Ritratto di Lucina Brembati

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Ritratto di Lucina Brembati
Ritratto di Lucina Brembati
Autore Lorenzo Lotto
Data 1518 circa
Tecnica olio su tavola
Dimensioni 52,6 cm × 44,8 cm 
Ubicazione Accademia Carrara, Bergamo

Il Ritratto di Lucina Brembati è un dipinto a olio su tavola (52,6x44,8 cm) di Lorenzo Lotto, databile al 1518 circa e conservato nell'Accademia Carrara a Bergamo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il dipinto è noto dal 1882, quando entrò in Accademia da una collezione privata bergamasca, come ritratto di ignota. All'inizio del Novecento venne svelata l'identità della donna, grazie alla corretta interpretazione di due dettagli inseriti dall'autore per suggerirne il nome: lo stemma familiare nell'anello all'indice sinistro e il rebus enigmistico sullo sfondo, con la luna e l'iscrizione CI, da leggere "CI in luna", quindi "Lu-CI-na", il nome della nobildonna.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

La protagonista è ritratta a mezza figura, col busto frontale e il volto leggermente di tre quarti. L'abbigliamento è consono al suo alto status sociale, con un vestito dalle maniche ampie e rigonfie, scollato sul petto e con nastrini dorati e ricami a conchiglia, nonché un discreto numero di gioielli, tra cui una collana di perle fatta di più fili attorcigliati e una catena con un pendente a forma di cornetto d'oro, che era uno stuzzicadenti in uso all'epoca. In testa porta un copricapo voluminoso vermiglio con nastri e perle, la "capigliara", secondo una moda lanciata da Isabella d'Este.

A differenza della tradizione veneziana del ritratto idealizzato, legata alle opere di Tiziano e Palma il Vecchio, Lotto impostò un'effigie vera e realistica, come dimostrano alcuni dettagli quali il volto asimmetrico, il mento appesantito e lo sguardo acuto, rifacendosi piuttosto alla tradizione lombarda locale (come Cavazzola).

Alcuni studiosi hanno letto nel gesto della mano sul ventre un'allusione al fatto che la donna fosse incinta, in una gravidanza tardiva che però non è documentata. In questo senso sarebbe stata una citazione colta della Giunone Lucina, il cui nome richiamava anche quello della donna; inoltre, la donnola morta simboleggerebbe la sconfitta di quello che all'epoca era considerato un presagio di disgrazia per le donne gravide. Per altri studiosi la donnola serebbe invece simbolo di fedeltà coniugale.

Lo sfondo è composto da una tenda di pesante broccato rosso stesa in diagonale, con il cielo notturno.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Pirovano, Lotto, Electa, Milano 2002. ISBN 88-435-7550-3
  • Roberta D'Adda, Lotto, Skira, Milano 2004.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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