Ministero della Giustizia

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Ministero della Giustizia
Regola - min Giustizia 1190630.JPG
Stato Italia Italia
Tipo Ministero
Istituito 1861
da Governo Cavour
Ministro Andrea Orlando
ViceMinistro Sottosegretario Enrico Costa, Cosimo Ferri
Indirizzo Via Arenula, 70 -
00186 Roma
Sito web www.giustizia.it

Il Ministero della Giustizia (in precedenza Ministro di Grazia e Giustizia) è il dicastero del Governo Italiano che è preposto all'organizzazione dell'amministrazione giudiziaria civile, penale e minorile, dei magistrati e di quella penitenziaria.

L'attuale ministro è Andrea Orlando, per il governo Renzi.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il Ministero è presente sin dal Governo Cavour IV nel 1861, quale ministero che si occupava anche degli affari del culto, ossia delle attività legate all'ambito religioso ed ecclesiastico. Infatti la denominazione varia col tempo in relazione a tale attività. A far data dal 1932, col Governo Mussolini, le attività ecclesiastiche e del culto passano al Ministero dell'Interno, più legato all'esecutivo, ove sono tuttora, e il ministero assunse la denominazione "di Grazia e Giustizia".

Molte competenze sono variate con l'istituzione del Consiglio superiore della magistratura nel 1958, che ha sottratto al ministro tutti i poteri in relazione al reclutamento, nomina, trasferimento, promozioni, sanzioni disciplinari e dimissioni dei magistrati, tanto ordinari che onorari. Dal 1990, assume anche le competenze sulla Polizia penitenziaria. Viene pertanto creato il DAP, o Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria.

Ha assunto l'attuale denominazione nel 1999 anticipando in parte l'entrata in vigore della Riforma Bassanini sull'organizzazione del Governo nonché la sentenza n. 200 del 2006 della Corte costituzionale, con cui il potere di grazia è stato riservato al Presidente della Repubblica.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Funzioni[modifica | modifica wikitesto]

Il Ministero della Giustizia ha come compito precipuo quello di:

  • sovraintendere all'organizzazione dei servizi della giustizia, intesi quali quelli di organizzare gli uffici giudiziari come tribunali, corti, e servizi afferenti (uffici giudiziari, cancellerie, segreterie, ecc.);
  • sovraintendere ai penitenziari di Stato, sia gestendo i carcerati e le carceri esistenti tramite la Polizia Penitenziaria - che dal dicastero dipende - sia effettuando manutenzione o costruendo nuove strutture;
  • gestire le strutture dei servizi minorili per la giustizia, sia per i minore che versano in particolari problemi (adozioni, perdita della famiglia, affidamenti ecc.), sia che abbiano compiuto reati (cosiddetti riformatori minorili);
  • gestire degli archivi notarili, ossia gli uffici ove vengono depositati i testamenti e altri atti dai notai; vigila sugli ordini e collegi professionali (quali ad es. avvocati, notai, medici, commercialisti, ingegneri, geometri, periti, ecc.);
  • amministrare il casellario giudiziale, ossia la banca dati dove sono iscritte tutte le condanne subite; sovraintende alla cooperazione internazionale in materia civile e penale;
  • istruire le domande di grazia da proporre al Presidente della Repubblica;
  • curare la pubblicazione di tutti gli atti normativi sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana;
  • sovraintendere alle modifiche dei codici civile, penale, di procedura civile e penale.

Il ministro della giustizia[modifica | modifica wikitesto]

A capo del Ministero è il Ministro della giustizia nominato dal Governo e l'unico ad essere citato direttamente nella Costituzione. Essa ne prevede, all'art. 110, le due funzioni fondamentali: l'organizzazione dei servizi e la titolarità dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati. Le altre funzioni sono definite con legge ordinaria. Sul modello francese, anche il ministro della giustizia italiano ha il titolo di Guardasigilli in quanto custode del sigillo dello Stato. In questa veste controfirma le leggi e i decreti al fine di provvedere alla loro pubblicazione.

Organizzazione del Ministero[modifica | modifica wikitesto]

L'Organizzazione del Ministero è disciplinata dal decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 2001 n. 55[1].

Esso è organizzato in Uffici di diretta collaborazione del ministro e in quattro Dipartimenti. Funzione particolare ha la DGSIA che ha competenze trasversali. A capo di ciascun dipartimento è posto un dirigente generale, affiancato da due vice.

Sono uffici di staff i seguenti:

  • Segreteria del ministro;
  • Gabinetto del ministro;
  • Ufficio legislativo;
  • Ispettorato generale;
  • Ufficio per il coordinamento dell'attività internazionale;
  • servizio del controllo interno;
  • Portavoce del ministro;
  • Ufficio stampa ed informazione;

Questa l'articolazione del dicastero:

Dal DAP dipende anche la Polizia penitenziaria.

Uffici giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ordinamento della giustizia in Italia.

