Romanzo grafico

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Il romanzo grafico, o romanzo a fumetti[1][2][3], traduzione letterale dell'espressione inglese graphic novel usata comunemente anche nell'italiano,[4] è un formato di fumetto in cui le storie sono più lunghe (come appunto un romanzo), autoconclusive e in genere rivolte ad un pubblico adulto. Per esso è stata utilizzata anche l'espressione "fumetto d'autore", in contrapposizione a "fumetto popolare" (spesso identificato col "fumetto seriale").

Precursori[modifica | modifica sorgente]

Fin dal 1946, l'Editore Ventura pubblica delle raccolti di albi a fumetti in forma di volumi sulle cui copertine figura la menzione "Romanzo completo" e, più in basso, la precisazione "interamente illustrato a quadretti". A Ventura si deve inoltre il conio dell'inedita espressione "Picture Novel" sulla copertina della rivista a fumetti bilingue italiano-inglese "Per voi! For you!", quattro anni prima che negli Stati Uniti vi ricorresse la St. John Publications sulla copertina di It Rhymes with Lust[5], considerato come il precursore del romanzo grafico.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Una tra le prime storie a fumetti ad autodefinirsi "romanzo a fumetti" fu Contratto con Dio, pubblicata da Will Eisner nel 1978; tuttavia la denominazione di graphic novel non è stata coniata da Will Eisner, come comunemente si crede, che invece volendo conferire dignità letteraria al nuovo formato editoriale, gli attribuì la definizione di “sequential art” contrapponendolo all’arte seriale. In realtà l’uso della designazione graphic novel risulta attestato già nei primi anni ’60 in altri autori. Nel Novembre 1964 lo scrittore di fanzine Richard Kyle si riferisce con quella denominazione ad un lungo formato di fumetto, e in seguito, nel 1976, George Metzer la usa su entrambi sovraccoperta e titolo di “Beyond Time and Again”.[6]

La denominazione di graphic novel risulta anche attestata in Bloodstar di Richard Corben, del 1975. La questione delle origini geografiche e della paternità del romanzo grafico, rimane tuttavia aperta e assai dibattuta.

Nel corso degli anni molti stilemi di questo formato, come lo spessore narrativo e l'approfondimento della caratterizzazione psicologica dei personaggi, hanno influenzato intensamente tutto il panorama fumettistico, segnandone la crescita artistica. È una variante di fumetto molto curata e lavorata, in cui viene utilizzata una tipologia di carta più pregiata rispetto al consueto. La sua distribuzione avviene in genere nelle librerie e non (o non solo) nelle edicole.

La nascita del genere in Italia[modifica | modifica sorgente]

Poema a fumetti” di Dino Buzzati del 1969 è considerata un’opera che anticipa di dieci anni il graphic novel di Eisner.[7]

Tra i numerosi studiosi delle origini del genere, vi è il giornalista, saggista e sceneggiatore Luca Raffaelli, esperto di fumetti, il quale attribuisce la nascita del vero e proprio romanzo grafico all’Italia con La rivolta dei racchi (1966) di Guido Buzzelli e con Hugo Pratt.[8]

"Buzzelli è stato il primo autore in Italia ad osservare e rappresentare la realtà".[9] Le sue storie non hanno mai un lieto fine e per i toni e i temi precorre la dirompente rivoluzione del graphic novel e del fumetto, operata in seguito da Andrea Pazienza.

Negli anni Sessanta le tematiche del fumetto diventano più complesse e i personaggi acquistano profondità psicologica. Le trame si inspessiscono di contenuti assai vicini alle problematiche esistenziali dell’individuo. Si tratta di una trasformazione culturale che attrae l’attenzione degli studiosi di fenomeni mass-mediologici. Scrive Sergio Brancato: “Il graphic novel è un oggetto assai interessante dal punto di vista mediologico, poiché interpreta, all’interno di una singola forma espressiva, l’insieme dei processi di trasformazione in atto nel sistema della comunicazione.”[10]

Ma a concentrare il focus sull’evoluzione del fumetto contribuisce, in particolare, il Gruppo 63 di cui faceva parte il semiologo Umberto Eco. Quest’ultimo già con la pubblicazione di Opera aperta aveva introdotto il pubblico dei lettori nell’analisi dei fenomeni di massa secondo una concezione estetica nuova. Nel 1963 pubblica l'introduzione alla prima raccolta italiana delle strisce di Charles M. Schulz dove definisce Schulz “poeta” suscitando non poche polemiche. "Se 'poesia' vuol dire capacità di portare tenerezza, pietà, cattiveria a momenti di estrema trasparenza, come se vi passasse attraverso una luce e non si sapesse più di che pasta sian fatte le cose, allora Schulz è un poeta".[11] scrive Eco nella prefazione.

