Essere senziente

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Un essere senziente (ovvero, in senso più ampio, un'entità senziente) è, in accordo con la definizione utilizzata da molti filosofi moderni,[1] un essere dotato della capacità di sensazione.[2][3]
L'espressione è ampiamente usata tanto in filosofia quanto nel diritto e nella bioetica. Nella giurisprudenza la definizione di essere senziente presuppone una serie di tutele e di prerogative: il Trattato di Lisbona, ad esempio, così definisce gli animali, e attraverso tale definizione ne sancisce i diritti.[4][5]

La ricerca sull'intelligenza artificiale indaga sulla possibilità che la cibernetica possa sviluppare "macchine senzienti", ipotesi già ampiamente coltivata dalla letteratura e dalla cinematografia fantascientifica[6][7].

Filosofia[modifica | modifica wikitesto]

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La definizione di "essere senziente" è un'espressione tecnica la cui massima diffusione investe un ambito storico determinato nella storia della lingua italiana. Tale espressione opera nel lessico italiano, soprattutto filosofico ma non solo, principalmente nel settecento e nell'ottocento.

La definizione di essere senziente è utilizzata nell'ambito delle teorie sull'autocoscienza per descrivere la capacità di avere sensazioni o esperienze.

Secondo Thomas Hobbes «la sensazione è il principio della conoscenza, e ogni specie di sapere ne deriva. La sensazione stessa non è altra cosa che un movimento di certe parti, che esistono all'interno dell'essere senziente».[senza fonte]Schelling afferma che «per essere senziente per se stesso, l'io (ideale) deve porre in sé quella passività che sinora è semplicemente nell'io reale il che può avere luogo soltanto tramite attività».[8] L'io non può quindi essere senziente per sé stesso senza, in generale, essere attivo.[9]

Analogamente il fondamento teorico di Gian Domenico Romagnosi è quello, divenuto classico a partire da Hobbes in poi, della definizione di un'antropologia individuale fondata senza incertezze sul primato della pulsione appetitiva: «È impossibile da un essere senziente qualunque, e molto più dall'uomo, di ottenere un atto spontaneo se non si muove il principio suo interno di azione, ossia la volontà di lui». Romagnosi quindi introduce una prima distinzione tra essere inanimato, essere senziente ed essere ragionevole, pensante, quale l'uomo è. Da tale presupposto deriva un'evidente distinzione dell'obbligazione dell'essere senziente rispetto all'obbligazione morale propriamente detta.[10] Che questa specie di obbligazione[11] e di dovere non è comune ad ogni genere di esseri, ma è propria solo degli esseri senzienti in quanto «i soli capaci di piacere e di dolore, d'amore e d'odio, di bene e di mal essere».[10]

Nella moderna filosofia dell'autocoscienza un essere senziente viene spesso accostato alla capacità di esperienze percettive soggettive indicate anche come qualia.[12]

Bioetica e diritto[modifica | modifica wikitesto]

La filosofia si è occupata nel corso della sua storia di fornire modelli generali circa la facoltà di percepire sensazioni, le prerogative cognitive, intellettive e di giudizio, in senso assoluto, allorché applicabili non solo all'uomo, ma anche a soggetti diversi quali esseri viventi, esseri inanimati od entità divine. Alcune tra queste caratteristiche già nella Grecia antica erano state ritenute a volte esclusive (o distintive), a volte no, del genere umano.

Sin da allora, dal punto di vista giuridico ed etico, gli esseri viventi - ed in particolare gli animali- sono stati spesso oggetto di controversie. Nella filosofia greca è possibile riscontrare due grandi orientamenti in merito alla condizione filosofico-giuridica degli animali: quello di Pitagora e quello, antropocentrico, di Aristotele.[13]

Nell'antica Roma Cicerone osserva come attraverso una simile capacità di percezione anche gli animali fossero in grado di agire secondo opportunità e, nonostante aderisca allo stoicismo, riconosce una matrice comune tra esseri umani ed animali che, pur privi di ragione, possono vivere secondo diritto. Tuttavia, sin dalla caduta della repubblica nel diritto romano si consolida l'orientamento aristotelico -e l'animale da essere senziente nuovamente torna nel suo stato giuridico di res- anche se Ulpiano nello ius naturalis, trae chiaramente spunto dalle idee di Pitagora.

