Il ladro di bambini

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Il ladro di bambini
Il ladro di bambini.jpg
I tre protagonisti in una scena del film
Titolo originale Il ladro di bambini
Paese di produzione Italia, Francia, Svizzera, Germania
Anno 1992
Durata 114 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Gianni Amelio
Soggetto Gianni Amelio, Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Sceneggiatura Gianni Amelio, Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Fotografia Tonino Nardi, Renato Tafuri
Montaggio Simona Paggi
Musiche Franco Piersanti
Scenografia Andrea Crisanti
Interpreti e personaggi
  • Enrico Lo Verso: Antonio
  • Valentina Scalici : Rosetta
  • Giuseppe Ieracitano : Luciano
  • Florence Darel : Martine
  • Marina Golovine : Nathalie
  • Fabio Alessandrini : Grignani
Premi

Il ladro di bambini è un film del 1992 diretto da Gianni Amelio, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 45º Festival di Cannes.[1]

Rappresenta le peripezie ed il carattere di tre personaggi ritratti in una società che deruba i bambini della propria infanzia, che trascura in continuazione i diritti ed i doveri di ciascuno, ma che nonostante tutto non rinuncia a giudicare.

I tre, due bambini ed un adulto, sono continuamente scossi da conflitti reciproci e vengono ripetutamente a trovarsi in situazioni e paesaggi pervasi da squallore e provvisorietà. L'unica fonte di speranza sembra essere la capacità dei protagonisti di riuscire, nonostante gravi difficoltà, a stabilire una sorta di contatto e di rapporto affettivo tra di loro.

I tratti dei loro caratteri vengono ripetutamente illustrati dalle espressioni facciali, ritratte in maniera prolungata in scene piuttosto silenziose. Queste ultime creano un chiaro contrasto con il rumore assordante che caratterizza molte altre sequenze.

Indice

Trama [modifica]

Durante i titoli di testa viene descritto l'epilogo di una famiglia di siciliani emigrati a Milano. La madre, senza marito, vive di lavori saltuari e non riesce a mantenere i due figli (Luciano, di nove anni, e Rosetta, undicenne). Per sbarcare il lunario, la madre ha indirizzato Rosetta alla prostituzione. Questa situazione perdura fino al giorno in cui intervengono le autorità. Dopo l'arresto della madre, i bambini sono destinati ad un istituto di Civitavecchia. Antonio, carabiniere, viene incaricato di accompagnarli, ma incontrerà numerose difficoltà.

Fin dall'inizio viene lasciato solo da un collega più esperto che avrebbe dovuto tradurre i bambini insieme a lui, ma che preferisce imboscarsi in un'avventura amorosa lasciando l'intera incombenza ad Antonio, il cui aiuto e la cui autorità non vengono neanche accettati dai bambini.

Il viaggio è complicato dallo stato di salute di Luciano, sofferente di asma. L'istituto di Roma, poi, si rifiuta di ammettere i due bambini dato che sembra mancare un certificato medico di Rosetta. Si tratta presumibilmente di una scusa della direzione per liberarsi di un caso ritenuto scomodo. I tre si dirigono quindi verso Gela, dove un secondo istituto dovrebbe ospitare Rosetta e Luciano.

Solo e totalmente privo del controllo della situazione, Antonio affronterà ulteriori peripezie. I bambini dormono una volta in pensione, poi passano un giorno a casa della sorella del carabiniere il quale, per discrezione, preferisce nascondere la loro vera provenienza e situazione. In occasione di una festa una conoscente bigotta e petulante riconosce Rosetta da una foto vista su un giornale e va in giro mostrando il giornale che narra la sua vicenda, sottoponendo la ragazzina alla vergogna pubblica. L'esperienza costituisce un'amara delusione per Antonio ed un vero e proprio trauma per Rosetta. In questi momenti tra i bambini ed il carabiniere inizia ad instaurarsi una certa intesa solidale.

Dopo aver attraversato lo stretto di Messina i tre si imbattono in due affabili ed avvenenti turiste francesi, con le quali riescono a comunicare e divertirsi. L'idillio viene interrotto dal furto della macchina fotografica di una delle due nuove amiche. Antonio vede scappare il ladro e senza pensarci un attimo lo insegue. Dopo averlo raggiunto riesce ad arrestarlo ed a portarlo al commissariato di Polizia. Privo di esperienza e perfettamente in buona fede, non considera il fatto che in commissariato dovrà anche rendere conto dell'esperienza del lungo viaggio di tre giorni intrapreso con i piccoli senza avvertire il comando: si tratta del resto di una cosa che Antonio non avrebbe potuto fare nemmeno volendo, dato che doveva coprire il collega imboscatosi all'inizio dell'avventura. Con parole dure e sprezzanti, l'assistente capo lo rimbrotta rinfacciandogli il fatto che il suo comportamento sarà presumibilmente considerato come un sequestro di persona. Doloroso anche il commiato dalle turiste francesi che, appresa la reale vicenda dei bambini, se ne vanno mostrando loro poca empatia.

I tre, feriti dall'esperienza vissuta, devono comunque riprendere il viaggio. Giunti infine in prossimità dell'istituto, si fermano a dormire in auto in uno spiazzo. Il film si conclude con una scena ripresa alla luce dell'alba: i due fratelli si svegliano per primi e, seduti sul ciglio della strada di fronte all'istituto, restano in attesa del loro destino.

Produzione [modifica]

Cast [modifica]

In origine Amelio scelse Antonio Banderas per il ruolo del carabiniere Antonio, salvo poi ripensarci ed affidare la parte all'attore che avrebbe dovuto doppiare Banderas, ovvero Enrico Lo Verso.

Colonna sonora [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ (EN) Awards 1992. festival-cannes.fr. URL consultato in data 29 giugno 2011.

Libro [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

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