Raubritter
Raubritter (lett. cavalieri predoni) è un termine moderno, coniato dalla storiografia tedesca dell'Ottocento, con riferimento a una presunta categoria di esponenti della classe cavalleresca (Ritter) che nel Tardo medioevo germanico erano dediti al banditismo, a rapine di strada, a faide e saccheggi, quale conseguenza di un'epoca di grandi trasformazioni sociali ed economiche.
Nonostante il notevole successo goduto in passato dalla figura del "barone brigante", la moderna storiografia ne ha sostanzialmente rigettato il valore paradigmatico, derubricando la figura del Raubritter al rango di errore storiografico, risultato dell'applicazione acritica e anacronistica, al mondo medievale, di schemi giuridici e concettuali moderni: il concetto stesso di Raubritter è ritenuto del tutto estraneo alla realtà storica del Medioevo e inutile alla sua comprensione scientifica.
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Origine del termine [modifica]
L'uso del termine si afferma in Germania, a opera della storiografia ottocentesca di stampo liberale[3]. Friedrich Christoph Schlosser, nel settimo volume della sua Weltgeschichte für das deutsche Volk, indica in Friedrich Gottschalckcome il primo, nel 1810, a farne uso in un lavoro storiografico[4] In quello stesso volume, Schlosser lo riprende per indicare i cavalieri in conflitto che, riuniti in masnade, imperversavano sulle principali strade di comunicazione delle Turingia per depredarne le città[4].
L'origine di tale fenomeno sarebbe stato da ricercare nella temperie di profonde rivolgimenti che interessavano le strutture sociali, militari ed economiche: l'affermazione di un'economia di mercato rispetto all'economia del baratto, e all'avanzare di progressi tecnici nell'arte militare che avrebbero esautorato l'utilità della cavalleria medievale, fino a metterne a repentaglio la stessa funzione. Per sfuggire a questo destino di precarietà, si sarebbero dedicati a saccheggi città, a faide e all'assalto di trasporti mercantili.
Fortuna storiografica e declino del termine [modifica]
La ripresa fattane da Schlosser, ha segnato la definitiva affermazione del termine e la fortuna anche popolare del relativo fenomeno: il favore riscosso dalla storiografia successiva è perdurato fino agli anni trenta del XX secolo, quando fu oggetto di una profonda revisione storica.
Nel 1939, infatti, Otto Brunner pubblicava il suo monumentale capolavoro, Land und Herrschaft. Grundfragen der territorialen Verfassungsgeschichte Österreichs im Mittelalter, in cui l'analisi del tardo medioevo nei territori della Bassa Austria sottendeva un tentativo di innovazione metodologica ben più ambizioso e di ampio respiro: Brunner rigettava come forzature interpretative i tentativi di applicazione acritica, a quella che chiamava la Vecchia Europa, di schemi politico-costituzionali la cui genesi apparteneva a un'epoca moderna di molto successiva, che aveva conosciuto la cesura segnata dalla Rivoluzione Francese e dalla Rivoluzione industriale.
In particolare, venivano messi da parte strumenti concettuali moderni, come la netta separazione tra diritto pubblico e diritto privato, il monopolio della forza da parte del Potere, la contrapposizione tra violenza privata e diritto, mentre apparivano sotto una diversa luce istituti giuridici allora diffusi, come la faida e il Gewere, perdutisi per desuetudine con l'evoluzione giuridica successiva.
Note [modifica]
- ^ Franciscus Petrarca, Von der Artzney bayder Glück / Des Guten und Widerwertigen, traduzione di Sebastian Brant, Augsburg, 1532
- ^ a pag. 325 di Otto Henne am Rhyn, Kulturgeschichte des deutschen Volkes, vol. I, 1897
- ^ E. Hobsbawm, I banditi. Il banditismo sociale nell'età moderna, 2002, p. 152
- ^ a b Friedrich Christoph Schlosser, Weltgeschichte für das deutsche Volk, Band VII, Francoforte sul Meno, 1847, p. 452
Bibliografia [modifica]
- Otto Brunner, Land und Herrschaft. Grundfragen der territorialen Verfassungsgeschichte Österreichs im Mittelalter, Baden bei Wien, 1939
- Eric Hobsbawm, I banditi. Il banditismo sociale nell'età moderna, Torino, Einaudi editore, 2002 ISBN 978-8-80-616304-4
- Kurt Andermann, «Raubritter», in Historischen Lexikon Bayerns
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