Secondo Pietro Onida nella dottrina moderna, adottando una classificazione giuridica che affonda le radici nei modelli della giurisprudenza romana che al contempo è fortemente influenzata da una contrapposizione rigida fra soggetto e oggetto di diritto, si è pervenuti ad una sorta di sdoppiamento della qualificazione dogmatica dell'animale. «Da un lato, nell’ambito della dottrina civilistica, l’animale non umano appare come cosa né più né meno delle altre cose inerti. Dall’altro, nell’ambito della dottrina penalistica, l’animale è andato affermandosi sempre di più come un essere senziente, di conseguenza meritevole di una tutela di per sé.»[14]

La tutela giuridica degli animali in Europa subì un significativo sviluppo solo alla fine del XX secolo. Sia il codice Zanardelli (1889), ad esempio, che il Codice Rocco (1930)[15] non consideravano l'animale essere senziente[16] e quindi non lo tutelavano in quanto tale, ma provvedevano alla tutela dell'uomo comprendendo i reati contro gli animali tra quelli avversi alla pubblica moralità e al buon costume.[17] Ciò al fine di evitare il sentimento di orrore che l’uomo avverte di fronte a forme di incrudelimento nei confronti di altri esseri animati.[16]

La successiva evoluzione della giurisprudenza riguardante la condizione animale evidenziò, progressivamente, l'idea che al centro della disciplina dovesse esservi l’animale, in quanto essere senziente capace di provare dolore. Il Decreto Legislativo n. 116/1992[18], abrogava quasi del tutto la legge di sessant'anni prima, la n. 924/1931 (che vietava la vivisezione solo nel caso in cui non vi fosse stata una diretta «promozione del progresso della biologia e della medicina sperimentale»), ponendo -al contrario- l'accento sulla tutela, poiché esseri senzienti, del benessere degli animali da sottoporre all’esperimento.

La dottrina secondo cui gli animali non umani sono considerati soggetti di diritto in quanto riconosciuti come esseri senzienti (sottendendone così la dignità ontologica e giuridica) ha trovato la sua massima espressione nel Trattato di Lisbona[19] che ne ha introdotto il concetto, inserendolo nel Trattato sul funzionamento dell'Unione europea[20], all'interno della legislazione dell'Unione europea:

« l'Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti »

Tale definizione è stata da quel momento raccolta e richiamata diffusamente nella giurisprudenza europea di vario livello.[21][22][23][24][25]

Religioni orientali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Esseri senzienti (Buddhismo).

