Technocracy movement

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Il technocracy movement (movimento tecnocratico) è un movimento sociale che sorse agli inizi del ventesimo secolo. La tecnocrazia fu molto popolare negli Stati Uniti per un breve periodo nei primi anni trenta, quando oscurò molte altre proposte politiche sul modo di affrontare e superare la crisi della Grande depressione.[1][2] I tecnocrati proposero di rimpiazzare i politici con scienziati e ingegneri che avessero la giusta preparazione e l'esperienza tecnica per guidare l'economia.[1]

Storia del movimento[modifica | modifica wikitesto]

I tecnocrati credevano che i politici e gli imprenditori non fossero in grado di affrontare una società industriale in complessa e rapida ascesa. I tecnocrati proposero di rimpiazzare i politici con scienziati e ingegneri che avessero l'esperienza tecnica per guidare l'economia. La filosofia tecnocratica presumeva che l'energia fosse il fattore critico determinante lo sviluppo sociale ed economico. I tecnocrati misurarono il cambiamento sociale in termini fisici: la media di chilocalorie usate al giorno da ciascun individuo. Il denaro sarebbe stato sostituito da certificati energetici, il cui ammontare totale sarebbe stato determinato da l'ammontare totale dell'energia usata per la produzione di beni e servizi.[senza fonte]

L'avvento della Grande depressione creò un'apertura per alcune di queste idee radicali come l'ingegneria sociale (social engineering).[3][4]

Verso la fine del 1932, vari gruppi negli Stati Uniti si autoproclamarono "technocrats" proponendo riforme.[5]

Verso la metà degli anni trenta, l'interesse nella tecnocrazia e nel movimento tecnocratico declinò. La maggior parte degli storici attribuì questo declino all'avvento di Roosevelt e del New Deal,[4] un modo più democratico di mettere in atto e pianificare la ricostruzione per la quale si erano impegnati i tecnocrati. La direzione autoritaria, elitaria e a tratti dai toni semifascisti del movimento tecnocratico contribuì a far fallire il suo fascino come movimento politico.[6][7]

La nascita e il declino del movimento tecnocratico degli anni trenta è discussa in molti studi,[8] il più importante dei quali è Technocracy and the American Dream: The Technocrat Movement, 1900-1941 scritto da William E. Akin.[9]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Il movimento tecnocratico tra le proprie origini dagli ingegneri progressisti dell'inizio del ventesimo secolo, dalle opere di Edward Bellamy[10] e da alcune delle opere tarde di Thorstein Veblen come Engineers And The Price System scritto nel 1921.[11][12][13] William H. Smyth, un ingegnere californiano, inventò il termine "tecnocrazia" nel 1919 per descrivere "Il governo del popolo reso effettivo dall'azione dei suoi servitori, gli scienziati e gli ingegneri",[14][15] e negli anni venti fu utilizzato per descrivere le opere di Thorsten Veblen.[16]

Le prime organizzazioni tecnocratiche si formarono dopo la prima guerra mondiale sia in Europa sia negli Stati Uniti. Negli Stati Uniti tra tali organizzazioni vi erano "The New Machine" di Henry Gantt e "Soviet of Technicians" di Veblen. Queste organizzazioni si estinsero dopo breve tempo ma non prima che Howard Scott pubblicasse una serie di scritti intitolata "Soviet of Technicians".[16]

Stati Uniti e Canada[modifica | modifica wikitesto]

Howard Scott è riconosciuto come il "fondatore del movimento tecnocratico":[1] egli istituì la Technical Alliance a New York verso la fine del 1919. I membri dell'Alleanza erano per lo più scienziati e ingegneri. La Technical Alliance iniziò uno studio chiamato Energy Survey of North America, che era pensato per fornire un retroterra scientifico dal quale le idee per una nuova struttura sociale si potessero sviluppare.[17] Il gruppo tuttavia si dissolse nel 1921[18] e la ricerca non fu completata.[19]

Nel 1932 Scott e altri, interessati al problema dello sviluppo tecnologico e dei cambiamenti da esso apportati alla crescita economica iniziarono a incontrarsi nella città di New York. Le loro idee acquisirono attenzione e venne istituito il "Committee on Technocracy" presso la Columbia University da parte di Howard Scott e Walter Rautenstrauch.[20] Il gruppo comunque fu di breve durata e nel gennaio del 1933[21] si divise in due gruppi, il "Continental Committee on Technocracy" (guidato da Harold Loeb) e "Technocracy Incorporated" (guidato da Scott).[22][23]

Il picco dell'interesse nella tecnocrazia si ebbe quindi nei primi anni trenta:

« L'auge della tecnocrazia si ebbe solo a partire dal 16 giugno del 1932, quando il New York Times divenne il primo organo di stampa influente a riportare le attività dei tecnocrati, e finì il 13 gennaio del 1933, quando Scott, nel tentativo di far tacere quelli che lo criticavano, fece un discorso confuso, poco ispirato e delirante in una stazione radio molto conosciuta ascoltata in tutti gli Stati Uniti.[23] »

