Pallacanestro Olimpia Milano

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Pallacanestro Olimpia Milano
Pallacanestro Basketball pictogram.svg
Logo Pallacanestro Olimpia Milano.png
Scarpette Rosse
Segni distintivi
Uniformi di gara
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Casa
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Trasferta
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Eurolega
Colori sociali Rosso e Bianco.svg Bianco e rosso
Simboli Fiero il Guerriero
Dati societari
Città Milano
Paese Italia Italia
Confederazione FIBA Europe
Federazione FIP
Campionato Serie A
Fondazione 1936
Denominazione Dopolavoro Borletti (1930-1947)
Triestina Milano (1936-1947)
Pallacanestro Olimpia Milano (dal 1947)
Presidente Italia Livio Proli
Proprietario Italia Giorgio Armani
General manager Italia Flavio Portaluppi
Allenatore Italia Luca Banchi
Palazzetto Mediolanum Forum e PalaDesio
(12.700[1] e 6700 posti)
Sito web www.olimpiamilano.com
Palmarès
Star*.svgStar*.svgScudetto.svgScudetto.svgScudetto.svgScudetto.svgScudetto.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgIcona Euroleague.pngIcona Euroleague.pngIcona Euroleague.png
Scudetti 25
Coppe Italia 4
Coppe Intercont. 1
Euroleghe 3
Coppe europee 3 Coppa delle Coppe
2 Coppa Korać
Basketball current event.svg Stagione in corso

La Pallacanestro Olimpia Milano è una società di pallacanestro italiana con sede nel capoluogo lombardo.

È la squadra più titolata d'Italia ed una delle più vincenti in Europa. Vanta infatti: 25 scudetti, 4 edizioni della Coppa Italia e, a livello internazionale, 3 Coppe dei Campioni e altrettante Coppe delle Coppe, 2 Coppe Korać e una Coppa Intercontinentale.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La nascita e l'era Borletti[modifica | modifica sorgente]

La nascita della Pallacanestro Olimpia Milano è datata ufficialmente 1936, come indicato anche nel logo societario. In realtà la data origine è un'altra, e va ricercata nella fusione della "Triestina Milano" con il "Dopolavoro Borletti". Quest'ultima era una squadra nata nel 1930, quando i dirigenti della Fratelli Borletti decisero di formare una squadra di impiegati: la squadra giocava con la maglia granata[2]. La Borletti vinse 4 scudetti consecutivi, dal 1936 al 1939.

Negli anni in cui la Borletti dominava il campionato, Adolfo Bogoncelli fondò la "Triestina Milano", in cui era evidente il riferimento alla sua città natale. La società era finanziata dal Partito d'Azione, e si rispecchiava nella cosiddetta "triestinità", nel periodo in cui la città era contesa tra Italia e Jugoslavia[3]. In squadra giocavano molti cestisti friulani, tra i quali spiccava Cesare Rubini[3]. Dopo alcuni anni, vennero meno i finanziamenti del Partito d'Azione, e pertanto Bogoncelli trasferì la società a Como per una stagione.

Nel 1947, con la Borletti in Serie B, Bogoncelli ebbe l'idea di fondere la Triestina proprio con la Borletti[3][4]. Nacque così quella che in molti ribattezzarono "Borolimpia"[3][4]. Il marchio "Borletti" apparve sulle maglie, divenendo il primo sponsor nella storia dello sport italiano[5].

L'intuizione dello stesso Bogoncelli fu quella di indicare il 1936 come anno di nascita della squadra: anno che coincideva con quello della vittoria del primo scudetto da parte della Borletti[6].

Il marchio Simmenthal[modifica | modifica sorgente]

Palazzetto dello Sport di Varese, 27 aprile 1969, fischio d'inizio della finale del campionato 1968-69 Varese - Milano, vinta dalla squadra di casa

Nel 1956 subentra come sponsor il marchio Simmenthal. Fino ad allora l'Olimpia aveva conquistato 9 scudetti.

Con il marchio Simmenthal arrivano anche i primi giocatori stranieri, il greco Mimis Stefanidis è il primo in assoluto, ingaggiato per la stagione 1955-1956. La stagione 1958-1959 è l'ultima con gli stranieri e le frontiere verranno riaperte per il campionato 1965-1966.

Il 1º aprile 1966 l'Olimpia conquista la prima Coppa dei Campioni nella storia della pallacanestro italiana, grazie anche all'apporto dello statunitense Bill Bradley (futuro senatore nel suo Paese). Questi, nominato nella stagione precedente miglior cestista universitario, aveva rinviato l’esordio tra i professionisti per studiare a Oxford: Ricky Pagani e Adolfo Bogoncelli lo ingaggiarono per gli incontri di Coppa (in campionato non era utilizzabile). Milano superò in finale l'agguerritissimo Slavia Praga, mentre in semifinale Vianello, con 46 punti, eliminò in scioltezza il Real Madrid.

Gli anni sessanta e l'inizio dei settanta furono caratterizzati dalla grande rivalità tra le scarpette rosse milanesi e la valanga gialla dei varesini sponsorizzati Ignis, rivalità che culminò con cinque spareggi per lo scudetto, disputati a Bologna e Roma, che arrisero tre volte a Milano e due a Varese.

Il marchio Simmenthal, dopo 17 anni e 10 scudetti, è costretto a lasciare il basket perché la gente identifica il nome più con la squadra milanese che con la carne in scatola.

Nel 1973 arriva il marchio Innocenti. Nel 1976 quello Cinzano. La squadra vince la Coppa delle Coppe, ma retrocede in Serie A2. L'anno successivo arriva lo sponsor Billy e il ritorno in A1. Per tutti gli anni settanta la squadra si avvale di Toni Cappellari come direttore sportivo. Bogoncelli, prima di lasciare, rende il suo ultimo servizio alla società ingaggiando Dan Peterson, l'allenatore statunitense che aveva vinto lo scudetto 1976 con la Virtus Bologna.