Alcune religioni orientali, ivi incluse l'Induismo, il Buddismo, il Sikhismo ed il Giainismo, riconoscono anche esseri non umani come esseri senzienti. Nel Giainismo e nell'Induismo questo è collegato strettamente con il concetto di ahimsa, non violenza verso altri esseri. Nel Giainismo tutta la materia è composta di entità senzienti, in cinque livelli.[senza fonte] L'acqua, per esempio, è un'entità senziente, al primo livello, dato che si considera che possieda un solo senso, il tatto. L'uomo è considerato un essere senziente del quinto livello. Secondo il Buddismo, sono possibili entità senzienti formate di pura coscienza[specificare: non chiaro]. Nel Buddismo Mahayana, che include lo Zen ed il Buddismo Tibetano, il concetto è riferito al bodhisattva, un'illuminato dedicato alla liberazione altrui. Gli "esseri senzienti", nel Buddhismo Mahāyāna sono salvati dal voto dei bodhisattva.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il termine essere senziente ha assunto un significato "tecnico" nella filosofia sette-ottocentesca. In particolar modo fu utilizzato da Antonio Rosmini, Giandomenico Romagnosi e Terenzio Mamiani tra i filosofi italiani e Jeremy Bentham tra quelli stranieri.
  2. ^ Mariella Caporale, Al confine tra la vita e la morte: aspetti bioetici e giuridici, il caso-limite dei bambini anencefalici, Editore Vita e Pensiero, 1997, ISBN 88-343-8269-2. p.55.
  3. ^ P.Singer, Practical Ethics, Cambridge University Press, Cambrifge 1979 (tr.it. Etica Pratica, Liguori, Napoli 1989).
  4. ^ D. Nazzaro, L'animale "essere senziente" quale oggetto di tutela, in Il nuovo diritto, 2004, II, 117; e D. Nazzaro, Nota a Cassazione sez. III pen. 3 dicembre 2003, n. 46291.
  5. ^ Per una parziale bibliografia cfr. Giorgio Lattanzi, Ernesto Lupo, Codice penale. Rassegna di giurisprudenza e di dottrina Giuffrè Editore, 2010, ISBN 978-88-141-5923-7, p. 1028.
  6. ^ Vedi pag. 50, Roberto Chiavini, Gian Filippo Pizzo, Michele Tetro,Il grande cinema di fantascienza: da 2001 al 2001, Gremese Editore, 2001
  7. ^ Vedi pag. 50, Francesco Ianneo, Memetica: genetica e virologia di idee, credenze e mode Castelvecchi, 2005
  8. ^ Stefano Peverada, Il canto delle sirene: Protagora e la metafisica, Mimesis, 2002. p.230-231
  9. ^ Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling, Sistema dell'idealismo trascendentale, 1800, p.179 e ss.
  10. ^ a b Gian Domenico Romagnosi, Introduzione allo studio del diritto pubblico universale, Volume 1, Capo II "Della libertà dell'essere senziente ne' suoi rapporti coll'ordine", Stamperia Imperiale, Parma 1805
  11. ^ In questo contesto per obbligazione deve intendersi la necessità di compiere un determinato atto
  12. ^ David Cole, Sense and Sentience SENSE5 8/18/90; University of Minnesota, 1983 Duluth
  13. ^ Cfr: Mario Vegetti, Il coltello e lo stilo cit., 127 ss.; Paolo Fedeli, La natura violata. Ecologia e mondo romano, Palermo 1990, 107 ss.; Mario Vegetti, Figure dell’animale in Aristotele, p. 125 ss.
  14. ^ Pietro Paolo Onida, Dall’animale vivo all’animale morto: modelli filosofico-giuridici di relazioni fra gli esseri animati, Università di Sassari, Sassari 2008; cfr. V. Pocar, Gli animali non umani. Per una sociologia dei diritti cit., 73 ss.
  15. ^ La norma (penale) descritta nell’art. 727 del Codice Rocco del 1930, richiamava l'omologa disposizione contenuta nell’art. 491 del codice Zanardelli del 1889. Essa conservò a lungo una significativa importanza, in Italia, ai fini della tutela degli animali.
  16. ^ a b Pietro Paolo Onida, Dall’animale vivo all’animale morto: modelli filosofico-giuridici di relazioni fra gli esseri animati, Università di Sassari, Sassari 2008.
  17. ^ Pietro Paolo Onida, Dall’animale vivo all’animale morto: modelli filosofico-giuridici di relazioni fra gli esseri animati, Università di Sassari, Sassari 2008. 110:«Le disposizioni del Codice Zanardelli e del Codice Rocco riprendevano a loro volta norme del Codice del Granducato di Toscana del 1856 e del Codice Sardo del 1859, che erano volte però a sanzionare il comportamento di chi incrudeliva nei confronti dei soli animali domestici.»
  18. ^ Attraverso cui fu recepita in Italia la direttiva CEE n. 609/86 per la tutela degli animali da laboratorio.
  19. ^ Unione europea, Trattato di Lisbona, articolo 2, comma 21
  20. ^ Unione europea, Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, articolo 13
  21. ^ Legge 16 giugno 1998, n. 209, in materia di "Ratifica ed esecuzione del trattato di Amsterdam che modifica il trattato sull'Unione europea, i trattati che istituiscono le Comunità europee ed alcuni atti connessi, con allegato e protocolli, fatto ad Amsterdam il 2 ottobre 1997."
  22. ^ Legge 7 aprile 2005, n. 57, in materia di "Ratifica ed esecuzione del Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa e alcuni atti connessi, con atto finale, protocolli e dichiarazioni, fatto a Roma il 29 ottobre 2004."
  23. ^ Decreto legislativo 27 settembre 2010, n. 181, in materia di "Attuazione della direttiva 2007/43/CE che stabilisce norme minime per la protezione di polli allevati per la produzione di carne."
  24. ^ Alimentazione umana e benessere animale del Comitato Nazionale per la Bioetica, «La posizione del CNB è, in questa prospettiva, diretta a sostenere un’etica della biocultura che consenta di superare una concezione dell’animale esclusivamente quale mezzo per il soddisfacimento di interessi e di bisogni umani e in cui esso venga riconosciuto quale essere senziente meritevole di tutela.»
  25. ^ Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani, Codice Deontologico, articolo 1, «promozione del rispetto degli animali e del loro benessere in quanto esseri senzienti»

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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