Si può fare (film)

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Si può fare
Sipuofare2008.jpg
Claudio Bisio e Giuseppe Battiston in una scena del film
Titolo originale Si può fare
Paese di produzione Italia
Anno 2008
Durata 111 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere commedia, drammatico
Regia Giulio Manfredonia
Soggetto Fabio Bonifacci
Sceneggiatura Fabio Bonifacci, Giulio Manfredonia
Produttore Angelo Rizzoli Jr., Andrea Rizzoli Jr.
Produttore esecutivo Federico Boldrini Parravicini
Casa di produzione Rizzoli Film
Distribuzione (Italia) Warner Bros.
Fotografia Roberto Forza
Montaggio Cecilia Zanuso
Musiche Pivio e Aldo De Scalzi
Scenografia Marco Belluzzi
Costumi Maurizio Millenotti
Interpreti e personaggi
« Da vicino nessuno è normale. »
(Tagline del film)

Si può fare è un film del 2008 diretto da Giulio Manfredonia, scritto dal regista con Fabio Bonifacci, autore anche del soggetto, ispirato alle storie vere delle cooperative sociali nate negli anni ottanta per dare lavoro ai pazienti dimessi dai manicomi in seguito alla Legge Basaglia, in particolare a quella della cooperativa "Noncello" di Pordenone. Il film è dedicato alle oltre 2.500 cooperative sociali esistenti in Italia e ai 30.000 soci diversamente abili che vi lavorano.[1]

Si tratta del primo film per il grande schermo prodotto da Angelo Rizzoli a distanza di quindici anni dal precedente Padre e figlio (1994) e il primo a nome della Rizzoli Film a distanza di trent'anni da Dimenticare Venezia (1979).

Si può fare, è considerato come una possibile risposta nostrana allo statunitense Qualcuno volò sul nido del cuculo, film di Milos Forman con Jack Nicholson.

Trama[modifica | modifica sorgente]

1983, Milano. Nello è un sindacalista che dopo aver scritto un libro sul mondo del mercato viene attaccato duramente dai "compagni"; viene quindi trasferito alla Cooperativa 180, una delle tante sorte dopo la legge 180 per accogliere i pazienti dimessi dai manicomi. Dopo alcuni attriti iniziali con i pazienti, Nello decide di far capire loro il vero spirito di una cooperativa coinvolgendoli maggiormente. Ascoltando le idee di tutti, in un'assemblea viene presa la decisione di abbandonare il lavoro assistenziale e di entrare nel mercato diventando posatori di parquet: ogni paziente ricoprirà un ruolo all'interno della cooperativa secondo le proprie caratteristiche. Dopo il primo lavoro, fallito per inesperienza, riescono a ottenere un appalto in un atelier d'alta moda. Il giorno della scadenza della consegna finisce il legno: così Luca e Gigio, vista anche la loro abilità artistica, decidono di usare gli scarti per realizzare un pannello raffigurante una stella e coprire così l'intero pavimento. L'idea, oltre a venire molto apprezzata, si fa strada e la cooperativa ottiene sempre più appalti. Nello si rende conto che c'è bisogno di ridurre il dosaggio dei farmaci, ma a questo il dott. Del Vecchio si oppone fortemente. A questo punto Nello si affida al dott. Furlan e con i fondi ricevuti dall'Unione europea i soci si trasferiscono in una nuova sede. Quando tutto sembra andare per il meglio avviene una tragedia: nel frattempo, infatti, Gigio si innamora di Caterina, una ragazza per la quale ha lavorato, che poi invita lui e Luca ad una festa in casa sua; quella sera però vengono derisi dagli amici di Caterina, Luca perde il controllo e scatta una piccola rissa. In questura Gigio sente Caterina che, mentre cerca di far ritirare la denuncia, li definisce "poveracci" e lascia intendere di non aver dato molta importanza al bacio che aveva dato a Gigio; a seguito di ciò Gigio si suicida e il fatto viene imputato anche alla riduzione elevata dei farmaci. Sembra la fine di un sogno: i pazienti vengono riportati nella vecchia sede sotto l'assistenza del dott. Del Vecchio, che però ammette di aver riscontrato dei miglioramenti del loro stato psichico dovuti all'attività lavorativa. La cooperativa ottiene un grosso appalto a Parigi per decorare le fermate della nuova linea metropolitana. Il film si chiude mostrando i numerosi pannelli già pronti e l'arrivo di nuovi soci da altri manicomi.

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Il film presenta alcune analogie con Amore, bugie e calcetto, film sempre del 2008 uscito prima di Si può fare e diretto da Luca Lucini. Innanzitutto in entrambi i film sono presenti Claudio Bisio (nella parte del protagonista), Giuseppe Battiston e Andrea Bosca. In tutti e due i film poi il personaggio di Bisio di cognome si chiama Trebbi e, infine, le due scene d'apertura sono molto simili tra loro (in Amore, bugie e calcetto Bisio apre il film sbattendo la mano sul tavolo, nell'altro un compagno sindacalista di Nello sbatte il suo libro sul tavolo).
  • La ragazza di cui si innamora Gigio, mentre è inquadrata nella terrazza da sola, sta leggendo "Storia dell'Arte Italiana" di Giulio Carlo Argan, all'epoca usato come libro di testo nei corsi di Architettura.
  • Claudio Bisio ha dichiarato che, per prepararsi meglio alla parte, ha visto e rivisto più volte Qualcuno volò sul nido del cuculo. Lo stesso Bisio considera la sua interpretazione come la migliore della sua carriera.
  • Nella prima scena Nello discute con un compagno del sindacato interpretato da Roberto Forza, direttore della fotografia del film.
  • Nella scena in cui i soci si cimentano con il loro primo lavoro, il fratello di Sara è interpretato da Marco Belluzzi, scenografo del film.
  • Il tema strumentale di Caterina della colonna sonora con la fisarmonica è stato interpretato da Marco Lo Russo aka Rouge.
  • Nel film c'è un errore di anacronismo: Gigio e Caterina vedono al cinema "Ritorno al Futuro", uscito nelle sale italiane venerdì 18 ottobre 1985. Alcune scene più tardi si vede la data di morte sulla lapide di Gigio, ovvero 23/06/1985.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Titoli di coda del film.

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