L'epoca Gabetti[modifica | modifica sorgente]

La famiglia Gabetti, e in particolare il presidente Gianmario Gabetti, subentrata nella proprietà ad Adolfo Bogoncelli nell'estate del 1980, stupisce tutti e acquista nella stagione successiva il nemico numero uno Dino Meneghin; inizia così un periodo aureo ancora senza uguali nel basket moderno. Sono gli anni dello "sputare sangue petersoniano" e con Mike D'Antoni, Dino Meneghin, Vittorio Ferracini, John Gianelli, Franco Boselli e Roberto Premier non può non arrivare subito, nel 1981/82, il ventesimo scudetto, quello della doppia stella. Dall'82 all'89 l'Olimpia disputa otto finali scudetto consecutive, vincendone cinque: nel 1982 e 1985 contro Scavolini Pesaro, nel 1986 e 1987 contro Mobilgirgi Caserta e nel 1989 contro Enichem Livorno . Gli sponsor vincenti si chiamano Billy (con cui apre il ciclo), Simac, Tracer, Philips e le star americane sono ormai all’ordine del giorno: Mike D'Antoni, Antoine Carr, Joe Barry Carroll, Bob McAdoo. Nel 1987, l’anno del grande slam (Scudetto, Coppa dei Campioni, Coppa Italia e Coppa Intercontinentale, la Tracer, diventata nel frattempo la squadra dei grandi vecchi, riporta dopo 21 anni la Coppa dei Campioni a Milano, vincendo a Losanna contro il Maccabi Tel Aviv B.C. per 71 a 69. La Tracer bissa il successo europeo l’anno dopo a Gand sempre contro il Maccabi Tel Aviv B.C. questa volta per 90 a 84. Lo scudetto numero 24 arriva con il marchio Philips, con i giovani Riccardo Pittis e Davide Pessina tra i campioni e le famose cinque partite contro l'Enichem Livorno.

Nel 1990 Mike D'Antoni lascia il parquet e diventa capo allenatore: al suo primo anno porta la squadra alla finale scudetto, dove la Philips tutta corsa e grinta da lui voluta perde in gara 5 contro Caserta. Negli anni successivi verranno altri buoni piazzamenti e, nel 1993, anche una coppa Korac, sempre con il marchio Philips.

Stefanel e il venticinquesimo scudetto[modifica | modifica sorgente]

Nel 1994, Bepi Stefanel entra prima come sponsor e poi anche come proprietario, e con lui la Pallacanestro Olimpia Milano festeggia i suoi 60 anni vincendo prima la Coppa Italia e poi il venticinquesimo scudetto (1995/1996). Tra gli artefici dell'ultimo scudetto milanese grandi giocatori come Gregor Fučka, Ferdinando Gentile, Dejan Bodiroga, Flavio Portaluppi, Rolando Blackman, guidati da un allenatore esperto come Boša Tanjević. Gli anni '97 e '98 sono caratterizzati da stagioni discrete: l'Olimpia si qualifica sempre in Europa, arrivando nel '98 alla finale di Coppa Europa contro lo Žalgiris Kaunas, a Belgrado, finale persa di 15 punti.

L'anno dopo, con lo sponsor Sony sulle maglie, l'Olimpia disputa ancora una stagione su buoni livelli chiudendo al quinto posto in campionato, guadagnando così l’ennesima qualificazione in Europa.

Caputo, Bryant e Tacchini[modifica | modifica sorgente]

In agosto un nuovo cambio di proprietà: Bepi Stefanel cede infatti la società a Pasquale Caputo, italo americano leader nel settore caseario. Cambia anche lo sponsor con l'arrivo del marchio Adecco. Durante l'anno, a Caputo si aggiunge come socio Kobe Bryant, stella della NBA, in rappresentanza del quale agisce il padre Joe, ex giocatore anche nel campionato italiano.

Nel campionato, le cose vanno discretamente bene con l'eliminazione nei quarti di finale dei playoff, dopo aver superato al primo turno la più quotata Scavolini Pesaro. Lontano dal parquet, invece, le cose degenerano fino quasi all'irreparabile. Nell'ottobre del 2000, però, Sergio Tacchini rileva la società dalle mani dei due soci e in pochissimo tempo costruisce una squadra che, dopo un inizio di stagione stentato, si risolleva disputando un campionato più che onorevole, anche se manca la zampata finale con la qualificazione alla postseason. Nella stagione successiva le cose non vanno per il meglio e, al termine di un campionato fatto di pochi alti e molti bassi, nonostante la squadra fosse composta da giocatori di buon talento, l'Olimpia, ancora targata Adecco, riesce a conquistare la salvezza solo nell'ultima giornata battendo l'Andrea Costa Imola.

La presidenza Corbelli[modifica | modifica sorgente]

Nel luglio 2002, Tacchini cede la società a un nuovo proprietario, Giorgio Corbelli, imprenditore romagnolo con un passato nella pallacanestro tra Brescia, Forlì e Roma. Nel giro di un mese il nuovo proprietario ricostruisce da zero la squadra, riportando a Milano gente che aveva già nel passato lasciato un segno nel cuore dei tifosi biancorossi come Warren Kidd, Hugo Sconochini e Paolo Alberti, oltre a campioni del calibro di Claudio Coldebella e, più tardi, Petar Naumoski. L'Olimpia inizia il campionato con tre vittorie e zero sconfitte, ma senza una sponsorizzazione sulle maglie. A ottobre, però, arriva anche lo sponsor. Si tratta della F.lli Salviato, società con sede a Castronno, nel varesotto, con il marchio Pippo. La stagione regolamentare si chiude con un buon quinto posto, ma la squadra delude le aspettative dei tifosi, venendo sconfitta nel primo turno dei playoff da una ben meno quotata Varese.

