Il cielo diviso
| Il cielo diviso | |
|---|---|
| Titolo originale | Der geteilte Himmel |
| Autore | Christa Wolf |
| 1ª ed. originale | 1963 |
| Genere | Tra romanzo e racconto |
| Ambientazione | Una città della Germania dell'Est (di certo Halle); Berlino Ovest |
| Protagonisti | Rita Seidel |
| Coprotagonisti | Manfred Herrfurth (fidanzato) |
| Altri personaggi | Signor Herrfurth (padre di Manfred e funzionario di una fabbrica di vagoni ferroviari, ha un passato nelle SA); signora Herrfurth, madre di Manfred (spera che suo figlio lasci la Germania dell'Est); madre di Rita, vedova (il padre della ragazza è morto in guerra); signor Schwarzenbach (suggerisce a Rita di intraprendere gli studi magistrali); signor Meternagel (aiuta la giovane ad ambientarsi in fabbrica; in passato, il padre di Manfred lo ha rimosso dai suoi incarichi di responsabilità servendosi di un pretesto). |
Il cielo diviso (Der geteilte Himmel) è un libro della scrittrice tedesca Christa Wolf. Venne pubblicato nella Germania dell'Est nel 1963, all'indomani della costruzione del muro di Berlino. La divisione della Germania e la crisi di una coppia (l'uomo ad occidente, la donna ad oriente) ne costituiscono il soggetto. Il libro tematizzava diversi aspetti problematici della società in Germania orientale; scostandosi da quelli che in precedenza erano stati i dettami letterari del regime comunista, finì per riscuotere un notevole successo anche nei paesi occidentali. Malgrado ciò, il libro prendeva le dovute distanze dalla visione del mondo capitalista, il che ne garantì l'affermazione anche in Germania dell'Est. Divenne così, anche grazie al film omonimo di Konrad Wolf, una delle opere letterarie più discusse di quel paese.
Indice |
[modifica] Procedimento narrativo
La Wolf narra la vicenda di Rita, studentessa lavoratrice. La giovane è occupata presso una fabbrica di carrozze ferroviarie della DDR per integrare i suoi studi conoscendo il mondo del lavoro.
Ricoverata nel 1961 dopo essere stata coinvolta in un incidente in fabbrica, la ventunenne è ancora sotto choc e ricostruisce gradualmente gli ultimi due anni della sua vita.[1] Le scene ambientate in ospedale ed in sanatorio sono scritte al presente, mentre i tempi del passato scandiscono i flashback, i ricordi che emergono nella mente di Rita. I due piani temporali si alternano in continuazione con il succedersi dei trenta capitoli.
Tra realtà drammatiche come i problemi economici, sociali ed ambientali dell'Europa orientale e l'eredità del nazismo, ma anche cariche di entusiasmo come la conquista dello spazio da parte dei paesi comunisti (vedi missione di Gagarin), viene rievocata nella memoria di Rita la passata storia d'amore con Manfred, vicenda che costituisce la trama vera e propria del libro.
[modifica] Trama
Nel 1959, la diciannovenne Rita conosce Manfred, un chimico più grande di lei. I due iniziano una relazione amorosa e si stabiliscono presso la famiglia di lui, gli Herrfurth. Lei studia per diventare un'insegnante e lavora nelle vacanze nella fabbrica di vagoni, mentre lui si dedica con passione alla chimica.
Nel 1961 Manfred, in seguito ad una bruciante sconfitta sul campo del lavoro, decide di fuggire dalla Germania dell'Est per recarsi dall'altra parte della cortina di ferro, dove gli si presenteranno prospettive professionali migliori. Infatti, per colpa dei funzionari locali, una sua importante ricerca per un nuovo macchinario è stata rifiutata senza una valida ragione.[2] Approfittando dell'occasione di un congresso di chimica, Manfred si dirige a Berlino Est senza dare nell'occhio: infatti, in quel punto è ancora abbastanza facile passare la frontiera e raggiungere Berlino Ovest e quindi l'occidente senza essere fermati; il muro non è ancora stato costruito e per il momento fuggire verso l'Ovest passando per Berlino è assai più sicuro che provarci transitando per altri punti (ossia attraverso il confine vero e proprio[3] tra le due Germanie).
