Il Saggiatore (Galileo)

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Il Saggiatore
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Frontespizio dell'edizione curata da Francesco Villamena
Autore Galileo Galilei
1ª ed. originale 1623
Genere Saggio
Sottogenere scientifico
Lingua originale italiano

Il Saggiatore, nel quale con bilancia squisita e giusta si ponderano le cose contenute nella Libra è un trattato scritto da Galileo Galilei, a cura dell'Accademia dei Lincei e dedicato all'accademico e maestro di Camera del papa Virginio Cesarini. Dopo aver avuto l'imprimatur dal teologo domenicano Niccolò Riccardi, il libro fu stampato nel maggio del 1623 a Roma.

Il trattato nacque da una disputa tra Galileo e Orazio Grassi sull'origine delle comete. Nell'agosto del 1618 erano apparse tre comete, divenute oggetto di discussione da parte di scienziati e filosofi.

Il gesuita Orazio Grassi pubblicò un trattato, la Disputatio astronomica, proponendo una spiegazione a questo fenomeno. Galileo rispose tramite un suo discepolo, Mario Guiducci, col Discorso delle comete. Il Grassi allora, sotto lo pseudonimo di Lotario Sarsi, rispose con la Libra astronomica ac philosophica, e Galileo, fingendo di credere che il Sarsi fosse una persona ben distinta dal Grassi, scrisse Il Saggiatore, nel quale con bilancia squisita e giusta si ponderano le cose contenute nella Libra.

Il titolo dell'opuscolo deriva dalla bilancia di precisione, il "saggiatore" appunto, con la quale gli orefici pesano l'oro, in contrapposizione alla grossolana "Libra" (stadera) con la quale il Grassi, secondo il parere di Galileo, pesa le opinioni, che esse siano proprie o altrui.

Nella sua opera il sedicente Lotario Sarsi argomentava le sue dimostrazioni tirando in ballo uova, fionde, Babilonesi, argomenti su i quali Galilei così si esprimeva rivendicando la superiorità delle osservazioni empiriche sulle argomentazioni non dimostrate: «Se il Sarsi vuole che io creda che i Babilonii cocesser l'uova col girarle velocemente nella fionda, io lo crederò, ma a noi questo non succede [...] Ora a noi non mancano uova né fionde, né uomini robusti che le girino, e pur non si cuocono [...]. E poiché non ci manca altro che esser di babilonia, adunque l'esser Babilonii è causa dell'indurirsi delle uova, e non l'attrizione dell'aria».

L'ipotesi di Galileo che le comete fossero delle apparenze dovute ai raggi solari era sbagliata, mentre il Grassi, correttamente, affermava che esse erano corpi celesti. Ma Galileo aveva ragione nel sostenere che non era la scienza libresca del Grassi quella giusta, in quanto non fondata sulle esperienze, bensì sui libri degli antichi e sull'astrazione. Galileo invece si basava sul suo nuovo metodo scientifico, basato sull'osservazione e la sperimentazione. Per questo motivo il Saggiatore è di grande rilevanza nella fondazione del moderno concetto di scienza.

Galileo dedicò il trattato al nuovo papa, Urbano VIII, che l'autore conosceva fin da quando era cardinale, che era salito al Soglio pontificio nello stesso anno 1623. Noto per l'apertura alle arti e alla scienza, Papa Barberini mostrò di gradire molto il contenuto dell'opera[1].

Dal punto di vista letterario, è considerato l'opera più elegante e effervescente di Galileo, quella in cui si fondono maggiormente il suo amore per la scienza, per la verità e la sua arguzia di polemista.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Franco Cardini, «La verità su Galileo», Liberal, 23 maggio 2009.

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