Free jazz
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il free jazz è una forma di jazz nata tra New York e Chicago, nei primi anni '60, parallelamente al sorgere delle grandi battaglie razziali di Martin Luther King e, soprattutto, di Malcolm X: Black Power sarà sempre un marchio distintivo dei musicisti "Free". Ha rivestito e riveste, perciò, una grande valenza sociale.
Come indica il nome si tratta di un tipo di musica libera, completamente al di fuori degli schemi: uno dei limiti estremi raggiunti negli anni è stata la partitura per quintetto che prevedeva la libera improvvisazione[1] contemporanea, di tutti gli strumenti secondo l'estro del momento. I caratteri di novità di questo stile rispetto ai precedenti consistono nella frammentazione e irregolarità del ritmo e della metrica, nella atonalità che può arrivare fino al rumorismo, nell'assorbimento di tradizioni musicali provenienti da ogni parte del mondo (tanto che può essere considerato un antenato della World Music) e soprattutto nella tensione, intesa come intensità e liricità, che talvolta assume caratteri orgiastici e liberatori.
[modifica] Alcuni musicisti "free" di rilievo
- Art Ensemble of Chicago
- Muhal Richard Abrams
- Albert Ayler
- Gato Barbieri
- Paul Bley
- Anthony Braxton
- Don Cherry
- Ornette Coleman
- John Coltrane
- Masada
- John Zorn
- Bill Dixon
- Eric Dolphy
- Leroy Jenkins
- Roscoe Mitchell
- Sun Ra
- Pharoah Sanders
- Archie Shepp
- Cecil Taylor
- Peter Brotzman
[modifica] Note
- ^ La voce dei suoni, volume C - ISBN 8842643505 - pp. 335

