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Arbatax

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Arbatax
frazione
Arbatax – Veduta
Arbatax
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSardegna-Stemma.svg Sardegna
ProvinciaProvincia di Nuoro-Stemma.png Nuoro
ComuneTortolì-Stemma.png Tortolì
Territorio
Coordinate39°56′00″N 9°43′00″E / 39.933333°N 9.716667°E39.933333; 9.716667 (Arbatax)Coordinate: 39°56′00″N 9°43′00″E / 39.933333°N 9.716667°E39.933333; 9.716667 (Arbatax)
Altitudine11 m s.l.m.
Abitanti2 202 (2001)
Altre informazioni
Cod. postale08048[1]
Prefisso0782
Fuso orarioUTC+1
Nome abitantiarbataxini
PatronoMadonna Stella Maris
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Arbatax
Arbatax

Arbatax (Arbatassa in sardo) è l'unica frazione del comune di Tortolì, in provincia di Nuoro, sede di porto.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Arbatax si trova su una penisola (capo Bellavista), al centro della costa orientale sarda, a ridosso dello stagno di Tortolì. I centri abitati più vicini sono Tortolì, che è il capoluogo del comune di cui la frazione Arbatax[2] fa parte (a 5 km), Girasole (a 7 km) e Lotzorai (a 9 km).

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Capo Bellavista.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Erroneamente viene attribuita la sua primitiva popolazione all'immigrazione di pescatori ponzesi, avvenuta nella prima metà del XX secolo. Invece, nell’Ogliastra il polo di attrazione marittima è sempre stato localizzato intorno al Capo Bellavista, ed il Porto d’Ogliastra, noto in tutto il Medioevo, ancora molto attivo alla fine del XV secolo, come risulta dai libri di conto dei Carroz, pare sia da identificarsi con Arbatax.[3]

Nell’Ogliastra il polo di attrazione marittima è sempre stato localizzato intorno al Capo Bellavista, ed il Porto d’Ogliastra, noto in tutto il Medioevo, ancora molto attivo alla fine del XV secolo, come risulta dai libri di conto dei Carroz, pare sia da identificarsi con Arbatax . Il porto era utilizzato sia per il traffico con Cagliari (in alternativa alle comunicazioni via terra) sia per scambi che tendevano a saltare l’intermediazione della capitale, magari, come per l’esportazione dei cereali, ricorrendo al contrabbando. Il porticciolo veniva usato anche per assecondare le esigenze del traffico di legname.

Il porto era utilizzato sia per il traffico con Cagliari (in alternativa alle comunicazioni via terra) sia per scambi che tendevano a saltare l’intermediazione della capitale, magari, come per l’esportazione dei cereali, ricorrendo al contrabbando. Il porticciolo veniva usato anche per assecondare le esigenze del traffico di legname. Più di una volta i Carroz furono richiamati a non esportare da altri porti all’infuori di quello di Cagliari. Altre volte, come il 30 ottobre 1427, ebbero tale autorizzazione (in questo caso da Alfonso V), che permetteva a Berengario Carroz di fare il carico in aliquibus portulis et caricatorii della Sardegna. Nel 1471, con Carta del 7 marzo, Giovanni II ordinava da Tortona la revoca delle licenze concesse al viceré di Sardegna, Nicola Carroz de Arborea, e al conte di Quirra di esportare grano, orzo e altre merci da scali situati nelle loro terre perché contrario alle prammatiche che stabilivano i porti sardi nei quali dovevano farsi le operazioni di carico e scarico delle merci. Solo nel 1560 Filippo II incluse il porto de Ullastre fra quelli autorizzati ad esportare il grano prodotto nella zona.

