Najran

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Najran
località
نجران
Localizzazione
Stato Arabia Saudita Arabia Saudita
Provincia Najran
Territorio
Coordinate 17°29′30″N 44°07′56″E / 17.491667°N 44.132222°E17.491667; 44.132222 (Najran)Coordinate: 17°29′30″N 44°07′56″E / 17.491667°N 44.132222°E17.491667; 44.132222 (Najran)
Abitanti
Altre informazioni
Lingue arabo
Fuso orario UTC+3
Cartografia
Mappa di localizzazione: Arabia Saudita
Najran
Sito istituzionale

Najrān (in arabo: نجران) fu il nome di un'oasi himyarita (Arabia meridionale, attuale Arabia Saudita) in cui era insediata la più numerosa comunità cristiana dell'intera Penisola Araba prima della comparsa dell'Islam.

La regione di Najran, nel sud dell'Arabia Saudita.

La popolazione - che si presume superasse le 2.000 anime) era nota per la sua ricchezza, dovuta non tanto a prodotti naturali presenti sul suo territorio, quanto per la sua capacità mercantile. Da Najrān partiva infatti la più importante strada carovaniera che, costeggiando il Mar Rosso portava coi suoi dromedari le mercanzie yemenite - spezie, fra cui l'incenso, ma anche tessuti serici (harīr) e di ottimo cotone (bazz) lavorati in zona oppure importati dall'India, oltre agli ottimi acciai indiani - negli empori siriani più a settentrione, acquistando colà, per rivenderle, derrate alimentari e altri generi di lusso e, quindi, ad elevata utilità marginale.

I grandi margini di guadagno (oscillanti fra il 100 e il 200% del capitale inizialmente investito) trasformarono gli abitanti dell'oasi in una sorta di banchieri, in grado di concedere prestiti di non trascurabile entità anche a importanti uomini politici.

Fu proprio un prestito accordato al sovrano himyarita Dhū Nuwās a provocare nel 520 il dramma che colpì i cristiani suoi creditori. L'intenzione infatti di Dhū Nuwās di non restituire il vistoso debito contratto lo convinse a scatenare una persecuzione che fu mascherata da speciose intenzioni religiose, dal momento che il sovrano s'era convertito all'Ebraismo, imponendo una non indifferente giudaizzazione del suo reame.

I "martiri omeriti" (ossia "martiri himyariti) di cui si ebbe una penosa eco fino in piena area mediterranea, non sono altro che i 20.000 caduti cristiani[1] che rifiutarono la giudaizzazione imposta da Dhū Nuwās.

La notizia delle stragi indusse Costantinopoli e il Negus a contrarre un'alleanza che, con lo scopo ufficiale di vendicare l'offesa fatta ai loro correligionari arabi yemeniti, mascherò in effetti una ricorrente volontà di dominare un'area da sempre nota per la ricchezza dei suoi commerci.
Una flotta e un esercito guidato dallo stesso Negus Ella-Asbeha aggredirono infatti il reame himyarita nel 525, riducendolo per circa mezzo secolo a una dipendenza etiopica, all'interno d'una più ampia sfera d'influenza bizantina, fino all'arrivo dei persiani Sasanidi che ridussero lo Yemen a loro satrapia. Il principale esponente cristiano di Najrān fu il sayyid al-Hārith b. Kaʿb che, sotto il nome di S. Arethas, fu elevato alla gloria degli altari, venendo commemorato ogni anno il giorno 24 ottobre (insieme a San Raffaele), mentre Najrān divenne una delle principali città sante della Cristianità orientale, unitamente a Edessa, alla stessa Aksum in Etiopia e all'armena Etchmiadzin.

Con l'affermarsi dell'Islam la città fu riconosciuta meritevole di "protezione" (dhimma) in cambio d'un tributo. Fu consentito ai cristiani praticare liberamente il proprio culto e, malgrado un decreto d'espulsione[2] del secondo Califfo, ʿOmar b. al-Khattāb, che portò la maggioranza di loro a insediarsi presso l'irachena Kufa, una discreta presenza cristiana nell'oasi è attestata fino al X secolo, quando la città eleggeva ancora un suo proprio vescovo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo un'altra tradizione, il numero sarebbe stato di 8.700.
  2. ^ L'ordine impartito da ‘Omar fu che chi non fosse stato musulmano avrebbe dovuto lasciare la Penisola Araba, la cui sacertà fu decretata in base al fatto che in essa erano presenti le due Città Sante di Mecca e di Medina.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Irfan Shahid, The Martyrs of Najrān, Lovanio, 1971
  • Lemma «Nadjrān» (Irfan Shahid), in: Encyclopédie de l'Islam, Leida, E.J. Brill, 1993