La stagione 2003/2004 la squadra disputa una mediocre stagione e non si qualifica nemmeno per i playoff. Al termine della stessa le voci delle difficoltà economiche societarie sono sempre più insistenti, tanto che si rischia la cessione dei diritti della gloriosa società.

Ma grazie ad una manifestazione in piazza alla Scala il 2 giugno ed al successivo interessamento del sindaco di Milano Gabriele Albertini la società riesce a trovare importanti appoggi da Adriano Galliani, dalla famiglia Moratti e da Giorgio Armani, attraverso la sponsorizzazione con il marchio Armani Jeans. Giorgio Corbelli resta presidente. Viene chiamato un giovane coach: Lino Lardo, che entra subito nei cuori dei tifosi. La squadra fa una stagione 2004/2005 esaltante, i tifosi la seguono con entusiasmo sia durante la stagione regolare disputata al Palalido (ad eccezione delle gare contro Bologna e Cantù, disputate al Forum di Assago), sia durante i play off (anche questi disputati nell'impianto di Assago). La squadra di Lardo riesce a conquistare la finale contro la Fortitudo, che perde in gara 4 per un tiro sulla sirena di Ruben Douglas inizialmente annullato e poi convalidato dagli arbitri dopo l'instant replay, davanti ad un Forum strapieno. Riesce inoltre ad ottenere la qualificazione in Eurolega.

La stagione successiva 2005/2006 è deludente: l'Olimpia esce al primo turno di Eurolega e in campionato non va oltre il settimo posto. Ai play off esce al primo turno con la Benetton Treviso, non riuscendo pertanto ad ottenere il pass né per l'Eurolega né per la Coppa Uleb. Nel corso dell'anno, a gennaio, viene esonerato coach Lardo e al suo posto viene chiamato Aleksandar Đorđević. Dopo la stagione 2006/2007, culminata con l'eliminazione in semifinale ad opera della Virtus Bologna, la dirigenza decide di rifondare la squadra, chiamando Zare Markovski (allenatore proprio della Virtus) al posto di Djordjevic e ingaggiando numerosi nuovi giocatori. Il progetto, però, si interrompe all'indomani della 6ª giornata con la squadra in ultima posizione (1 vittoria e 5 sconfitte). Markovski viene esonerato e Gino Natali, duramente contestato dalla tifoseria fin dalle sue prime mosse da General Manager, si dimette. Dopo aver chiamato come coach Attilio Caja, (già allenatore Olimpia) il presidente Corbelli mette in vendita le sue quote. Il 6 giugno 2008 le quote detenute da Corbelli e dai suoi fidi scudieri vengono cedute al Gruppo Armani; durante la stessa giornata, i club calcistici meneghini Milan e Inter escono dall'azionariato della storica squadra cestistica milanese.

L'era Armani[modifica | modifica sorgente]

All'indomani del definitivo passaggio di proprietà da Corbelli al gruppo di Giorgio Armani, la squadra per la stagione 2008-2009 viene ricomposta. Nel frattempo il suo giocatore-simbolo, Danilo Gallinari, decide di andare nella NBA ed è scelto al primo giro con il numero sei dai New York Knicks[7].

Il nuovo General Manager, Lucio Zanca, arrivato dalla Sutor Montegranaro, porta con sé dalle Marche il giovane playmaker Luca Vitali e la guardia Jobey Thomas. Completeranno il quintetto base il fuoriclasse David Hawkins (da Roma), il centro Pape Sow (da Rieti) e l'ala americana Mike Hall. Gli unici due giocatori rimasti dalla gestione precedente sono il playmaker Massimo Bulleri (in seguito ceduto in prestito a Treviso) e l'ala Mindaugas Katelynas. L'allenatore sarà Piero Bucchi, 2 volte vincitore della Coppa Italia.

Dopo una stagione altalenante, la squadra termina al 6º posto la stagione regolare, ma nei playoff, grazie all'arrivo a metà stagione del playmaker Hollis Price, dell'ex stella NBA Maurice Taylor e del veterano Denis Marconato, i risultati diventano ottimi e l'Olimpia arriva in finale, dove soccombe di fronte alla corazzata Montepaschi Siena.

Il patron Giorgio Armani nel 2009 insieme ad alcuni giocatori.

Dopo alcune dichiarazioni contrastanti della dirigenza, la squadra cambia nuovamente volto, cedendo alcuni giocatori dichiarati fondamentali solo poco prima. Rispetto alla stagione precedente, gli unici giocatori presenti nel roster sono Marco Mordente, Richard Mason Rocca, Mike Hall, Joey Beard (nuovo capitano) e Massimo Bulleri. Tra i nuovi acquisti spiccano i nomi di Alex Acker (ex Barcellona), Morris Finley (ex Siena), Stefano Mancinelli (ex Fortitudo Bologna) e dei due lituani Jonas Mačiulis e Marijonas Petravičius. La stagione si apre tra le polemiche per la sparizione del logo della squadra che fa seguito alla dismissione della storica sede di via Caltanissetta. Il 10 giugno 2010 Milano approda in finale di Lega A dopo aver battuto la Juvecaserta Basket nella serie per 3-2 ma perde ancora nettamente in finale contro la dominatrice Montepaschi Siena, accumulando nelle quattro partite uno scarto medio di circa 20 punti. La stagione 2010-2011 vede Milano partire col ruolo di favorita del campionato grazie agli innesti di alcuni giocatori come David Hawkins, il nuovo talento italiano Niccolò Melli, la guardia ex Virtus Roma Ibrahim Jaber, l'ala centro ex NBA Oleksij Pečerov e la conferma di gran parte del roster della stagione precedente a differenza di quanto fatto dai rivali della Mens Sana Siena. Le attese però vengono deluse e dopo 6 vittorie nelle prime 6 giornate di campionato la squadra a causa di una serie di risultati negativi mancò la qualificazione alle top16 di Eurolega Il 3 gennaio 2011 Piero Bucchi, a seguito di una serie di pesanti sconfitte nelle partite chiave della sua terza stagione da capo allenatore, viene esonerato e sostituito dallo storico allenatore Dan Peterson[8], che torna in panchina dopo 23 anni di inattività. La società ingaggia inoltre il centro Benjamin Eze e la guardia Lynn Greer Milano chiude la stagione regolare al 3º posto e ai playoff dopo aver sconfitto la sorpresa del campionato Sassari per 3 a 1 l'Olimpia viene eliminata in semifinale dagli eterni rivali della Bennet Cantù con il punteggio di 3 a 1. Date le premesse iniziali la stagione può essere considerata un fallimento. Dalla stagione 2011/12 la sponsorizzazione "Armani Jeans" è sostituita con il marchio "EA7 - Emporio Armani".