Con atto notarile del 13 gennaio 1621, il patrò Giacomo Ferrante di Trapani, s’impegna con Antonio Ayraldo, genovese abitante a Tortolì, che «con il suo vascello, buono e in grado di fare l’infrascritto viaggio, al primo tempo buono che farà, alla vela si recherà al porto di Trapani del Regno di Sicilia, e lì caricherà 100 salme di sale e comunque tante quante riuscirà a caricarne, e le condurrà a vela al porto di Tortolì, ove scaricherà e consegnerà il sale». A sua volta, l’Ayraldo promette che, scaricato il sale entro dodici giornate lavorative, gli darà un carico per il porto di Cagliari, consistente in botti di vino, frumento, tronchi di legno e altre varie mercanzie. Nel mese di maggio del medesimo anno, viene imbarcata nel porto una partita di 250 quintar di formaggio, dello stesso che nel mese di settembre si vende nel porto di Tortolì ai mercanti di Cagliari. Mentre, Paolo Romano, siciliano di Trapani, patron della tartuga Santa Maria di Pisitano, all’ancora nel porto di Cagliari, promette a Joseph Donadio Magna di Cagliari che, al prossimo buon tempo che farà, si recherà al porto di Arbatax, ed entro tre giorni caricherà 600 quintar di minerali di ferro, e a vela condurli al porto di Sant’Andrea della marina del Regno di Napoli[4].

Nel Settecento, il potere centrale sabaudo stabilì che ogni sorta di commercio di cereali con l’esterno si potesse praticare attraverso i soli porti appositamente abilitati di Cagliari, Alghero, Porto Torres e Castelaragonese, con esclusione assoluta degli scali baronali (Longosardo, Terranova, Posada, Tortolì); in determinati momenti tale facoltà venne ristretta unicamente a Cagliari e Porto Torres. La restrizione mirava, evidentemente, ad assicurare alle Casse regie una più regolare e continua esazione dei diritti di sortita. Il porto di Tortolì, nonostante tutto, in passato era uno dei più redditizi della Sardegna. Nel complesso, nella costa ogliastrina vi è stata una vita marittima plurisecolare, che ha saputo mantenere un insediamento di discreta rilevanza anche in periodi di generale abbandono delle coste. L’origine dell’attuale centro portuale costituisce un fatto recente che risale alla seconda metà dell’Ottocento. Un primo tentativo di realizzare una moderna opera portuale in Ogliastra, fu fatto unendo i due grandi scogli che costituiscono l’Isolotto, con un manufatto a scogliera, per formare il porto, ma fu un lavoro inutile in cui lo Stato spese 200.000 lire. «L’unica scogliera – scrisse il canonico Giovanni Spano, concorde con l’opinione di Alberto Della Marmora – doveva essere eretta dalla parte di Bellavista dove è il vero punto per fare un porto… Si faccia la scogliera che copra il seno sotto il Capo Bellavista, ed il porto è fatto».[5]

In seguito all’interessamento del vescovo Michele Todde e all’intervento del deputato Vittorio Angius, nel 1851 il ministro Cavour destinava un ufficiale di Marina per studiare sul luogo il da farsi. L’ufficiale (il tenente di vascello Augusto Bruno) dopo aver riconosciuto che nella rada di Arbatax i legni non potevano stare all’ancora sotto i venti di N-N.E. e neppure potevano stare nella rada di San Gemiliano sotto i venti del S.E., concluse che fosse più sicuro realizzare il porto nello stagno. Tale parere fu condiviso dal Consiglio comunale di Tortolì con delibera del 22 ottobre 1852: «La realizzazione del porto nello stagno si presenterebbe più ovvia, sia perché sarebbe sufficiente l’eliminazione di una stretta lingua di sabbia per collegarlo al mare, sia perché disterebbe appena dieci minuti dalle prime case del popolato. Costruendo il porto nello stagno non solo si risparmierebbero enormi somme ma se ne avrebbe uno più sicuro e più comodo per il ricovero ai frequenti legni in arrivo e in partenza».[6]

Con legge del 24 giugno di quell’anno, il porto di Tortolì era stato dichiarato di II categoria. La stessa legge stabiliva che le spese per la sua realizzazione sarebbero dovute essere sostenute per ¼ dallo Stato, per ¼ dalla Provincia e per metà dalla città o dal villaggio in cui fosse stato costruito il porto. Il Consiglio comunale deliberò unanimemente di concorrere alle spese «a condizione che la rata annuale a carico del Comune non superi la somma di 500 lire, a iniziare dall’anno in cui avrà inizio la realizzazione del progetto».

