Hermannsdenkmal

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Hermannsdenkmal
Hermannsdenkmal
Autore Ernst von Bandel
Data 1875
Materiale arenaria, tubi di ferro, costruzione in lastre di rame
Dimensioni 5346 cm
Basamento: 2689 cm
Statua: 2657 cm 
Ubicazione Foresta di Teutoburgo, Detmold

L'Hermannsdenkmal (lett. Monumento di Arminio) è un monumento situato a Detmold, nel Land Renania Settentrionale-Vestfalia, nella parte meridionale della Foresta di Teutoburgo. Venne realizzato tra il 1838 ed il 1875 su progetto di Ernst von Bandel.

Il monumento celebra il capo della tribù germanica dei Cherusci, Arminio (in latino Arminius, in tedesco noto come Hermann, Armin o Irmin), e la Battaglia della foresta di Teutoburgo - nota anche come il Disastro di Varo - durante la quale le legioni romane guidate da Publio Quintilio Varo subirono una decisiva sconfitta, anche se con l'inganno e il tradimento da parte dello stesso Arminio.

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Primo piano sulla statua. La sola spada misura 7 metri.
Ernst von Bandel con la testa di Arminio nel proprio atelier di Hannover.
L'abitazione di von Bandel presso l'Hermannsdenkmal, 1875.
Particolare della statua: sono visibili le giunzioni tra le lastre di rame.
La spada: appare ben visibile la scritta „DEUTSCHE:EINIGKEIT:MEINE:STAERKE“.
La Bismarckstein (lapide commemorativa dedicata a Bismarck) nei pressi dell'Hermannsdenkmal, 1920.

La costruzione del monumento è da collocarsi all'interno della situazione socio-politica della Germania del XIX Secolo, nel cosiddetto periodo di Ostilità franco-tedesca che caratterizzò per innumerevoli anni i conflitti tra le due sponde del fiume Reno: in seguito alle sconfitte subite a danno delle truppe napoleoniche ed alla conseguente presa di coscienza dell'eccessiva frammentazione politica degli allora stati germanici, iniziò all'epoca un percorso di ricerca dell'identità nazionale all'interno dei simboli e degli avvenimenti del passato. Iniziò così ad essere attualizzata la figura di Arminio come quella del primo unificatore, nella storia, delle genti tedesche (per la precisione, Arminio lo fu di tribù germaniche), un personaggio riscoperto già dal XVI Secolo dagli umanisti tedeschi interessati alla storia romana.

I monumenti nazionali nella Germania del XIX secolo[modifica | modifica sorgente]

L'Hermannsdenkmal si inserisce all'interno di un più ampio movimento di costruzione di monumenti simboleggianti l'unità nazionale, come il Walhalla di Ratisbona - completato nel 1842 - o il Niederwalddenkmal di Rüdesheim am Rhein, terminato nel 1883. Si trattava, anche in questo caso, di monumenti eretti secondo canoni evidentemente classicisti, pur esaltando tematiche tipicamente germaniche: anche questa fusione risulta essere tipica di quest'epoca caratterizzata dalla ricerca di una comune identità.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Già nel XVIII Secolo la figura di Arminio era salita alla ribalta come figura nazionale grazie a diversi drammi composti dal poeta Friedrich Gottlieb Klopstock, ispirando già all'epoca la fantasia di numerosi tra scultori ed architetti. Tale sentimento si rafforzò ulteriormente in seguito alla liberazione dalle truppe napoleoniche: tra i vari artisti che prepararono bozzetti e studi per monumenti ad Arminio, si può contare, già dal 1813, anche la presenza di Karl Friedrich Schinkel. Questi tornerà nuovamente alla ribalta nel 1839, poco dopo l'inizio dei lavori per il monumento progettato da Ernst von Bandel, quando presenterà un progetto alternativo in collaborazione con Christian Daniel Rauch: la commissione respingerà però la proposta e continuerà a supportare il monumento oggi visibile.

Ubicazione[modifica | modifica sorgente]

L'Hermannsdenkmal è situato alla sommità della boscosa collina del Teutberg (386 metri s.l.m.), laddove era presente un bastione circolare, da cui prese anche il nome di Grotenburg. L'allora principe di Lippe, Leopoldo II, aveva infatti posto come condizione per il finanziamento dell'opera che la stessa fosse realizzata sulla cima di un'altura, di modo tale che potesse essere visibile da buona parte del proprio stato.

L'architetto Ernst von Bandel scelse quindi questa collina per motivazioni principalmente estetiche e pratiche nella realizzazione, guidato comunque dalla convinzione che la battaglia si fosse effettivamente svolta all'interno della foresta di Teutoburgo. Solo a lavori iniziati un'equipe di archeologi professionisti riuscì a identificare nel Kalkriese, regione della Bassa Sassonia vicina a Bramsche, il vero (o, almeno, il maggiormente probabile) sito ove si svolse la battaglia.

Realizzazione[modifica | modifica sorgente]

La costruzione dell'Hermannsdenkmal - la cui altezza avrebbe raggiunto i 53,46 metri - ebbe inizio nel 1838. Già prima dell'inizio dei lavori, e durante l'iter costruttivo, numerosi fondi vennero raccolti in tutta la Germania al fine di finanziare il completamento dell'opera.[1][2].

