Il pranzo di Babette (film)

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Il pranzo di Babette
Il pranzo di Babette (film 1987).JPG
Una scena del film
Titolo originale Babettes gæstebud
Paese di produzione Danimarca
Anno 1987
Durata 102 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia, drammatico
Regia Gabriel Axel
Soggetto Karen Blixen, dall'omonimo racconto
Sceneggiatura Gabriel Axel
Fotografia Henning Kristiansen
Montaggio Finn Henriksen
Musiche Per Nørgård
Scenografia Jan Petersen e Sven Wichmann
Interpreti e personaggi

Il pranzo di Babette (Babettes gæstebud) è un film del 1987, sceneggiato e diretto da Gabriel Axel, tratto dall'omonimo racconto di Karen Blixen, vincitore dell'Oscar al miglior film straniero.

È stato presentato nella sezione Un Certain Regard al 40º Festival di Cannes,[1] ottenendo la menzione speciale della giuria ecumenica.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine dell'Ottocento in un piccolo villaggio della Danimarca vivono due anziane sorelle, Martina e Philippa, così chiamate in onore di Martin Lutero e Filippo Melantone. Figlie di un pastore protestante, decano e guida spirituale del posto, dopo la sua morte hanno ereditato la direzione della locale comunità religiosa respingendo le proposte di matrimonio e continuando a vivere una vita semplice e frugale, per aiutare i compaesani in difficoltà. Un giorno si presenta alla loro porta, stremata, la parigina Babette Hersant, sfuggita alla repressione della Comune di Parigi, durante la quale il generale Galliffet le ha fatto uccidere il figlio e il marito. Babette viene accolta dalle anziane signorine grazie alla lettera di Achille Papin, un vecchio corteggiatore di una delle due, e si guadagna l'ospitalità facendo da governante e contribuendo all'attività di beneficenza.

Dopo quattordici anni da Parigi arriva a Babette la vincita di diecimila franchi d'oro alla lotteria. Le due sorelle pensano che Babette userà la grossa somma per tornare in Francia, ma lei chiede di poter dedicare un pranzo alla memoria del pastore loro padre, nel centenario della sua nascita. Martina e Philippa, anche se lusingate, vedono il banchetto come una minaccia alla loro vita tranquilla, e ottengono dagli abitanti del villaggio la promessa di non proferire parola sul cibo. I dodici invitati arrivano e con loro il generale Lorens Lowenhielm, in gioventù spasimante di una delle sorelle, che capisce subito che quello sarà un pranzo speciale.

Aiutati dalla bontà del cibo, dall’atmosfera e dall’amore con cui i piatti sono stati cucinati da Babette, tutti diventano gioviali e felici. Mentre i ricordi passati riaffiorano, arrivano le splendide quaglie en sarcophage. Il generale racconta del Café Anglais di Parigi, dove cucinava uno chef donna che avrebbe fatto poi perdere le proprie tracce, una persona che riusciva con la sua cucina sublime a trasformare un banchetto «in una avventura amorosa». I commensali, seguaci di una vita priva di piaceri, saranno letteralmente sedotti ed inebriati dal pranzo che Babette – è proprio lei la cuoca del Café Anglais, ma loro non lo sanno – ha voluto organizzare per poter nuovamente esprimere il suo talento di artista. Pur evitando ogni commento sulle vivande e eludendo i commenti entusiasti del generale, trovano la forza per superare le discordie che li dividevano, arrivando alla fine a danzare tutti insieme tenendosi per mano sotto il cielo stellato, prima di riguadagnare le proprie abitazioni.

Dirà il generale durante il brindisi, che a quel pranzo «rettitudine e felicità si sono baciate», riprendendo le parole che il decano aveva pronunciato in sua presenza molti anni prima. Babette, per procurarsi gli ingredienti, le bevande, i cristalli e le stoviglie, senza dirlo a nessuno ha speso tutto il suo denaro e, nuovamente povera, rimane in Danimarca – del resto, in Francia non ha più nessuno – ma, come lei sottolinea alle due sorelle quando tutti gli invitati sono andati via ignari della sua identità, «un artista non è mai povero».

Il pranzo[modifica | modifica wikitesto]

Menu

Vini

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • È il film preferito di Papa Francesco.[2]
  • In una breve sequenza la vedova (Lisbeth Movin) e il capitano (Preben Lerdorff Rye) rievocano il loro amore giovanile consumato quando la donna era già sposata. Nel 1943 gli stessi attori erano stati protagonisti del film Dies Irae di Carl Theodor Dreyer, dove interpretavano i ruoli del figlio e della seconda moglie del pastore innamoratisi l’uno dell’altra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 1987, festival-cannes.fr. URL consultato il 25 giugno 2011.
  2. ^ Tango e battesimo, fidanzata e vangelo l'alfabeto misto di Papa Francesco in Corriere della Sera, 14 marzo 2013. URL consultato il 14 marzo 2013.

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