Porphyrio porphyrio

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Pollo sultano comune
Porphyrio porphyrio poliocephalus - Bueng Boraphet.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
(clade) Amniota
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Superordine Neognathae
Ordine Gruiformes
Famiglia Rallidae
Genere Porphyrio
Specie P. porphyrio
Nomenclatura binomiale
Porphyrio porphyrio
(Linnaeus, 1758)

Il pollo sultano comune (Porphyrio porphyrio Linnaeus, 1758) è un uccello della famiglia dei Rallidi diffuso in una vasta area comprendente Nordafrica, Eurasia e Australasia[2].

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente vengono riconosciute 12 sottospecie di pollo sultano comune[2]:

Fino a pochi anni fa, gli studiosi riconoscevano una tredicesima sottospecie, P. p. madagascariensis, propria di Africa e Madagascar, attualmente considerata specie a parte.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare di P. p. melanotus nello Stato del Victoria (Australia).

Il pollo sultano comune è un Rallide piuttosto grande e tozzo, lungo 38–50 cm e con un'apertura alare che varia dai 70–86 cm (in P. p. melanotus e P. p. bellus) ai 90–100 cm (in P. p. porphyrio). Ha un grosso becco triangolare di colore rosso sormontato da uno scudo frontale dello stesso colore, zampe di colore variabile dal rosso al rosso-rosato con dita lunghe e sottili, e iride rossa. La colorazione del piumaggio è molto variabile; la maggior parte delle sottospecie presenta una colorazione di colore blu scuro, viola o indaco su testa e corpo, con dorso e ali nerastri o verdognoli; alcune razze hanno i lati della testa, la parte anteriore del collo e quella superiore del petto di colore celeste; tutte le sottospecie, comunque, hanno le piume del sottocoda bianche. I sessi sono simili; le femmine sono più piccole, e hanno inoltre scudi frontali meno pronunciati. Il peso varia da una sottospecie all'altra, ma generalmente i maschi pesano 720-1000 g e le femmine 520-870 g.

Le 12 sottospecie si differenziano per il piumaggio e le dimensioni, e possono essere suddivise in cinque gruppi. Al gruppo porphyrio appartiene la sola sottospecie nominale, diffusa attorno al Mediterraneo occidentale in Europa e Nordafrica; essa presenta regioni superiori e ali di colore blu-viola scuro. Al gruppo poliocephalus appartengono tre sottospecie, il cui areale si estende dalle rive del Caspio, attraverso il subcontinente indiano, fino alla Thailandia settentrionale, alle Nicobare e alle regioni settentrionali di Sumatra; esse presentano gola, parte superiore del petto, lati della testa, regione scapolare e ali di colore celeste, dorso blu scuro e testa di colore grigio-argento; le dimensioni di queste sottospecie diminuiscono spostandosi verso sud-est: di esse la più grande è, quindi, P. p. caspius, e la più piccola P. p. poliocephalus. Il gruppo indicus comprende due sottospecie, stanziate nel Sud-est asiatico e nelle Grandi Isole della Sonda; queste due sono caratterizzate da uno scudo frontale di grandi dimensioni, da regioni superiori e ali di colore nero con riflessi verdi (meno pronunciati in P. p. indicus) e gola e petto di colore verde-turchese o celeste; i lati della testa sono nerastri in P. p. indicus e celesti in P. p. viridis. Al gruppo pulverulentus appartiene un'unica sottospecie, presente solamente nelle Filippine, caratterizzata da dorso di colore castano-oliva e dal resto del corpo color grigio cenere. Infine, il gruppo melanotus raggruppa cinque sottospecie diffuse in Australia, Oceania, nelle isole Palau e nelle Molucche; tutte queste sono caratterizzate da scudo frontale di piccole dimensioni, da dita corte, da regioni superiori nere o marroni e da gola e petto di colore viola o blu cobalto; nello specifico, P. p. melanotus ha gola e petto viola, zone che in P. p. bellus sono celesti; P. p. samoensis ricorda molto P. p. bellus, ma ha dimensioni inferiori e regioni superiori di colore marrone-verdastro; P. p. melanopterus si differenzia da P. p. melanotus e P. p. bellus per le dimensioni inferiori e le ali meno blu; infine, P. p. pelewensis ricorda P. p. melanopterus, dal quale si differenzia per i riflessi verdi sulle regioni superiori e la colorazione viola di ali e petto.

