Tieste (Ennio)

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Tieste è una tragedia di Ennio.

[modifica] Trama

La tragedia ripropone il mito dei gemelli Atreo e Tieste: una conflitto continuo tra i due, dovuto ad una maledizione contro loro padre Pelope. Talmente violenta era questa rivalità che ne morirono Agamennone (figlio di Atreo), i figli di Tieste e un altro figlio di Tieste, Egisto, concepito attraverso un rapporto incestuoso con la figlia Pelopia. Infatti era stato predetto dall'oracolo che il figlio avuto tra Tieste e la figlia sarebbe stato colui che avrebbe ucciso Atreo. Egisto morirà per mano di Oreste, vendicatore del padre Agamennone. Rilevante nella tragedia per determinare l'immensa crudeltà di Atreo è la scena dove Tieste decide di andare al banchetto allestito dal fratello, in un atto di riappacificazione. Lì Tieste scoprirà che al banchetto è servita la carne dei figli morti.
Queste sono le parole che Tieste pronuncia dopo aver smascherato Atreo:

« Che Atreo possa morire in un naufragio!

Che egli confitto sulla cima di alti scogli, sventrato,
sospeso per un fianco, cospargendo le rocce di putrido marciume
e di nero sangue, senza che lo accolga una tomba, porto del corpo,

dove, conclusa la vita, riposi dai mali! »
(fr. 199 Traglia)

La tragedia, che presenta degli elementi caratteristici della tragedia latina, come il senso del macabro e l'eroe cinico, fu riproposta anche da Pacuvio e da Accio, esponenti dell'apice della tragedia latina; in seguito vi si cimentarono Vario (amico di Virgilio e Orazio) e Seneca, esponenti dell'età imperiale.

Quinto Ennio (239 a.C. - 169 a.C.)
Opere: Annales - Epicharmus - Hevemerus - Tieste
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