Guerra dei browser

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Per guerra dei browser s'intende l'aspro conflitto commerciale e di immagine tra diversi produttori che tentano di imporsi sul mercato dei browser web.

Prima guerra dei browser[modifica | modifica sorgente]

Percentuali d'uso di ogni browser durante la prima guerra dei browser

Il primo browser web grafico fu Mosaic, nel 1993, che all'epoca era l'unico strumento per visitare con un'interfaccia grafica le poche centinaia di pagine scritte in HTML presenti in rete.

L'anno successivo, uno dei programmatori di Mosaic (Marc Andreessen) si mise in proprio: nacque Netscape Navigator. Netscape fu il primo browser commerciale di successo, che cominciò ad imporsi anche incorporando modifiche al linguaggio HTML che esulavano dagli standard del W3C fino ad allora riconosciuti.

Lo scoppio del conflitto avvenne nel 1995 quando Netscape, diventato quasi monopolista, dovette scontrarsi con un agguerrito concorrente: Internet Explorer della Microsoft. Le armi dei due contendenti non si limitarono al lancio continuo di nuove modifiche agli standard, spesso incompatibili tra loro, ma si affinarono sul lato commerciale. L'arma finale che determinò una netta riduzione della fascia di utenza utilizzatrice di Netscape fu la scelta della Microsoft di distribuire il proprio browser Internet Explorer 3 già incluso nel sistema operativo Windows 95, così che cambiarlo diventasse compito degli utenti, che spesso non lo facevano.

Questa mossa, ritenuta illegale e anticompetitiva, fu denunciata dai manager Netscape nel 1995. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti fu chiamato a esprimersi su un presunto accordo economico tra la Microsoft e le aziende produttrici di PC: queste avrebbero avuto degli sconti sulle licenze, nel caso non avessero incluso Netscape nei software preinstallati. Microsoft fu condannata nel 1997 per posizione predominante, continuando però a imporre precise specifiche di avvio dei terminali e vietando modifiche di ogni sorta ai propri sistemi operativi.[1]

Netscape continuò ad essere sviluppato come software indipendente fino al 2000, quando per il motore di rendering si appoggiò al codice di Mozilla. Sebbene gli utenti di Netscape fossero pochissimi già nel 2003, lo sviluppo di Netscape proseguì fino al 28 dicembre 2007, quando la AOL annunciò ufficialmente la fine del progetto.[2]

Seconda guerra dei browser[modifica | modifica sorgente]

Diffusione dei browser (dati StatCounter)

Internet Explorer, dopo la vittoria conseguita nella prima guerra dei browser e senza la minaccia di un avversario competitivo, ha continuato lo sviluppo in maniera irregolare, senza introdurre cambiamenti importanti e senza rispettare le direttive del W3C.

A partire dal 2004 iniziarono ad affermarsi browser con caratteristiche innovative e maggiore rispetto degli standard, spesso gratuiti o addirittura open source, che in poco tempo hanno conquistato una consistente quota di mercato sebbene la Microsoft abbia continuato a preinstallare sui propri sistemi operativi (Windows XP, Windows Vista, 7) il suo browser. Quelli che hanno intaccato maggiormente l'egemonia Microsoft sono Mozilla Firefox, il cui progetto prese vita già nel 1998 fornendo il motore di rendering a Netscape; Opera, browser esistente dal 1994 ma che fino al 2005 era poco diffuso perché a pagamento; Safari, browser predefinito sui sistemi Mac dal 2003 e disponibile per Windows dal 2007.

Microsoft si è trovata impreparata davanti all'attacco di prodotti dal potenziale così alto e per cercare di arginare il fortissimo calo degli utenti di Internet Explorer 6 decise di intraprendere una politica più attenta al rispetto degli standard. Il 18 ottobre 2006 è stato rilasciato Internet Explorer 7, che comprende numerosi miglioramenti nel supporto agli standard come alle funzioni di navigazione (ad esempio il tabbed browsing).

La sfida più importante dunque si giocava tra Mozilla Firefox e Internet Explorer, e se nell'ottobre 2004 detenevano quote del 2,78% (Firefox) e 92,18% (Internet Explorer)[3], nel marzo 2009 si attestavano il 22,05% (Firefox) e 66,82% (Internet Explorer)[4] degli utilizzatori della rete.

Nel 2009 tutte le aziende hanno rilasciato nuove versioni dei loro browser:

Nel frattempo, il dominio di Internet Explorer continua a ridursi: a gennaio 2009, per la prima volta la sua quota di mercato scende sotto quota 70% attestandosi al 67,5%; a fine marzo 2009 Firefox 3.0, con una percentuale dello 35.05%[5], diventa per la prima volta il browser più popolare in Europa[6].

