Hydromys chrysogaster

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Ratto d'acqua comune
Hydromys chrysogaster 17072011.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Superordine Euarchontoglires
Ordine Rodentia
Sottordine Myomorpha
Superfamiglia Muroidea
Famiglia Muridae
Sottofamiglia Murinae
Genere Hydromys
Specie H.chrysogaster
Nomenclatura binomiale
Hydromys chrysogaster
E.Geoffroy, 1804
Sinonimi

H.apicalis, H.leucogaster, H.lutrilla, H.lawnensis, H.esox, H.caurinus, H.nauticus, H.melicertes, H.longmani, H.grootensis, H.moae, H.esox illuteus, H.oriens, H.fulvogaster, H.fulvoventer, H.melicertes

Il ratto d'acqua comune (Hydromys chrysogaster E.Geoffroy, 1804) è un roditore della famiglia dei Muridi, endemico della Nuova Guinea, dell'Australia e di alcune isole vicine.[1][2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Roditore di grandi dimensioni, con la lunghezza della testa e del corpo tra 300 e 390 mm, la lunghezza della coda tra 230 e 320 mm, la lunghezza del piede tra 55 e 76 mm, la lunghezza delle orecchie tra 15 e 20 mm e un peso fino a 1,2 kg.[3]

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Il corpo è snello, con una pelliccia molto densa e lucida. Il colore delle parti superiori è bruno-nerastro nei maschi, tendente al grigiastro nelle femmine, mentre le parti ventrali variano dal bianco-grigiastro al bianco-giallastro con la base dei peli grigio chiaro. Il muso è largo, il labbro superiore è insolitamente rigonfio e ricoperto fittamente di lunghe vibrisse, gli occhi sono piccoli, le narici sono posizionate sulla parte dorsale. Le orecchie sono relativamente corte. I piedi sono larghi e le tre dita centrali sono parzialmente palmate. La coda è più corta della testa e del corpo, è ricoperta densamente di lunghi peli nerastri e con l'estremità bianca. Il cariotipo è 2n=48 FN=52.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

È una specie acquatica e notturna, sebbene sia stata osservata anche di giorno, con picchi di attività verso le prime ore del tramonto. Scava tane e cunicoli sulle sponde dei corsi d'acqua. È marcatamente territoriale e diventa molto aggressiva in aree ad elevata densità.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Si nutre di invertebrati acquatici, pesci e insetti come il ditisco oppure varie specie di Hemiptera. Meno frequentemente fanno parte della dieta anche rane, rettili, piccoli mammiferi, uccelli, molluschi, ragni e durante i periodi di scarsa disponibilità anche di piante. Preferisce trasportare il cibo fuori dall'acqua e mangiarlo in aree riparate.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Si riproduce i qualsiasi periodo dell'anno, con picchi tra settembre e gennaio. Le femmine partoriscono 3-4 piccoli fino a 5 volte l'anno se sono presenti condizioni ambientali favorevoli. L'allattamento dura per circa 4 settimane. Le femmine raggiungono la maturità sessuale a 4 mesi.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie è diffusa in Australia, Tasmania, Isole Molucche, Nuova Guinea ed alcune isole vicine.[1]

Vive in associazione ad habitat permanentemente acquatici fino a 1.900 metri di altitudine. È presente anche in mangrovie, estuari e zone irrigate artificialmente.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Sono state riconosciute 5 sottospecie:

Stato di conservazione[modifica | modifica wikitesto]

La IUCN Red List, considerato il vasto areale e la popolazione numerosa, classifica H.chrysogaster come specie a rischio minimo (LC).[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Aplin, K., Copley, P., Robinson, T., Burbidge, A., Morris, K., Woinarski, J., Friend, T., Ellis, M. & Menkhorst, P. 2008, Hydromys chrysogaster su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2015.2, IUCN, 2015.
  2. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Hydromys chrysogaster in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  3. ^ Flannery, 1995

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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