Himyar

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Moneta aurea himyarita del I secolo d.C. (British Museum, Londra).

Himyar (in arabo: حِمير, Ḥimyar) è il nome che gli Arabi musulmani dettero al regno neo-sabeo sud-yemenita attivo tra il 110 a.C. e il 520), prima della sua conquista e della conversione dei suoi abitanti a seguito della disfatta subita dalla "profetessa" Sajā.

È probabile che il nome sia quello di una confederazione tribale - con capitale Zafār - formatasi alla fine del II secolo a.C., con la quale gli Arabi peninsulari entrarono in proficuo contatto economico-commerciale e culturale fin dall'età preislamica.

Nel IV secolo si assiste a un parziale processo di ebraizzazione, almeno della dinastia di tubbaʿ che governava Himyar, fenomeno che è stato visto - unitamente alla cospicua presenza cristiana nella grande oasi di Najrān - come anticipatore del lento affermarsi delle concezioni monoteistiche della Penisola dapprima e del ijāz poi, senza dimenticare l'influenza scaturita dall'occupazione del paese da parte dei persiani sasanidi nel 570 d.C. circa.

Secondo tradizioni e documenti arabi, siriaci e abissini, il re Dhū Nuwās si convertì al giudaismo mettendo in atto, nel 523, una violenta persecuzione contro i cristiani. Le fonti cristiane insistono sull'episodio dell'assedio alla città di Najrān, sede di una fiorente comunità cristiana.
Il re, non riuscendo ad espugnarla, promise che, se gli avessero aperto le porte pacificamente, non avrebbe perpetrato alcuna violenza. Non fu così. Quando la città gli aprì le porte, Dhū Nuwās ordinò il massacro di quanti non avessero abbandonato la fede cristiana e, come monito, disseppellì il corpo del vescovo Paolo e lo arse. Gli Acta di Areta di Najrān[1] ricordano il martirio di Areta, uno dei notabili della città, il quale fu ucciso con 340 compagni il 24 ottobre del 523. I documenti agiografici leggono ovviamente l'episodio dell'assedio in chiave esclusivamente religiosa,[2] mentre ignorano il cospicuo debito contratto dal re nei confronti dei mercanti cristiani dell'oasi e la sua difficoltà (e flebile intenzione) di rifonderlo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ BHG 166-167a; AA.SS.Oct.10, 728-730; BHL 671; AA.SS. Oct. 10, 761-762.
  2. ^ I. Aulisa, Giudei e Cristiani nell'agiografia del medioevo, Bari, 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Joseph Chelhod, Arabie du Sud : histoire et civilisation : le peuple yémenite et ses racines, 2 voll., tomo 1, Parigi, Maisonneuve & Larose, 1995
  • Robert Hoyland, Arabia and the Arabs: From the Bronze Age to the Coming of Islam, Routledge, 2001

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]