Ferdinand Gamper

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Ferdinand Gamper
Soprannomi Mostro di Merano
Nascita Merano, 12 settembre 1957
Morte Rifiano, 1 marzo 1996
Vittime accertate 6
Periodo omicidi 8 febbraio 1996-1 marzo 1996
Luoghi colpiti Merano, Rifiano
Metodi uccisione Colpi di pistola
Altri crimini Oltraggio, resistenza ad un pubblico ufficiale, abuso di alcol
Arresto Mai arrestato; morto suicida.
Provvedimenti Nessuno

Ferdinand Gamper soprannominato il Mostro di Merano (Merano, 12 settembre 1957Rifiano, 8 marzo 1996) è stato un criminale e assassino seriale italiano, altoatesino di lingua tedesca, responsabile dell'assassinio di 6 persone.

Indice

Biografia [modifica]

Nato a Merano in una famiglia di pastori agricoli, visse un'infanzia ed un'adolescenza caratterizzate dalla povertà e dal lavoro precoce nei campi.

Molti lo descrivevano come una persona schiva e timida, con la tendenza all'isolamento, altri invece come una persona con problemi psichici. Da bambino subì abusi sessuali dal padre e forse per questo era incapace di avere un normale approccio nei confronti delle donne. Passò molti anni in Svizzera lavorando come pastore, poi tornò in patria, trovando impiego in un fienile a Rifiano.

Aveva precedenti penali per oltraggio, resistenza a pubblico ufficiale e ubriachezza.

Sin da giovane cominciò a maturare sentimenti anti-italiani, tanto che aderì al gruppo terrorista di stampo secessionista Ein Tirol, che rivendicava il passaggio dell'Alto Adige all'Austria. Per altro Gamper non conosceva neppure la lingua italiana.

Due eventi segnarono la sua psiche già molto disturbata: il suicidio del fratello minore Richard nel 1989, sparatosi un colpo di pistola alla testa, pare per motivi sentimentali; poi la morte del padre.

Gli omicidi [modifica]

Il primo omicidio avvenne l'8 febbraio 1996, a Merano, dove vennero uccisi con un colpo di pistola alla nuca Hans-Otto Detmering, un funzionario della Deutsche Bundesbank di 61 anni, e la sua amante Clorinda Cecchetti, un'impiegata marchigiana di 50, mentre passeggiavano lungo il torrente Passirio. Inizialmente si era pensato ad un movente di tipo economico-patrimoniale, legato ad una faccenda privata del banchiere tedesco.[1] Fu seguita anche la pista passionale, che vide la moglie di Detmering come indiziata, senza riscontro.

Il 14 febbraio, nella frazione meranese di Sinigo, venne ucciso Umberto Marchioro, un contadino di 58 anni, con un colpo di pistola alla testa, vicino a casa sua. L'arma con la quale il contadino era stato ucciso era la stessa con la quale sei giorni prima erano stati uccisi i due amanti, uguali erano anche le modalità dell'assassinio. Visti tali indizi l'autorità investigativa cominciò a formulare l'ipotesi che dietro i tre omicidi ci fosse la mano di un serial killer.[2] Qualche giorno dopo venne arrestato Luca Nobile, un giovane imbianchino tossicodipendente, con l'accusa di essere l'autore dei tre omicidi.

Il 27 febbraio, nel centro di Merano, venne ucciso Paolo Vecchiolini, un ragioniere di 36 anni, mentre passeggiava con la sua ragazza. La modalità fu sempre la stessa, ossia un colpo di pistola alla testa e sempre con la stessa arma, una calibro 22. Nonostante fosse terrorizzata dall'accaduto, la fidanzata della vittima riuscì a fornire agli inquirenti un identikit dettagliato: uomo alto, biondo, in tuta e zaino. Questo nuovo omicidio spinse gli investigatori a riprendere la pista dell'omicidio seriale, scagionando il Nobile.[3] Ciononostante il giovane imbianchino non venne subito scarcerato.

Nella mattinata del 1 marzo avvenne un altro omicidio a Rifiano. La vittima stavolta fu Tullio Melchiorri, un muratore di 58 anni, vicino di casa del killer altoatesino, ucciso con un colpo di pistola alla fronte. Dopo una serie di testimonianze e di segnalazioni, gli inquirenti riuscirono a farsi un'idea sull'identità del serial killer, che si trovava proprio in quella zona.