Terminato il contratto, viene nominato coach per la stagione 2011-12 Sergio Scariolo, già commissario tecnico della Nazionale spagnola di pallacanestro[9].

Con il cambio di allenatore si ha l'ennesima rivoluzione nel roster: oltre alle conferme di Stefano Mancinelli e di Richard Mason Rocca e ai rientri dai prestiti di Ariel Filloy e Nicolò Melli, il roster è completato con gli arrivi di Omar Cook da Valencia, di Malik Hairston dalla Montepaschi Siena, dai greci Antonis Fotsis (3 volte campione d'Europa con il Panathinaikos e medaglia d'oro europea e argento mondiale con la nazionale greca) e Ioannis Bourousis (stessi successi in nazionale), dal giovane centro croato Leon Radošević dal Cibona Zagabria, da Drew Nicholas, fresco vincitore dell'Eurolega che però verrà tagliato a febbraio per lo scarso rendimento e dal ritorno temporaneo di Danilo Gallinari, approfittando del lockout NBA 2011-2012. A gennaio si aggiungerà al roster J.R. Bremer, già allenato da Sergio Scariolo ai tempi di Malaga. Questi innesti e il cambio di allenatore fanno considerare Milano come la favorita per lo scudetto insieme ai campioni d'Italia di Siena. La stagione comincia con alcuni risultati abbastanza positivi tra cui spicca la vittoria dopo più di 5 anni contro la Montepaschi Siena. Ad inizio dicembre con la fine del lock out Gallinari torna in NBA e il suo posto in squadra viene preso dalla grande promessa italiana Alessandro Gentile acquistato dalla Benetton Treviso in cambio di Viggiano e un conguaglio economico a favore dei veneti. In Euroleague la situazione sembra compromessa a due partite dalla fine della regular season con la squadra che ha 2 vittorie e 6 sconfitte compresa una clamorosa rimonta subita in casa con il Partizan Belgrado con la squadra che era stata sopra anche di 15 punti nel 4º periodo. Due sconfitte consecutive dei serbi e la vittoria di Milano contro lo Charleroi consentono all'Olimpia di andare a Belgrado con ancora intatta la possibilità di passare il turno in caso di vittoria con almeno 4 punti di scarto. L'impresa riesce e l'Olimpia approda dopo 3 anni di insuccessi alle Top16. In campionato le cose vanno bene fino a Natale poi la situazione precipita con una serie di sconfitte che portano la squadra al 5º posto alla fine del girone d'andata. Anche l'Europa non porta soddisfazioni e con tre sconfitte nelle prime tre partite delle top16 Milano si pregiudica il passaggio del turno. A febbraio la squadra gioca le Final eight di Coppa Italia dove passa i quarti di finale sconfiggendo la Virtus Bologna, ma perde contra la Montepaschi Siena per 65 a 67 dopo una partita tiratissima che ha lasciato anche delle polemiche sull'arbitraggio. Sul finale di campionato l'Olimpia riesce ad incasellare una serie di vittorie consecutive e, grazie anche al contemporaneo crollo della Bennet Cantù, raggiunge il 2º posto in classifica dietro a Siena. Nei playoff la squadra prosegue nel buon momento di forma superando al primo turno per 3 a 0 l'Umana Venezia rivelazione del campionato. In semifinale l'Olimpia elimina la Scavolini Pesaro vincendo la serie 3 a 1 e raggiungendo così la 3ª finale in 4 anni sempre contro la Montepaschi Siena. La sfida a differenza di quelle degli anni precedenti si presenta come più equilibrata ma Siena riesce a portarsi sul 2 a 0. Gara 3 a Milano è molto equilibrata e viene decisa quasi allo scadere dal capitano di Siena Shaun Stonerook che recupera il rimbalzo decisivo su un suo errore a un tiro libero e permette ai bianco verdi di portarsi sul 3 a 0 ed ipotecare il 6º scudetto consecutivo. In gara 4 finalmente Milano riesce a vincere una partita di finale dopo 7 anni grazie a una grande prestazione di Stefano Mancinelli e Ioannis Bourousis. Siena vincerà comunque il tricolore nella gara successiva davanti al suo pubblico.