Tuttavia, nel 1857, poiché la spesa prevista era di circa un milione di lire, il Consiglio, approvò una relazione del sindaco, canonico Giovanni Battista Piroddi, che sosteneva l’impossibilità del Comune di far fronte all’ingente spesa di 500 mila lire, stante le proprie carenti risorse finanziarie: pertanto, a quelle condizioni, la realizzazione del porto appariva «impossibile ad avverarsi». Nel 1861, con legge 8 agosto, fu finanziata la somma di L. 400.000 per la costruzione del porto mediante l’escavazione dello stagno, che è separato da un’ampia duna di sabbia. Tale scelta appariva preferibile anche rispetto all’ipotesi, anch’essa prospettata, di realizzare il porto nell’Isolotto.

Nel 1870, i lavori erano ancora in «alto mare». Nella riunione del Consiglio comunale del 25 novembre di quell’anno, il sindaco Luigi Pirastu, parlando dei lavori programmati nel non esistente porto di Tortolì, affermò che: «le speranze di un porto in questi paraggi sono state finora illusorie» e che «le opere costruite sono da considerarsi di scherno per gli amministratori e per il Governo che le ha ordinate, in quanto, nel costume di una Nazione, deve prevalere il principio di spendere molto e bene contro quello di spendere poco e male».[7] Nel 1872, l’avvocato Giuseppe Mulas Mameli (rappresentante dell’Ogliastra nel Consiglio provinciale di Cagliari) pubblicò un suo studio, col quale difendeva la scelta della costruzione del porto ad Arbatax: «A favore del quale sta il voto e l’illuminato parere di uomini competentissimi, quale dell’illustre Alberto Lamarmora; degli egregi ingegneri Cornaglia e Castiglioni, addetti all’Ufficio del Genio civile di Genova, che per lungo tempo studiarono sulla località; non che dell’intero rispettabile corpo dell’Ufficio del Genio civile della Provincia di Cagliari».[8]

Sebbene sul progetto fossero già compiuti, sin dal dicembre del 1870, gli studi sia di massima sia di dettaglio, egli denunciava che: «La Commissione superiore dei lavori pubblici non ha ancora trovato il tempo di emettere la sua decisione al riguardo… Conviene, perciò, che i Municipi interessati, la Camera di Commercio, la Rappresentanza nazionale dell’isola, cui indistintamente devono stare a cuore i peculiari bisogni di qualsiasi parte della Provincia cagliaritana e dell’isola, facciano opportune rimostranze acciò al più presto possa sottoporsi all’approvazione della Camera la legge per lo stanziamento della somma occorrente a costrurre sì vitale opera».[9]

Interessante è la descrizione che il Mulas Mameli fornisce di Tortolì: «Attorniato da ferace campagna, da terreni adatti ad ogni genere di coltura, da giardini popolati d’aranci, da vigne ricche di svariati frutti, dotato di vie spaziose e larghe, di belle e comode case riesce un soggiorno amenissimo. Per la felice sua situazione è uno di quei pochi paesi in cui ci offrono riuniti i vantaggi e le risorse delle popolazioni di montagna e di quelle abitanti nel piano o sedenti in riva al mare».[10]

Alla nostalgia si accompagnano, però, la denuncia dell’isolamento dell’Ogliastra e l’esigenza delle popolazioni ogliastrine e dell’intero versante centro-orientale dell’isola di efficienti vie di comunicazione e di un funzionale scalo marittimo:«Quasi centro, cui convergono i raggi di estesa periferia, ad esso affluisce quanto d’importanti ricercati prodotti si esporta per mare dal Circondario di Lanusei, non solo, ma pure da gran parte di quel di Nuoro. Quivi calansi i vini dei Mandamenti di Lanusei e di Jerzu; ivi mandansi i formaggi e le lane di Seui, di Fonni, di Villagrande, di Arzana, di Talana, di Urzulei; i legnami ed il carbone delle foreste della Barbagia, di quella di Villagrande e di Baunei; i cereali di Barisardo, di Lotzorai e di Girasole; i ricchi e copiosi prodotti delle miniere di Cornobue, di su Zippiri in una a quel di tutte le altre, che vanno coltivandosi in ogni parte del suolo ogliastrino. Anche allo stato attuale di malfide comunicazioni esso non lascia d’essere il naturale emporio, lo sbocco del commercio di un terzo dell’isola e di oltre centomila abitanti. La statistica del movimento marittimo, verificatosi nell’isola nell’anno scorso, notava per Tortolì l’approdo di duecento legni a vapore e di circa trecento legni a vela, onde esso a ragione veniva considerato come il più importante dopo Cagliari, Carloforte e Portotorres».[11]

