Il ladro di bambini

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Il ladro di bambini
Il ladro di bambini.png
Antonio al volante con i bambini: il viaggio li porta da Milano alla Sicilia
Titolo originale Il ladro di bambini
Paese di produzione Italia, Francia, Svizzera, Germania
Anno 1992
Durata 114 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Gianni Amelio
Soggetto Gianni Amelio, Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Sceneggiatura Gianni Amelio, Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Fotografia Tonino Nardi, Renato Tafuri
Montaggio Simona Paggi
Musiche Franco Piersanti
Scenografia Andrea Crisanti
Interpreti e personaggi

Il ladro di bambini è un film del 1992 diretto da Gianni Amelio, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 45º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del film viene descritto l'epilogo della vicenda di una famiglia di siciliani emigrati a Milano. La madre, senza marito, vive di lavori saltuari e non riesce a mantenere i due figli (Luciano, di nove anni, e Rosetta, undicenne). Per sbarcare il lunario, la donna ha indirizzato Rosetta alla prostituzione. Questa situazione perdura fino al giorno in cui intervengono le autorità. Dopo l'arresto della madre, i bambini sono destinati ad un istituto a Roma. Antonio, carabiniere, viene incaricato di accompagnarli in treno insieme a un suo collega, tale Grignani. Costui, che avrebbe dovuto tradurre i bambini insieme a lui, scende a Bologna per incontrare una sua fiamma lasciando ad Antonio l'intera incombenza, che dovrebbe risolversi in una semplice formalità di un paio d'ore.

Mentre i due bambini mostrano subito una certa antipatia verso la divisa di Antonio, le cose continuano a complicarsi, e non solo per via dallo stato di salute di Luciano, sofferente di asma; infatti, l'istituto di Roma si rifiuta di ammettere i due bambini dato che sembra mancare un certificato medico di Rosetta: si tratta presumibilmente di una scusa della direzione per liberarsi di un caso ritenuto scomodo. Ad Antonio non resta che continuare il suo lavoro senza poter passare per le vie gerarchiche, dato che è costretto a coprire l'imboscamento del collega. I tre si dirigono quindi verso Gela, dove un secondo istituto dovrebbe ospitare Rosetta e Luciano.

Solo e privo del controllo della situazione, Antonio è costretto a improvvisare. Per una notte, i bambini dormono in pensione a sue spese; giunti in Calabria, trascorrono un giorno a casa della sorella del carabiniere, in concomitanza con un pranzo di Prima Comunione di un loro parente. I bambini hanno l'occasione di distrarsi e socializzare con i coetanei, tranquillizzati dal fatto che Antonio li ha presentati come figli di un suo superiore. Ad un certo punto la signora Papaleo, un'invitata bigotta e petulante, riconosce Rosetta da una foto vista su un giornale e va in giro a raccontare che la ragazzina ha un passato da prostituta. Rosetta subisce il colpo e inizia ad assaporare quello che sembra essere una macchia indelebile sulla sua vita. È in questi momenti difficili che tra i bambini ed il carabiniere inizia ad instaurarsi una certa intesa solidale, e lo stesso Antonio, dapprima rinchiuso nel suo dovere, prova compassione per il loro stato di rifiuti della società.

Dopo aver attraversato lo stretto di Messina i tre fanno conoscenza con due affabili turiste francesi, Nathalie e Martine. Presso il duomo di Noto, poi, uno scippatore strappa a Rosetta la macchina fotografica di una delle truriste. Antonio vede scappare il ladro e senza pensarci un attimo lo insegue. Dopo averlo raggiunto, riesce ad arrestarlo ed a portarlo in questura. Privo di esperienza e perfettamente in buona fede, non considera il fatto che in commissariato dovrà anche rendere conto dell'esperienza del lungo viaggio di tre giorni intrapreso con i piccoli senza avvertire il comando. Con parole dure e sprezzanti, il maresciallo lo rimbrotta rinfacciandogli il fatto che il suo comportamento sarebbe da considerarsi un sequestro di persona.

I tre riprendono comunque il viaggio. Antonio è affranto, non soltanto per le conseguenze che potrebbe subire sotto il profilo legale, ma anche perché profondamente frustrato a causa del cattivo esito di una buona azione intrapresa per due bambini sfortunati. Giunti infine in prossimità dell'istituto, i tre si fermano a dormire in auto in uno spiazzo. La vicenda si conclude alle prime luci dell'alba, quando i due fratelli restano seduti sul ciglio della strada a parlottare, in attesa di conoscere qualcosa del loro destino.

Tematiche[modifica | modifica wikitesto]

L'esposizione degli eventi è parallela alla dinamica del viaggio dei tre protagonisti, che percorre tutta l'Italia, ritraendola a partire da Milano a casa dei bambini per passare poi a Bologna, a Roma e attraverso la Calabria giungendo infine in Sicilia. Insieme al Paese, sono ritratti i tre protagonisti vittime di una società profondamente corrotta e malfunzionante, che deruba i bambini della propria infanzia, che trascura in continuazione i diritti ed i doveri di ciascuno, ma che nonostante tutto non rinuncia a condannare senza appello.

I tre sono continuamente scossi da conflitti reciproci e vengono ripetutamente a trovarsi in situazioni e paesaggi pervasi quasi sempre da squallore e provvisorietà. L'unica fonte di speranza è la capacità dei protagonisti di riuscire, nonostante gravi difficoltà, a stabilire una sorta di contatto e di rapporto affettivo tra di loro, una sorta di protofamiglia la quale tenta di proporsi come alternativa a quella originaria dei bambini, andata oramai allo sfascio.

I tratti dei caratteri dei tre vengono ripetutamente illustrati dalle espressioni facciali, ritratte in maniera prolungata in scene piuttosto silenziose. Queste ultime creano un chiaro contrasto con il rumore assordante che caratterizza molte altre sequenze.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Cast[modifica | modifica wikitesto]

In origine Amelio aveva scelto Antonio Banderas per il ruolo del carabiniere Antonio, per poi ripensarci ed affidare la parte all'attore che avrebbe dovuto doppiare Banderas, ovvero Enrico Lo Verso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Awards 1992, festival-cannes.fr. URL consultato il 29 giugno 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Amelio, L. De Angelis, Il ladro di bambini, Racconto tratto dalla sceneggiatura con materiali didattici per la gioventù: Archimede, 1994, ISBN 88-7952-054-7
  • G. Amelio, S. Petraglia e S. Rulli, Il ladro di bambini, sceneggiatura, Universale economica Feltrinelli, 1992, ISBN 88-07-81226-6

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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