Weisshorn

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Weisshorn
Weisshorn.jpg
La parete sud, nel mese di giugno. A destra la cresta est.
Stato Svizzera Svizzera
Cantone Vallese Vallese
Altezza 4.505 m s.l.m.
Catena Alpi
Coordinate 46°06′04.68″N 7°42′57.6″E / 46.101299°N 7.716001°E46.101299; 7.716001Coordinate: 46°06′04.68″N 7°42′57.6″E / 46.101299°N 7.716001°E46.101299; 7.716001
Data prima ascensione 19 agosto 1861
Autore/i prima ascensione John Tyndall con le guide J. J. Bennen e Ulrich Wenger
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Svizzera
Weisshorn
Mappa di localizzazione: Alpi
Dati SOIUSA
Grande Parte Alpi Occidentali
Grande Settore Alpi Nord-occidentali
Sezione Alpi Pennine
Sottosezione Alpi del Weisshorn e del Cervino
Supergruppo Catena Weisshorn-Zinalrothorn
Gruppo Gruppo del Weisshorn
Codice I/B-9.II-D.8

Il Weisshorn è una montagna situata in territorio svizzero nelle Alpi Pennine. Con la sua altezza di 4.505  m s.l.m. è una delle più alte montagne del gruppo e dell'intera catena delle Alpi.[1] Si trova a nord del Cervino e ad nord ovest di Zermatt.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

La montagna vista da est (salendo la via normale al Dom). Di fronte la cresta est e a destra la cresta che lo collega al Bishorn. In basso il Bisgletscher.

Il toponimo significa Corno Bianco.

La montagna si presenta a forma di piramide con tre creste e tre pareti. Una prima cresta orientata verso est si abbassa in direzione di Randa; una seconda, detta Schaligrat, orientata verso sud-sud ovest collega la montagna con lo Schalihorn; l'ultima cresta orientata verso nord unisce con il Bishorn.

Il Grand Gendarme (4.331 m) si trova lungo la cresta nord della montagna. Esso è stato inserito nella lista secondaria dei 4000 delle Alpi.

La montagna fa parte della cosiddetta corona imperiale, insieme di montagne che formano un ferro di cavallo: Les Diablons (3.609 m), il Bishorn (4.153 m), il Weisshorn (4.505 m), lo Schalihorn (3.974 m), lo Zinalrothorn (4.221 m), il Trifthorn (3.728 m), l'Obergabelhorn (4.062 m), il Mont Durand (3.712 m), la Pointe de Zinal (3.790 m), la Dent Blanche (4.356 m), il Grand Cornier (3.961 m), il Pigne de la Lé (3.396 m), la Garde de Bordon (3.310 m), ed al centro di questa gigantesca parabola il Monte Besso (3.667 m).

La prima scalata[modifica | modifica sorgente]

La montagna fu scalata per la prima volta il 19 agosto 1861 da John Tyndall con le guide J. J. Bennen e Ulrich Wenger per la cresta est.[2] La parete sud fu salita per la prima volta nel 1895 da J. M. Biner, A. Imboden ed E. Broome. Sul Weisshorn precipitò nel 1888 l'alpinista tedesco Georg Winkler tentando in solitaria la parete ovest e il corpo fu ritrovato solo nel 1956.[3][4]

Salita alla vetta[modifica | modifica sorgente]

Indicazione delle tre principali vie di salita. In verde la cresta nord; in rosso la cresta est ed in arancione la cresta sud.
La cresta nord della montagna vista della vetta del Bishorn. Si nota il Grande Gendarme.

L'ascensione alla vetta è difficile da tutte le tre creste della montagna.

Una prima possibilità di salita si ha partendo dalla Cabane de Tracuit (3.256 m). In questo caso si affronta dapprima il Bishorn e poi la cresta nord. La salita al Bishorn è particolarmente facile; invece la cresta è particolarmente impegnativa perché interrotta da diversi gendarmi e tra questi il Grande Gendarme (4.331 m), inserito nella lista secondaria dei 4000 delle Alpi. Questa via viene classificata D[5].

In alternativa si può partire dalla Weisshornhütte (2.932 m), per quella che viene considerata la via normale; in questo caso si affronta la cresta est. Questa via viene classificata AD[6].

Infine si può partire dallo Schalijoch-biwak percorrendo la cresta sud, ma incontrando maggiori difficoltà. Questa via è classificata D[7].

Incidente[modifica | modifica sorgente]

Nel 1983 di notte un elicottero Alouette III si è schiantato sullo Scaligletscher a sud della montagna. L'elicottero trasportava il pilota, il suo assistente ed una guida che era alla ricerca di due alpinisti dispersi. Nello schianto tutto l'equipaggio è rimasto gravemente ferito ma il pilota e la guida sono sopravvissuti. I due alpinisti dispersi furono poi trovati morti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ ALP Grandi Montagne n.40, Quota 4000, Vivalda editore, 2008
  2. ^ Blodig, Dumler, op. cit., p. 61
  3. ^ Tommaso Magalotti, Georg Winkler, la meteora dell'alpinismo, su Alp, anno III, n. 29, settembre 1987, Vivalda editore
  4. ^ Blodig, Dumler, op. cit., pp. 64-65
  5. ^ Descrizione della via. URL consultato il 25-08-2013.
  6. ^ Descrizione della via. URL consultato il 25-08-2013.
  7. ^ Descrizione della via. URL consultato il 25-08-2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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