Gli esemplari giovani sono simili agli adulti, ma hanno il piumaggio meno vistoso; alcuni esemplari mantengono la livrea giovanile anche in età adulta. I giovani della sottospecie nominale hanno la faccia, la parte anteriore del collo e il petto di colore grigio chiaro, mentre la gola è quasi bianca; la colorazione delle ali è identica a quella degli esemplari adulti, ma le zone di pelle nuda sono di colore più sbiadito.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare di P. p. poliocephalus nel Tamil Nadu (India).
Un P. p. melanotus nel nido.
Pulcini nutriti da un genitore.
Un piccolo e un adulto nel Nuovo Galles del Sud (Australia).
Genitore e piccoli in Nuova Zelanda.
Comunità di polli sultani nello Stato dell'Haryana (India).

Il pollo sultano comune occupa un areale vastissimo, comprendente Europa sud-occidentale e meridionale, Nordafrica, zone attorno a golfo Persico e mar Caspio, subcontinente indiano, Asia sud-orientale, Cina meridionale, Filippine, Grandi e Piccole Isole della Sonda, Molucche, Australia, Nuova Zelanda, Nuova Guinea e varie isole del Pacifico occidentale, fino alla Nuova Caledonia a sud e alle Samoa a est. La specie è altamente dispersiva, e si ritiene che essa sia stata l'antenata di varie specie insulari, come l'ormai scomparso pollo sultano di Lord Howe e le due specie di takahe della Nuova Zelanda[3][4]. Sulle isole dove sue specie affini sono scomparse o sono diminuite di numero a causa dell'interferenza umana, come in Nuova Zelanda o Nuova Caledonia, il pollo sultano si è stabilito in tempi relativamente recenti[5].

Parimenti a quasi tutti i membri della famiglia dei Rallidi, i polli sultani vivono presso l'acqua, fra la densa vegetazione acquatica che circonda i laghi, gli stagni e le paludi, come pure i corsi d'acqua. Grazie alle loro lunghe dita sono in grado di camminare sulle ninfee e sulle foglie di altre piante che crescono sulla superficie dell'acqua. I polli sultani sono uccelli timidi che si aprono la strada fra l'ammasso della vegetazione dando colpi di coda a ogni passo che fanno, al pari delle folaghe e delle gallinelle d'acqua. Nuotano bene e spesso salgono sugli alberi, dove si appollaiano per la notte.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

I polli sultani si cibano di piante e di animali. Mangiano fiori e foglie di piante acquatiche e salgono sugli alberi per mangiarne le bacche, specialmente le more di gelso. Mangiano pure molluschi, crostacei e altri piccoli animali che trovano sulle piante nelle acque basse. Lo studio della dieta dei polli sultani è in parte facilitato dal fatto che essi si costruiscono delle «piattaforme di alimentazione», costituite di piante, che molto spesso si trovano ricoperte dai resti dei loro pasti. Non si sa se tutti i polli sultani si costruiscono queste «piattaforme di alimentazione», ma è certo che i polli sultani comuni della Spagna meridionale e dell'Australia occidentale le costruiscono. Questi uccelli si nutrono spesso di girini e di insetti acquatici; inoltre, si sono spesso ritrovati gusci di lumache. Infine, macchie di sangue indicano che questi animali si nutrono anche di sanguisughe. È risaputo che nella Spagna meridionale il pollo sultano si nutre anche di serpenti d'acqua.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Generalmente il pollo sultano ha una stagione riproduttiva ben determinata, ma all'interno del suo vasto areale il periodo varia da una zona all'altra, in correlazione al picco delle piogge nella maggior parte delle località, o in estate nelle zone dal clima più temperato[6]. Costruisce il nido nel fitto dei canneti. Il maschio si esibisce in un elaborato rituale di corteggiamento, prendendo con il becco ciuffi di erbacce acquatiche e inchinandosi verso la compagna, il tutto mentre emette dei richiami striduli[7]. Nelle regioni occidentali dell'areale i polli sultani tendono ad avere abitudini monogame, mentre in quelle orientali è molto praticata la nidificazione comunitaria di gruppo. In quest'ultimo caso, questi gruppi possono essere costituiti da più esemplari di ambo i sessi che condividono un nido comune o da famiglie «allargate» comprendenti anche «aiutanti» appartenenti alle nidiate precedenti[6].