In seguito al discorso radiofonico di Scott, la condanna sia sua sia della tecnocrazia in generale raggiunse l'apice. La stampa e gli uomini d'affari reagirono con il ridicolo e un'ostilità unanime. L'American Engineering Council trattò i tecnocrati in malo modo tacciandoli di "attività poco professionale, dati discutibili e conclusioni poco garantite".[24]

« I tecnocrati costituirono un caso credibile per un certo tipo di utopia tecnologica, ma il prezzo richiesto per metterlo in atto era troppo alto. L'idea della democrazia politica ancora rappresentava un ideale più forte dell'elitismo tecnologico. Alla fine, i critici credettero che le mete socialmente auspicabili rese possibili grazie alla tecnologia potevano essere acquisite senza il sacrificio delle istituzioni e dei valori esistenti ed evitando pertanto l'apocalisse sistematica che aveva predetto la tecnocrazia.[25] »

Il movimento Continental Committee on Technocracy cessò di esistere in ottobre del 1936.[23][26] Technocracy Incorporated continuò tuttavia ad esistere, adottando uniformi rosse e grigie per il proprio staff e una flotta di auto degli stessi colori.[7][27] Queste caratterizzazioni fecero insospettire sulle reali radici del movimento durante la seconda guerra mondiale, essendo il grigio il colore principale dei nazisti tedeschi. L'organizzazione fu bandita nel Canada per diversi anni, ma il bando fu revocato nel 1943.[27]

Vi furono dei giri di conferenze tra Stati Uniti e Canada nel 1946 e nel 1947 e una corsa motoristica da Los Angeles a Vancouver:[28]

« Centinaia di auto, camion e camper, tutti di colore grigio, provenienti da tutti gli stati del Nordest Pacifico parteciparono. Un vecchio scuolabus, ridipinto e arredato con letti e un ufficio, una radio, e un sistema per la diffusione pubblica impressionò gli osservatori. Un grande faro da guerra era stato montato sopra un camion e delle moto grigie facevano da cornice come in una parata. Un piccolo aereo grigio volava sopra la parata. Tutto questo fu registrato in una pellicola 16-mm a colori.[29] »

Il 1948 vide un declino nelle attività del movimento assieme a considerevoli dissesti interni. Un fattore centrale che contribuì a tale dissenso fu che "Il sistema economico basato sui prezzi non era collassato, e le predizioni sulla sua fine divenivano sempre più vaghe".[30] Alcune predizioni sul collasso del sistema dei prezzi furono fatte durante la depressione: la prima prevedeva che questo sarebbe crollato nel 1937, la seconda prima del 1940.[30]

Il numero dei membri e le attività declinarono stabilmente negli anni seguenti il 1948, ma alcune attività persistevano, la maggior parte delle quali a Vancouver in Canada e negli Stati Uniti occidentali. Technocracy Incorporated continua a mantenere un sito web e distribuisce newsletter periodiche.[31]

Europa[modifica | modifica wikitesto]

In Francia sorsero movimenti che fecero propri alcuni aspetti del governo tecnocratico: il Groupe X-Crise, formato da ex studenti dell'Ecole Polytechnique, scuola di ingegneria degli anni trenta, così come Redressement Français, un movimento tecnocratico francese fondato da Ernest Mercier nel 1925.[senza fonte] Assieme al belga Henri de Man, X-Crise sosteneva il planismo (planisme) sul liberismo economico. Influenzati dalle teori di Man, i neosocialisti Marcel Déat, Pierre Renaudel, René Belin, e i "neo-Turchi" del Partito Radical-Socialista (Pierre Mendès-France e altri) promossero una "rivoluzione costruttiva" guidata dallo stato. Tali idee influenzarono anche il movimento non-conformista della destra francese.[senza fonte]

In Gran Bretagna, Political and Economic Planning, un movimento fondato nel 1931, faceva proprie le teorie del movimento francese riguardo all'intervento economico. In Germania prima della seconda guerra mondiale esistette un movimento tecnocratico basato sul modello di Technocracy Incorporated.[32]