È forte la rivendicazione di attenuare l’isolamento delle regioni del Nuorese e dell’Ogliastra, attraverso un accessibile e vicino scalo volto a superare il precario stato delle comunicazioni interne e marittime: «Per la sfavorevole loro situazione, queste regioni, costituenti quasi un terzo della popolazione e della superficie dell’isola, non ponno avvantaggiarsi come le altre dei tronchi di ferrovia già costrutti, o di quelli da costrursi. Sono per loro del pari di niuna diretta utilità il porto di Cagliari e quel di Terranova (quando sarà compiuto) per la immensa distanza che d’ambedue le allontana».[12]

La tesi del Mulas-Mameli fu condivisa dal Comune di Tortolì, il cui Consiglio, nella seduta del 26 ottobre del 1872, deliberò all’unanimità di ricorrere al ministro dei Lavori Pubblici perché «il porto di Tortolì venga costruito col getto della scogliera sotto la torre di Arbatax, abbandonando qualunque altro progetto e massime quello di un porto di ricovero all’Isolotto». Delibera che venne riconfermata nel 1876.[13]

Il 27 maggio 1887, alla Camera dei Deputati, l’on. Francesco Cocco-Ortu rivolse un’interpellanza al ministro dei Lavori Pubblici, circa la volontà del Governo di provvedere alla sistemazione del porto di Tortolì. Egli denunciava che, sebbene la legge annoverasse il porto tra quelli di seconda classe, ossia tra quelli ritenuti necessari alla navigazione, e nonostante il progetto di legge che ne prevedeva la realizzazione avesse avuto l’approvazione della Camera, il porto di Tortolì rimane ancora un desiderio. Egli, sosteneva che la gran mole del movimento commerciale dell’isola verso Roma dovesse affluire ai porti della costa orientale, «ritornando così là dove si concentrava al tempo della signoria romana, e donde si era spostato durante il dominio spagnolo per mettere sede nella costa occidentale». Pertanto: «I porti principali ai quali devono convergere le linee marittime sono: Terranova per il Settentrione dell’isola e per tutte le contrade che saranno percorse dalla strada ferrata; Cagliari per la estrema parte meridionale e Tortolì per il centro del versante orientale. […] Mentre la parte meridionale dell’isola trova facilità agli scambi col porto di Cagliari, mentre altre contrade possono congiungersi per altre vie alla linea marittima che da Terranova condurrà al porto di Roma, il solo versante orientale del centro rimarrà privo di comunicazioni se non si costruisce il porto di Tortolì».[14]

Il ministro dei Lavori Pubblici manifestò la propria disponibilità affinché si realizzasse definitivamente la sistemazione del porto di Tortolì che «si trascina ormai da 15 anni senza profitto reale per alcuno, e con gravissimo danno per gli interessi locali». Le gravi difficoltà «per una finale soluzione» - secondo il ministro – erano dovute alle spese per la realizzazione del porto nello stagno, che si dimostrarono di molto superiori alla somma stanziata con la legge del 1861: «Disgraziatamente, si ritenne allora che lo stagno di Tortolì equivalesse ad un antico seno di mare, e che questo fosse stato separato per la formazione del cordone litorale. Partendo da tale concetto, fu solcata la spiaggia sulla traccia dell’antico canale, approfondendolo di più per fare dello stagno un Brindisi minuscolo; ma disgraziatamente, a un metro soltanto di profondità, si trovò uno strato di puddinga, lo che voleva dire che mai in antico poteva esservi stato un canale più profondo di un metro per la comunicazione tra il mare e lo stagno. In conseguenza per fare un porto nello stagno di Tortolì bisognava eccedere quei limiti di spesa che assolutamente non sarebbero consentiti all’importanza dell’opera, grande sì per la navigazione locale, ma infine limitata rispetto ai grandi interessi nazionali. Le 400.000 lire furono impiegate tutte; disgraziatamente il porto non corrispose al fine per il quale se ne era intrapresa la sistemazione; i lavori rimasero a mezzo, e da allora in poi i progetti si succedono ai progetti, e non si risolve nulla. La difficoltà grave per una finale risoluzione, secondo me, è unicamente quella della spesa. Tutti i progetti che sono stati messi avanti variano da 1 milione e mezzo a 1 milione e 200.000 lire pel completamento dei lavori».[15]

