Banksy

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Tag dell'artista

Banksy (Bristol, ...) è un artista e writer inglese. È uno dei maggiori esponenti della street art. Il vero nome dell'artista non è noto. Si sa tuttavia con certezza che è cresciuto a Bristol. Le sue opere sono spesso a sfondo satirico e riguardano argomenti come la politica, la cultura e l'etica.

Attività artistica[modifica | modifica wikitesto]

No Ball Games
Sweeper
Falling Shopper

Panoramica[modifica | modifica wikitesto]

Banksy è considerato uno dei maggiori esponenti della street art (anche nota come post-graffiti e guerrilla art). L'arte di Banksy, infatti, trova espressione nella dimensione stradale e pubblica dello spazio urbano, realizzando pezzi che documentano la povertà della condizione umana. Le sue opere con un taglio ironico e satirico trattano tematiche quali le assurdità della società occidentale, la manipolazione mediatica, l'omologazione, le atrocità della guerra, l'inquinamento, lo sfruttamento minorile, la brutalità della repressione poliziesca e il maltrattamento degli animali. Per veicolare questo messaggio, viene fatto ricorso a un'ampia gamma di soggetti, quali scimmie, topi (celebri ormai i suoi rats), poliziotti, ma anche bambini, gatti e membri della famiglia reale.

Manipolando abilmente i codici comunicativi della cultura di massa, Banksy traspone questi temi atroci in opere piacevoli e brillanti, in grado di sensibilizzare i destinatari sulle problematiche proposte e di trasformare il tessuto urbanistico delle città occidentali in luogo di riflessione. In tal senso, gli stencil di Banksy sono permeati di un un'estetica diretta e intelligibile «come quella di un manifesto pubblicitario» che li sottrae alla marginalità e li restituisce alla fruizione di chiunque; la forte incidenza sociale del suo stile, infatti, rende le sue opere leggibili anche da bambini, come riportato dallo scrittore Paul Goghi in un aneddoto:[1]

(EN)

« The Banksy work at the bottom of Park Street is a source of fascination for my five year old son and we pass it on the way to school and on the way back. He has multiple questions mainly starting with the word 'why...?' [...] My observation is that public art has the opportunity to provoke a reaction in all of us, regardless of age »

(IT)

« L'opera di Banksy in fondo a Park Street affascina molto mio figlio di cinque anni e ci passiamo davanti quando andiamo a scuola e al ritorno. Ha tante domande, soprattutto che iniziano con la parola 'perché...?' [...] La mia opinione è che l'arte di strada ha la capacità di suscitare una reazione in tutti noi, indipendentemente dall'età »

Altra originalità dello stile di Banksy, inoltre, è la sua capacità di giocare sull'esito non scontato dei presupposti narrativi: la linearità delle sue figure, infatti, è sovvertita dalla presenza di elementi di dissonanza, che non invalidano la comprensibilità del messaggio, bensì ne rinforzano il sapore sarcastico e sovversivo. A titolo di esempio, nel murale No Ball Games sono raffigurati due bambini mentre si lanciano un cartello che vieta loro di giocare con la palla, ma che paradossalmente qui assume il valore della palla; è giocando con le contraddizioni impreviste e imprevedibili che si palesa l'ironia di Banksy, e che l'opera si carica di forti connotazioni artistiche.[2]

Intervento in Cisgiordania[modifica | modifica wikitesto]

Pezzo di Banksy sulla barriera di separazione israeliana
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Barriera di separazione israeliana.

La Cisgiordania e lo stato d'Israele sono separati da un muro di 730 km costruito come misura cautelare contro il proliferare di attentati nel territorio nazionale. Questa struttura, come sancito nel 2004 dall'Assemblea Generale dell'Aia, è contraria al diritto internazionale, e ciò ha spinto Banksy a intervenire fisicamente sul muro.[3]

Vi sono un totale di nove opere di Banksy lungo il perimetro della struttura. I soggetti effigiati sono per la maggiore bambini che non vogliono soggiacere alla barriera, e che tentano di aggirarla in volo aggrappati a dei palloncini, o di forarla con paletta e secchiello; se ciò non è possibile, si limitano a guardiare i paradisi terrestri presenti al di là del muro attraverso degli squarci resi magistralmente con la tecnica del trompe l'oeil.[3]

(EN)

« Old man: You paint the wall, you make it looks beautiful.
Banksy: Thanks
Old man: We don’t want it to be beautiful, we hate this wall, go home »

