato nega ma in modo confuso mantenendosi sul vago. L’attore si chiama Ivo Papadia, ha 81 anni ed è apparso in diversi film girati a Venezia. Lui nega: «Non sono io. Magari Banksy mi avesse chiesto una mano... Lui è un genio assoluto». Inutile insistere. «È tutto il giorno che mi chiedono se sono il complice. Guardando la foto pubblicata dal Corriere del Veneto ammetto che quel tizio mi somiglia, anche se forse è più giovane». Sarà. Anche se a un certo punto il prof Papadia sembra tradirsi: «Comunque, è una foto di profilo e non mi si vede bene». Ecco, lo vede che era lei... «Macché, m’è solo scappato un “mi” di troppo. Voi giornalisti, con tutte queste domande, mi confondete...». Molto probabilmente è stato convinto al silenzio da un buon compenso così come i pittori della Riva Schiavoni che sono stati risarciti dallo staff di Banksy del mancato incasso per quei pochi minuti che sono stati necessari per inscenare la performance.

Identità[modifica | modifica wikitesto]

«Fa tutto questo e resta anonimo. Penso che questo sia fantastico. Nei nostri giorni tutti tentano di essere famosi. Ma lui ha l'anonimato»
Brad Pitt[11]

Il nome e l'identità di Banksy continuano a rimanere sconosciuti. Secondo uno studio condotto dal Mail on Sunday nel 2008, tuttavia, l'elusivo artista britannico sarebbe Robin Gunningham, già studente della Bristol Cathedral Choir School;[12] i risultati di quest'inchiesta sono stati confermati dagli studiosi della Queen Mary University di Londra che, servendosi del cosiddetto «profilo geografico criminale», mutuato dalle tecnologie usate dalla polizia per ricercare i criminali, hanno fatto corrispondere l'identità di Banksy a Gunningham.[13]

Alcuni, anche dopo un accenno fatto involontariamente durante un'intervista dal musicista britannico Goldie, ritengono che Banksy sia in realtà il musicista (e graffitista) Robert Del Naja dei Massive Attack.[14]

Ciò malgrado, sulla reale identità di Banksy continuano i confronti e i dibattiti, e nessuno sa ancora con certezza chi si nasconda dietro quel nome; è stato speculato anche che Banksy in realtà si tratti di una donna, o di un collettivo di sei artisti riuniti sotto lo stesso nome.[15]

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Per realizzare quest'opera Banksy ha fatto ricorso alla tecnica dello stencil (nell'immagine, la Madonna con la pistola in piazza Gerolomini, a Napoli)
(EN)

«A wall is a very big weapon. It's one of the nastiest things you can hit someone with»

(IT)

«Un muro è una grande arma. È una delle cose peggiori con cui colpire qualcuno»

(Banksy)

Il nome di Banksy è indissolubilmente legato alla tecnica utilizzata per i suoi murales, lo stencil, del quale è uno dei principali interpreti contemporanei. Si tratta di un genere già da tempo conosciuto e apprezzato dagli artisti associati alla sfera della street art, quali Blek le rat, Tristan Manco ed El Chivo: fu Banksy, tuttavia, il primo ad usare la stencil art con tale frequenza e creatività tanto da diventarne il punto di riferimento, e da fare raggiungere alla tecnica grande popolarità globale.[16]

L'adozione della tecnica dello stencil si rese necessaria per Banksy per via della sua lentezza nella realizzazione dei murales, attività che richiede grande rapidità per scongiurare l'intervento della polizia;[17] fu proprio nello stencil che Banksy individuò la soluzione a queste problematiche. Questa tecnica, infatti, si avvale di una «maschera in negativo dell'immagine che si vuole creare [ricavata] su un supporto rigido» (Treccani); il writer poi non deve fare altro che poggiare la sagoma sulla superficie muraria che si è scelto di dipingere e spruzzare il colore negli spazi vuoti. In questo modo si concilia la rapidità di esecuzione stradale (Banksy, per dipingere un'opera, impiega solo quindici minuti, trascorrendo la maggior parte del tempo in studio a ritagliare la mascherina normografica)[17] con una grande meticolosità e con l'eventualità di serializzare l'opera, che può essere riprodotta in modo identico tante volte quante si vuole.[16]

Banksy si è espresso in questo modo sulla propria tecnica pittorica:

(EN)

«I use whatever it takes. Sometimes that just means drawing a moustache on a girl’s face on some billboard, sometimes that means sweating for days over an intricate drawing. Efficiency is the key»

(IT)

«Io uso quello che serve. A volte questo significa solo disegnare un paio di baffi sul volto di una ragazza su qualche cartellone, talvolta invece significa sudare per giorni su un disegno intricato. Il fattore più importante è l'efficienza»

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito vengono riportate le maggiori opere di Banksy:

  • Art Buff
  • Ballerina with Action Man Parts
  • Balloon Girl
  • Better Out Than In
  • Bomb Hugger
  • Bombing Middle England
  • Cardinal Sin
  • Crayon Boy
  • Devolved Parliament
  • The Drinker
  • Exit Through the Gift Shop
  • Forgive Us Our Trespassing
  • Flower thrower
  • Fragile Silence
  • Glory
  • Gorilla in a Pink Mask
  • Keep OU...
  • Il naufrago bambino
  • Love is in the Bin
  • Madonna con la pistola
  • One Nation Under CCTV
  • Parachuting Rat
  • Pulp Fiction
  • Self Portrait
  • Slave Labour
  • Sniper
  • The Mild Mild West
  • The Son of a Migrant from Syria
  • Space Girl and Bird
  • Spy Booth
  • Think Tank
  • Season's greetings

Nel Maggio 2019 smentisce ufficialmente di aver realizzato l'opera chiamata "Panda with guns", precedentemente attribuitagli dalla critica.

Libri[modifica | modifica wikitesto]

Banksy ha pubblicato diversi libri che contengono fotografie delle sue opere accompagnate da alcune annotazioni:

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Banksy ha creato un film documentario, Exit Through the Gift Shop, definito "il primo disastro del mondo dell'arte di strada", che ha fatto il suo debutto al Sundance Film Festival del 2010[18] Il film è uscito nel Regno Unito il 5 marzo 2010. Nel gennaio 2011 è stato candidato all'Oscar per il miglior documentario per il film. Nel 2014 è stato premiato come Person of the Year ai Webby Awards 2014.[19][20]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Holzwarth, Hans W. (2009). 100 Contemporary Artists A-Z (Taschen's 25th anniversary special ed.). Köln: Taschen. p. 40..
  2. ^ "The Banksy Paradox: 7 Sides to the World's Most Infamous Street Artist, 19 July 2007, su weburbanist.com.
  3. ^ Baker, Lindsay (28 March 2008). "Banksy: off the wall – Telegraph". The Daily Telegraph. London: Telegraph Media Group., su telegraph.co.uk.
  4. ^ "Frequently Asked Questions", su banksy.co.uk (archiviato dall'url originale il 3 gennaio 2012).
  5. ^ "Banksy fans fail to bite at street art auction". meeja.com.au. 30 September 2008., su meeja.com.au (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2008).
  6. ^ Cruciata, p. 57.
  7. ^ Saracino, p. 11.
  8. ^ a b Michele Martini, Banksy in Cisgiordania: graffiti sul limite (PDF), Associazione Italiana Studi Semiotici. URL consultato il 30 luglio 2016.
  9. ^ Martin Kornberger, Brand Society: How Brands Transform Management and Lifestyle, Cambridge University Press, 2010, p. 241, ISBN 0-521-89826-9.
  10. ^ (ITEN) Cecilia Cecchini, Banksy: Urban Guerrilla Art, su academia.edu, pp. 80-84. URL consultato il 30 luglio 2016.
  11. ^ Paul Vallely, Banksy: The joker, The Indipendent, 23 settembre 2006. URL consultato il 30 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2008).
  12. ^ (EN) Andrew Anthony, Banksy: the artist who's driven to the wall, The Guardian, 20 aprile 2014. URL consultato il 30 luglio 2016.
  13. ^ Michelle V. Hauge, Mark D. Stevenson, D. Kim Rossmo e Steven Le Comber, Tagging Banksy: using geographic profiling to investigate a modern art mystery, in Journal of Spatial Science, 3 marzo 2016, DOI:10.1080/14498596.2016.1138246.
  14. ^ Un dj ha svelato l'identità di Banksy. Forse, Agi, 24 giugno 2017. URL consultato il 26 giugno 2017.
  15. ^ Kriston Capps, Why Banksy is (Probably) a Woman, su Citylab, The Atlantic, 4 novembre 2014. URL consultato il 9 novembre 2014.
  16. ^ a b stencil art, su Enciclopedie on line, Treccani. URL consultato il 30 luglio 2016.
  17. ^ a b Gilardino, p. 41.
  18. ^ Banksy film to debut at Sundance, su news.bbc.co.uk.
  19. ^ Webby Person of the Year, su webbyawards.com.
  20. ^ Banksy's Exit Through the Gift Shop up for Oscar award, su news.bbc.co.uk (archiviato dall'url originale il 21 aprile 2017).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Karin Cruciata, L'arte di Banksy: una critica al "sistema" contemporaneo, 2014, ISBN 605-03-0544-7.
  • Will Ellsworth-Jones, L'uomo oltre il muro, L'Ippocampo, 2014.
  • Letizia Francesca Gilardino, Banksy: un comunicatore sociale, Università degli studi di Torino, 2010.
  • Claudio Saracino, La semiotica nell'arte contemporanea. Banksy, Università per Stranieri di Siena.
  • Marco Horak, Follie e paradossi del mercato dell'arte: i casi Banksy e Belamy, in "Panorama Musei", anno XXIV, n.1, aprile 2019.

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