Il Ministero sovraintende al personale e all'organizzazione di tutti gli Uffici giudiziari ordinari, in qualità di uffici territoriali del dicastero, e fermo restando le funzioni sui magistrati del Consiglio superiore della magistratura. Gli uffici giudiziari di giudici speciali dipendono da amministrazioni e dicasteri diversi (i Tribunali militari dipendono dal Ministero della Difesa, le Commissioni Tributarie dipendono dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, la Corte dei conti, il Consiglio di Stato e i Tribunali amministrativi regionali dipendono dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Questa l'organizzazione degli uffici:

Le amministrazioni degli uffici requirenti si definiscono Segreterie e quelle degli uffici giudicanti Cancellerie.

Ulteriore ufficio è il CISIA, che si occupa dell'ambito informatico relativo ai software del ministero.

Strutture minorili[modifica | modifica wikitesto]

Dal dicastero dipendono le strutture minorili territorialmente articolate in 12 centri presenti in tutta Italia su base regionale o raggruppando due o più regioni. Ogni centro opera sul territorio attraverso i servizi Minorili della Giustizia previsti dall'art. 8 del D. Lgs. 28 luglio 1989 n. 272:

  • n. 25 Centri di prima accoglienza;
  • n. 18 Istituti penali per minorenni;
  • n. 29 Uffici di servizio sociale per minorenni;
  • n. 12 Comunità.

La formazione del personale della giustizia minorile è curata dall'Istituto centrale di formazione del personale con sede centrale in Roma. L'Istituto ha proprie sedi decentrate a Castiglione delle Stiviere (Mantova) e a Messina.

Strutture penitenziarie[modifica | modifica wikitesto]

Dal Ministero della Giustizia dipendono anche tutte le strutture carcerarie della Repubblica. Esse sono organizzate, ai sensi dell'art. 59 Legge 26 luglio 1975 n. 354, la legge sull'Ordinamento penitenziario, in:

  • Istituti di custodia cautelare;
  • Istituti per l'esecuzione delle pene;
  • Istituti per l'esecuzione delle misure di sicurezza;
  • Centri di osservazione.

Strutture territoriali dell'amministrazione penitenziaria sono anche gli "Uffici locali di esecuzione penale esterna" (UEPE), così denominati dalla legge 27 luglio 2005, n. 154 che ha modificato l'art. 72 della legge 26 luglio 1975, n. 354 che costituiva i centri di servizio sociale per adulti dell'amministrazione penitenziaria. Gli UEPE curano l'applicazione, la modificazione, la proroga e la revoca delle misure di sicurezza nonché il trattamento dei condannati e degli internati e seguono il reinserimento nella vita libera dei sottoposti a misure di sicurezza non detentive.

Le varie strutture sono gestite dalle rispettive direzioni che operano nel rispetto delle direttive dei "Provveditorati Regionali dell'amministrazione penitenziaria", che assicurano l'uniformità dell'azione penitenziaria nell'ambito regionale. I Provveditorati Regionali esercitano le competenze relative ad affari di rilevanza regionale, secondo le direttive del DAP, che assicura l'uniformità dell'azione penitenziaria sul territorio nazionale, pur nel rispetto delle prerogative regionali. I Provveditorati Regionali sono in numero di 16.

Polizia penitenziaria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Polizia penitenziaria e Corpo degli agenti di custodia.

Alle Dipendenze del 'Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP), opera il Corpo di polizia penitenziaria quale organo di polizia ad ordinamento civile, come disposto dalla legge di riforma del 1990, che ha smilitarizzato il Corpo degli agenti di custodia. Il Corpo si occupa prevalentemente della tutela della sicurezza delle strutture penitenziarie secondo un'organizzazione gerarchica che vede a capo della singola sede un Comandante, appartenente ai ruoli dei commissari di polizia penitenziaria, che a sua volta risponde al dirigente penitenziario che svolge le funzioni di Direttore.

La nuova organizzazione periferica[modifica | modifica wikitesto]

Nel quadro delle riforme sull'ordinamento giudiziario, è stato promulgato il decreto legislativo 25 luglio 2006, n. 240 recante: «Individuazione delle competenze dei magistrati capi e dei dirigenti amministrativi degli uffici giudiziari nonché decentramento su base regionale di talune competenze del Ministero della giustizia». Esso contiene importanti, quasi rivoluzionarie innovazioni organizzative, in quanto:

  • disciplina per la prima volta i rapporti tra i magistrati capi degli uffici giudiziari e i Dirigenti amministrativi degli stessi;
  • istituisce strutture decentrate sul territorio del Ministero della Giustizia.

La riforma non è stata ancora attuata, anche per le resistenze della magistratura associata, timorosa di perdere il controllo che essa ha sull'amministrazione.