(IT)

« Anziano: Dipingi il muro, lo rendi bello
Bansky: Grazie
Anziano: Non vogliamo che sia bello, odiamo questo muro, vattene. »

Incursioni nei musei[modifica | modifica wikitesto]

Insofferente ai sistemi di diffusione e di produzione usuali, Banksy è un fiero detrattore della mercificazione dell'arte e del feticismo collezionistico:

(EN)

« The Art we look at is made by only a select few. A small group create, promote, purchase, exhibit and decide the success of Art. Only a few hundred people in the world have any real say. When you go to an Art gallery you are simply a tourist looking at the trophy cabinet of a few millionaires »

(IT)

« L'arte che guardiamo è fatta da solo pochi eletti. Un piccolo gruppo crea, promuove, acquista, mostra e decide il successo dell'Arte. Solo poche centinaia di persone nel mondo hanno realmente voce in capitolo. Quando vai in una galleria d'arte sei semplicemente un turista che guarda la bacheca dei trofei di un ristretto numero di milionari »

(Banksy[4])
Show me the Monet

In segno di protesta, quindi, Banksy spesso si reca nelle gallerie d'arte più blasonate e ivi appende clandestinamente opere realizzate in perfetto «stile» ma con particolari assolutamente anacronistici.[5] In questo filone si inscrivono:

  • Show me the Monet, dove un paesaggio tipico del maestro francese è invaso da due carrelli della spesa e un cono stradale;
  • Ritratto, dove un gentiluomo settecentesco lascia sullo sfondo delle scritte spray contro gli orrori dei conflitti bellici (installato nel Brooklyn Museum e rimosso dopo otto giorni);
  • Madama con maschera antigas, dove una donna dell'Ottocento ha il volto coperto una maschera antigas (installato nel Metropolitan Museum of Art e rimosso dopo due ore);
  • Arte murale, disegnato su un frammento pietroso alla maniera degli uomini primitivi, ma effigiante un uomo che traina un carrello della spesa (installato nel British Museum, scoperto dopo otto giorni e infine acquistato da quest'ultimo);
  • Tesco Value Tomato Soup, dove è raffigurata alla maniera warholiana una lattina di zuppa di pomodoro dei supermercati Tesco (installato negli ascensori del Museum of Modern Art).

Identità[modifica | modifica wikitesto]

«Fa tutto questo e resta anonimo. Penso che questo sia fantastico. Nei nostri giorni tutti tentano di essere famosi. Ma lui ha l'anonimato»
Brad Pitt[6]

Il nome e l'identità di Banksy continuano a rimanere sconosciuti. Secondo uno studio condotto dal Mail on Sunday nel 2008, tuttavia, l'elusivo artista britannico sarebbe Robin Gunningham, già studente della Bristol Cathedral Choir School;[7] i risultati di quest'inchiesta sono stati confermati dagli studiosi della Queen Mary University di Londra che, servendosi del cosiddetto «profilo geografico criminale», mutuato dalle tecnologie usate dalla polizia per ricercare i criminali, anche hanno fatto corrispondere l'identità di Banksy a Gunningham.[8]

Ciò malgrado, sulla reale identità di Banksy continuano i confronti e i dibattiti, e nessuno sa ancora con certezza chi si nasconda dietro quel nome; è stato speculato anche che Banksy in realtà si tratti di una donna, o di un collettivo di sette artisti riuniti sotto lo stesso nome.[9]

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Per realizzare quest'opera Banksy ha fatto ricorso alla tecnica dello stencil (nell'immagine, la Madonna con la pistola in piazza Girolamini, a Napoli)
(EN)

« A wall is a very big weapon. It's one of the nastiest things you can hit someone with »

(IT)

« Un muro è una grande arma. È una delle cose peggiori con cui colpire qualcuno »

(Banksy)

Il nome di Banksy è indissolubilmente legato alla tecnica utilizzata per i suoi murales, lo stencil, del quale è uno dei principali interpreti contemporanei. Si tratta di un genere già da tempo conosciuto e apprezzato dagli artisti associati alla sfera della street art, quali Blek le rat, Tristan Manco ed El Chivo: fu Banksy, tuttavia, il primo ad usare la stencil art con tale frequenza e creatività tanto da diventarne il punto di riferimento, e da fare raggiungere alla tecnica grande popolarità globale.[10]

