Trifolium pratense

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Trifoglio dei prati
Trifolium pratense bgiu.jpg
Trifolium pratense
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Fabales
Famiglia Fabaceae
Genere Trifolium
Specie T. pratense
Nomenclatura binomiale
Trifolium pratense

Il Trifolium pratense (detto comunemente Trifoglio dei prati, Trifoglio rosso o Trifoglio violetto) è una pianta erbacea perenne, geograficamente diffusissima, dalle Americhe, all'Europa, alla Russia. Nei prato-pascoli di alta quota è presente la sottospecie Nivale.

Nonostante la denominazione perenne, in Italia ha un ciclo di vita che rarissimamente supera i due anni.

Coltivazione[modifica | modifica sorgente]

L'altezza della pianta arriva sino ai 30 cm. Resiste ottimamente al freddo, arrivando a popolare suoli fino ai 2600 m sul livello del mare. La buona adattabilità di questa foraggera ai terreni di montagna è confermata anche dalla sua buona tolleranza all'acidità: la pianta trova in un pH del suolo compreso tra 6,6 e 7,6 il proprio livello ottimale, ma si riesce ad ottenere buone produzioni anche con pH compresi tra 6 e 6,5.

Il trifolium pratense non è eliofilo quanto le altre leguminose, quindi si presta alla trasemina. Tuttavia è notevolmente danneggiato dal secco, quindi per tutto il ciclo vegetativo necessità di regolari apporti d'acqua. Non sopporta comunque i ristagni: nel caso di irrigazione è importante irrigare con piccoli quantitativi piuttosto regolarmente, piuttosto che fornirgli elevati apporti idrici che possono essere anche più dannosi della siccità.

Utilizzi[modifica | modifica sorgente]

Coltivata, oggi come nel passato, come foraggera; è preferita nel ciclo della rotazione delle colture poiché Trifolium pratense possiede rizobie attorno alle radici in grado di fissare l'azoto atmosferico in ammonio, che disciolto nel suolo è la fonte principe di azoto per le piante. Com'è noto, l'azoto è indispensabile a tutte le piante per la formazione delle proteine strutturali, che costituiscono lo scheletro o struttura portante della pianta. Ottima erba da foraggio, tanto che era chiamata nei secoli passati "erba da latte" per i bovini (tale appellativo è ancora in uso presso gli anziani contadini).
Nella medicina popolare gli infusi di trifoglio venivano utilizzati nel trattamento dell'ipercloridria[1].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Margherita Neri, Buone erbe dei campi, 1ª edizione, Sommacampagna (VR), Ottaviano Mistral, giugno 1900, p. 73, ISBN 88-7122-144-3.

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