Nell'estate 2012 alla squadra vengono portate poche modifiche: il capitano Mason Rocca, Stefano Mancinelli, J.R. Bremer, Ariel Filloy e Leon Radošević lasciano Milano e arrivano Keith Langford e Richard Hendrix dal Maccabi Tel Aviv, David Chiotti da Casale, Rok Stipčević da Varese e il veterano Gianluca Basile da Cantù. A dicembre visti i risultati molto deludenti, la squadra ha infatti fallito la qualificazione alle top16 di Eurolega e nel campionato italiano è lontana dalle posizioni di vertice, avvengono degli sconvolgimenti nella rosa. Sono esclusi Hendrix, Cook e Stipcevic. Sono ingaggiati i playmakers J. R. Bremer, di ritorno dall'esperienza in Turchia e Marques Green. Alla fine del girone d'andata la squadra riesce ad ottenere l'ottavo e ultimo posto utile per partecipare alle FinalEight la finale a 8 squadre per la coppa Italia. Anche in questa competizione, che tra le altre cose si svolge proprio a Milano, l'Olimpia non regala soddisfazioni ed è eliminata al primo turno perdendo nettamente contro la Cimberio Varese. Il campionato prosegue tra alti e bassi. Al termine della stagione regolare l'Olimpia è 4ª e nei playoff affronta la Montepaschi Siena; viene ingaggiato Pops Mensah-Bonsu per il finale di stagione. L'Olimpia viene eliminata dopo la decisiva gara 7. Meno di 48 ore dopo l'eliminazione la dirigenza comunica che il contratto di Scariolo in scadenza a giugno non sarebbe stato rinnovato[10].

Il 1º luglio 2013 viene ingaggiato l'allenatore Luca Banchi, reduce dalla vittoria dello scudetto con la Mens Sana Siena. Al cambio d'allenatore fa seguito una rivoluzione del roster. Dell'anno precedente rimangono solo Langford, Gentile, Melli e Chiotti mentre lasciano Milano Green, Bremer, Giachetti, Basile, Hairston, Fotsis, Bourousis e Radosevic. Per sostituirli la società ingaggia i playmaker Curtis Jerrells, Marquez Haynes e Mohamed Tourè, la guardia Bruno Cerella da Varese, le ali David Moss e Kristjan Kangur da Siena e C. J. Wallace da Barcellona e i centri Samardo Samuels, ex Cleveland reduce da un'esperienza in Israele e l'azzurro Angelo Gigli dalla Virtus Bologna. Il 3 novembre 2013, visti gli infortuni di Gigli e Kangur, viene rafforzato il reparto dei lunghi con l'ingaggio di Gani Lawal. Il 13 dicembre la squadra centra il primo obiettivo stagionale qualificandosi per le TOP16 di Eurolega con un turno d'anticipo grazie alla vittoria sui tedeschi del Brose Bamberg. Il 24 dicembre la società annuncia l'acquisto del MVP delle ultime 3 competizioni italiane Daniel Hackett dalla Montepaschi Siena in cambio di Haynes e un conguaglio economico. Hackett firma un contratto fino al 2016 e con la sua aggiunta Milano si candida ancora di più ad essere la favorita per la vittoria del campionato. Il 9 gennaio 2014 nel giorno del suo 78º compleanno la squadra sforna una delle migliori prestazioni dell'era Armani vincendo 81-51 nella 2ª giornata delle top16 di Eurolega contro i campioni continentali in carica dell'Olympiakos. Al termine del girone d'andata la formazione milanese è al 3º posto in classifica e centra per il quinto anno consecutivo la qualificazione alla coppa Italia. A questa competizione Milano si presenta da favorita assoluta cavalcando un periodo molto positivo con 7 vittorie consecutive in campionato che la portano al 1º posto e alcune grandi prestazioni in Eurolega ma ancora una volta le attese vengono deluse con l'eliminazione al primo turno da parte dei futuri vincitori del trofeo della Dinamo Sassari non riuscendo ad interrompere un digiuno di trofei che dura ormai da 18 anni.

Cronistoria[modifica | modifica sorgente]

Cronistoria della Pallacanestro Olimpia Milano
  • 1932 - 3ª in Divisione Nazionale.
  • 1933 - 3ª in Divisione Nazionale.
  • 1934 - 2ª in Divisione Nazionale.
  • 1935 - Eliminata nella prima fase in Divisione Nazionale.
  • 1935-1936 - Scudetto.svg Campione d'Italia (1º titolo).
  • 1936-1937 - Scudetto.svg Campione d'Italia (2º titolo).
  • 1937-1938 - Scudetto.svg Campione d'Italia (3º titolo).
  • 1938-1939 - Scudetto.svg Campione d'Italia (4º titolo).
  • 1939-1940 - 7ª in Serie A.



Icona Euroleague.png Vince la Coppa dei Campioni (1º titolo).
  • 1966-1967 - Scudetto.svg Campione d'Italia (18º titolo).
Finalista di Coppa dei Campioni.
Finalista di Coppa Italia

  • 1970-1971 - 2ª in Serie A; perde lo spareggio Scudetto.
Vince la Coppa delle Coppe (1º titolo).
  • 1971-1972 - Scudetto.svg Campione d'Italia (19º titolo).
Coccarda Italia.svg Vince la Coppa Italia (1º titolo).
Vince la Coppa delle Coppe (2º titolo).
  • 1972-1973 - 2ª in Serie A. Perde lo spareggio Scudetto.
  • 1973-1974 - 2ª in Serie A.
  • 1974-1975 - 3ª in Serie A1. 3ª nella Poule Scudetto.
  • 1975-1976 - 11ª in Serie A1. Red Arrow Down.svg Retrocessa in Serie A2 dopo la Poule classificazione.
Vince la Coppa delle Coppe (3º titolo).
  • 1976-1977 - 1ª in Serie A2. Green Arrow Up.svg Promossa in Serie A1.
  • 1977-1978 - 6ª in Serie A1. 4ª nella Poule Scudetto B.
  • 1978-1979 - 5ª in Serie A1. Perde la finale Scudetto.
  • 1979-1980 - 1ª in Serie A1. Eliminata in semifinale Scudetto.

