Vignale (Novara)
| Vignale frazione |
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| Dati amministrativi | |||||
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| Provincia | |||||
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| Territorio | |||||
| Coordinate | 45°27′0″N 8°37′0″E / 45.45°N 8.61667°ECoordinate: 45°27′0″N 8°37′0″E / 45.45°N 8.61667°E | ||||
| Abitanti | 2 326 (2007) | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 28070 | ||||
| Prefisso | 0321 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Nome abitanti | vignalesi | ||||
| Localizzazione | |||||
Vignale è una frazione e quartiere di 2.326 abitanti della città di Novara, appartenente alla Circoscrizione Nord, ed è formato da due nuclei abitati distinti: l'omonima frazione e il piccolo borgo di Isarno, posto in aperta campagna, quasi al confine comunale con Caltignaga.
Vi hanno sede importanti attività produttive come la casa editrice De Agostini.
Importante è anche l'agricoltura, in particolare si coltivano riso e mais.
Vignale è collegata al capoluogo, oltre che dagli autobus urbani, anche dalla ferrovia. Infatti la stazione ferroviaria della frazione costituisce il nodo di raccordo fra tre linee distinte provenienti rispettivamente da Arona-Oleggio, Borgomanero e Varallo Sesia-Romagnano Sesia.
Fino a circa 30 anni or sono il paese era distaccato dalla città di Novara, ma non ha mai costituito un comune autonomo.
L'armistizio di Vignale[modifica]
| Per approfondire, vedi Armistizio di Vignale. |
In data 23 marzo 1849 avvenne la disastrosa battaglia di Novara o battaglia della Bicocca, combattuta tra i soldati austriaci di Radetzky e quelli sabaudi del Regno di Sardegna, segnando così la fine della prima guerra di indipendenza e la caduta del re Carlo Alberto; il giorno successivo venne firmato un armistizio a Vignale tra il nuovo re di Sardegna Vittorio Emanuele II, appena succeduto al padre Carlo Alberto, che aveva abdicato proprio in seguito alla sconfitta di Novara, e il maresciallo austriaco Radetzky. L’armistizio impose il ritiro della flotta sarda dall'Adriatico e la temporanea occupazione austriaca della piazzaforte di Alessandria e del quadrilatero strategico tra la Lomellina e il Monferrato.
L'occupazione cessò in virtù della successiva pace di Milano (6 agosto 1849), che impose tuttavia al Piemonte condizioni tali da indurre la Camera a rifiutarsi di ratificarla. Il re quindi la sciolse e indisse nuove elezioni, facendo appello direttamente all'elettorato con il proclama di Moncalieri (20 novembre 1849), affinché risultasse una maggioranza favorevole alla pace. Anche i patrioti milanesi, che l'anno prima erano insorti nelle Cinque giornate, aprendo le porte della città a Carlo Alberto, restarono delusi per l'interruzione della guerra e dovettero attendere l'ascesa al potere di Cavour per poter di nuovo sperare nell'iniziativa sabauda.
L'eccidio di Vignale[modifica]
Nell'agosto 1944 alcuni giovani novaresi rifiutarono l'arruolamento nell’esercito della Repubblica Sociale Italiana e si nascosero presso amici e parenti nelle cascine nei dintorni di Novara. Scoperti e catturati dalla squadraccia fascista di Martino che operava nella zona vennero imprigionati nel carcere della città.
Il 24 dello stesso mese a Vignale i partigiani misero a segno un'azione con cui fecero saltare sia il ponte stradale che quello ferroviario costruiti sul Canale Cavour. L'attentato non fece vittime, ma scatenò la rappresaglia fascista: il 26 agosto 1944 a Vignale vennero uccisi i tredici giovani incarcerati.
Furono le donne del posto, con l'aiuto di Rina Musso e Piero Fornara, a ricomporre i corpi degli uccisi.