Garage Olimpo
| Garage Olimpo | |
|---|---|
| Paese di produzione | Italia, Argentina, Francia |
| Anno | 1999 |
| Durata | 98 min |
| Colore | colore |
| Audio | sonoro |
| Genere | drammatico |
| Regia | Marco Bechis |
| Soggetto | Marco Bechis, Lara Fremder |
| Sceneggiatura | Marco Bechis, Lara Fremder |
| Fotografia | Ramiro Civita |
| Montaggio | Jacopo Quadri |
| Musiche | Jacques Lederlin |
| Scenografia | Romulo Abad |
| Costumi | Caterina Giargia |
| Interpreti e personaggi | |
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| Premi | |
Garage Olimpo è un film drammatico italoargentino del 1999 diretto da Marco Bechis.
È stato presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes.[1]
Indice |
Trama[modifica]
Maria è una giovane attivista militante in un'organizzazione clandestina che si oppone alla dittatura militare al governo in Argentina. Vive in città in una grande casa, insieme alla madre, che ha affittato alcune stanze dell'appartamento, e a Felix, un ragazzo timido innamorato di lei.
Una mattina irrompono in casa poliziotti e militari in borghese e arrestano Maria che viene rinchiusa in un centro clandestino chiamato Garage Olimpo. Per far parlare Maria, il capo del centro affida il compito a uno dei suoi uomini più fidati: Felix, l'affittuario. Maria scopre che Felix è il suo torturatore ma anche la sua unica speranza di salvezza.
Durante la reclusione, Maria bacia Felix, poi prova a scappare ma è ripresa. Dopo la morte del comandante per opera di un attentato, al Garage Olimpo giunge un nuovo capo che fa salire su un aereo anche Maria, assieme agli altri sequestrati, che verranno eliminati in forma anonima, divenendo desaparecidos.
Commento[modifica]
È un film concreto, duro e reale, che lascia intuire senza eccessi di sadismo la violenza dei centri di detenzione e tortura illegali dove si rinchiudevano gli oppositori al regime.[2]
Secondo film di Marco Bechis e primo di un dittico, comprendente il successivo Figli - Hijos del 2001, sulla tragica stagione della dittatura in Argentina e sul dramma dei desaparecidos.[3]
Il regista stesso, all'epoca ventenne, era stato arrestato, torturato e, grazie al passaporto italiano, espulso dall'Argentina. Nel 1981, col sostegno di Amnesty International, aveva organizzato a Milano una mostra sui desaparecidos.[4]
Ebbe l'opportunità di girare il film solo molti anni dopo gli avvenimenti, dopo aver contribuito anche alla sceneggiatura di un film sugli orrori della guerra in Bosnia (Il carniere di Maurizio Zaccaro).
| « ...Ho capito che (l'Argentina) bisognava raccontarla come se quella tragedia avvenisse oggi da qualche parte nel mondo. Senza ricostruire quegli anni, senza storicizzare i fatti... » |
| (Marco Bechis [5]) |
Il risultato fu un'operazione di raffreddamento e astrazione della materia trattata, una riflessione sulla "banalità del male ", in cui ogni eccesso spettacolare è bandito: gli aguzzini giocano come normali ragazzi a ping-pong, e tra carnefice e vittima si instaura un rapporto di complicità, quasi di dipendenza - con echi del precedente La morte e la fanciulla (Roman Polanski, 1995), anch'esso ambientato in un paese latino americano.
Il motivo conduttore delle ripetute riprese aeree di Buenos Aires potrebbe essere interpretato come lo sguardo di un potere onnipotente e inafferrabile. Altre letture, offrono l'immagine di una città tranquilla, florida, abbracciata da una tranquillità apparente, dove non avviene nulla di anomalo.
Riconoscimenti[modifica]
Il film ha vinto il David di Donatello per il miglior produttore e ricevuto quattro candidature: miglior film, miglior regista, migliore sceneggiatura e miglior montatore.
Ha ricevuto anche quattro candidature ai Nastri d'argento: regista del miglior film, miglior produttore, miglior soggetto e miglior montaggio.
Cameo[modifica]
Il regista Marco Bechis compare in un cameo nella prima inquadratura del film, sull'autobus, dopo il piano sequenza iniziale.
Note[modifica]
- ^ (EN) Official Selection 1999. festival-cannes.fr. URL consultato in data 5 luglio 2011.
- ^ "...Ritengo reazionario il cinema di denuncia che spettacolarizza la violenza. Ho cercato di percorrere un'altra strada...Nel mio film non si doveva vedere la tortura: la si doveva intuire, sentire, ma non vedere... Volevo evitare l'effetto di certi film iperviolenti che si riescono a vedere anche mangiando tranquillamente i popcorn... (intervista di Marco Bechis, in Duel, febbraio 2000
- ^ "Tra il 1976 e il 1982, durante la dittatura militare argentina, migliaia di cittadini sono stati gettati vivi in mare. Oggi i responsabili di questi crimini, camminano liberi per le strade." Così iniziano i titoli di coda del film
- ^ "...Al piano di sopra c'erano 50 monitor televisivi con la bandiera argentina su cui scorrevano i nomi dei desaparecidos, mentre il sonoro riproponeva i gol del campionato del mondo di calcio del 1978. Al piano di sotto, in un sotterraneo, avevo cercato di ricostruire in modo astratto e concettuale l'idea di un campo di concentramento...". (intervista di Marco Bechis su Duel, febbraio 2000
- ^ ibid.
Voci correlate[modifica]
- Desaparecidos
- Guerra sporca
- Madri di Plaza de Mayo
- Dittatura militare
- Nunca más
- Notte delle matite spezzate
- La notte delle matite spezzate
- Complici del silenzio
- Immagini
Collegamenti esterni[modifica]
- (EN) Scheda su Garage Olimpo dell'Internet Movie Database