Isole Banda

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Isole Banda
L'isola di Banda Besar vista da Fort Belgica
L'isola di Banda Besar vista da Fort Belgica
Geografia fisica
Coordinate 4°35′S 129°55′E / 4.583333°S 129.916667°E-4.583333; 129.916667Coordinate: 4°35′S 129°55′E / 4.583333°S 129.916667°E-4.583333; 129.916667
Arcipelago Isole Molucche
Superficie 180 km²
Geografia politica
Nazione Indonesia Indonesia
Provincia Maluku
Demografia
Abitanti 15000 (2010)
Cartografia

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Le Isole Banda (in indonesiano: Kepulauan Banda) sono un gruppo di 10 piccole isole vulcaniche nel Mare di Banda, a circa 140 km a sud dell'isola di Seram e circa 2000 km ad est dell'isola di Giava, e sono parte della provincia indonesiana di Maluku, nelle Molucche. Il capoluogo Bandanaira è situato nell'isola dallo stesso nome. Sono circondate da un oceano profondo 4–6 km ed hanno una superficie totale di circa 180 km², per una popolazione di circa 15.000 persone. Fino al XIX secolo le isole Banda erano l'unica area di produzione della noce moscata e del macis, prodotto dagli alberi di noce moscata. Le isole sono anche una destinazione popolare per la subacquea e lo snorkeling.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il navigatore Portoghese António de Abreu fu il primo Europeo a sbarcare sulle isole, nel 1512. Il controllo della produzione di noce moscata e macis fu una delle principali motivazioni della conquista delle isole da parte degli olandesi nel 1621, guidata da Jan Pieterszoon Coen. A quel tempo la noce moscata era una delle "spezie fini" mantenute costose in Europa da una disciplinata manipolazione del mercato, ma anche una merce desiderabile per i commercianti olandesi nei porti dell'India; lo storico dell'economia Fernand Braudel sostiene che l'India ne consumasse due volte più dell'Europa[1]. Il lucroso monopolio sulle forniture venne rinforzato spietatamente: gli olandesi decimarono e trasferirono gli indigeni e le isole vennero successivamente abitate da schiavi importati, detenuti e lavoratori a contratto (per lavorare nelle piantagioni di noce moscata), oltre che da immigranti da altre parti dell'Indonesia.

La popolazione delle Isole Banda precedente alla conquista olandese viene generalmente stimata attorno alle 13/15.000 persone, alcune delle quali erano mercanti malesi e giavanesi, oltre a cinesi e arabi. Il numero di Bandanesi che furono uccisi, cacciati a forza o che dovettero abbandonare le isole nel 1621 è ancora incerto, ma la lettura di fonti storiche suggerisce che probabilmente circa un migliaio di Bandanesi sopravvissero nelle isole, e furono sparsi nelle coltivazioni di noce moscata ai lavori forzati.[2] Carichi di bandanesi sopravvissuti furono anche mandati a Batavia (Giacarta) per lavorare come schiavi allo sviluppo della città ed alla sua fortificazione. Circa 530 di queste persone furono successivamente riportate alle isole a causa del bisogno di gente esperta nella coltivazione della noce moscata (un'abilità che mancava decisamente tra i coloni olandesi appena arrivati)[3].

Forte Belgica, una delle tante stazioni commerciali fortificate costruite dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali, è una delle più grandi stazioni commerciali fortificate europee rimaste in Indonesia.

La violenza religiosa, fuoriuscita dai conflitti di Ambon, afflisse leggermente le isole alla fine degli anni 1990, danneggiando l'industria del turismo in precedenza prospera.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Ci sono sette isole abitate e diverse altre disabitate. Le isole abitate sono:

Il vulcano attivo di Gunung Api, nelle Isole Banda

Gruppo principale:

  • Banda Neira, o Naira, l'isola che ospita la capitale amministrativa e un piccolo campo di volo (oltre ad alloggiamenti per i visitatori).
  • Gunung Api, un vulcano attivo con una vetta di circa 650 m
  • Banda Besar, l'isola più grande, lunga 12 km e larga 3 km. Sono presenti tre insediamenti principali: Lonthoir, Selamon e Waer.

Ad ovest del gruppo principale:

  • Pulau Ai o Pulau Ay
  • Pulau Run.

Ad est:

  • Pulau Pisang, nota anche come Syahrir.

A sud-est:

  • Pulau Hatta, nota in precedenza come Rosengain o Rozengain

Altre isole, piccole e/o disabitate, sono:

  • Nailaka, a breve distanza a nord-est di Pulau Run
  • Batu Kapal
  • Manuk, un vulcano attivo
  • Pulau Keraka o Pulau Karaka (Isola dei Granchi)
  • Manukang
  • Reef di Hatta

Cultura bandanese[modifica | modifica sorgente]

Gran parte degli abitanti odierni delle Isole Banda discendono da immigranti e lavoratori delle piantagioni provenienti da varie parti dell'Indonesia, oltre che dagli abitanti originari. Essi hanno ereditato aspetti delle pratiche rituali pre-coloniali delle Banda che sono tenute in grande considerazione e vengono eseguite tutt'oggi, dando loro un'identità culturale distintiva.

Oltre a ciò, gli abitanti delle isole Banda parlano un distinto dialetto malese che ha diverse particolarità che lo differenziano dal Malese Ambonese, il dialetto più noto e diffuso che costituisce la lingua franca di Maluku.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fernand Braudel, 1984. The Perspective of the World. In: Civilization and Capitalism, p. 219
  2. ^ Willard A. Hanna, Indonesian Banda: Colonialism and its Aftermath in the Nutmeg Islands, p.54; Vincent C. Loth, Pioneers and perkerniers:the Banda Islands in the seventeenth century, p.18
  3. ^ Willard A. Hanna, Indonesian Banda: Colonialism and its Aftermath in the Nutmeg Islands, 1978, p. 55; Vincent C. Loth, Pioneers and perkerniers:the Banda Islands in the seventeenth century, 1995, p.24

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

(in lingua inglese salvo diverso avviso)

  • Giles Milton, L'isola della Noce Moscata - Come avventurieri, pirati, mercanti di spezie cambiarono la storia del mondo. BUR - Biblioteca Universale Rizzoli 2001. (ISBN 88-17-12537-7)
  • Fernand Braudel, 1984. The Perspective of the World. In: Civilization and Capitalism, vol. III.
  • Willard A. Hanna, Indonesian Banda: Colonialism and its Aftermath in the Nutmeg Islands, Bandanaira, Yayasan Warisan dan Budaya Banda Naira, 1991.
  • Peter Lape, 2000. Political dynamics and religious change in the late pre-colonial Banda Islands, Eastern Indonesia. World Archaeology 32(1):138-155.
  • Vincent C. Loth, 1995. Pioneers and perkerniers: the Banda Islands in the seventeenth century. Cakalele 6: 13-35.
  • Karl Muller, David Pickell (ed), Maluku: Indonesian Spice Islands, Singapore, Periplus Editions, 1997, ISBN 962-593-176-7.
  • John Villiers, 1981. Trade and society in the Banda Islands in the sixteenth century. Modern Asian Studies 15(4):723-750.
  • Phillip Winn, 1998. Banda is the Blessed Land: sacred practice and identity in the Banda Islands, Maluku. Antropologi Indonesia 57:71-80.
  • Philip Winn, 2001. Graves, groves and gardens: place and identity in central Maluku, Indonesia. The Asia Pacific Journal of Anthropology 2 (1):24-44.
  • Phillip Winn, 2002. Everyone searches, everyone finds: moral discourse and resource use in an Indonesian Muslim community. Oceania 72(4):275-292.

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