Gobiidae

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Gobidi
Thorogobius macrolepis
Thorogobius macrolepis
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Superclasse Gnathostomata
Classe Actinopterygii
Sottoclasse Osteichthyes
Superordine Acanthopterygii
Ordine Perciformes
Sottordine Gobioidei
Famiglia Gobiidae
Cuvier, 1816
Sinonimi

Gobioididae
Oxudercidae
Trypauchenidae

Sottofamiglie

I Gobidi (Gobiidae Cuvier, 1816) sono la più numerosa famiglia di pesci ossei, con oltre 2000 specie divise in 200 generi diversi. I membri di questa famiglia, appartenente all'ordine Perciformes, sono comunemente chiamati ghiozzo[1].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Questi pesci sono diffusi nei mari di tutto il mondo e nelle acque dolci delle zone tropicali e temperate calde. Sono molto più frequenti nelle regioni tropicali ma non mancano numerose specie anche in acque fredde come quelle del mar del Nord o del mar Baltico. Sono invece del tutto assenti dai mari polari.
I Gobiidae hanno per la gran parte uno stile di vita strettamente bentonico e si mantengono quasi sempre ad intimo contatto con il substrato, tuttavia alcune specie hanno evoluto caratteristiche di semipelagicità come il mediterraneo rossetto (Aphya minuta), il ghiozzetto di Ferrer (Pseudaphya ferreri) e il ghiozzetto cristallino (Crystallogobius linearis); anche questi gobidi semipelagici sono comunque legati al fondo nel periodo riproduttivo. I Gobiidae sono quasi tutti costieri, si possono rinvenire nelle pozze di marea del piano sopralitorale e sono molto comuni nel piano infralitorale, si diradano nel circalitorale e scompaiono nelle acque più profonde.

La maggioranza delle specie è adattata agli ambienti di fondo molle ma sono molto comuni anche tra gli scogli, nel coralligeno, nelle barriere coralline e tra le posidonie.
Le specie dulcacquicole si rinvengono sia in acqua salmastra che nei laghi, nei fiumi e nei torrenti di media montagna. Alcune specie, cieche e depigmentate, sono adattate alla vita nelle caverne.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

I Gobiidae sono piuttosto uniformi come aspetto, e molto caratteristici, tanto da essere immediatamente riconoscibili anche al profano. Le pinne dorsali sono due, di cui la prima, dotata di raggi spinosi, può in alcune specie essere ridotta ed in altre presentare raggi allungati. La pinna anale è simmetrica ed opposta alla seconda dorsale.

Le pinne ventrali sono, in quasi tutte le specie, unite a formare un disco adesivo con cui il pesce si fissa al substrato. Le pinne pettorali sono piuttosto ampie. La pinna caudale, infine, ha margine arrotondato o comunque non bilobato. Gli occhi sono grandi ed inseriti in alto sulla testa, tanto da sporgere sopra il profilo del capo. La bocca è di solito grande. Nei pesci di questa famiglia la linea laterale è del tutto assente e sostituita da un sistema di pori, canali e papille cefaliche, di fondamentale importanza tassonomica. La colorazione, che di solito è mimetica e smorta, in talune specie, soprattutto tropicali ma anche nostrane, può vantare colori davvero spettacolari. Le dimensioni sono piccole, che vanno da meno di un cm nel caso di Pandaka pygmaea, il più piccolo vertebrato vivente proveniente delle acque interne filippine, e specie che raggiungono i 30 cm sono già poche e rare.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Pandaka pygmaea, il pesce più piccolo del mondo.

Tutti i Gobiidae sono carnivori e si cibano di piccoli animaletti come vermi, crostacei, molluschi, eccetera.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Tutti i Gobiidae costruiscono un nido in cui vengono deposte le uova dalla femmina e che poi viene guardato dal maschio. Di solito le uova vengono deposte sul soffitto del rifugio. Molto spesso la riproduzione avviene più di una volta all'anno. Diverse specie (come le italiane Knipowitschia panizzae e Pomatoschistus canestrini) hanno un ciclo annuale e tutti gli adulti muoiono dopo la lunga stagione riproduttiva. Gli avannotti spesso hanno una breve fase pelagica prima di assumere le abitudini bentoniche degli adulti.

Acquariofilia[modifica | modifica sorgente]

Elecatinus randalli fotografato a Bonaire, nei Caraibi.

Alcune specie tropicali, sia marine che d'acqua dolce, vengono comunemente allevate in acquario, come ad esempio i rappresentanti dei generi Brachygobius o Elecatinus.

Pesca[modifica | modifica sorgente]

Questi pesci si catturano in abbondanza con reti a bilancia, reti da posta e reti a strascico ma di solito non hanno una particolare importanza per la pesca dato che finiscono nella minutaglia adatta per la frittura di paranza o per le zuppe di pesce, fa eccezione il ghiozzo gò che nella Laguna veneta costituisce un pregiato piatto tipico e viene appositamente pescato.
Per il pescatore sportivo sono più un fastidio che altro dato che abboccano voracemente e con estrema ingenuità anche ad esche grandi poco meno di loro stessi.

Sottofamiglie[modifica | modifica sorgente]

Brachygobius xanthozona, specie comunemente allevata negli acquari

Nomenclature dialettali[modifica | modifica sorgente]

  • In Bisiacaria questa specie viene chiamata Gudo e l'appellativo "Testa de Gudo" viene usato come sinonimo di stupido.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ MondoMarino.net. URL consultato il 13/08/2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • P. Louisy, E. Trainito (a cura di) Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo. Milano, Il Castello, 2006. ISBN 888039472X
  • J. e G. Lythgoe, Il libro completo dei pesci dei mari europei, Mursia, 1971
  • E. Tortonese, Osteichthyes, Calderini, 1975

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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