Manfred lascia il paese senza informare i suoi cari, dato che essi sarebbero obbligati a denunciare progetti del genere alle autorità statali. Ciononostante, egli è convinto del fatto che al momento giusto Rita lo seguirà. Dopo la fuga, egli scrive alla fidanzata per convincerla a raggiungerlo a Berlino Ovest. In effetti, Rita finisce per superare la paura e recarsi in visita da lui, ma cerca a sua volta di persuaderlo a tornare a casa. È convinta tra l'altro che egli non abbia il diritto di metterla davanti al fatto compiuto e di costringerla a prendere una decisione di tale gravità. Il breve viaggio di Rita nel mondo dell'occidente non porta a risultati concreti, dato che ciascuno dei due insiste sulla propria posizione. La giovane si sente estranea nel mondo materialista ed incellofanato di Berlino Ovest e, ritenendo le scelte di Manfred dettate almeno in parte dall'egoismo, decide di tornarsene da sola all'Est (dove si sarà coinvolta nell'incidente sul posto di lavoro).
Il titolo del romanzo prende spunto dal capitolo della separazione a Berlino Ovest, uno dei più citati: al momento di congedarsi da Rita, Manfred commenta con amara ironia la divisione della coppia e della Germania intera, dicendo che almeno il cielo non potrà mai essere diviso in due parti, neanche ad opera dei socialisti.[4] Rita non è più disposta a condividerne i discorsi, dato che ritiene che sia lui - e non la politica - il responsabile di questo estremo atto di separazione. Il momento dell'addio è difficile, tanto che la ragazza dimentica la valigetta sul marciapiede.
[modifica] Lettura dell'opera
Mentre spesso la separazione tra le persone è vissuta come una drammatica conseguenza della costruzione del muro, nella storia della Wolf il muro arriva a frapporsi tra individui già separati, quasi come se fosse l'effetto del distacco formatosi tra di loro. Quasi subito dopo la visita della protagonista a Berlino Ovest ed il suo ritorno in Germania orientale, le autorità socialiste costruiscono la barriera che divide Berlino in due parti, che separa definitivamente i due e che, in un certo senso, costituisce una spaccatura per il mondo intero. Questo evento epocale viene ricordato, marginalmente, nella descrizione del ricovero dopo l'incidente accaduto a Rita nella fabbrica di carrozze.
Rita e Manfred rappresentano allegoricamente le visioni del mondo da parte dei paesi socialisti e di quelli capitalisti, divisi appunto dalle loro visioni della vita e dal muro. È comunque Rita la vera protagonista del romanzo: misurandosi con gli ostacoli della vita (morte del padre, inserimento in una fabbrica dominata dagli uomini, crisi della coppia, convalescenza) li supera gradualmente e assume così il ruolo di una vera e propria eroina. Pur imparando molto da Manfred e dal suo spirito critico, mantiene un atteggiamento positivo nei confronti del futuro e del socialismo, al quale il fidanzato non intende partecipare. Dopo essere stata dimessa dal sanatorio (e dopo l'esposizione di tutta la storia), Rita procede sicura: sa infatti che nonostante tutti i problemi non verrà abbandonata dagli altri.[5] L'autrice solidarizza con la protagonista; l'opera asserisce in sintesi che la critica al socialismo è più che legittima, ma che un rifiuto di questa forma di stato costituirebbe un errore.
Inoltre, la Wolf mette in evidenza il fatto che il futuro dell'uomo si trova nelle mani dell'individuo e non nella politica, tanto ad oriente quanto ad occidente.[6]
[modifica] Critica dell'opera nel contesto storico
Si tratta di una delle prime tra le opere letterarie a cui soprattutto a partire dal 1963 fu concesso agli intellettuali tedeschi dell'Est di sviluppare un discorso di apertura e di critica sociale.[7] Grazie a pubblicazioni come il romanzo ed il racconto, gli scrittori avanzavano delle obiezioni che sulla carta dei giornali non avrebbero trovato posto: infatti, la censura di stato doveva rivelarsi più intransigente nel campo del giornalismo che in quello della letteratura.
Nonostante un certo scetticismo nei confronti della situazione reale dei paesi dell'est, la Wolf non nascose la sua convinzione politica, contraria a quella dei paesi capitalisti: la protagonista Rita costituiva un controesempio alle persone che, come il fidanzato Manfred, all'epoca lasciavano numerose il proprio paese e che secondo la Wolf mancavano di proporre la propria critica in forma costruttiva (la figura di Manfred indica tra l'altro un tipico caso di manodopera altamente qualificata in fuga verso l'ovest).