Circa due settimane dopo l'inizio del corteggiamento, le coppie cominciano a costruire il nido disponendo in pile diverse piante e fissandole poi a steli di piante acquatiche, così da ancorarlo e anche da mimetizzarlo. Il nido ha un diametro di 25 cm ed è alto anche 50 cm e termina con un tetto di 5–8 cm di altezza. Di lato costruiscono una passerella di 5–6 cm che conduce quasi ad angolo retto entro il nido. Alcune volte la passerella, anch'essa formata di piante disposte in pile, può estendersi per 25 cm entro il folto della vegetazione, così da poter essere utilizzata dai genitori per lasciare il nido inosservati in caso di pericolo. Più femmine possono deporre nello stesso nido e condividere gli impegni dell'incubazione. Ciascun uccello può deporre 3-6 uova di colore variabile dal grigio-giallastro al camoscio-rossastro, ricoperte da macchioline bruno-rossastre. Un nido comunitario può comprendere fino a 12 uova. L'incubazione dura 23-27 giorni, ed è portata avanti da entrambi i genitori, così come dagli aiutanti, nel caso fossero presenti. I pulcini, precoci, sono ricoperti da un fitto piumino nero e sono in grado di lasciare il nido poco dopo la schiusa della uova, sebbene spesso trascorrano i primi giorni nel nido. Vengono nutriti da entrambi i genitori (e da tutti i membri del gruppo) per 10-14 giorni, dopodiché iniziano ad andare in cerca di cibo da soli[6].

Relazioni con l'uomo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'antichità[modifica | modifica wikitesto]

Secondo quanto raccontano Plinio il Vecchio e altri scrittori latini, sembrerebbe che i ricchi romani tenessero dei polli sultani come uccelli ornamentali nelle ville più grandi e nelle abitazioni lussuose. All'epoca questa specie era considerata un uccello nobile ed era tra le poche specie di volatili che i romani non mangiavano.

In Polinesia[modifica | modifica wikitesto]

I polli sultani della sottospecie P. p. melanotus erano tenuti in grande considerazione dagli abitanti della Nuova Zelanda (dove ancora oggi vengono chiamati con il nome maori di pūkeko) e delle Samoa (dove sono chiamati manuali'i, letteralmente «uccelli principali»), e in entrambe le località erano tenuti come animali domestici. Il rosso era il colore maggiormente apprezzato dall'aristocrazia polinesiana, e a differenza di altri uccelli con zone del corpo di questo colore (come il fetonte codarossa, alcuni Drepanidi hawaiiani, come l'i'iwi, e il pappagallo splendente rosso), il pollo sultano era l'unico a non avere rosse le piume, bensì la faccia, il becco e le zampe. Alle Samoa, in passato, solo i capitribù potevano tenere dei polli sultani come animali da compagnia, e i primi marinai europei che vi giunsero notarono uccelli di questo tipo, legati o tenuti in gabbia, considerati alla stregua di veri e propri animali domestici. Alcuni samoani, inoltre, consideravano il pollo sultano come l'incarnazione di un demone aggressivo e malizioso chiamato Vave[8]. Non vi è testimonianza di polli sultani considerati come selvaggina o animali da pollame, a eccezione, forse, dei periodi di maggiore necessità.

Introduzioni[modifica | modifica wikitesto]

Ogni tanto, in Gran Bretagna e altrove, dei polli sultani fuggono dalle voliere dove vengono allevati. In Florida, addirittura, hanno costituito una popolazione vera e propria, sebbene i conservazionisti stiano cercando di eradicarla.

La specie comparve in Nordamerica verso la fine degli anni '90, quando alcuni esemplari fuggirono da una voliera nell'area di Pembroke Pines. Da allora gli uccelli si sono moltiplicati e attualmente si possono trovare in molte zone del sud della Florida. Gli ornitologi, ormai, considerano il pollo sultano come parte integrante dell'avifauna dello Stato[9].

Gli uccelli presenti in Florida appartengono tutti, o per la maggior parte, alla sottospecie P. p. caspius, caratterizzata dalla testa di colore grigio e originaria delle zone attorno al mar Caspio.

Il richiamo più comune degli uccelli della Florida è un elevato creek, spesso ripetuto due volte.

