Enrico d'Aragona

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Regno di Napoli (1441-1503)
Trastamara
Coat of Arms of Ferdinand I of Naples.svg

Alfonso I (1441-1458)
Figli
Ferdinando I (1458-1494)
Figli
Alfonso II (1494-1495)
Ferdinando II (1495-1496)
Federico I (1496-1503)
Figli
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Enrico d'Aragona (Valencia, 1431 circa – Terranova da Sibari, 21 novembre 1478) , feudatario napoletano, marchese di Gerace.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio spurio del re di Napoli Ferrante d'Aragona e di Giovanna Caracciolo, il 21 maggio 1473 ottenne dal padre il feudo di Gerace, che dopo essersi liberata del dominio dei Caracciolo era diventata città demaniale.

Enrico è noto soprattutto per le drammatiche circostanze della sua morte. Morì infatti dopo aver mangiato dei funghi velenosi nel Castello di Terranova da Sibari, dove si era recato, ospite di Marino Correale di Grotteria, per riscuotere tributi per conto del re di Napoli. Assieme a lui morirono altre persone, mentre il fratello Cesare marchese di Santa Agata, che aveva anch'egli mangiato i funghi, sopravvisse. La moglie di Enrico, Polissena Ventimiglia[1], incinta del figlio Carlo e con i quattro figli ancora bambini (Caterina, Luigi, Ippolita e Giovanna), si rivolse a San Francesco di Paola perché compisse il miracolo di salvare il marito, ma il santo le rispose di non possia fare alcuna cosa perché lo Signor Dio volia lo dicto Signor Don Enrico con ipso.

Fra i presenti al tragico episodio vi fu Joanni Maurello il quale ricordò Enrico nell'epicedio Lamento per la morte di don Enrico d'Aragona, stampato a Cosenza nel 1478 e ritenuto il più antico componimento poetico in calabrese[2].

Gli succedettero nel feudo di Gerace, dapprima il figlio Luigi (1474-1519), che nel 1492 rinunciò al titolo per diventare Protonotario apostolico, e successivamente Carlo, il figlio postumo di Enrico. Luigi, divenuto cardinale, nel 1510 fece assassinare ad Amalfi la sorella Giovanna, il marito Antonio Beccadelli di Bologna, e i tre figlioletti; questa cupa vicenda ha ispirato fra gli altri Matteo Bandello (Novella XXVI, Il signor Antonio Bologna sposa la duchessa di Malfi e tutti dui sono ammazzati), John Webster (La duchessa di Amalfi) e Lope de Vega (Il maggiordomo della duchessa di Amalfi).

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Enrico d'Aragona Padre:
Ferdinando I di Napoli
Nonno paterno:
Alfonso V d'Aragona
Bisnonno paterno:
Ferdinando I di Aragona
Trisnonno paterno:
Giovanni I di Castiglia
Trisnonna paterna:
Eleonora d'Aragona
Bisnonna paterna:
Eleonora d'Alburquerque
Trisnonno paterno:
Sancho Alfonso d'Alburquerque
Trisnonna paterna:
Beatrice del Portogallo
Nonna paterna:
Giraldona Carlino
Bisnonno paterno:
Enrico Carlino
Trisnonno paterno:
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Trisnonna paterna:
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Bisnonna paterna:
Isabella Carlino
Trisnonno paterno:
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Trisnonna paterna:
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Madre:
Giovanna Caracciolo
Nonno materno:
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Bisnonno materno:
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Trisnonno materno:
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Trisnonna materna:
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Bisnonna materna:
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Trisnonno materno:
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Trisnonna materna:
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Nonna materna:
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Bisnonno materno:
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Trisnonno materno:
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Trisnonna materna:
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Bisnonna materna:
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Trisnonno materno:
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Trisnonna materna:
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Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Madama Pulissena
    Che è rimasa sula e viduvella
    gravida per più dolo e grossa prena
    Chi sta de iorno in iorno pe figliare,
    sacia de doglia e de infinita pena.
    Pasquino Crupi, Rimatori del XV secolo: Roda, Coletta, Maurello, Soveria Mannelli: Rubbettino Editore, 2002, p. 89. Polissena fu figlia di Antonio Ventimiglia marchese di Geraci, confuso spesso con il cugino Antonio Centelles e Ventimiglia. Vedi Giurato, p.130.
  2. ^ Luigi Accattatis, Vocabolario del dialetto calabrese: Casalino-Apriglianese, Castrovillari: Dai tipi di F. Patitucci, 1895-1897, p. 94.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sharo Gambino (curatore), Lamento per la morte di don Enrico d'Aragona (1478) di Joanne Maurello, Chiaravalle Centrale: Frama Sud, 1983.
  • Franco Mosino, «Canzoni per la morte di donnu Errico de Ragona di Ionne Maurello. Testo e glossario», Rivista storica calabrese, n. 1-2, p. 279-318, 1982.
  • Rimatori del XV secolo: Roda, Coletta, Maurello (in appendice: La morte di don Enrico d'Aragona), a cura di Pasquino Crupi, Soveria Mannelli: Rubbettino Editore, 2002.
  • Simona Giurato, La Sicilia di Ferdinando il Cattolico. Tradizioni politiche e conflitto fra Quattrocento e Cinquecento (1468-1523), Soveria Mannelli: Rubettino, 2003.
  • Enzo D'Agostino, Da Locri a Gerace. Storia di una diocesi nella Calabria bizantina dalle origini al 1480, Soveria Mannelli: Rubbettino, p. 251, 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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