Massimo Pupillo

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Domenico Massimo Pupillo (Rodi Garganico, luglio 1929) è un regista italiano, inizialmente documentarista e poi dedito a film horror sotto lo pseudonimo di Max Hunter o Ralph Zucker.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Dagli anni ottanta è passato alla direzione di programmi educativi per Rai 3. Negli anni ottanta ha anche diretto Sa Jana, un film ambientato nella laguna di Cabras in Sardegna, ed interpretato da pescatori, senza nessun attore professionista. Pupillo è stato un innovatore dell'horror italiano ed annovera fra i suoi estimatori Quentin Tarantino[senza fonte].

Pupillo si avvicinò al cinema durante un lungo soggiorno in Francia a seguito della Seconda guerra mondiale in cui militò al fianco delle brigate partigiane francesi. Dopo essere tornato brevemente in Italia, fece ritorno in Francia dove ebbe le prime esperienze come assistente alla regia ed aiuto regista. Dopo essersi sposato nel 1958 con Paulette Farjon, da cui nel 1969 avrà un figlio (l'omonimo musicista Massimo Pupillo), tornò in Italia per dedicarsi alla regia. Dopo un'intensa attività come documentarista (più di 200 i documentari firmati), Pupillo fece il suo esordio nel cinema commerciale firmando il soggetto del film L'amore primitivo, diretto da Luigi Scattini nel 1963.

L'esordio di Pupillo nell'horror vero e proprio avvenne nel 1965 con 5 tombe per un medium, piccolo capolavoro del gotico interpretato da Barbara Steele e Walter Brandi, per la fotografia di Carlo Di Palma (futuro autore della fotografia di Ombre e nebbia di Woody Allen).

Nello stesso anno, Pupillo firma il suo film più conosciuto, il cult-movie Il boia scarlatto, con Mickey Hargitey e Femi Benussi, e gli effetti speciali di Carlo Rambaldi, futuro premio Oscar per King Kong, Alien, ed E.T.. Sempre nel 1965 esce il suo terzo film: La vendetta di Lady Morgan, con Erika Blanc e Paul Muller. Artisticamente eclettico (oltre che nei documentari, il regista ha lavorato anche a non pochi Caroselli proprio nello stesso periodo in cui girava i suoi horror), Pupillo abbandonò il cinema dopo un buon western scritto da Renato Polselli, Bill il taciturno (1967), e due mondo movie a tinte piccanti: Svezia, inferno e paradiso (1967) e L'amore questo sconosciuto (1969), per poi tornarvi solo negli anni ottanta col film da lui prediletto e mai distribuito, Sa Jana, una storia a sfondo sociale con spunti fantastico-fabieschi.

Eppure, anche se il numero dei film da lui diretti si può contare sulle dita di una mano, anche se il regista tendeva a considerare i suoi horror come un'esperienza marginale, Pupillo ha saputo conquistarsi, nella storia del cinema italiano, un privilegio non indifferente: quello di essere ricordato, con solo tre opere di tipo fantastico, dagli appassionati di horror, come uno tra i più fantasiosi, bizzarri e dotati cineasti del suo genere[senza fonte].

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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