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Sulla Lista Rossa della IUCN il pollo sultano è elencato tra le specie a minor rischio. Sebbene a livello globale non sia a rischio di estinzione, le popolazioni di alcune sottospecie stanno subendo un netto declino. In Nuova Zelanda e Australia la specie sta espandendo sempre più il proprio areale grazie alla creazione di nuovi laghi e stagni artificiali, mentre nella regione mediterranea la sottospecie nominale sta diminuendo in seguito alla perdita dell'habitat, alla caccia e all'utilizzo di pesticidi, e necessita di particolare protezione. In Portogallo essa era quasi scomparsa nel corso del XIX e XX secolo, ma ultimamente, grazie alla protezione accordata e ad alcuni programmi di reintroduzione, è nuovamente aumentata, seppur rimanga rara e a distribuzione frammentata[10]. Anche la sottospecie endemica delle Palau era considerata minacciata[6], ma sulla base dei dati raccolti nel corso di uno studio effettuato nel 2005 gli studiosi hanno visto che, seppur sia considerata a rischio, è ancora abbastanza comune[11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) BirdLife International 2012, Porphyrio porphyrio in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  2. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Rallidae in IOC World Bird Names (ver 4.4), International Ornithologists’ Union, 2014. URL consultato il 12 maggio 2014.
  3. ^ S.A. Trewick, Morphology and evolution of two takahe: flightless rails of New Zealand in Journal of Zoology, vol. 238, nº 2, 1996, pp. 221–237, DOI:10.1111/j.1469-7998.1996.tb05391.x.
  4. ^ S.A. Trewick, Flightlessness and Phylogeny amongst Endemic Rails (Aves: Rallidae) of the New Zealand Region in Philosophical Transactions: Biological Sciences, vol. 352, nº 1352, 1997, pp. 429–446, DOI:10.1098/rstb.1997.0031, PMC 1691940, PMID 9163823.
  5. ^ Steadman D, (2006). Extinction and Biogeography in Tropical Pacific Birds, University of Chicago Press. ISBN 978-0-226-77142-7
  6. ^ a b c d Taylor, P.B. (1996): Family Rallidae (Rails, Gallinules and Coots). In: del Hoyo, Josep; Elliott, Andrew & Sargatal, Jordi (eds.): Handbook of Birds of the World Vol. 3 (Hoatzin to Auks): 197, Lynx Edicions, Barcelona. ISBN 84-87334-20-2
  7. ^ (EN) Salim Ali e JC Daniel, The book of Indian Birds, Twelfth Centenary edition, New Delhi, Bombay Natural History Society/Oxford University Press, 1983.
  8. ^ Corey & Shirley Muse, The Birds and Birdlore of Samoa, 1982
  9. ^ Pranty, Bill, Kim Schnitzius, Kevin Schnitzius, and Helen W. Lovell. 2000. Discovery, distribution, and origin of the Purple Swamphen (Porphyrio porphyrio) in Florida. Florida Field Naturalist 28: 1–11.
  10. ^ Carlos Pacheco, Peter K. McGregor, Conservation of the purple gallinule (Porphyrio porphyrio L.) in Portugal: causes of decline, recovery and expansion in Biological Conservation, vol. 119, nº 1, 2004, pp. 15–120, DOI:10.1016/j.biocon.2003.11.001.
  11. ^ Eric Vanderwerf, Wiles, Gary; Marshall, Ann & Melia Knetch, Observations of migrants and other birds in Palau, April–May 2005, including the first Micronesian record of a Richard’s Pipit in Micronesica, vol. 39, nº 1, 2006, pp. 11–29, ISSN 0026-279X.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Leo, Roger (2006). 'Shorebirds in Art: Looking at history through the purple swamphen'. Sanctuary: The Journal of the Massachusetts Audubon Society, Summer 2006, 45 (4):18-19
  • Moon, Geoff (1994) The Reed field guide to New Zealand birds, ISBN -X
  • Taylor, Barry and Van Perlo, Ber Rails (a volume in the Helm Identification Guides series) ISBN
  • Ian Sinclair, Phil Hockey and Warwick Tributon, SASOL Birds of Southern Africa (Struik 2002) ISBN
  • Mike Clary, "State aims to eradicate exotic purple swamphens in wetlands," South Florida Sun-Sentinel, Sept. 8 2007

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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