Raubritter

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Xilografia dal De remediis utriusque fortunae di Petrarca[1], tradotto da Sebastian Brant. Un generico assalto di briganti a una nave si trasforma in un'imboscata di Raubritter nella vulgata storiografica di un'opera ottocentesca[2]

Raubritter (lett. cavalieri predoni) è un termine moderno coniato dalla storiografia tedesca dell'Ottocento per indicare a una presunta categoria di esponenti della classe cavalleresca (Ritter) che, nel Tardo medioevo germanico, sarebbero stati dediti al banditismo, a rapine di strada, a faide e saccheggi, quale conseguenza di un'epoca di grandi trasformazioni sociali ed economiche.

Nonostante il notevole successo goduto in passato dalla figura del "barone brigante", la moderna storiografia ne ha sostanzialmente rigettato il valore paradigmatico, derubricando la figura del Raubritter al rango di errore storiografico, risultato dell'applicazione acritica e anacronistica, al mondo medievale, di schemi giuridici e concettuali moderni: il concetto stesso di Raubritter è ritenuto del tutto estraneo alla realtà storica del Medioevo e inutile alla sua comprensione scientifica.

Origine del termine[modifica | modifica wikitesto]

L'uso del termine si afferma in Germania, a opera della storiografia ottocentesca di stampo liberale[3]. Friedrich Christoph Schlosser, nel settimo volume della sua Weltgeschichte für das deutsche Volk, indica in Friedrich Gottschalckcome il primo studioso a farne uso in un lavoro storiografico del 1810[4] In quello stesso volume, Schlosser riprende il termine per indicare i cavalieri in conflitto che, riuniti in masnade, imperversavano sulle principali strade di comunicazione delle Turingia per depredarne le città[4].

L'imperatore Rodolfo d'Asburgo combatte i Raubritter nei dintroni di Erfurt, in Turingia, in un'illustrazione del 1882

L'origine di tale fenomeno sarebbe stato da ricercare nella temperie di profonde rivolgimenti che interessavano le strutture sociali, militari ed economiche: l'affermazione di un'economia di mercato rispetto all'economia del baratto, e l'avanzare di progressi tecnici nell'arte militare che avrebbero esautorato la cavalleria medievale, sminuendone l'utilità fino al punto da metterne a repentaglio la stessa funzione. Proprio per sfuggire a questo destino di precarietà e marginalizzazione, si sarebbero dedicati a saccheggi di città, a faide e all'assalto di trasporti mercantili.

Fortuna storiografica e declino del termine[modifica | modifica wikitesto]

La ripresa fattane da Schlosser segnò la prepotente affermazione del termine e la fortuna, non solo nella storiografia, ma anche nell'immaginario popolare, del relativo fenomeno: il favore riscosso dalla storiografia successiva è perdurato fino agli anni trenta del XX secolo, quando il fenomeno fu oggetto di una profonda revisione critica.

Nel 1939, infatti, Otto Brunner pubblicava il suo monumentale capolavoro, Land und Herrschaft. Grundfragen der territorialen Verfassungsgeschichte Österreichs im Mittelalter, in cui l'analisi del tardo medioevo nei territori della Bassa Austria sottendeva un tentativo di innovazione metodologica ben più ambizioso e di ampio respiro: Brunner rigettava come forzature interpretative i tentativi di applicazione acritica, a quella che chiamava la Vecchia Europa, di schemi politico-costituzionali la cui genesi apparteneva a un'epoca moderna di molto successiva, che aveva conosciuto la cesura segnata dalla Rivoluzione Francese e dalla Rivoluzione industriale.

In particolare, l'analisi di Otto Brunner imponeva di mettere da parte strumenti concettuali moderni, come la netta separazione tra diritto pubblico e diritto privato, il monopolio della forza da parte del Potere, la contrapposizione tra violenza privata e diritto, mentre apparivano sotto una diversa luce istituti giuridici allora diffusi, come la faida e il Gewere, perdutisi per desuetudine con l'evoluzione giuridica successiva.

L'originale tedesco ha dato luogo un'espressione nella lingua inglese, Robber baron, coniata nell'epoca della Grande depressione per designare una categoria sociologica di spregiudicati imprenditori e banchieri che ammassavano grandi quantità di denaro, costruendosi delle enormi fortune personali, di norma attraverso la concorrenza sleale. Il termine è rimasto nell'uso per riferirsi a categorie di operatori economici che mettono in atto metodi imprenditoriali aggressivi e non trasparenti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Franciscus Petrarca, Von der Artzney bayder Glück / Des Guten und Widerwertigen, traduzione di Sebastian Brant, Augsburg, 1532
  2. ^ a pag. 325 di Otto Henne am Rhyn, Kulturgeschichte des deutschen Volkes, vol. I, 1897
  3. ^ E. Hobsbawm, I banditi. Il banditismo sociale nell'età moderna, 2002, p. 152
  4. ^ a b Friedrich Christoph Schlosser, Weltgeschichte für das deutsche Volk, Band VII, Francoforte sul Meno, 1847, p. 452

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]