  • 1980-1981 - 2ª in Serie A1. Eliminata in semifinale Scudetto.
  • 1981-1982 - Scudetto.svg Campione d'Italia (20º titolo).
  • 1982-1983 - 2ª in Serie A1. Perde la finale Scudetto.
Finalista di Coppa dei Campioni.
  • 1983-1984 - 1ª in Serie A1. Perde la finale Scudetto.
Finalista di Coppa delle Coppe.
  • 1984-1985 - Scudetto.svg Campione d'Italia (21º titolo).
Vince la Coppa Korać (1º titolo).
  • 1985-1986 - Scudetto.svg Campione d'Italia (22º titolo).
Coccarda Italia.svg Vince la Coppa Italia (2º titolo).
  • 1986-1987 - Scudetto.svg Campione d'Italia (23º titolo).
Icona Euroleague.png Vince la Coppa dei Campioni (2º titolo).
Coccarda Italia.svg Vince la Coppa Italia (3º titolo).
  • 1987-1988 - 2ª in Serie A1. Perde la finale Scudetto.
Icona Euroleague.png Vince la Coppa dei Campioni (3º titolo).
  • 1988-1989 - Scudetto.svg Campione d'Italia (24º titolo).
  • 1989-1990 - 10ª in Serie A1. Eliminata agli ottavi di finale.

  • 1990-1991 - 1ª in Serie A1. Perde la finale Scudetto.
Finalista di Coppa Italia.
  • 1991-1992 - 3ª in Serie A1. Eliminata ai quarti di finale.
  • 1992-1993 - 2ª in Serie A1. Eliminata ai quarti di finale.
Vince la Coppa Korać (2º titolo).
  • 1993-1994 - 5ª in Serie A1. Eliminata ai quarti di finale.
  • 1994-1995 - 4ª in Serie A1. Eliminata in semifinale Scudetto.
Finalista di Coppa Korac.
  • 1995-1996 - 5ª in Serie A1. Scudetto.svg Campione d'Italia (25º titolo).
Vince la Coppa Italia (4º titolo).
Finalista di Coppa Korac.
  • 1996-1997 - 4ª in Serie A1. Eliminata ai quarti di finale.
Finalista di Supercoppa Italiana.
  • 1997-1998 - 6ª in Serie A1. Eliminata agli ottavi di finale.
Finalista di Coppa delle Coppe
  • 1998-1999 - 5ª in Serie A1. Eliminata ai quarti di finale.
  • 1999-2000 - 13ª in Serie A1. Eliminata ai quarti di finale.

  • 2000-2001 - 15ª in Serie A1.
  • 2001-2002 - 17ª in Serie A.
  • 2002-2003 - 5ª in Serie A. Eliminata agli ottavi di finale.
  • 2003-2004 - 10ª in Serie A.
  • 2004-2005 - 4ª in Serie A. Perde la finale Scudetto.
  • 2005-2006 - 7ª in Serie A. Eliminata ai quarti di finale.
  • 2006-2007 - 2ª in Serie A. Eliminata in semifinale.
  • 2007-2008 - 5ª in Serie A. Eliminata in semifinale.
  • 2008-2009 - 6ª in Serie A. Perde la finale Scudetto.
  • 2009-2010 - 3ª in Serie A. Perde la finale Scudetto.

  • 2010-2011 - 3ª in Serie A. Eliminata in semifinale.
  • 2011-2012 - 2ª in Serie A. Perde la finale Scudetto.
  • 2012-2013 - 4ª in Serie A. Eliminata ai quarti di finale.

Hall of Fame[modifica | modifica sorgente]

Tra i membri del Naismith Memorial Basketball Hall of Fame, figurano 5 giocatori che hanno vestisto, nel corso della propria carriera, la maglia di Milano. Si tratta di: Bill Bradley, Bob McAdoo, Dino Meneghin, Sandro Gamba e Cesare Rubini (gli ultimi due sono stati inseriti in qualità di allenatori).

Nella Hall of Fame della società sono stati inseriti 33 membri, tra giocatori, allenatori e dirigenti[11].

Colori e simbolo[modifica | modifica sorgente]

Fin dall'inizio della sua storia l'Olimpia Milano veste i colori biancorossi. Poche, ma significative, le eccezioni: nella stagione 1973/74, la prima dopo l'era Simmenthal, la squadra indossa uno sgargiante blu e bianco, abbandonato due anni dopo con la fine della sponsorizzazione Innocenti. Nel 1975/76 si torna, infatti, al biancorosso, ma con inserti blu che riprendono il simbolo dello sponsor Cinzano. Nei due anni successivi, in cui l'Olimpia conosce l'onta della retrocessione in A2 e l'immediato ritorno nella massima serie, il blu prende ancora più spazio, prima sui pantaloncini e poi sulla maglietta. Si ritorna al biancorosso puro con il marchio Billy, simbolo di un'era di nuovi trionfi. Il blu riapparirà, come semplice inserto, a colorare i numeri nel 1981/82, sopra i pantaloncini nel 1997/98 e dentro il marchio Sony nel 1998/99. Altre piccole modifiche, legate alle sponsorizzazioni, appaiono con i marchi Pippo (una grossa stella gialla), Breil (in nero) e Armani Jeans (scritta in oro).

Il simbolo dell'Olimpia Milano è, dalla stagione 1983/84, un guerriero stilizzato rosso su sfondo bianco che regge uno scudo su cui è simboleggiato il Duomo di Milano[12]. Tale stemma, denominato "Fiero il Guerriero" ha simboleggiato per anni il carattere della squadra (il cosiddetto "sputare sangue" di Dan Peterson) ma all'inizio della stagione 2009/10 sparisce dalle divise durante le amichevoli e dal sito Internet ufficiale della squadra[12].

Durante i playoff della stagione 2010, Fiero il Guerriero riappare a palazzo sotto forma di mascotte[13].

Nella stagione 2011/2012 i giocatori vestiranno in occasione delle trasferte in Eurolega una divisa nera.