A seguito di un'indagine dell'Antitrust europea[7], la Microsoft ha previsto l'introduzione dal 1º marzo 2010 del ballot screen in cui l'utente potrà scegliere fra i browser più popolari, anche non Microsoft, quale utilizzare sul proprio PC.[8]

Nel settembre 2010, secondo StatCounter, per la prima volta l'utilizzo di Internet Explorer nel mondo è sceso al di sotto del 50% (precisamente 49,87%), mentre i dati dei concorrenti sono: Firefox al 31,5% e Chrome al 11,5%.[9]

L'arrivo di Google Chrome[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Google Chrome.

Il 4 settembre 2008 Google ha pubblicato la prima versione beta di Google Chrome, un nuovo browser basato su WebKit. Il motivo per cui Chrome è stato creato - secondo gli sviluppatori di Google - è perché, sebbene esistano già software innovativi, fino a quel momento non esisteva davvero un browser adatto a rispondere alle esigenze del web del futuro. Il nuovo strumento di navigazione mira alla velocità, all'affidabilità e - ancora una volta - al rispetto degli standard.

Sebbene il rilascio del browser abbia fatto molto parlare di Chrome per circa una settimana, l'interesse è andato diminuendo durante i giorni successivi e la quota di mercato di Chrome si attestava attorno all'1%[4]. Per diffondere l'utilizzo di Chrome, verso la fine del 2008 Google ha rilasciato la versione definitiva del browser[10] e ha stretto un accordo con i produttori di PC per preinstallarlo nei nuovi computer[11]. Tutto ciò getta i presupposti per l'entrata in gioco di un nuovo e determinato concorrente alla conquista del mercato dei browser.

Le conseguenze dell'entrata di Google nel mercato dei browser sono molte. Tra queste, c'è il caso della Mozilla Foundation, che produce Firefox: infatti fino all'entrata in scena di Chrome, Google aveva sempre appoggiato Firefox e la sua casa produttrice, sia economicamente (il 90% delle entrate della Mozilla Foundation sono sovvenzioni Google[12]) sia in campo di immagine (Google ha incluso Firefox nel Google Pack). Dopo l'arrivo di Chrome, però, si è venuto a creare un conflitto di interessi: infatti Google sviluppa e fa crescere il suo browser mentre finanzia il suo avversario Firefox, creando così una situazione di instabilità e incertezza alla Mozilla. Anche l'amministratore delegato di Mozilla ha dichiarato che «dopo l'arrivo di Google Chrome i rapporti con Google si sono complicati».[13] Nonostante ciò, nel dicembre 2011 è stato raggiunto un accordo tra le due parti secondo il quale Google non solo continua, ma triplica il finanziamento della Mozilla Foundation per altri tre anni, riconoscendo e approfittando del ruolo di leader di mercato del browser Firefox, in cambio (come già avveniva in precedenza) dell'impostazione del motore di ricerca di "Google" come default nella relativa casella e come homepage predefinita.[14]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Documento ufficiale del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America
  2. ^ (EN) Annuncio della fine del supporto per Netscape
  3. ^ (EN) www.marketshare.hitslink.com
  4. ^ a b (EN) www.marketshare.hitslink.com
  5. ^ Grafico dei Top 8 browser version in europe from W04 to w13 09
  6. ^ (EN) Firefox 3.0 Becomes Most Popular Web Browser in Europe for First Time
  7. ^ Chiusa la guerra tra Microsoft e Ue libera scelta del browser., La Stampa, 16 dicembre 2009. URL consultato il 24 febbraio 2009.
  8. ^ Libertà di browser su Windows dal 1º marzo si potrà scegliere., La Repubblica, 21 febbraio 2009. URL consultato il 24 febbraio 2009.
  9. ^ (EN) Microsoft's Internet Explorer browser falls below 50% of worldwide market for first time., StatCounter, 5 ottobre 2010. URL consultato il 7 ottobre 2010.
  10. ^ Emanuele Menietti, Chrome dice addio alla fase beta, 12 dicembre 2008
  11. ^ Simone Damiani, Chrome verrà preinstallato nei nuovi PC, 24 novembre 2008
  12. ^ Giacomo Dotta, Google non ha un browser: ne ha due, 28 novembre 2008
  13. ^ Emanuele Menietti, Chrome complica i rapporti tra Google e Mozilla, 22 dicembre 2008
  14. ^ Google: Firefox è un partner, 21 dicembre 2011

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Berra Mariella, Meo Angelo Raffaele, Libertà di software, hardware e conoscenza: Informatica solidale 2, Bollati Boringhieri, Torino, 2006, pp. 93-96, ISBN 88-339-1646-4

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]