Informatizzazione del Ministero[modifica | modifica wikitesto]

L'informatica nel Ministero della Giustizia viene organizzata dalla predetta DGSIA - Direzione Generale Sistemi Informativi Automatizzati, che opera territorialmente attraverso i CISIA e gli esperti informatici ministeriali. Tuttavia la stragrande maggioranza delle attività informatiche (compreso il trattamento dei dati sensibili) viene espletata da tecnici esternalizzati che operano come fossero dipendenti pubblici (con un costo doppio pagato alle ditte) nella commessa ATU (Assistenza Tecnica Unificata) aggiudicata da molti anni sostanzialmente alle stesse società di assistenza.

Negli ultimi anni, complice un progressivo taglio finanziario alle spese di giustizia, è esploso un grave problema di irregolarità diffusa e precariato ai danni degli informatici esterni. La vicenda è approdata sui media ed in Parlamento prima con un ODG al Senato [1] poi con una interrogazione alla Camera [2] ed una interpellanza urgente sempre alla Camera [3] a cui finalmente è stata data una risposta che però non venne messa in pratica.

All'inizio del 2008, tramite contratto CNIPA, il servizio viene posto sotto il controllo di un RTI formato da Telecom Italia, ElsagDatamat, Engineering. Un ulteriore passaggio di mano concretizzatosi in uno degli sbocchi del cosiddetto "SPC" (Sistema pubblico di connettività) che di fatto rappresenta una "involuzione" del tutto, maggiormente burocratizzato e meno efficiente, nonostante i lavoratori e le società ATU già operanti (passate in subappalto per SPC) siano gli stessi.
La vicenda viene approfondita sul blog http://blog.libero.it/comitatoatu

Situazione finanziaria[modifica | modifica wikitesto]

A fine 2006 i debiti dichiarati dal Ministero della Giustizia ammontavano a 394,5 milioni di euro. Di questi, 251 milioni pertinenti all'amministrazione giudiziaria, 132 milioni a quella penitenziaria, e 11,4 milioni a quella della Giustizia Minorile. Ciò a fronte di un fabbisogno stimato per l'anno 2007 di 279,9 milioni di euro (154,4 milioni per l'amministrazione giudiziaria, 103,5 milioni per quella penitenziaria, e 22 milioni per la giustizia minorile). La Corte dei Conti ha dichiarato che non è realistica una soluzione nel breve periodo al problema dei debiti pregressi.

Politica degli incarichi dirigenziali[modifica | modifica wikitesto]

Con il ministro Alfano è continuata una discutibile e poco trasparente politica degli incarichi[2] volta ad investire di funzioni dirigenziali o magistrati o esterni all'amministrazione, senza adeguate competenze. In occasione della costituzione del nuovo Organismo indipendente di valutazione (OIV) che sostituisce il Servizio di controllo interno (SECIN), sono stati nominati come presidente il discusso magistrato Angelo Gargani, - poi coinvolto nell'inchiesta sulla cd. Loggia P3 - e come componenti Angelo Giorgianni anch'esso magistrato, già sottosegretario agli Interni del Governo Prodi I costretto a dimettersi tra le polemiche[3], e l'impiegato amministrativo Lello Casesa, tutti con rango e stipendio da Direttori generali. La nomina di Casesa ha suscitato particolare scalpore in quanto, nella delibera di omologazione da parte dalla Commissione Indipendente per la Valutazione, Integrità e la Trasparenza (CIViT) viene definito in possesso di “una significativa esperienza nel settore dell’organizzazione e della gestione degli uffici e del personale, nonché conoscenze di carattere giuridico organizzativo, con particolare riferimento ai settori turistico e culturale”, mentre invece, come rivelato dal giornalista Gian Antonio Stella[4] si tratterebbe di un semplice impiegato amico del ministro, che nel curriculum vanta la presidenza della sagra del Mandorlo in fiore di Agrigento. Quanto a Gargani, settantenne, la Commissione osservava che “l’età dei componenti non corrisponde alla soglia del collocamento a riposo, prevista in relazione alla professione di appartenenza[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. il DPR n. 55/2001, recante "Regolamento di organizzazione del Ministero della Giustizia" pubblicato in GURI n. 63 del 16 marzo 2001 d.P.R. 6 marzo 2001 n. 55.
  2. ^ Vedi Politica degli incarichi dirigenziali sotto il ministro Mastella
  3. ^ "Messina, tutti contro Giorgianni" (25 febbraio 1998) - Corriere della Sera
  4. ^ "La meritocrazia del «friscalettu»" Corriere della Sera 2 giugno 2010
  5. ^ Si veda la delibera n. 40/2010 "Parere della Commissione sulla richiesta del Ministero della giustizia per la nomina dei componenti dell’Organismo indipendente di valutazione - articolo 14, comma 3, decreto legislativo n. 150/2009" della Commissione Indipendente per la Valutazione, Integrità e la Trasparenza(CIViT)

Elenco dei ministri della giustizia[modifica | modifica wikitesto]

Gli elenchi comprendono i nominativi dei Ministri che hanno retto il dicastero sin dall'unità d'Italia, col Governo Cavour, nel 1861, a tutt'oggi. Il ministro dal 1999 ha cambiato denominazione in ministro della giustizia.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]