Dato l'atteggiamento differenziato dell'autrice, è più comprensibile che il libro ed il film siano andati incontro tanto ad elogio quanto a disapprovazione (il che vale sia ad Est che ad Ovest):
- Manca ad esempio un giudizio esplicito su quello che costituisce in fondo l'evento storico cruciale, dunque la costruzione del muro di Berlino: sia come sia, l'autrice ed il regista vennero accusati in occidente di avere in qualche modo giustificato un provvedimento del genere.[8]
- D'altro canto, diversi passi di sapore pungente, drammatico o provocatorio dovevano inesorabilmente essere interpretati come visioni distruttive o decadenti della società; questa era perlomeno la critica dei critici più fedeli alla classe politica della DDR.[9] Ad essi non parve opportuno che l'autrice del Cielo diviso illustrasse il cammino dell'eroina in maniera talmente sofferta, dato che il suo compito era semplicemente quello di separarsi da un cittadino filocapitalista e quindi indesiderabile. Altrettanto provocatoria doveva apparire ai critici letterari filosovietici la descrizione della città tedesca dell'Est proposta dalla Wolf proprio nelle prime righe del libro e riletta al pubblico nella prima scena del film: si presenta un paesaggio urbano afflitto dalla depressione e dalle peggiori forme di inquinamento.[10] Non è quindi un caso se il film (ma non il libro) venne proibito per alcuni periodi.[11]
- Simili osservazioni riguardano gli episodi ispirati alle crisi di rifornimento, agli abusi e agli intrighi tipici dello stabilimento industriale di carrozze dove lavora la protagonista, tematica cui sono dedicate diverse e lunghe sezioni del libro. Der geteilte Himmel fu oggetto di lamentele da parte della fabbrica di vagoni presso Halle dove fu girata parte del film e dove l'autrice, in gioventù, lavorò per davvero: infatti, l'azienda non volle riconoscersi nell'esposizione dei fatti proposta dalla Wolf.[12]
Grazie alla discussione sollevata nell'opinione pubblica e alla coraggiosa apertura dimostrata, il libro riuscì pienamente nel suo intento: nonostante le critiche ambivalenti anche in patria, l'opera valse all'autrice riconoscimenti come il Premio Heinrich Mann e fu tradotta in diverse lingue, rendendola una scrittrice di fama internazionale.
[modifica] Il film
Il regista Konrad Wolf ne trasse un film l'anno successivo alla pubblicazione del libro, quindi nel 1964 (titolo: Der geteilte Himmel; durata: 109 min; sceneggiatura: Kurth Barthel, Willi Brückner, Christa Wolf, Gerhard Wolf e Konrad Wolf; b/n; attori protagonisti: Renate Blume e Eberhard Esche rispettivamente per i personaggi Rita e Manfred).
Fu preso di mira dalla censura della DDR, ed in seguito alla sua distribuzione il regista e la scrittrice avrebbero avuto grosse difficoltà a continuare la loro collaborazione. Secondo il Verbund Deutscher Kinematheken sarebbe invece uno dei cento più importanti film tedeschi di tutti i tempi.[13] Venne riproposto alla Berlinale del 1991.
[modifica] Note
- ^ La versione dell'incidente è quella di cui si parla nel libro; a dire il vero, non è possibile escludere un tentativo di suicidio.
- ^ Il cielo diviso, capitolo diciannovesimo.
- ^ Cartina
- ^ Il cielo diviso, ventinovesimo capitolo; vedi anche Il cielo diviso, citazioni, Il cielo almeno non possono dividerlo, Wikiquote.
- ^ Il cielo diviso, fine dell'ultimo capitolo.
- ^ Versione italiana, ultima pagina di copertina, recensione della traduttice/prefazione.
- ^ Per approfondire, vedi anche DDR-Literatur. Die 1960er Jahre: Ankunftsliteratur in de.wiki 2011
- ^ Università di Oldenburg.
- ^ zum.de
- ^ Il cielo diviso, incipit, vedi Wikiquote.
- ^ F.-B. Habel: Das grosse Lexikon der DEFA-Spielfilme. Schwarzkopf & Schwarzkopf, Berlin 2000, ISBN 3-89602-349-7, pag. 211.
- ^ VEB Waggonbau Ammendorf. L'opera ha indubbiamente alcuni riferimenti autobiografici.
- ^ progress, scheda film
[modifica] Edizioni
- Christa Wolf, Il cielo diviso, collana Oscar Mondadori, traduzione di Maria Teresa Mandalari, Mondadori, pp. 230, cap. 30. ISBN 88-04-30342-5
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