I tre porcellini

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Il lupo finisce in pentola (illustrazione di Leonard Leslie Brooke per The Golden Goose Book, 1905).

I tre porcellini è una fiaba tradizionale europea di origine incerta. Pubblicata per la prima volta da James Orchard Halliwell-Phillipps intorno al 1843 nella raccolta Nursery Rhymes and Nursery Tales, riprende certamente un racconto della tradizione orale di molto antecedente.[1] Nella sua forma forse più nota la storia apparve nelle English Fairy Tales di Joseph Jacobs del 1890, che segnalava Halliwell-Phillipps tra le sue fonti.[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La storia inizia con i tre personaggi del titolo che vengono mandati nel mondo dalla loro madre a costruirsi una "casa" (vita). Il più giovane la costruisce con la paglia, ma il lupo la distrugge con un soffio e si mangia il maialino. Il secondo porcellino costruisce la sua casa con assi di legno, ma il risultato non cambia. Il terzo porcellino costruisce una solida casa di mattoni e il lupo non riesce né ad abbatterla né ad ingannare il porcellino con i suoi trucchi. Alla fine il lupo decide di entrare dal camino, ma cade nella pentola d'acqua bollente preparata dal terzo maialino e muore.[3]

Aspetti letterari[modifica | modifica wikitesto]

La favola, che presenta in forma metaforica il tema della "crescita" e della maturazione del bambino grazie all'esperienza, utilizza lo schema di scrittura "a tre"[4] sia per il numero dei personaggi sia per la progressione della figura retorica a climax, che viene raggiunta con la terza casa e la fine miseranda del lupo.

La storia presenta varianti e numerosi rifacimenti successivi. Una variante è ad esempio la fiaba riportata dai fratelli Grimm sotto il titolo Il lupo e i sette capretti: pur non essendo collegata direttamente a I tre porcellini (la raccolta dei Grimm è anzi anteriore a quella di Halliwell-Phillipps), essa tuttavia attinge in modo inequivocabile alla medesima tradizione popolare ricalcandone palesemente lo schema e affrontando lo stesso tema; le diversità stanno nei personaggi (il tipo e il numero degli animali) e nello sviluppo narrativo, con un andamento più esemplare e didascalico per I tre porcellini, con concessioni al gusto affabulatorio e ai toni tragici per I sette capretti. Anche le versioni posteriori della storia presentano varie difformità: talvolta, forse per esigenze di stringatezza, vengono omessi i tentativi d'ingannare il terzo porcellino messi in atto dal lupo; più spesso, evidentemente per escludere dal racconto immagini di violenza e morte, i primi due porcellini non vengono mangiati ma riescono a salvarsi fuggendo il primo nella casa del secondo e poi tutt'e due in quella del terzo.

Come Cappuccetto Rosso, anche I tre porcellini ha contribuito notevolmente a consolidare nella cultura popolare la figura del lupo cattivo, uno dei più comuni personaggi delle fiabe.

Versione Disney[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tre porcellini (Disney).

La versione cinematografica Disney del 1933 ricalca abbastanza fedelmente la trama originale. Il primo porcellino (Timmy) suona il flauto e il secondo (Tommy) suona il violino, mentre il terzo (Jimmy) sacrifica il proprio tempo libero per costruire la casa di mattoni dove poi trovano rifugio anche i primi due porcellini meno assennati. Il cortometraggio ha poi avuto 3 sequel: I tre porcellini e Cappuccetto Rosso (1934), I tre porcellini e i tre lupetti (1936) e Jimmy porcellino inventore (1939).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Dee L. Ashliman, Three Little Pigs (e altre fiabe popolari del tipo 124 secondo la classificazione Aarne-Thompson-Uther), sul sito della University of Pittsburgh. URL consultato il 23 gennaio 2011.
  2. ^ (EN) Maria Tatar, The annotated classic fairy tales, New York, W.W. Norton, 2002, pp. 206–211. ISBN 978-0-393-05163-6.
  3. ^ La traduzione del testo di Jacobs è consultabile on line.
  4. ^ La cosiddetta "regola del tre" suggerisce che le storie con tre personaggi, che si svolgono in tre periodi di tempo o comunque con riferimenti ternari, sono "intrinsecamente" più divertenti, più appaganti o più efficaci di qualsiasi altra partizione numerica. Fra gli esempi si possono citare testi come I tre moschettieri, Tre sorelle, Tre uomini in barca o film come I tre giorni del Condor, I tre dell'Operazione Drago, Il buono, il brutto, il cattivo, espressioni come «Veni, vidi, vici», «Ieri, oggi, domani», «Audi, vide, tace» e così via. Sull'argomento si può vedere il capitolo (EN) "The Rule of Three", in Christopher Booker, The seven basic plots. Why we tell stories, Londra, Continuum, 2004, pp. 229–235. ISBN 0-8264-8037-3. Consultabile su Google libri.

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