Gabriele Moreno Locatelli
Gabriele Moreno Locatelli (Canzo, 1959 – Sarajevo, 3 ottobre 1993) è stato un religioso e pacifista italiano, ucciso da un cecchino durante la guerra serbo-bosniaca.
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Biografia [modifica]
Iniziò nella Azione Cattolica, poi studiò teologia a Napoli e Friburgo, provò per cinque anni a vivere ispirandosi alla figura di san Francesco muovendosi tra Lombardia, Assisi, Napoli e la Sicilia (a Corleone per assistere un uomo con una gamba amputata) e provando ad accostarsi anche ai Piccoli Fratelli di Gesù, a Spello. Nella sua biografia si ricordano anche tre anni vissuti a Parigi, assistendo un prete infermo, l'esperienza della pratica, ormai desueta della questua a piedi nudi, la passione di scrivere piccole poesie e l'abitudine di portare a casa un pugno di terra di ogni luogo in cui era stato [1].
Una selezione di sue poesie e scritte sono raccolte postume nel libro La mia strada.
L'uccisione a Sarajevo [modifica]
Locatelli, entrato nell'associazione pacifista Beati i Costruttori di Pace, si era recato a Sarajevo allo scopo di manifestare a favore di una soluzione pacifica della guerra civile fra etnie bosniache e serbe; la vita civile nella città era completamente paralizzata dalla presenza di cecchini che sparavano su chiunque fosse a tiro.
Il 3 ottobre 1993, con altri quattro pacifisti (Luigi Ceccato, padre Angelo Cavagna, Pier Luigi Ontanetti e Luca Berti, che con lui a Sarajevo stavano realizzando il progetto "Si vive una sola Pace") stava attraversando il ponte Vrbanja sul torrente Miljacka, che divide la città, per un'azione simbolica rivolta alle due parti in conflitto: volevano deporre una corona di fiori sul luogo della prima vittima di quella guerra (la giovane Suada Dilberović uccisa nell’aprile 1992 durante le prime manifestazioni per la pace a Sarajevo), e quindi offrire del pane ai soldati bosniaci e a quelli serbi, che si fronteggiavano dalle sponde opposte del ponte; di questa piccola manifestazione erano state avvisate le milizie in conflitto.
Sul ponte venne raggiunto dai colpi di un cecchino, quando assieme ai suoi compagni stava ritornando sui suoi passi a seguito di alcune mitragliate di avvertimento. Morì dopo due interventi chirurgici, le sue ultime parole furono «Stanno tutti bene?» riferendosi ai suoi compagni sul ponte [2]. La sua uccisione è interpretabile come dettata dalla cinica volontà di riaffermare l'esistenza della linea della morte che divideva in due la città.
È stato seppellito nel cimitero di Canzo il 7 ottobre 1993 e sulla sua tomba, in una teca di vetro, è esposta la sua bandiera della pace; al suo nome è stato intitolato il nuovo centro della Protezione civile del suo paese natale. All'ingresso della sua casa natale di Canzo è posta una frase del Cantico dei Cantici: Forte come la morte è l'amore.
Quaranta giorni prima di morire già in Sarajevo, quasi a presagio della sua fine, scrisse su una cartolina una poesia, che inizia con queste parole:
| « Vi prego gridate che qui la gente muore di granate di snajper [cecchini] di malattie ma anche di paura, di angoscia, di disperazione, perché non c’è pace, non c’è pane, e l’inverno arriva, e nessuno crede che non li abbiamo dimenticati. Vi prego, gridate. Un bacio a tutti e a ciascuno. Gabri » |
Dopo la morte [modifica]
Indagine della procura [modifica]
Il 2 gennaio 1999 la Procura di Brescia ricevette dal Ministero di Grazia e Giustizia italiano l'autorizzazione a procedere contro ignoti per omicidio volontario [3], il procedimento (n.1723/96), era stato aperto nel 1993 [4]. dal Procuratore Generale della Corte di Appello di Brescia.
Le interpretazioni, le testimonianze [modifica]
"Le testimonianze di volontari bosniaci presenti alla discussione nei giorni precedenti la dimostrazione di pace sul ponte di Vrbania, concordano nel riferire che Moreno Locatelli era fortemente contrario a tale atto, perché da persona che viveva già da mesi dentro all'assedio di Sarajevo, sapeva bene che era quasi impossibile fare accettare tale gesto da parte di tutte le fazioni in causa, incluse alcune frange irregolari dell'esercito musulmano. Tra gli altri volontari italiani che parteciparono all'azione Padre Angelo Cavagna era sicuramente la figura più carismatica, gli altri tre, Gigi, Luigi e Luca, erano persone animate da un forte e puro spirito pacifista. Spinte soprattutto dalla "grandezza" della dimostrazione che si voleva fare, ma senza una vera consapevolezza delle possibili conseguenze. In questa situazione, fu facile per Padre Angelo Cavagna, caricare fino ad esaltare questi volontari, strappando alla fine anche il consenso di Moreno, il quale pur rimanendo contrario, da quella persona generosa che era si unì al gruppo per spirito di solidarietà. Va anche ricordato che il giorno precedente, Don Albino Bizzotto, leader dei "Beati i Costruttori di Pace", aveva tentato una operazione simile sul vecchio ponte di Mostar. Lui ed il suo gruppo erano stati presi a fucilate ed erano dovuti tornare indietro precipitosamente, per fortuna senza alcuna vittima. Ciò non ostante, Don Albino Bizzoto e padre Angelo Cavagna concordarono per dare luogo alla stessa azione sul ponte di Vrbania a Sarajevo".Senza fonte. (A onor del vero Padre Angelo Cavagna giunge a Sarajevo venerdì Primo Ottobre invitato da Merhamet (http://www.merhamet.nu/)per un convegno e solo allora gli viene proposta l'iniziativa che doveva tenersi sabato 2 Ottobre, poi posticipata per incontrare Caco)
"Curiosa la censura operata dal redattore anonimo di questo report, probabile depositario della verità che ha eliminato il commento firmato di persona presente sul ponte, che purtroppo essendoci stata può raccontare cosa accadde, e che riferisce un quadro diverso da quanto viene affermato in questo capitolo. Luigi Ceccato lucec@libero.it"
Filmografia [modifica]
La morte di Locatelli e la ricerche delle responsabilità su quale parte in causa, nella guerra bosniaca, effettivamente sparò uccidendo il pacifista, ha ispirato il regista Giancarlo Bocchi per il documentario Morte di un pacifista (1995) [5].
Onorificenze [modifica]
A seguito di una petizione fatta da abitanti di Sarajevo, è stata intitolata alla sua memoria una strada del quartiere di Grbavica, che sale sulle colline dal ponte Vrbanja dalla sponda che Locatelli non raggiunse. Dieci anni dopo la sua uccisione, il 3 ottobre 2003, nella via Ulica Gabrijele Moreno Locatelli fu posata una lapide bianca di marmo con una iscrizione in doppia lingua, italiana e bosniaca, simile alle lapidi posate a ricordo delle stragi che insanguinarono la città e a ricordo delle persone che persero la vita fra il 1992 e il 1995 nella città assediata.
Note [modifica]
- ^ Gabriele Moreno Locatelli
- ^ Ponti al posto delle Frontiere, Bosnia Herzegovina, ottobre 1993
- ^ Facciamo pace cronologia
- ^ Inaugurazione anno giudiziario 2004 Relazione del Dott. Aniello Lamonica Procuratore generale della Corte d' Appello di Brescia
- ^ Scheda del film
Fonti [modifica]
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