Il ministro precisò che non era stato ancora deciso quale progetto approvare, essendo ancora allo studio i tre proposti: quello di completare l’intrapresa sistemazione dello stagno; quello di costruire un molo nel golfo di Arbatax; e quello di costruire un molo consimile nell’Isolotto. Incaricate dei lavori preliminari erano due Commissioni, una locale che opinava la costruzione del porto nella baia di Arbatax, e la «Commissione permanente», che propendeva per la realizzazione del porto presso l’Isolotto. L’on. Cocco-Ortu precisò che, da quanto aveva appreso a Tortolì, da persone che lo avevano visitato e che lo conoscevano per lunga pratica nella navigazione, riteneva che se veramente si voleva realizzare il porto, presto e bene, conveniva dare la precedenza alla scogliera di Arbatax. La scelta definitiva fu favorevole al porto ad Arbatax. Tuttavia, ancora nel 1912, a causa dei ritardi nell’esecuzione dei moli necessari al riparo di N.-N.E. e da Ponente, il Consiglio comunale di Tortolì approvava, all’unanimità e per acclamazione, la proposta di intervenire presso il Governo, affinché si situasse il porto nello stagno. I lavori di costruzione del primo braccio del molo di Levante e delle rispettive banchine ebbero inizio nel 1921, e solo a partire dagli anni Sessanta il porto si è sviluppato anche a Ponente, con la realizzazione di una banchina d’attracco di 50 m operativi.

Nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, il porto venne colpito da un bombardamento alleato.

Il nome Arbatax non è altro che la corruzione del toponimo Baccasara. Nel Registro delle rendite pisane del 1316, il Salto (Su Sartu) di Baccasara è, infatti, appellato Batassar, da cui Albatassar e, quindi, Arbatax (x= ss).

Per i tortoliesi Arbatax è sempre stato “Portu” e non “Su Portu”. Pertanto “Portu” era toponimo: dell’approdo in località Baccasara (sito alla foce del Canale di Baccasara). Dai montanari ogliastrini lo stesso Tortolì era chiamato “Portu”. E in effetti, Tortolì deriva chiaramente da “Portu” (Helie) = Tortuelie: così, come il toponimo Tuglie si è trasformato in Puglie; e Punisia, terra dei Punici, in Tunisia, e l’antica capitale Cartagine: in Tunisi.

La stessa torre di Bellavista era chiamata di Largavista e/o di Baccasara, nelle carte del Settecento e dell’Ottocento.

Con Regio Decreto 29 marzo 1928, n. 805: I Comuni di Tortoli, Girasole e Lotzorai, in Provincia di Nuoro, sono riuniti in unico Comune denominato «Arbatax di Tortoli».


Con Regio Decreto 2 dicembre 1940, n. 2055, il Comune di Arbatax di Tortolì, in Provincia di Nuoro, è autorizzato a modificare la propria denominazione in «Tortolì».


Infine, il Decreto Legislativo Luogotenenziale 22 febbraio 1946, N. 109, (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.70 del 25 marzo 1946), disponeva la ricostituzione dei Comuni di Girasole e Lotzorai.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Rocce rosse

Luoghi di interesse naturalistico[modifica | modifica wikitesto]

Grazie alla sua posizione strategica, Arbatax risulta essere la porta dell'Ogliastra.

