Palasport di San Siro

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Coordinate: 45°28′45.05″N 9°07′07.69″E / 45.479181°N 9.118803°E45.479181; 9.118803

Palasport di San Siro
Palazzone
Palasport di San Siro 1983.jpg
Informazioni
Ubicazione Via Federico Tesio e Via Patroclo, Milano
Italia Italia
Inizio lavori 24 febbraio 1970[1]
Inaugurazione 31 gennaio 1976[1]
Demolizione 1988
Costo otto miliardi e 200 milioni lire[1]
Area dell'edificio ~21000m² [2]
Uso e beneficiari
Pallacanestro Olimpia Milano Olimpia Milano (1976-1985)
Capienza
Posti a sedere 18.000
 

Il palasport di San Siro, detto anche palazzetto dello sport di Milano o Palazzone era un'arena coperta, tra le più grandi del mondo, a pianta circolare e con profilo a doppia curvatura (a sella di cavallo) edificata a fianco dello stadio Giuseppe Meazza di Milano e precisamente tra via Federico Tesio e via Patroclo. Inaugurato nel 1976, l'impianto polifunzionale poteva accogliere fino a 18.000 spettatori per competizioni di atletica leggera e di ciclismo, oltre che manifestazioni e spettacoli di vario tipo, e fu anche l'arena casalinga della squadra di pallacanestro Olimpia Milano.

Milano-Virtus Bologna, sfida scudetto del 1978-79.

Il 17 gennaio 1985[3], a causa di una eccezionale nevicata, la tensostruttura in cavi di acciaio che reggeva il manto di copertura subì un dissesto improvviso che comportò l'abbassamento dello stesso di alcuni metri. Infatti un concio dell'anello metallico a cui era ancorata la tensostruttura si instabilizzò, provocando l'accorciamento improvviso della circonferenza dell'anello e quindi il citato abbassamento. La copertura, pur danneggiata, continuò a sopportare tutto il carico della neve valutata in circa 800 tonnellate, corrispondente ad una coltre di neve spessa dagli 80 ai 100 cm. Si trattava di una quantità inconsueta - infatti superava di gran lunga quella prevista dalle norme di legge per cui era stata dimensionata la copertura (ca. 60 cm) - ma che storicamente non era una novità per Milano[4].

A causa dei pluviali ostruiti, a nulla valsero i tentativi di ridurre il carico gettando acqua calda sul tetto (che anzi ghiacciò aumentando il carico) e alzando la temperatura interna all'edificio. Due settimane dopo, il palasport sarebbe dovuto essere teatro del primo concerto degli U2 in Italia. L'evento fu quindi spostato in un rudimentale Teatro tenda che era in grado di ospitare a malapena metà dei possessori dei biglietti.

Sotto la stessa nevicata crollarono decine e decine di capannoni e molte coperture metalliche in tutta la Lombardia tra cui anche parte della pensilina di copertura degli spalti al velodromo Vigorelli di Milano.

A seguito del dissesto, la struttura rimase inspiegabilmente abbandonata per tre anni aggravando il deperimento causato dalle intemperie. I responsabili dell'opera, in vista della costruzione di un nuovo impianto più grande e più moderno che avrebbe dovuto sorgere sulla stessa area, decisero per la demolizione totale[5].

Lo spazio in cui sorgeva il palazzetto è interdetto all'accesso e l'area si è trasformata in un piccolo bosco. (Area Vista dal satellite). Successivamente, nell'ambito dei lavori per la realizzazione della tratta della linea metropolitana M5 S.Siro-Garibaldi, si è realizzata una fossa per riversare il materiale scavato.

Nei mesi immediatamente seguenti il dissesto, al fine di colmare il "vuoto" logistico creatosi dall'inaccessibilità dell'impianto, venne velocemente eretta una, assai più anonima, tensostruttura nel quartiere Lampugnano che venne poi ribattezzata "Palatrussardi" e cambiò successivamente sponsor fino ad ottenere l'attuale nome di "PalaSharp"[6].

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

L'interno del Palazzone nel 1984.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c INDAGINE SUL PALASPORT 'PERCHÉ NON HA RETTO?'
  2. ^ Palasport a Milano - Studio Tecnico Ing. Giorgio Romaro s.r.l
  3. ^ MILANO PRIGIONIERA DEL FANGO - Repubblica.it » Ricerca
  4. ^ Francesco Ogliari e Filippo Ricciardi, Milano sotto la neve, Ed. Selecta, Pavia.
  5. ^ Il fantasma del palasport
  6. ^ ViviMilano - Il meglio scelto per voi
  7. ^ Jsfnet Italia - Edizione 1976

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]