Palazzetto[modifica | modifica sorgente]

Il Dopolavoro Borletti giocò per quasi 20 anni sul proprio campo in Via Costanza. Campo all'aperto come si usava in quegli anni. Anche dopo la fusione con la Triestina Milano e la nascita dell'Olimpia il campo di gara ufficiale fu quello di Via Costanza.

A metà anni 40, con l'enorme popolarità del basket in Lombardia, l'Olimpia si trasferì nel famoso Palazzo dello Sport della Fiera di Milano, in Piazza VI Febbraio; capace di contenere quasi 18.000 persone, era all'epoca il più grande Palazzo dello Sport d'Europa e secondo solo al Madison Square Garden di New York.

A fine anni 60, il PalaFiera venne abbandonato dall'Olimpia e la squadra si trasferì nel piccolo Palalido, allora, in un'epoca ove le misure di sicurezza erano inesistenti, capace di contenere sino a 10.000 spettatori in uno spazio esiguo, ma con una visuale sul campo di gioco fantastica da ogni posizione dell'edificio.

A fine anni 70, l'Olimpia si trasferì nell'appena costruito Palasport di San Siro, impianto multiuso costruito a fianco dello Stadio Meazza e capace di contenere circa 15.000 spettatori.

Con l'eccezionale nevicata del gennaio 1985 si chiuse l'avventura dell'Olimpia al Palasport, che collassò su sé stesso a causa dell'enorme massa di neve che si depositò sulla copertura concava della struttura. L'Olimpia ritornò al Palalido (con una capacità ridotta a 3.500 posti), in attesa che nel giro di poche settimane venisse pronta la soluzione d'emergenza: il PalaTrussardi.

Costruito, voluto e sponsorizzato dalla nota famiglia legata alla moda, la tensostruttura può contenere fino a 12.000 persone. L'Olimpia vi giocò durante uno dei suoi periodi di dominio incontrastato in Italia e in Europa, la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90. Pochi anni dopo venne costruito il Forum di Assago da parte della famiglia Cabassi. Capace di contenere sino a 12.500 persone[14], è un edificio multisportivo e multipiano.

Per alcuni anni l'Olimpia si è divisa tra il Forum di Assago e il Palalido di Milano (con una capacità aumentata a 3.800 persone nel 2005), ma dalla stagione 2010-2011, in concomitanza con i previsti lavori di ristrutturazione e allargamento dello storico impianto di P.le Stuparich, tutte le partite casalinghe vengono giocate al Forum di Assago (alle porte di Milano, situato appena fuori l'uscita dell'Autostrada A7) e servito dalla stazione della linea 2 della metropolitana. Durante i lavori di ristrutturazione del Palalido, in caso di indisponibilità del Forum di Assago, l'Olimpia disputa alcune sue partite casalinghe al PalaDesio, palazzetto dello sport situato nella cittadina brianzola di Desio con una capacità di 6.700 posti.

Roster 2013-2014[modifica | modifica sorgente]

Aggiornato al 26 marzo 2014

  Naz.   Ruolo Nome Anno Alt. Peso  
5 Italia AP Alessandro Gentile 1992 200 103
7 Argentina Italia G Bruno Cerella 1986 194 93
9 Italia AG Nicolò Melli 1991 205 100
12 Italia P Daniel Hackett 1987 198 94
14 Estonia AG Kristjan Kangur 1982 202 100
17 Grecia P Ioannis Athinaiou 1988 194 90
23 Stati Uniti G Keith Langford 1983 193 92
24 Giamaica C Samardo Samuels 1989 206 118
25 Italia P Mohamed Touré 1992 190 85
30 Stati Uniti Rep. del Congo AG C.J. Wallace 1982 206 105
31 Stati Uniti Nigeria C Gani Lawal 1988 206 115
34 Stati Uniti AP David Moss 1983 196 94
55 Stati Uniti P Curtis Jerrells 1987 185 80

Staff tecnico[modifica | modifica sorgente]

Staff medico[modifica | modifica sorgente]

  • Resp. staff medico: dott. Marco Bigoni
  • Medico: dott. Matteo Acquati
  • Fisioterapisti: Claudio Lomma, Marco Monzoni

Staff dirigenziale[modifica | modifica sorgente]

  • Pres. onorario: Cesare Rubini
  • Pres. e Amministratore Delegato: Livio Proli
  • General Manager: Flavio Portaluppi
  • Consigliere: Enrico Luerti
  • Finance Manager: Daniela Gambarelli
  • Dir. Comunicazione e Marketing: Claudio Limardi
  • Ass. Comunicazione e Marketing: Tullio Marino
  • Team Managers: Filippo Leoni, Simone Casali
  • Basketball Operations: Filippo Leoni
  • Dir. Scouting: Simone Casali
  • Marketing, Eventi e Progetti Speciali: Carmen Dipalma, Paolo Monguzzi
  • Consulente di Direzione: Giampiero Hruby
  • Resp. Settore Giovanile: Stafano Bizzozero
  • Speaker: Massimo Miccoli
  • Addetto agli Arbitri: Gianluca Solani

Formazioni Olimpia Milano[modifica | modifica sorgente]

Tifoseria[modifica | modifica sorgente]

La tifoseria milanese si concentra soprattutto in Lombardia, specialmente nell’hinterland della città di Milano, dove sono presenti diversi fans club. Il primo gruppo ultras a nascere nella curva dell’OlimpiaMilano sono i Panthers Power 1970 che verranno successivamente accompagnati dai Red Shoes Supporters 1988. Essi formeranno,insieme ad altri gruppi minori, l’asse portante del tifo caldo biancorosso e porteranno in alto il nome della squadra e della città di Milano per l’Italia e per l’Europa fino agli anni 2000 quando rispettivamente si sciolsero il 19 maggio 2006 e il 14 novembre 2008. Bisogna aspettare la stagione 2009/2010 per rivedere il tifo organizzato in curva con il Club Milano 1936, un gruppo lontano dall’ideologia ultras ma desideroso di prestare supporto alla squadra in casa e in trasferta e colmare il profondo vuoto lasciato dai gruppi precedenti. Il movimento ultras nella curva tornerà nella stagione 2012/2013 con il gruppo Old Clan Milano, il cui striscione durerà poco tempo sulle transenne perché dopo qualche mese si unirà con il gruppo Milano1936 per formare gli ULTRAS MILANO, gruppo tutt’ora presente nei palazzetti dove gioca l'Olimpia.

