Pala Martinengo

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Pala Martinengo
Pala Martinengo
Autore Lorenzo Lotto
Data 1513-1516
Tecnica olio su tavola
Dimensioni 520 cm × 250 cm 
Ubicazione Chiesa dei Santi Bartolomeo e Stefano, Bergamo
Dettaglio

La Pala Martinengo è un dipinto a olio su tavola (520x250 cm) di Lorenzo Lotto, databile al 1513-1516 e conservato nella chiesa dei Santi Bartolomeo e Stefano a Bergamo. L'opera è firmata e datata "Laurentius / Lotus / M.D.XVI".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 maggio 1513 Lorenzo Lotto era a Bergamo per firmare il contratto di allogazione di una grande pala per l'altare maggiore della chiesa di san Bartolomeo, finanziata da Alessandro Martinengo Colleoni. Fu ultimata tre anni dopo, nel 1516, come attesta la firma, e venne pagata la straordinaria somma di 500 ducati. Per il Martinengo-Colleoni si trattava di un'operazione tesa a ribadire il prestigio suo e della sua famiglia (San Bartolomeo era stata scelta come nuovo luogo di sepoltura), rinnovando la tradizione di alte commissioni artistiche tra cui spiccava la vicina Cappella Colleoni.

La pala che ancora oggi è conservata nella chiesa, la più grande mai dipinta da Lotto, era anticamente corredata da una serie di pannelli minori (predella, pilastrini, cimasa), che vennero smembrati dal complesso originale e dispersi durante uno dei trasferimenti che l'opera subì, a partire dalla ricostruzione della chiesa nel 1561. Questi pannelli secondari sono stati solo in parte identificati dalla critica.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Il soggetto principale della tavola è la sacra conversazione, con la Madonna col Bambino seduta su un trono circondata da santi. La scena è ambientata in una grandiosa architettura sacra di gusto bramantesco, con le figure inserite, contrariamente al solito, verso la fuga di colonne della navata, e non sullo sfondo dell'abside, al limite fra l'ombra e la luce, con una volta a botte cassettonata ravvivata ai lati da colonnati. Al centro si apre un tamburo circolare nel soffitto, dove si troverebbe la cupola, impostata su pennacchi con mosaici degli evangelisti, Marco e Giovanni. Qui la struttura è aperta verso il cielo, da dove piove la luce e si affacciano due angeli da una balaustra, forse riecheggiando la Camera degli Sposi di Mantegna. Essi reggono festoni e imprese, mentre altri due, con le vesti azzurre che cangiano in oro, stanno volando sopra Maria reggendone la corona. La decifrazione dei simboli, della allusioni e delle iscrizioni della parte alta ("Divina Suave") è un'impresa che ha messo alla prova la critica, non pienamente conclusa. Pare che alcuni degli oggetti si ispirino ai simboli criptici della Hypnerotomachia Poliphili, alludendo ai benefici del Regno dei Cieli e del dominio veneziano su Bergamo, di cui il Martinengo era un sostenitore. "Divina" sarebbe infatti la giustizia (il cartiglio è appeso sopra una spada) e "soave" il giogo che penzola, riferito ai Veneziani.

La parte inferiore ha uno schema più tradizionale, con la Madonna sull'alto trono con la base zoomorfa, intagliata con branchie leonine che si ricollegano al leone di san Marco che si affaccia dietro a sinistra, vicino all'evangelista. Dieci santi sono disposti a semicerchio, a partire, a sinistra, da sant'Alessandro, eponimo del committente, che è ritratto in una sfolgorante armatura, ricca di riflessi metallici, nel cui volto venne forse inserito il ritratto di Alessandro Martinengo; accanto a lui si trova probabilmente il ritratto della moglie Barbara, raffigurata come la santa.

Segue Giacomo maggiore, col bastone di pellegrino, san Domenico in posizione preminente a lato del trono, in quanto titolare della chiesa, e san Marco. Dall'altro lato si vedono Caterina d'Alessandria, con la ruota dentata rotta e la palma del martirio, santo Stefano, l'altro titolare della chiesa, sant'Agostino, il vescovo, san Giovanni Battista, ruotato di spalle, e san Sebastiano, con le frecce. In quest'ultimo santo si vede bene la nuova concezione luminosa cinquecentesca, che in nome di un più accurato realismo ed effetti più scenografici non esita a lasciare parzialmente in ombra uno dei protagonisti della pala.

In basso, ai piedi del trono, si vedono due angioletti che Lotto, con la sua consueta ironia, dipinse mentre giocosamente stanno cercando di distendere un telo.

Altri scomparti[modifica | modifica wikitesto]

Alla Pala Martinengo vengono di solito riferiti anche questi scomparti:

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Pirovano, Lotto, Electa, Milano 2002. ISBN 88-435-7550-3
  • Roberta D'Adda, Lotto, Skira, Milano 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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