Le Rocce Rosse sono uno dei principali punti di attrazione della frazione costiera. Questo sito è ubicato dentro l'abitato, all'ingresso del porto ed ai piedi della collina di Bellavista. La battigia è qui costituita in parte da ciottoli di granito e di porfido rosso e per il resto da scogliere.

Un'altra località balneare è Cala Moresca. Anch'essa è costituita in gran parte da ciottoli di granito.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitazioni ad Arbatax

Negli ultimi anni, in conseguenza del veloce inurbamento, è venuta meno la discontinuità urbana rispetto a Tortolì.

Arbatax è oggi una delle più importanti località dell'Ogliastra.

Ormai il centro costiero non è più un borgo di pescatori isolato, poiché l'apertura di cantieri e fabbriche e la lottizzazione delle aree vicine, come Porto Frailis, hanno fatto sì che la conseguente crescita demografica abbia prodotto l'unione dei vari centri.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

È stato girato tra Arbatax, il golfo di Arbatax e il golfo di Orosei il film del 1974 di Lina Wertmüller Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto. Nella pellicola sono conservate storiche riprese del porto di Arbatax, precedenti i lavori di ampliamento della banchina di levante che ne hanno cambiato sensibilmente l'aspetto.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Rassegna cinematografica Cal'a cinema[modifica | modifica wikitesto]

  • La rassegna cinematografica Cal'a cinema dal 2009 è un appuntamento fisso dell'estate Arbataxina. Il nome vuole essere un'esortazione a "scendere" al cinema, ma anche un riferimento alla cornice che ospita l'evento, la caletta Genovesi nel porto di Arbatax. La location non è solo suggestiva, ma anche simbolica. Infatti il denominatore comune dei film selezionati è il Mediterraneo, crocevia di culture e testimone di scambi fra i popoli. Proiettare cinema in un porto assume così un significato di incontro e di interazione. La rassegna è stata ideata e organizzata dall'associazione Musika Surda.

Festa di Stella Maris[modifica | modifica wikitesto]

La festa nasce per celebrare la Madonna Stella del Mare, santa protettrice di Arbatax e del mare. Si svolge nel mese di luglio, articolandosi in tre giornate dal venerdì alla domenica. La festa oltre a coinvolgere i paesani ed i parrocchiani richiama migliaia di turisti e pellegrini.

Nei giorni antecedenti la popolazione del luogo decora il paese con composizioni di teli e nastri che richiamano i colori della Madonna e del mare: il bianco, l'azzurro ed il blu.

La via del lungomare si riempie di bancarelle colorate che offrono una varietà di prodotti tipici sardi. Il comitato della festa inoltre organizza spettacoli di intrattenimento musicale durante le sagre delle cozze (venerdì) e del pesce fritto (sabato).

La parte religiosa della festa avviene la domenica con una processione: il simulacro della Madonna, parte dalla chiesa e, passando per le vie del paesino, raggiunge le banchine del porto dove viene celebrata la santa messa. Alla conclusione della messa la statua della Madonna viene sistemata su un peschereccio messo a disposizione e preparato per l'occasione. Al seguito del peschereccio si raccolgono numerose imbarcazioni colme di fedeli che si avviano in processione per fare i tradizionali tre giri nel porto che si concludono con il lancio di una corona di fiori in ricordo delle vittime del mare. Tutti attendono a questo punto la conclusione in bellezza della festa.

Arbatax Borgo Marinaro[modifica | modifica wikitesto]

  • La manifestazione, organizzata per la prima edizione nel giugno 2015 dall’Associazione Stella del Mare con l’aiuto dell’Associazione Vele Corsare (che si è occupata dell'evento negli anni successivi), porta in risalto legami ed origini ponzesi del borgo, in particolare con il connubio tra la cucina locale e quella di Ponza.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia si basa sulla pesca (è presente una cooperativa di pescatori molto attiva, anche grazie allo stagno ricco di vita), sull'industria (la località divenne un centro industriale negli anni '60 con la costruzione della più grande cartiera sarda, e negli ultimi anni con la realizzazione un cantiere navale, di proprietà della Saipem, operante nel settore della costruzione di piattaforme petrolifere) e sul turismo, che conta nel periodo estivo migliaia di presenze.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Automotrice ADe dell'ARST in sosta nella stazione di Arbatax, capolinea della linea turistica per Mandas