Un movimento tecnocratico esistette anche in Russia: anche questo si basava sugli stessi presupposti del movimento americano.[33] Alexander Bogdanov ebbe tuttavia la propria concezione di tecnocrazia, e il suo concetto di Tektologia ha alcune similitudini con le idee tecnocratiche. La storia di Bogdanov e i suoi scritti politici presentati da Zenovia Sochor[34], implicano che egli si aspettava che una rivoluzione contro il capitalismo avrebbe condotto alla società tecnocratica. Il più importante dei bolscevichi non-leninisti fu Alexander Bogdanov.[35]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Peter J. Taylor. Technocratic Optimism, H.T. Odum, and the Partial Transformation of Ecological Metaphor after World War II Journal of the History of Biology, Vol. 21, No. 2, June 1988, p. 213.
  2. ^ Edwin T. Layton. Book review: The Technocrats, Prophets of Automation, Technology and Culture, Vol. 9, No. 2 (April, 1968), pp. 256-257.
  3. ^ Beverly H. Burris (1993). Technocracy at work State University of New York Press, p. 28.
  4. ^ a b William E. Aikin (1977). Technocracy and the American Dream: The Technocracy Movement 1900-1941, University of California Press, pp. ix-xiii and p. 110.
  5. ^ Beverly H. Burris (1993). Technocracy at work State University of New York Press, p. 30.
  6. ^ Beverly H. Burris (1993). Technocracy at work State University of New York Press, p. 32.
  7. ^ a b Frank Fischer (1990). Technocracy and the Politics of Expertise, Sage Publications, p. 86.
  8. ^ Daniel Nelson. Technocratic abundance Reviews in American History, Vol. 6, No. 1, March 1978, p. 104.
  9. ^ Book review: Technocracy and the American Dream, History of Political Economy, Vol. 10, No. 4, 1978, p. 682.
  10. ^ Henry Elsner, Jr., The Technocrats: Prophets of Automation, Syracuse University, 1967, ISBN.
  11. ^ Donald R. Stabile, Veblen and the Political Economy of the Engineer: the radical thinker and engineering leaders came to technocratic ideas at the same time, American Journal of Economics and Sociology, Vol, 45, No. 1, 1986, pp. 43-44.
  12. ^ Janet Knoedler and Anne Mayhew. Thorstein Veblen and the Engineers: A Reinterpretation History of Political Economy 1999 Vol. 31, No. 2, pp. 255-272.
  13. ^ Frank Fischer (1990). Technocracy and the Politics of Expertise, Sage Publications, p. 84.
  14. ^ Barry Jones (1995, fourth edition). Sleepers, Wake! Technology and the Future of Work, Oxford University Press, p. 214.
  15. ^ Allen Raymond, What is Technocracy?, 1933, ISBN.
  16. ^ a b William E. Akin, Technocracy and the American Dream: The Technocrat Movement, 1900-1941, University of California Press, 1977, ISBN 0-520-03110-5.
  17. ^ Questioning of M. King Hubbert, Division of Supply and Resources, before the Board of Economic Warfare (PDF), 14 aprile 1943. URL consultato il 4 maggio 2008.p8-9 (p18-9 of PDF)
  18. ^ William E. Aikin (1977). Technocracy and the American Dream: The Technocracy Movement 1900-1941, University of California Press, p. 37.
  19. ^ William E. Aikin (1977). Technocracy and the American Dream: The Technocracy Movement 1900-1941, University of California Press, pp. 61-62.
  20. ^ William E. Aikin (1977). Technocracy and the American Dream: The Technocracy Movement 1900-1941, University of California Press, p. ix.
  21. ^ William E. Aikin (1977). Technocracy and the American Dream: The Technocracy Movement 1900-1941, University of California Press, p. 96.
  22. ^ Jack Salzman (1986). American studies: an annotated bibliography, Volume 2 p. 1596.
  23. ^ a b c Howard P. Segal (2005). Technological Utopianism in American Culture Syracuse University Press, p. 123.
  24. ^ William E. Aikin (1977). Technocracy and the American Dream: The Technocracy Movement 1900-1941, University of California Press, p. 88.
  25. ^ William E. Aikin (1977). Technocracy and the American Dream: The Technocracy Movement 1900-1941, University of California Press, p. 150.
  26. ^ Harold Loeb and Howard P. Segal (1996). Life in a technocracy: what it might be like p. xv.
  27. ^ a b David Adair (1967). The Technocrats 1919-1967: A Case Study of Conflict and Change in a Social Movement
  28. ^ David Adair (1967). The Technocrats 1919-1967: A Case Study of Conflict and Change in a Social Movement p. 101.
  29. ^ David Adair (1967). The Technocrats 1919-1967: A Case Study of Conflict and Change in a Social Movement p. 103.
  30. ^ a b David Adair (1967). The Technocrats 1919-1967: A Case Study of Conflict and Change in a Social Movement p. 111.
  31. ^ Technocracy Inc
  32. ^ [1] Science, Technology, and National Socialism By Monika Renneberg, Mark Walker Retrieved Aug-30-09
  33. ^ [2] Science in Russia and the Soviet Union: a short history By Loren R. Graham Retrieved Aug-30-09
  34. ^ Zenovia Sochor: Revolution and Culture:The Bogdanov-Lenin Controversy, Cornell University Press 1988
  35. ^ Bogdanov, technocracy and socialism | The Socialist Party of Great Britain

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]