Pala di Santa Cristina al Tiverone

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Pala di Santa Cristina al Tiverone
Pala di Santa Cristina al Tiverone
Autore Lorenzo Lotto
Data 1504-1506 circa
Tecnica olio su tavola
Dimensioni 267 cm × 179 cm 
Ubicazione Chiesa di Santa Cristina, Quinto di Treviso (TV)
Dettaglio

La Pala di Santa Cristina al Tiverone è un dipinto a olio su tavola (90x179 cm la cimasa, 177x162 il pannello principale) di Lorenzo Lotto, databile al 1504-1506 circa e conservata nella destinazione originale, nella chiesa parrocchiale di Santa Cristina di Quinto di Treviso (TV). È firmato "Laurentius / Lotus / P.[inxit]", sul pannello alla base del trono.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La grande pala d'altare, la prima di queste dimensioni dell'artista, venne forse commissionata verso il 1505, per intercessione del vescovo di Treviso Bernardo de' Rossi, nella cui piccola corte era attivo il giovane pittore veneziano. Venne consegnata entro il 14 maggio 1506, quando il tribunale trevigiano emise un arbitrato, poco prima della partenza dell'artista per Recanati.

In ogni caso nel 1507 era stata posta in opera in chiesa.

Descrizione e stile[modifica | modifica sorgente]

La tavola principale, di forma rettangolare, mostra una sacra conversazione con la Madonna col Bambino in grembo su un alto trono, tra i santi Pietro, Cristina, Liberale e Girolamo. La derivazione dalla Pala di San Zaccaria di Giovanni Bellini è evidente, con la nicchia del trono coperta da mosaici secondo la tradizione bizantina, e un grande tappeto esotico ai piedi di Maria. Alla Pala di Castelfranco di Giorgione sembra invece ispirarsi la figura del santo cavaliere Liberale, patrono di Treviso, che tiene un modellino della città in mano.

A ben guardare però l'artista si allontanò dai modelli conferendo una maggiore saldezza al gruppo dei santi e movimentandoli con gesti e sguardi concatenati, che danno alla composizione un tono più inquieto e variato, all'insegna dell'asimmetria e non più all'insegna unicamente della serena e silenziosa contemplazione. La luce inoltre è fredda e incidente, distante dalla calda e avvolgente atmosfera dei tonalisti[1]. La monumentalità forte delle figure rimanda all'esempio di Antonello da Messina e la sua Pala di San Cassiano, con contorni però resi più taglienti dall'illuminazione forte.

Il Bambino tiene in mano un cardellino, simbolo della sua futura Passione. Il lato destro dell'architettura classicheggiante mostra una veduta esterna, che dà su un muretto coperto da erbe.

La Pietà, di struggente emotività, pure si rifà a modelli belliniani, con il Cristo morto sorretto da due angeli, seduto su un ripiano su uno sfondo scuro. Anche in questo caso la sensibilità luminosa è diversa dal modello, con colori più freddi e cangianti, che generano un panneggio dal profilo tagliente.

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 182.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Carlo Pirovano, Lotto, Electa, Milano 2002. ISBN 88-435-7550-3
  • Roberta D'Adda, Lotto, Skira, Milano 2004.
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0

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