Nel 1846 venne completato il basamento del monumento. Durante il periodo di reazione successivo alle rivoluzioni del 1848-1849, la costruzione venne interrotta fino al 1863. In seguito alla nascita dell'Impero tedesco - successiva alla Guerra franco-prussiana del 1870-1871 - si riattivò un certo interesse, sia politico che finanziario, verso il completamento dell'opera, che fu finalmente inaugurata nel 1875.

La storia del monumento è inseparabile da quella del suo artefice, Ernst von Bandel, che vi dedicò tutta la propria vita e che non si arrese nemmeno durante il lungo periodo di interruzione dei lavori, mettendosi sempre in cerca di nuovi fondi. Egli visse, inoltre, in una casa di tronchi costruita giusto al di sotto dell'edificando monumento, la cosiddetta „Bandel-Hütte“, visitabile ancora oggi. Riuscì ancora a presenziare all'inaugurazione dell'opera, per poi morire l'anno successivo, nel 1876.

Il basamento[modifica | modifica sorgente]

L'Hermannsdenkmal è composto da una combinazione di basamento monumentale e statua di Arminio vera e propria. Il basamento in pietra arenaria, alto 26,89 metri, è a pianta circolare. A 2,20 metri dalla base si innalzano dieci pilastri (scanditi da corrispondenti nicchie) i cui fusti ricordano all'estremità semicolonne esagonali; questi sostengono archi acuti e ulteriori paraste su cui poggia la cornice, costituendo un sistema architettonico dalle caratteristiche riconducibili ad un gusto neoromanico. Il livello superiore è costituito invece dalla cupola, un elemento tipico nell'iconografia della sovranità, ulteriormente sovrastata da un basamento minore, su cui poggia la statua. Sono state utilizzate per la realizzazione del basamento monumentale pietre provenienti dal Grotenburg stesso, sicché della fortificazione preistorica originale sono rimaste solo poche tracce.

La statua di Arminio[modifica | modifica sorgente]

La statua raggiunge un'altezza di 26,57 ed è composta da una struttura in tubolari di ferro ricoperta da lastre di rame. Pesa, insieme al basamento, 42,80 tonnellate. Arminio appare come un'enorme figura vestito con abiti antichi ed elmo alato. Il braccio destro è teso verso l'alto e impugna una spada, che misura 7 metri e pesa circa 550 kg; rivolto verso ovest, esso indica sia la capacità di difesa che un gesto di attacco al nemico francese. Il braccio sinistro regge invece il mantello. In basso, sotto il piede sinistro, si trovano un'aquila ed un fascio. Von Bandel si ispirò nella realizzazione dei panneggi agli scritti di Tacito, stupendo in parte per l'assenza di simboli di stampo tribale.

Bibliografia di riferimento[modifica | modifica sorgente]

  • Andreas Dörner: Politischer Mythos und Symbolische Politik. Sinnstiftung durch Symbolische Formen. Opladen, 1995, ISBN 3-531-12697-0.
  • Günter Engelbert (Hg.): Ein Jahrhundert Hermannsdenkmal 1875–1975. Detmold, 1975.
  • Roswitha Kaiser: Hermann: Denkmal, Pflege und Inszenierung. In: Denkmalpflege in Westfalen-Lippe. 01/07. LWL, Ardey, Münster, 2007. ISSN: 0947-8299, Pagg. 13–18
  • Stephanie Lux-Althoff (Bearbeiterin): 125 Jahre Hermannsdenkmal: Nationaldenkmale im historischen und politischen Kontext. Lemgo, 2001, ISBN 3-9807375-1-9.
  • Burkhard Meier: Das Hermannsdenkmal und Ernst von Bandel. Detmold, 2000, ISBN 3-9806101-7-9.
  • Dirk Mellies: „Wir kämpfen unter Hermanns Zeichen bis alle unsere Feinde bleichen“. Die politische Rezeption des Hermannsdenkmals 1914–1933. in: Hermann Niebuhr und Andreas Ruppert: Krieg – Revolution – Republik. Detmold 1914–1933: Dokumentation eines stadtgeschichtlichen Projekts. Bielefeld, 2006, pagg. 335–373, ISBN 3-89528-606-0.
  • Thomas Nipperdey: Nationalidee und Nationaldenkmal in Deutschland im 19. Jahrhundert. in: Historische Zeitschrift 206, 1968, pagg. 529–585.
  • Georg Nockemann: Hermannsdenkmal. (Lippische Sehenswürdigkeitenp, Heft 3). 2. Auflage, Lemgo, 1984.
  • Imke Ritzmann: Ideengeschichtliche Aspekte des Hermannsdenkmals bei Detmold. in: Lippische Mitteilungen 75, 2006, pagg. 193–229.
  • Hans Schmidt: Das Hermannsdenkmal im Spiegel der Welt. Detmold, 1975.
  • Charlotte Tacke: Denkmal im sozialen Raum. Nationale Symbole in Deutschland und Frankreich im 19. Jhdt.: Göttingen 1995, ISBN 3-525-35771-0.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Das Hermanns-Denkmal - An die Bewohner des Fürstenthums Lippe, Detmold, 24. Marzo 1838, Sächsische Landes- und Universitätsbibliothek Dresden
  2. ^ Nachricht über das Hermanns-Denkmal, Detmold, 18 novembre 1838, Sächsische Landes- und Universitätsbibliothek Dresden

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Coordinate: 51°54′42″N 8°50′22″E / 51.911667°N 8.839444°E51.911667; 8.839444