Il semiologo sancisce ulteriormente la nobilitazione letteraria del fumetto nel 1964 con Apocalittici e integrati. In effetti, in Italia, la commistione tra linguaggio fumettistico e linguaggio letterario (in ciascun suo registro) caratterizza quasi dall'inizio la narrativa sequenziale. L’accresciuta complessità del fumetto trasforma il target dei fruitori che saranno prevalentemente adulti e colti. Di Umberto Eco è anche la definizione di Hugo Pratt come “narratore verbo-visivo”.[12] Nel 1967, Pratt già aveva pubblicato Una ballata del mare salato realizzata dopo un viaggio nei Caraibi, opera prima della serie delle avventure di Corto Maltese e considerato un romanzo. Parlando di sé l’artista ha affermato, durante una delle interviste con lo studioso francese Dominique Petitfaux: “Sono un autore di “letteratura disegnata”. I miei dialoghi non sono quelli tipici del fumetto, si potrebbero trovare anche in un romanzo (…) potrei essere un dialoghista, e quindi soprattutto uno scrittore che sostituisce le descrizioni, l’espressione dei volti, delle pose, dell’ambientazione, con dei disegni. Il mio disegno cerca di essere una scrittura. Disegno la mia scrittura e scrivo i miei disegni.”[13]

L’acme dell’innovazione del linguaggio fumettistico si raggiunge verso la fine degli anni ’70, con Andrea Pazienza. Quella di Pazienza è letteratura, “una letteratura di tipo particolare, però, che sembra rispondere alle caratteristiche tipiche di quella che Gilles Deleuze e Felix Guattari hanno denominato «letteratura minore».”[14] “Le straordinarie avventure di Pentothal operano una prima deterritorializzazione a livello dello specifico fumettistico. Decontestualizzano, infatti, il fumetto dal suo ambito storicamente più proprio: non è più evasione, semplice avventura, non si rivolge ai bambini, non ha come protagonisti super eroi ecc. Diviene anzi un modo per raccontare con un linguaggio nuovo qualcosa che sta accadendo.”».”[15] L'ibridismo linguistico, la contaminazione dei registri linguistici, caratterizza le opere di Pazienza ma caratterizza l’intera generazione del ’77 con la quale spesso, si collettivizza la realizzazione delle opere a fumetti.

Pazienza è autore di numerose storie lunghe, veri e propri romanzi, come Pompeo, il cui tessuto narrativo è rizomatico. Si colgono le influenze più variegate, dal lessico aulico al dialetto, e si impongono le tecniche espressive tipiche del romanzo, come il monologo interiore ( per certi versi in Pompeo, più affine al flusso di coscienza), sonorità sovente allitteranti; egli racconta attraverso tutti gli schemi narrativi e le regole pur stravolgendo l’impianto narrativo tradizionale.[16] Nell’ultima ed incompiuta opera, “Storia di Astarte”, si può parlare di romanzo epico e per la tematica e per il pathos.

Scrive Roberto Saviano nella prefazione a Storia di Astarte: “Storia di Astarte è un sogno bellissimo, l'ultimo di Andrea Pazienza. Un'opera incompiuta. È un sogno classico, di quelli che quando ti svegli ti senti al centro dell'universo, come se avessi fatto parte della storia e il tuo fosse stato un ruolo attivo. Quando mi sono arrivate le tavole, quando per la prima volta le ho avute tra le mani, confesso di esserne rimasto folgorato. I disegni sono meravigliosi, precisi anche quando appena tratteggiati. E il testo è epica. Andrea Pazienza riesce, attraverso un cane, a costruire una atmosfera di combattimento e scontro, dove ogni parte del conflitto diviene chiaramente una scelta tra bene e male. Tutto attraverso un cane. Le sperimentazioni che aveva fatto negli anni precedenti, spingendosi da un estremo all'altro delle possibilità espressive del linguaggio a fumetti, hanno trovato in Storia di Astarte una ricomposizione naturale e perfetta. Non ci sono sbavature, non c'è nulla di manieristico, non c'è l'errore in cui cadrà chi dopo di lui si cimenterà nel racconto classico, ossia la retorica da centurione che tutto deve dire con flemma e ieraticità. No, le sue tavole sono naturali, anche quando sono grumi d'inchiostro soltanto. E muscoli da cane combattente.”

Il romanzo grafico di cronaca, storiografia, attualità, risulta essere la nuova tendenza del XXI secolo.[17] Vi sono autori che prediligono la divulgazione di vicende storiche obliate e avvolte nel mistero come accade per il Massacro di Pontelandolfo e Casalduni, raccontato a fumetti da Riccardo Fortuna[18][19] o di episodi e fatti della storia più recente. Infatti, nel 2005, con la nascita delle Edizioni Becco Giallo[20] il romanzo grafico si incentra in particolar modo sulla cronaca e l’attualità. In esso entrano le vicende più eclatanti della cronaca come il G8, ma anche il delitto di P.P.Pasolini e di Peppino Impastato o fenomeni mediatici come WikiLeaks con il graphic novel “Julian Assange, dall’etica hacker a WikiLeaks”.

