Guido Buzzelli

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Guido Buzzelli (Roma, 27 luglio 1927Roma, 25 gennaio 1992) è stato un fumettista, illustratore e pittore italiano. È considerato uno dei grandi maestri del fumetto italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Roma, Buzzelli era figlio d'arte. Il nonno, infatti, era decoratore, mentre il padre pittore e la madre modella: questa atmosfera influenzò il giovane, che quasi inevitabilmente affrontò gli studi artistici, frequentando l'Accademia di San Luca. Subito dopo iniziò a seguire le orme paterne, sperimentando, però, sempre nuove tecniche pittoriche: tali esperienze ne fanno, in assoluto, uno dei migliori illustratori e pittori del XX secolo.

Entrato nello studio di Rino Albertarelli, Buzzelli esordì a diciotto anni collaborando con il settimanale Argentovivo, quindi la sua curiosità lo spinse verso i fumetti, medium per il quale inizia a collaborare, nei primi anni cinquanta, con la rivista Zorro dell'editore Gioggi. Altre opere degli esordi sono le copertine delle riviste edite dai Fratelli Spada, come Mandrake, Flash Gordon, L'Uomo Mascherato. Altri suoi fumetti di quel periodo sono Susan Bill, Alex l'eroe dello spazio, Bill dei Marines, Bambola, Dray Tigre e tanti altri.

Si spostò, prima in Spagna e quindi in Gran Bretagna dove, nel 1954 creò Angélique per il Daily Mirror. Tornato in Italia, dopo essersi sposato con Grazia de Stefani (1960), che diverrà la sua principale collaboratrice, inizialmente ritornò alla pittura, per poi, nella seconda metà degli anni sessanta, tornare al fumetto: nel 1966 realizzò, di sua iniziativa, La rivolta dei racchi, presentata l'anno successivo a Lucca Comics, e che verrà poi pubblicata in Francia nel 1970 sulla rivista Charlie (l'equivalente de Linus), grazie a Wolinski.

La Francia[modifica | modifica sorgente]

È proprio la Francia, piuttosto che l'Italia, ad accogliere a braccia aperte l'opera di rottura che Buzzelli propone. Infatti molte delle riviste francesi (Pilote, Circus, L'Écho des Savanes, Vailant e le prestigiose Métal Hurlant e À Suivre) diventano la sede della prima pubblicazione della maggior parte delle sue opere complete. Inizia così a realizzare, in grande libertà, una serie di opere di denuncia nei confronti del mondo, delle sue divisioni sociali, della sua violenza: I Labirinti (1970), Zil Zelub (1972), Annalisa e il diavolo (1973), L'intervista (1975), L'Agnone (1977), La guerra videologica (1978) sono solo alcuni esempi dei suoi fumetti, in cui l'autore si ritrae sempre nei panni del protagonista, un essere gracile e insignificante, vittima e al tempo stesso carnefice del mondo.

Vanno poi ricordati: Nevada Hill (con Jean-Pierre Gourmelen) del 1973, H.P. (con Alexis Kostandi) del 1974, Il mestiere di Mario, La face (con Cerrito), Un tipo angelico, Morgana, e Zasafir, uscito su Alter-Alter tra il 1980 e il 1981.

Il Michelangelo dei mostri[modifica | modifica sorgente]

Dopo il conferimento dello Yellow Kid nel 1973 come miglior disegnatore e autore (premio bissato nel 1979 con l'equivalente francese, il Crayon d'Or), si fanno più numerose le sue collaborazioni con riviste italiane. Firma vignette e storie per Linus, Alter Linus, Paese Sera, Il Messaggero, L'Espresso, L'Eternauta, Psyco, Corriere dei Ragazzi, Comic Art, Playmen (per il quale realizza il racconto I love you, Helza), Menelik, l'Unità, L'Occhio, nonché le tavole per l'inserto Satyricon di Repubblica. A queste collaborazioni italiane si aggiungono quelle francesi su Le Monde, Fluide Glacial e altri. Semper in Francia, con lo pseudonimo di Blotz, realizza una serie di illustrazioni erotiche che compaiono su Charles Mensuel e le collezioni Démons e Buzzelliades.

Le sue opere e la bellezza del suo tratto, nonché le sue incredibili visioni, gli fanno guadagnare, da parte della stampa transalpina, le etichette di Michelangelo dei mostri (Michel Grisolia nel 1974) e di Goya italiano (Michel Bourgeois nel 1978).

Le ultime collaborazioni[modifica | modifica sorgente]

I suoi ultimi lavori nel campo dei fumetti sono per la Bonelli: prima L'uomo del Bengala (1976), su testi di Gino D'Antonio, quindi il primo Speciale Tex (1985), su testi di Claudio Nizzi. In mezzo, nel 1981, contribuisce alla Histoire du Far West en Bandes Desinées edita da Larousse.

Alla fine degli anni ottanta inizia a collaborare con la televisione: prima con il TG2, quindi con la francese TV7, per la quale crea dei video più volte trasmessi tra il 1990 e il 1992.

Non dimentica, comunque, la sua attività di illustratore e pittore, alla quale affianca l'attività di insegnante presso lo European Institute of Design. Questa febbrile e intensa attività troverà prematura conclusione il 25 gennaio del 1992, a Roma, con la sua morte.

Mostre e omaggi[modifica | modifica sorgente]

Sia in vita, sia in morte sono numerose le mostre e le iniziative portate avanti per ricordare l'opera di Buzzelli. Oltre a numerose pubblicazioni in Italia, Francia, Spagna, Svizzera, Olanda, Belgio, Svezia, Portogallo, America Latina, Giappone, numerose sono le città che hanno, nel corso di questi anni, ospitato mostre e personali sull'artista romano.

Oltre alla sua città, sono Napoli, Bari, Bologna, Parigi, Deauville, Angoulême, Aix-en-Provence, Chantilly, Marsiglia, Forte dei Marmi, Lucca, New York, Montreal, Lisbona con Guido Buzzelli: visioni di un visionario e, buon ultima, Bruxelles con Un portrait d'artiste.

Le sue opere, in Italia, possono essere reperite anche nel catalogo di Alessandro Editore, Grifo Edizioni e Hazard Edizioni. Un'antologia di fumetti è stata pubblicata nel 57.mo volume della serie I Classici del Fumetto di Repubblica.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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