Rivalità[modifica | modifica sorgente]

La rivalità sportiva più sentita da parte dei tifosi bianco-rossi è quella verso la squadra di Cantù, società che ha la sede a meno di 30 km da quella dell'Olimpia. Forte è anche la rivalità con la Virtus Bologna.

Dalla fine degli anni 90 fino al 2005 c'è stato un "gemellaggio ufficioso" con la tifoseria di Varese.

Prima dello scioglimento dei gruppi ultras, c'erano dei gemellaggi con la tifoseria di Biella e con quella di Rimini.

Per diverso tempo, tra gli anni '60 e '70, a Milano ci fu anche una stracittadina ufficiale. La Pallacanestro Milano 1958 (conosciuta da molti come "All'Onestà Milano") militò per vari anni in Serie A, con buoni risultati. Nonostante la rivalità non fosse così accesa, dal 1976 al 1978 la Pallacanestro Milano, sponsorizzata prima Mobilquattro e poi Xerox, scavalcò in classifica l'Olimpia grazie alle prodezze di Chuck Jura, lo Sceriffo del Nebraska.

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Nel palmarès dell'Olimpia figurano 25 scudetti: si tratta della squadra con il maggior numero di successi nel campionato italiano; ha inoltre chiuso al secondo posto in 16 occasioni.

Competizioni nazionali[modifica | modifica sorgente]

1936, 1936-37, 1937-38, 1938-39, 1949-50, 1950-51, 1951-52, 1952-53, 1953-54, 1956-57Star*.svg
1957-58, 1958-59, 1959-60, 1961-62, 1962-63, 1964-65, 1965-66, 1966-67, 1971-72, 1981-82Star*.svg Star*.svg
1984-85, 1985-86, 1986-87, 1988-89, 1995-96.
1972, 1986, 1987, 1996.

Competizioni giovanili[modifica | modifica sorgente]

2006.
1960, 1962, 1970, 1977, 1978, 1998, 1999.
1972, 1975, 1979, 1982, 1988, 2013.
1973, 1978, 1985, 1986, 2011.

Competizioni europee[modifica | modifica sorgente]

1965-66, 1986-87, 1987-88.
1970-1971, 1971-1972, 1975-1976.
1984-85, 1992-93.

Competizioni internazionali[modifica | modifica sorgente]

1987.
1987, 1989.

Dati statistici[modifica | modifica sorgente]

  • Il giocatore con più presenze e più punti in maglia biancorossa è Mike D'Antoni: ha vestito la maglia Olimpia per 455 volte in 13 stagioni, segnando 5573 punti. Il secondo miglior marcatore Olimpia è Roberto Premier. Completa il podio dei migliori marcatori Massimo Masini.
  • D'Antoni guida anche la classifica degli assist e delle palle recuperate.
  • Sandro Gamba ha giocato 15 stagioni a Milano. 14 stagioni per Sandro Riminucci, 13 per D'Antoni, Masini e Gianfranco Pieri.
  • Il giocatore che ha preso più rimbalzi è Dino Meneghin, seguito da Vittorio Ferracini e dallo stesso D'Antoni.
  • L'allenatore più vincente è Cesare Rubini, con 501 vittorie su 601 partite (media 83,3%) in 26 stagioni. A seguire Dan Peterson: 243 vittorie in 329 gare (73,8%) (dato da aggiornare con la stagione 2010/11, che ha segnato il ritorno in panchina di Peterson) e Mike D'Antoni con 92 vittorie (su 141 partite, media 65,2%) a pari merito con Filippo Faina.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Euroleague.net Milan, Italy to host 2014 Turkish Airlines Euroleague Final Four (Inglese).
  2. ^ Le sedici squadre della Divisione Nazionale in Il Littoriale, 20 novembre 1936, p. 2. URL consultato il 10 marzo 2014.
  3. ^ a b c d Adolfo Bogoncelli, olimpiamilano.com. URL consultato il 10 marzo 2014.
  4. ^ a b Milano: 70 anni, un Dream Team in La Gazzetta dello Sport, 15 marzo 2006. URL consultato il 10 marzo 2014.
  5. ^ Giuseppe Liotta,Laura Santoro, Lezioni di diritto sportivo, Giuffrè Editore, 2009, p. 146. ISBN 9788814145681.
  6. ^ 9 gennaio 1936-9 gennaio 2013: 77 anni di Olimpia, olimpiamilano.com. URL consultato il 10 marzo 2014.
  7. ^ Draft Nba, Rose prima scelta Gallinari a New York col n°6 - Gazzetta dello Sport
  8. ^ Dan Peterson torna a Milano. Coach al posto di Bucchi, La Gazzetta dello Sport.
  9. ^ Sergio Scariolo è il nuovo coach, olimpiamilano.com.
  10. ^ OLIMPIA MILANO E COACH SCARIOLO SI SEPARANO. URL consultato il 27 maggio 2013.
  11. ^ Hall of fame, olimpiamilano.com. URL consultato il 25 luglio 2013.
  12. ^ a b L’Olimpia perde il suo guerriero. Dallo stemma è sparito Fiero, basketnet.net. (archiviato dall'url originale il 31 agosto 2011).
  13. ^ Fiero il guerriero ieri sera alla partita
  14. ^ Euroleague.net Milan, Italy to host 2014 Turkish Airlines Euroleague Final Four (Inglese).

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]