Gabriele Falloppio

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Gabriele Falloppio

Gabriele Falloppio o Falloppia (Modena, 1523 circa – Padova, 9 ottobre 1562) è stato un botanico, anatomista, chirurgo e naturalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Basilica di Sant'Antonio da Padova - Lapide tombale di Gabriele Falloppio e Melchiorre Guilandino.

Studiò da autodidatta anche se poi frequentò le università di Padova (dove seguì le lezioni di Realdo Colombo) e di Ferrara e fu allievo di Giovanni Battista Monte.

Nel 1547 divenne professore di farmacia all'ateneo estense, mentre nel 1548 accettò la cattedra di anatomia all'Università di Pisa. Infine, nel 1551, di anatomia, chirurgia e di botanica all'Università di Padova, dove rimase fino alla morte. Suoi allievi illustri furono Girolamo Fabrici d'Acquapendente, Marcello Capra, Antonio Minutoli e Volcher Koyter[1].

Eccezionale settore, fu autore di mirabili scoperte anatomiche, con contributi fondamentali in osteologia, miologia, splancnologia. Nei suoi numerosi studi anatomici descrisse la struttura esatta delle trombe uterine (chiamate perciò anche tube di Falloppio), dei muscoli oculomotori, della chorda tympani, della chiocciola ossea e dell'acquedotto del vestibolo[2]. Pubblicò nel 1561 le Observationes anatomicae, dove raccolse tutti quei reperti che risultavano contrastanti con quanto era stato affermato da Galeno e da altri autori, in particolar modo Andrea Vesalio. Molte altre sue opere furono pubblicate postume e, in seguito, raccolte nell'Opera omnia.

Oltre ad essere stato uno degli scienziati più importanti della storia dell'anatomia, diede contributi importanti anche in anatomia comparata, botanica, fisiologia, farmacologia e medicina termale. Medico ricercato, ebbe una estesa clientela che lo chiamava a consulto da ogni parte d'Italia: in tal senso è anche ricordato per aver curato e guarito Paolo Manuzio[3]. Quando era a Pisa, cui stette su invito di Cosimo I de' Medici, fu anche accusato di praticare la vivisezione sui condannati a morte[4].

L'editore De Maria gli attribuì un volume di segreti medicinali, ma il suo allievo Andrea Marcolini smentì decisamente l'attribuzione[5].

Morto quarantenne, fu sepolto nel Chiostro del generale della Basilica di Sant'Antonio da Padova[6].

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Observationes anatomicae, Venezia 1561, poi Colonia 1562 (on line) e Parigi 1562 (on line)
  • Secreti diversi et miracolosi ne' quali si mostra la via facile di risanare le infirmità del copo humano, Venezia 1563 (on line)
  • De medicatis aquis atque de fossilibus, Venezia 1569 (on line)
  • De morbo gallico, Venezia 1574 (on line)
  • De ulceribus, Venezia 1577 (on line)
  • Opera omnia (1584; 1600; 1606).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L. Sterpellone, I protagonisti della medicina, Piccin 1983, pp. 118-119, ad vocem
  2. ^ G. Armocida, Storia della medicina, Jaka Book, Milano 1993, p. 28
  3. ^ G.M. Mira, Manuale teorico-pratico di bibliografia, vol. I, Palermo 1861, p. 346
  4. ^ L. Sterpellone, op. cit., p. 119.
  5. ^ Marcolini, Andrea, De medicatis aquis atque de fossilibus: Tractatus pulcherrimus, ac maxime utilis, Ex officina Stellae, Jordanis Ziletti, 1564.
  6. ^ B. Gonzati, La Basilica di S. Antonio di Padova, vol. II, Padova 1853, pp. 194-195

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 9898766 LCCN: n86005763