Vicino al corpo del Melchiorri vennero trovati due foglietti con scritte, in tedesco, frasi razziste e deliranti: "Italiano maiale, ti sei insediato nel Sud Tirolo" e "Io sono un italiano emigrato, o nazi. Sono responsabile solo dell'infanticidio. Anche questa volta siete arrivati in ritardo", rivolto ai carabinieri che arrivarono subito dopo sul posto. Gamper si diede alla fuga e si rifugiò nel suo maso. Il maresciallo Guerrino Botte di San Genesio[4] cercò di avvicinarsi al nascondiglio di Gamper, ma venne colpito in faccia da una proiettile. Intervennero la Criminalpol e la polizia e scoppiò una sparatoria. Il maresciallo gravemente ferito poté essere trasportato all'ospedale di Bolzano, dove morì poco dopo.[5]

Il suicidio [modifica]

Durante l'assedio compiuto venne udito uno sparo proveniente dall'interno del maso. A questo punto avvenne l'irruzione e i militari trovano il corpo senza vita di Ferdinand Gamper. Gli agenti non ebbero dubbi che fosse il "mostro di Merano" che per giorni aveva terrorizzato la popolazione della città altoatesina, soprattutto quella di etnia italiana. La pistola con la quale Gamper si sparò alla testa risultò essere era una carabina Weihrauch calibro .22 Magnum, a cui il Gamper aveva segato la canna ed il calcio per renderla occultabile nello zainetto che era solito portare con sé[6] e risultò essere la stessa arma con la quale erano state uccise le 6 vittime.

Il possibile movente degli omicidi e il risalto mediatico [modifica]

Dopo la morte suicida di Gamper furono fatte indagini per conoscere più a fondo la personalità del killer. All'inizio gli inquirenti credevano che gli omicidi fossero dovuti unicamente alla schizofrenia di cui il killer era afflitto. Ma tale schizofrenia non era stata diagnosticata da alcun medico, tanto che il nome di Gamper non era inserito nella lista dei malati psichici residenti nella provincia di Bolzano.

Fu preso in considerazione allora l'odio etnico e razziale. Gamper, come testimoniavano quei pochi che lo conoscevano al suo paese, odiava apertamente gli italiani e pare fosse pure misogino.[7] Le vittime dei suoi omicidi erano in prevalenza di nazionalità italiana e di sesso maschile, tranne il Detmering, che era un cittadino tedesco, ma il killer fu ingannato dal fatto che il banchiere stava parlando in italiano con la sua amante.

La vicenda del "mostro di Merano" venne particolarmente seguita dai media soprattutto da quelli tedeschi. La stampa tedesca sosteneva fortemente che il movente dei 6 omicidi compiuti da Gamper fosse l'odio etnico.[8] La vicenda di Ferdinand Gamper ha messo in evidenza la difficile situazione che da molti decenni fino ai giorni nostri esiste in Alto Adige per ciò che riguarda la convivenza tra i gruppi linguistici tedesco e italiano.

Note [modifica]

  1. ^ "Un movente da un milione di marchi", Articolo del Corriere della Sera dell'11 febbraio 1996
  2. ^ "Merano incubo serial killer", Articolo del Corriere della Sera del 16 febbraio 1996
  3. ^ "Quarto delitto, Merano nel terrore", Articolo del Corriere della Sera del 28 febbraio 1996
  4. ^ La vedova del maresciallo «Il mostro me l'ha ucciso e io combatto i fantasmi» Articolo del AltoAdige del 9 marzo 2012
  5. ^ "Gli ultimi due morti, poi il suicidio", Articolo del Corriere della Sera del 2 marzo 1996
  6. ^ "L'ultimo proiettile l'ha lasciato per sé", Articolo di Repubblica del 2 marzo 1996
  7. ^ "Odiava gli italiani, ignorava le donne", Articolo del Corriere della Sera del 2 marzo 1996
  8. ^ "La stampa tedesca: è stato odio etnico", Articolo del Corriere della Sera del 2 marzo 1996

Bibliografia [modifica]

  • (DE) Arthur Oberhofer, Die großen Kriminalfälle in Südtirol, vol. 3, Bolzano, Arob, 2008. ISBN 88-88396-10-1

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]