L'adozione della tecnica dello stencil si rese necessaria per Banksy per via della sua lentezza nella realizzazione dei murales, attività che richiede grande rapidità per scongiurare l'intervento della polizia (nella fase giovanile, in effetti, egli è stato arrestato diverse volte);[11] fu proprio nello stencil che Banksy individuò la soluzione a queste problematiche. Questa tecnica, infatti, si avvale di una «maschera in negativo dell'immagine che si vuole creare [ricavata] su un supporto rigido» (Treccani); il writer poi non deve fare altro che poggiare la sagoma sulla superficie muraria che si è scelto di dipingere e spruzzare il colore negli spazi vuoti. In questo modo si concilia la rapidità di esecuzione stradale (Banksy, per dipingere un'opera, impiega solo quindici minuti, trascorrendo la maggior parte del tempo in studio a ritagliare la mascherina normografica)[11] con una grande meticolosità e con l'eventualità di serializzare l'opera, che può essere riprodotta in modo identico tante volte quante si vuole.[10]

Banksy si è espresso in questo modo sulla propria tecnica pittorica:

(EN)

« I use whatever it takes. Sometimes that just means drawing a moustache on a girl’s face on some billboard, sometimes that means sweating for days over an intricate drawing. Efficiency is the key »

(IT)

« Io uso quello che serve. A volte questo significa solo disegnare un paio di baffi sul volto di una ragazza su qualche cartellone, talvolta invece significa sudare per giorni su un disegno intricato. Il fattore più importante è l'efficienza »

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito vengono riportate le maggiori opere di Banksy:

  • Art Buff
  • Ballerina with Action Man Parts
  • Balloon Girl
  • Better Out Than In
  • Bomb Hugger
  • Bombing Middle England
  • Cardinal Sin
  • The Drinker
  • Exit Through the Gift Shop
  • Forgive Us Our Trespassing
  • Fragile Silence
  • Glory
  • Gorilla in a Pink Mask
  • Madonna con la pistola
  • One Nation Under CCTV
  • Parachuting Rat
  • Panda With Guns
  • Pulp Fiction
  • Self Portrait
  • Slave Labour
  • Sniper
  • The Mild Mild West
  • The Son of a Migrant from Syria
  • Space Girl and Bird
  • Spy Booth
  • Think Tank

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cruciata, p. 57.
  2. ^ Saracino, p. 11.
  3. ^ a b Michele Martini, Banksy in Cisgiordania: graffiti sul limite (PDF), Associazione Italiana Studi Semiotici. URL consultato il 30 luglio 2016.
  4. ^ Martin Kornberger, Brand Society: How Brands Transform Management and Lifestyle, Cambridge University Press, 2010, p. 241, ISBN 0-521-89826-9.
  5. ^ (ITEN) Cecilia Cecchini, Banksy: Urban Guerrilla Art, academia.edu, pp. 80-84. URL consultato il 30 luglio 2016.
  6. ^ Paul Vallely, Banksy: The joker, The Indipendent, 23 settembre 2006. URL consultato il 30 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2008).
  7. ^ (EN) Andrew Anthony, Banksy: the artist who's driven to the wall, The Guardian, 20 aprile 2014. URL consultato il 30 luglio 2016.
  8. ^ Michelle V. Hauge, Mark D. Stevenson, D. Kim Rossmo e Steven Le Comber, Tagging Banksy: using geographic profiling to investigate a modern art mystery, in Journal of Spatial Science, 3 marzo 2016, DOI:10.1080/14498596.2016.1138246.
  9. ^ Kriston Capps, Why Banksy is (Probably) a Woman, su Citylab, The Atlantic, 4 novembre 2014. URL consultato il 9 novembre 2014.
  10. ^ a b stencil art, su Enciclopedie on line, Treccani. URL consultato il 30 luglio 2016.
  11. ^ a b Gilardino, p. 41.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Karin Cruciata, L'arte di Banksy: una critica al "sistema" contemporaneo, 2014, ISBN 605-03-0544-7.
  • Letizia Francesca Gilardino, Banksy: un comunicatore sociale, Università degli studi di Torino, 2010.
  • Claudio Saracino, La semiotica nell'arte contemporanea. Banksy, Università per Stranieri di Siena.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN51384525 · LCCN: (ENno2003094902 · ISNI: (EN0000 0001 2025 6343 · GND: (DE131787225 · BNF: (FRcb16534346k (data) · ULAN: (EN500126137