I soliti ignoti vent'anni dopo

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I soliti ignoti vent'anni dopo
Paese di produzione Italia
Anno 1985
Durata 99 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,33:1
Genere commedia
Regia Amanzio Todini
Sceneggiatura Age, Suso Cecchi D'Amico, Amanzio Todini
Casa di produzione Excelsior Film
Distribuzione (Italia) Medusa Film
Fotografia Pasqualino De Santis
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Nino Rota
Scenografia Emilio Baldelli
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

I soliti ignoti vent'anni dopo è un film del 1985 diretto da Amanzio Todini. È il sequel de I soliti ignoti.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Dopo diversi anni trascorsi in carcere a causa di un colpo andato male, Tiberio esce dal carcere e trova una Roma profondamente cambiata, nell'aspetto e nell'animo. Torna a casa da sua moglie Teresa scoprendo che, nel frattempo, sua moglie affitta la casa e "convive" in cambio dei soldi per la pigione con un altro uomo, dai modi alquanto bruschi, e che inoltre per pagare il suo avvocato ha venduto tutta attrezzatura fotografica con la quale Tiberio aveva intenzione di rifarsi una vita. Cacciato di casa dall'uomo e rifiutato il tentativo di conciliazione con Teresa, Tiberio si adatta a dormire all'interno di carcasse d'auto nello sfasciacarrozze davanti casa.

Nel frattempo, da Milano, è tornato il figlio Brunino, ormai cresciuto, che subito interrompe un tentativo del padre di tentare un furto con l'ormai datato metodo del braccio ingessato. Brunino rivela al padre la sua confusione sessuale, ammettendo di non provare interesse alcuno verso uomini o donne. Ormai rassegnato a riprendere l'antica attività, Tiberio va a trovare il suo vecchio amico "Ferribotte", addetto ad una pompa di benzina davanti all'ospedale San Camillo, per chiedere dove trovare l'altro compagno di "avventure", Peppe "er Pantera".

Lì conosce anche Augusto Cruciani, figlio di quel Dante Cruciani che vent'anni prima aveva istruito Tiberio e la sua banda sui metodi per scassinare una cassaforte, oggi complice di Ferribotte nel commercio di medicinali sottratti all'ospedale. Recatosi a casa di Peppe per cercare un posto nel colpo che stava organizzando (un trasferimento di valuta in Jugoslavia per conto di un criminale conosciuto come Don Vincenzo 'o banchiere), Tiberio viene respinto per via della necessità di Peppe di arruolare una donna di mezza età per il colpo. Con un disperato tentativo di farsi comunque arruolare, Tiberio si presenta vestito da donna all'appuntamento che Peppe aveva con un'altra signora. Scoperto l'improbabile travestimento Peppe esplode in una fragorosa risata che, a causa dell'età ormai avanzata, gli causa un leggero attacco di cuore ed il successivo ricovero in ospedale sotto le cure proprio di Augusto Cruciani. Tiberio decide quindi di prendere il posto di Peppe nell'operazione, cercando di riabilitarsi con l'amico per lo scherzo finito male che ha causato a Peppe la momentanea paralisi del braccio destro impedendo a lui di condurre il colpo.

Non potendo contare su Ferribotte, chiuso in casa dalla sorella Carmelina ormai emancipata, lavoratrice ed autoritaria sul fratello, Tiberio ripiega sull'aiuto logistico di Augusto che fornisce loro la casa di Tivoli, la donna (sua suocera) e la macchina. Tiberio per il viaggio recluta suo figlio Brunino, il neonato di Marisa, la portinaia del suo vecchio palazzo, mentre Ferribotte si autorecluta dopo essere evaso dalla casa della sorella con la speranza di rifarsi una vita propria con una parte del guadagno. L'insolito gruppo si mette in marcia verso Trieste dove hanno appuntamento con "quelli del nord" per farsi consegnare il denaro da portare oltre il confine. Dopo aver attraversato varie difficoltà, tra cui la sparizione della suocera di Augusto e l'inseguimento del padre del neonato (che minacciando di rivolere con sé il bambino prende il numero di targa del pulmino per denunciare il rapimento del figlio), i nostri giungono a Trieste ed in seguito, grazie all'astuzia di Brunino che cambia il nascondiglio fin troppo banale dei soldi, passano anche la frontiera. Una volta consegnati i soldi, al gruppo viene detto di aspettare il pomeriggio per riprendere la strada, mentre loro nel frattempo si sarebbero occupati di revisionare il pulmino.

Durante le ore passate in Jugoslavia Brunino risolve finalmente i suoi dubbi sessuali innamorandosi, ricambiato, di Marisa. Durante il viaggio di ritorno Tiberio si rende conto che il sedile del pulmino è stato cambiato e dopo aver lasciato Brunino alla stazione dei pullman per Milano, dove andrà assieme a Marisa ed il bambino, scopre assieme a Ferribotte che dietro al sedile in realtà è nascosta della cocaina. Vengono colti sul fatto dal mandante dell'operazione che lascia loro i soldi pattuiti e se ne va con il pulmino carico di droga, non prima che Tiberio (che per loro è sempre Peppe "Er Pantera" Marchetti) mostri loro la sua indignazione per l'accaduto. Mentre Tiberio, Ferribotte e l'anziana suocera rientrano a Roma in treno, il pulmino carico di droga viene fermato dai carabinieri in cerca dello stesso per via della denuncia fatta dal padre del bimbo. Il malvivente cerca di fuggire ma viene colpito dai proiettili sparati dai militari, mentre il capo riesce ad allontanarsi a bordo di un'altra auto, pur dovendo rinunciare al carico. Sul treno, nel frattempo, il viaggio di Tiberio si trasforma ben presto in una viaggio nei ricordi, rimpiangendo assieme a Ferribotte i tempi andati, gli amici di un tempo come Capannelle o Cosimo e la criminalità di allora, quando non ci si invischiava con droga e morte ma ne dipinge un quadro più farsesco, quasi poetico.

Maturano infine la volontà di lasciare Roma, ormai troppo cambiata per loro e di ritirarsi in un paesino fuori porta dove trascorrere serenamente il resto della loro vita. Durante la festa di compleanno di Peppe, mentre tutti festeggiano non solo il compleanno ma anche la riuscita dell'operazione, uno dei trafficanti spara mortalmente a Peppe proprio qualche secondo dopo che quest'ultimo aveva esclamato "Questo è er più ber giorno della vita mia".

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