Hydromys chrysogaster

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Ratto d'acqua comune
Hydromys chrysogaster 17072011.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Superordine Euarchontoglires
Ordine Rodentia
Sottordine Myomorpha
Superfamiglia Muroidea
Famiglia Muridae
Sottofamiglia Murinae
Genere Hydromys
Specie H.chrysogaster
Nomenclatura binomiale
Hydromys chrysogaster
E.Geoffroy, 1804
Sinonimi

H.apicalis, H.leucogaster, H.lutrilla, H.lawnensis, H.esox, H.caurinus, H.nauticus, H.melicertes, H.longmani, H.grootensis, H.moae, H.esox illuteus, H.oriens, H.fulvogaster, H.fulvoventer, H.melicertes

Il Ratto d'acqua comune (Hydromys chrysogaster E.Geoffroy, 1804) è un roditore della famiglia dei Muridi, endemico della Nuova Guinea, dell'Australia e di alcune isole vicine.[1][2]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Roditore di grandi dimensioni, con la lunghezza della testa e del corpo tra 300 e 390 mm, la lunghezza della coda tra 230 e 320 mm, la lunghezza del piede tra 55 e 76 mm, la lunghezza delle orecchie tra 15 e 20 mm e un peso fino a 1,2 kg.[3]

Il corpo è snello. La pelliccia è molto densa e lucida. Gli occhi e le orecchie sono piccoli. Le narici e le orecchie sono posti molto in alto sul capo. Il labbro superiore è insolitamente rigonfio e ricoperto fittamente di lunghe vibrisse. Il colore delle parti superiori è bruno-nerastro nei maschi, tendente al grigiastro nelle femmine. Le parti ventrali variano dal bianco-grigiastro al bianco-giallastro con la base dei peli grigio chiaro. La coda è più corta della testa e del corpo, ricoperta densamente di lunghi peli, nerastri nella metà basale, bianchi nella parte terminale. I piedi sono larghi e parzialmente palmati nelle 3 dita centrali. Il cariotipo è 2n=48 FN=52.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Comportamento[modifica | modifica sorgente]

È una specie semi-acquatica e notturna. Può essere parzialmente diurna, anche se il periodo di attività massima sono le prime ore dopo il tramonto. Costruisce tane e cunicoli sulle sponde dei corsi d'acqua. Sono marcatamente territoriali e diventano molto aggressivi in aree ad elevata densità.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Si nutre di invertebrati acquatici, pesci e insetti come il Ditisco oppure varie specie di Hemiptera. Meno frequentemente fanno parte della dieta anche rane, rettili, piccoli mammiferi, uccelli, molluschi, ragni e durante i periodi di scarsa disponibilità anche di piante. Preferisce trasportare il cibo fuori dall'acqua e mangiarlo in aree riparate.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Si riproduce durante tutto l'anno, con picchi tra settembre e gennaio. Le femmine partoriscono 3-4 piccoli fino a 5 volte l'anno se sono presenti condizioni ambientali favorevoli. L'allattamento dura per circa 4 settimane. Le femmine raggiungono la maturità sessuale a 4 mesi.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Questa specie è diffusa in Australia, Tasmania, Isole Molucche, Nuova Guinea ed alcune isole vicine.[1]

Vive in associazione ad habitat permanentemente acquatici fino a 1.900 metri di altitudine. È presente anche in mangrovie, estuari e zone irrigate artificialmente.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Sono state riconosciute 5 sottospecie:

Stato di conservazione[modifica | modifica sorgente]

La IUCN Red List, considerato il vasto areale e la popolazione numerosa, classifica H.chrysogaster come specie a rischio minimo (LC).[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d (EN) Aplin, K., Copley, P., Robinson, T., Burbidge, A., Morris, K., Woinarski, J., Friend, T., Ellis, M. & Menkhorst, P. 2008, Hydromys chrysogaster in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  2. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Hydromys chrysogaster in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  3. ^ Flannery, 1995, op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

mammiferi Portale Mammiferi: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mammiferi