Nell'abitato è presente la stazione di Arbatax dell'ARST, capolinea della linea ferroviaria per Mandas, in uso dal 1997 esclusivamente per attività turistiche legate al servizio Trenino Verde. Tale stazione, posta nel porto, sostituì quella ottocentesca della frazione (ancora utilizzata per il rimessaggio dei treni); un terzo scalo era posto in passato nei pressi della cartiera, servita con la ferrovia aperta al traffico ordinario da una fermata non più attiva.

Porti[modifica | modifica wikitesto]

La frazione è dotata di un porto commerciale, utilizzato da vari vettori navali per l'attracco dei traghetti che collegano plurisettimanalmente il centro della Sardegna con Genova e Civitavecchia. Era inoltre attivo nel periodo di maggiore affluenza turistica un servizio di navigazione veloce con Fiumicino (Roma). L'area portuale comprende anche dei pontili per le imbarcazioni da diporto e per i pescherecci.

Nave traghetto per Genova

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

Nell'area della frazione è presente l'aeroporto turistico di Tortolì-Arbatax, idoneo al traffico di aerei da turismo e di piccoli jet, che è stato collegato in passato con voli charter ad alcune delle principali città europee. Attualmente risulta chiuso.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Arbatax è collegata dalle autolinee del servizio urbano di Tortolì e da quelle interurbane dell'ARST

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1968 venne fondata la prima società calcistica denominata C.A. Arbatax, che disputava le partite casalinghe nel campo della Cartiera, azienda operante nel territorio della frazione. L'attività venne interrotta a fine anni ottanta.

Nel 2000 è stata costituita una nuova società calcistica denominata F.C. Arbatax, militante in seconda categoria.

La squadra si allena presso il centro sportivo di San Gemiliano dove disputa anche le gare ufficiali di campionato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ precedente: 08041
  2. ^ Lo statuto comunale, Città di Tortolì. URL consultato il 24 maggio 2018.
  3. ^ Sul porto vedasi anche: Lepori A., Tortolì, la sua storia il suo mare, Cagliari 1991. Lepori A., Tortolì e la sua gente attraverso i secoli. Dolianova 2005. Gelasio Floris, nel suo Componimento dei primi decenni del 1800, precisa che il porto dell’Ogliastra, ai suoi tempi, era Porto Frailis.
  4. ^ Archivio di Stato di cagliari, Atti notarili, Tappa di Cagliari, Legati, 1001.
  5. ^ Spano G., Emendamenti ed aggiunte all’Itinerario dell’Isola di Sardegna, in: Della Marmora A., Itinerario dell’Isola di Sardegna, Edizioni 3T, Cagliari
  6. ^ Nonnis V., Storia e storie di Tortolì.
  7. ^ Lepori A., Tortolì e la sua gente attraverso i secoli. Op. citata.
  8. ^ Mulas Mameli G. L., Sul porto da costrursi in Tortolì, considerazioni, Cagliari 1872.
  9. ^ Mulas-Mameli G. L., Sul porto da costrursi in Tortolì, considerazioni, Cagliari 1872.
  10. ^ Mulas-Mameli G. L., Sul porto da costrursi in Tortolì, considerazioni, Cagliari 1872.
  11. ^ Mulas-Mameli G. L., Sul porto da costrursi in Tortolì, considerazioni, Cagliari 1872.
  12. ^ Mulas-Mameli G. L., Sul porto da costrursi in Tortolì, considerazioni, Cagliari 1872.
  13. ^ Nonnis V., Storia e storie di Tortolì. Op. citata.
  14. ^ Cocco-Ortu F., Sulla sistemazione del Porto di Tortolì, interpellanza al ministro dei Lavori Pubblici, Roma 1878
  15. ^ Cocco-Ortu F., Sulla sistemazione del Porto di Tortolì, interpellanza al ministro dei Lavori Pubblici, Roma 1878

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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