Uso del termine in italiano[modifica | modifica sorgente]

Il termine graphic novel nell'uso italiano viene comunemente flesso al femminile per assonanza con novella[21]; in realtà l'inglese "novel" è un termine neutro la cui traduzione corretta è romanzo, per cui la traduzione letterale in italiano risulta "romanzo grafico" (anche se è più diffusa l'espressione "romanzo a fumetti").[1][2] Di conseguenza, "graphic novel" andrebbe flesso al maschile come indicato dall'Accademia della Crusca.[21][22] Ma non tutti gli studiosi di fumetto condividono la posizione dell'Accademia della Crusca, in particolare Daniele Barbieri scrive che «L'espressione graphic novel è entrata nell'italiano attraverso il suo uso al femminile: la graphic novel. Ci sarà anche un errore alla base di questo uso, ma è l'uso che fa la regola, e non viceversa.».[23]

Divulgazione ed editoria[modifica | modifica sorgente]

Alla divulgazione del fumetto in Italia negli anni sessanta contribuisce la nascita del Salone Internazionale dei comics a Bordighera il 21 febbraio 1965, trasferito poi nel 1966 a Lucca (Lucca Comics). Organizzato dall'Istituto di pedagogia dell'Università di Roma, dal centro di sociologia delle comunicazioni di massa e dall'Archivio internazionale della stampa a fumetti in collaborazione con il Comics Club e con il Centre d'Etudedes Litteratures d'Expression Grafique. Dalla nascita del Salone trae origine la casa editrice e rivista Comic Art.

Un ruolo preponderante nella diffusione della narrativa sequenziale lo ebbero le riviste Cannibale (1977-1979) e Frigidaire (nata nel 1980) e, con sistematiche pubblicazioni di fumetti di alta qualità, la rivista Eternauta (1980) e, più di recente, il Centro Fumetto Andrea Pazienza nato nel 1988.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Romanzi a Fumetti Bonelli
  2. ^ a b Will Eisner, l'età dei graphic novels - Fumetti - Komix.it Fumetti @ 360°
  3. ^ Il cinema dei fumetti. Dalle origini a Superman Returns, Collana gli Album, Gremese, 2006, pag.7, ISBN 88-8440-442-8.
  4. ^ Tendenze editoriali: i nuovi eroi graphic novel
  5. ^ It Rhymes with Lust, Grand Comics Database.
  6. ^ What is in a Name? Or, Gutter Talk: The Problem of Critical Language in the Study of Comics, di Derek Royal, Texas A&M University- Commerce, Albuquerque, New Mexico, Conference, 2007,www.academia.edu, (EN)
  7. ^ Poema a fumetti: come Dino Buzzati anticipò i graphic novel, di Gianluigi Filippelli, Lo Spazio Bianco, 2009
  8. ^ Le storie, diario italiano, Corrado Augias intervista Luca Raffaelli, 05/01/2010, Fumetto 2/3
  9. ^ Guido Buzzelli, di Giovanni Marchese, Nerdelite
  10. ^ Il fumetto tra serialità e autobiografia, di Sergio Brancato, 2010, www.lospaziobianco.it
  11. ^ I Peanuts, Umberto Eco e la poesia di Omero-Schulz, di Matteo Nucci DIVERTIMENTO.it, 28/03/2006
  12. ^ All'ultima storia capì: Corto Maltese sono io, U. Eco, la Repubblica, 7 agosto 2005
  13. ^ Leggere Hugo Pratt: l'autore di Corto Maltese tra fumetto e letteratura, Di Giovanni Marchese, pubblicato da Tenuè, 2006
  14. ^ “Andrea Pazienza o le straordinarie avventure del desiderio” di Mauro Trotta, 30 marzo, 2004, su Rifondazione Comunista Pescara
  15. ^ “Andrea Pazienza o le straordinarie avventure del desiderio” di Mauro Trotta, 30 marzo, 2004, su Rifondazione Comunista Pescara
  16. ^ Antistoria Fumetto Italiano - La Rivoluzione Interrotta di Andrea Pazienza
  17. ^ COM’E’ SERIO QUESTO FUMETTO, di Rossana Campisi, L’Espresso, 28 settembre 2013
  18. ^ L'eccidio di Pontelandolfo in un fumetto, NTR24, 01 / 06 / 2012
  19. ^ Con Riccardo Fortuna la storia dell'eccidio di Pontelandolfo a fumetti, il Quaderno.it, 01/06/2012
  20. ^ Edizioni BeccoGiallo, Fumetti di impegno civile
  21. ^ a b Articolo su nannimagazine.it
  22. ^ Gianfranco Goria, La graphic novel o il graphic novel?, Afnews.info, 2 marzo 2010. URL consultato il 3 marzo 2010.
  23. ^ Daniele Barbieri, Del fumetto prima del fumetto, Guardare e leggere, 26 febbraio 2010. URL consultato il 3 marzo 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vincenzo Bavaro e Donatella Izzo (a cura di), Il Graphic Novel negli Stati Uniti, Acoma, ShaKe Edizioni. ISBN 978-88-88865-82-9
  • Cristina Greco, Con la china in testa. Fumetto e memoria culturale. Per una lettura di Maus e Palestina, Libreriauniversitaria.it Editore, Padova, 2009. ISBN 978-88-62920-06-3

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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